Il ragù si gusta freddo

 

Lui entra in cucina con aria mesta e dice: "Che roba. E’ diventato un quartiere di extracomunitari. Sarà meglio cercare casa altrove". Tu ti fermi un attimo, con il cucchiaio di legno in mano, cercando di capire a quale velocità si potrebbe fiondare, questo simpatico strumento che sta con te da anni, se tu glielo lanciassi ora, giusto giusto nel centro della fronte, ammettendo di riuscire a mirare bene. Piccole gioie della vita. Sorridi, quasi ti scappa una risata e poi lo riaffondi nel ragù che hai appena insaporito con un pizzico di sale e gli dai una girata, mentre lui ricomincia. "Perchè ridi? Non c’è mica nulla da ridere. Mi hai sentito? Dicevo che non se ne può più. Che è un quartiere invivibile. Questa era zona residenziale, fino a poco tempo fa, e ora, eh?? Ora siamo in mano ai beduini. Allora? Che ne dici di cambiare casa?". Si, vabbè, fare il ragù è un’arte. Però, cheppalle… Tutti i napoletani  parlano della poesia di De Filippo ogni volta che, per caso, esce fuori che hai fatto il ragù o che lo stai per fare e nessuno te la sa dire tutta a memoria. Per te, chi la cita, la deve sapere, sennò che te ne vanti a fare, di saperla?! Eppoi, il ragù mica si fa solo se sai quella poesia? Lui si siede a tavola, prende un giornale e va agli annunci immobiliari. "Toh, qua ce n’è una che potrebbe fare per noi: trilocale, 45 metri quadrati, cucina abitabile, ripostiglio, piano terra, Tortona, non è tanto lontano da Milano, no? Costa 130.000 euro. Non è male, no? L’andiamo a vedere?". Ti sta sfidando, lo sai. Vedi nel suo sguardo la gioia del bimbo che ha iniziato a giocare. Oh, beh, perchè non dargli quello che vuole? No, devi far cuocere prima ‘sto ragù sennò, domani, che servi a tua suocera? Si, il ragù lo fai il giorno prima. Non hai voglia di svegliarti presto, la mattina di domenica, per fare il ragù. Proprio no. Eppoi, la poesia di De Filippo non la conosci e te ne fotti perchè il ragù lo fai a modo tuo, evviva la democrazia! 45 metri quadrati?? Cucina abitabile? Da chi? Dal criceto? Tortona? Oh, meglio non rispondere, davvero meglio. Sorridi e annuisci cercando di ricordare che vino hai usato per il ragù. Hai due bottiglie davanti, una di aglianico e una di chianti. Si, decisamente, aglianico. E’ mezza vuota. Lo versi nel bicchiere e ne bevi un pò. Mmm, buono… Tu ci metti l’aglianico nel ragù. Una tua amica ci mette il dado. Orrore!! Griderebbe tua madre. Però è vero che gli dà gusto, non si può negare. Il profumo è buono. Lo assaggi, mentre lui riattacca. "Beh, certo che andare e venire da Tortona, tutte le mattine, sarebbe un casino per te. Però, si può fare un sacrificio, pur di andarsene via da questa città impazzita, no? Piena di terroni e di extracomunitari. Che dici?". Mmmm, ti è cascata la cipolla per terra. L’infido vegetale è rotolato dietro la cucina e ora ti devi abbassare fin là e acchiapparla. Gli sorridi e dici: "Oh, beh…". e ti tuffi a pesce. Non riesci a vedere e allunghi la mano. Wow! Ecco dove era finita la pallina antistress che avevi portato dall’ufficio!! Lui si avvicina e ti dà una pacca sul sedere. "Allora? Che ne pensi?" Ti alzi, sbuffi con gentilezza e poi dici: "Il ragù è pronto, sono le undici, spengo il fuoco e vado a letto. Ne parliamo domani, ok?". Lui mette su il broncio e risponde "Si, si… tu cerca sempre di evitare il discorso, se vuoi, ma prima o poi lo dovremo affrontare. Io non ci voglio più stare in questo quartiere di merda…"


La tavola imbandita mi affascina. Adoro apparecchiare. Adoro mettere i piatti e le posate al posto giusto. Abbinare i colori dei piatti con quelli della tovaglia. Quando preparo la tavola, a Natale, finito tutto, faccio la fotografia prima che gli ospiti si siedano. E’ bello. Sto attentissima a non mettere il pane capovolto. Mia mamma ci faceva due palle grandi quanto una mongolfiera se, inavvertitamente, lo capovolgevamo. Ora, non è Natale ma, io ci metto sempre la stessa cura. Mi piace. Arriva mia suocera, arrivano i cognati. I bambini fanno casino. E tutti a tavola a mangiare. Lui ricomincia. "Avete trovato parcheggio? Avete chiuso bene l’auto? In questo quartiere non ci si può più fidare. Troppi terroni, troppi extracomunitari. Bisogna trasferirsi fuori. Sono diventati i padroni delle nostre città. Lo sapete che hanno fatto sgomberare i sudamericani dalla montagnetta di San Siro?…." Mia suocera annuisce, attenta, e mugola qualcosa mentre un rivolo del mio ragù le cola giù per il mento. I bambini si sono impiastricciati tutti e sono troppo belli da vedere. Gli farei una foto. Lui continua "L’ho detto pure a lei. Ma non ne vuole sapere. Cosa ne dici, tesoro? Allora? Ce ne andiamo via da questo quartiere di merda?". Lo guardo, sorridendo e mi alzo. Sorrido anche agli altri mentre, ad ognuno, lentamente, tolgo le fondine vuote che, fino a pochi minuti prima, contenevano i paccheri con il ragù. Mi fermo con la pila di piatti in mano e, mantenendo il mio sorriso a 32 denti, dico "N’ata vota? Ma à vuò firnì cu ‘stu cacamient è cazz?? Ma te ne vuò ì affammocc pè favòr, tesorooo?". "Uh, Signur! Sei la solita terrona!". Si, oh si, oh siii. Ridendo, scappo verso il forno, tiro fuori la parmigiana e, mentre taglio le porzioni, penso: "Già, il ragù è più buono se si gusta freddo" 😉

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