Il flauto

Lo adoro questo racconto… LO ADORO.

365 parole al giorno

Trovarono il flauto accanto alla panchina della fermata della 65, davanti a
piazza Boselli, una tiepida, dolce, profumata serata di maggio. Chi aveva
telefonato, urlando, diceva che c’era un flauto sulla panchina che, se lo
toccavi, cascavi per terra morto. E già Pinìn, il barista della pasticceria
Stella, era andato giù come una pera cotta. Poi la signora Stefania, padrona
della pasticceria, che era accorsa in aiuto dell’anziano miscelatore di schiume
di cappuccino, pure lei, era schiantata a terra (era proprio il caso di dirlo,
visto che pesava più di 137chiliemmezzo e tutti sapevano dove andavano a finire
gli avanzi della giornata…) dopo essersi chinata, aver voltato Pinìn e tolto
il flauto dalla sua mano. Il terzo, che s’approntava a farlo, venne fermato dalla
Bettina che, sbraitando come una pazza, dal secondo piano, aveva urlato:
“Neeeeeeh!!!! Non ciàpàr il flauto in mano!! Che ho visto tutto, neh? Essì!
Tutti e…

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Qualcosa di nuovo, qualcosa di vecchio…

Avevo ‘sto telefono nuovissimo di zecca, strafigo, stratutto. Con segreteria telefonica, con portatile, con vivavoce, 35 suonerie (tra cui il trillo del telefono degli anni ’70 che tanto volevo), e tante altre cose strafighe. L’ho installato un mese e mezzo fa e mi sentivo sempre più tecnologica e strafiga, pure io, come il telefono. Continua a leggere “Qualcosa di nuovo, qualcosa di vecchio…”