Non dico che dividerei una montagna….

 

 

"Pronto? Ciao, sono Antonella! Senti, volevo sapere se domani, alla tua cena di compleanno, posso portare la mia coinquilina. Tu non la conosci. Sai, il fatto è che siamo a Milano da sole e lei è un po’ depressa…". Spegni la tele proprio mentre Renzo Arbore inizia a cantare "Siii, la vita è tutto un quiz" e ti butti sul letto sospirando. Odi i cambiamenti dell’ultimo minuto. Odi l’ineluttabilità delle cose. Odi doverti adeguare a qualcosa che non avevi previsto. Tutto sotto controllo. Tutto organizzato. Niente deve essere spostato. Sbuffi, ci pensi un attimo. "Si, vabbè, non fa niente. Ok, un piatto in più di carbonara lo posso fare. Ci vediamo domani, ciao."

 

Il campanello suona. La tua coinquilina oggi non c’è, grazie a dio. Non è che il rapporto con lei sia brutto ma tu sei nel pieno delle tue crisi esistenziali, da ventenne disperata, che durano da un bel po’ e proprio non la sopporti. Troppo sfrenata, troppo godereccia, troppo menefreghista, troppo tutto. Tutto diverso da te. Tu sei una sul triste andante, da sempre. Leopardi, in confronto a te, era un comico da stand up comedy. Tu sei una che se ne sta nel suo angolo e rimugina sempre e solo sul passato, su quello che poteva essere, su quello che non sai se sarà e su dio sa cos’altro; senza mai arrivare a una soluzione. Tu sei quella che odia la gente. Che non ama parlare. Che tra qualche mese spaccherà in testa a un povero cristo la sua chitarra perché lui ha avuto il coraggio di dirti, mentre scendevi giù alla fermata della metropolitana, "ciao bella!". Che sforzo hai fatto a invitare due compagne dell’università per cena! Quella piccolina, Marcella, la siciliana dolce e simpatica, ha scoperto che sarebbe stato il tuo compleanno. L’altra, Antonella, l’abruzzese, che quando ride ti mette sempre in positivo, ha detto che era impossibile festeggiare da sole e si sono auto-invitate. Vabbè, la vita è una merda, ormai lo sai. Apri il coperchio del water e tuffati…

 

Il campanello suona. Apri la porta. Non hai il tempo di provare a sorridere che Antonella ti presenta la coinquilina. "Questa è Elsa…" Allunghi la mano per i soliti convenevoli e, invece, questa ti si fionda addosso abbracciandoti con affetto, baciandoti sulle guance e sorridendo a bocca aperta. Uè, ma questa non ha visto Dirty Dancing??? Non sa niente del "mio spazio" e del "tuo spazio???". Ok, l’hai capito dal primo momento. E’ una lesbica. Vabbè, non fa niente. Dirai ad Antonella di non permettersi mai più di invitare gente che non conosci. Butti la pasta e già non vedi l’ora che se ne vadano. Oddio, non è possibile. Questa ti viene accanto, mentre mescoli le uova con la panna e il pepe, e inizia a farti domande su di te, sulla tua vita, sui tuoi gusti. Pazza, curiosa e lesbica, ok. E continua a toccarti mentre ti parla!!!! Niente di importante, è vero, ma tu non sopporti che ti si tocchi. E non sopporti che ti si baci. Non lo sopporti proprio. E questa lo ha fatto poco prima senza nemmeno conoscerti!! Perciò è, e resterà per sempre, sulla tua lista nera. Se non fosse che non hai più saliva nei dotti per colpa della rabbia che ti brucia dentro, avresti quasi deciso che nel piatto di Antonella ci sputerai prima di servirglielo. Che serata da incubo…

 

La carbonara è buona e, Dio solo sa come mai, ti rilassi. Forse è il Lambrusco, forse è la voce calma di Marcella col viso d’angelo che alla fine ti fanno arrendere. E allora vai col tango. Tu prendi la tua chitarra e fai sentire le canzoni che scrivi solo per te. Loro le apprezzano. Tu sai che è vero. E poi, parlate, ridete, oddio, quanto ridete. Parlate, scherzate, bevete. La tua prima volta. La prima volta che parli di te a qualcuno. La prima volta che ridi con qualcuno perché questo qualcuno ti ascolta e replica a quello che dici tu. La prima volta che puoi decidere tu cosa fare di quel momento della tua vita. La prima volta. La pseudo-lesbica continua a fare domande e continua a farti ridere ma tu stai sempre un po’ sulle tue. Non ti fidi e poi, se era così tanto depressa, ti chiedi, come cacchio fa a ridere così tanto???

 

Qualche giorno dopo. Citofoni. "Ciao, sono Rosa. Sai, passavo di qua per caso. Volevo sapere se c’era Antonella". Bugiarda, lo sapevi che non c’era. L’angioletto saggio, che è dentro di te, ti sta dando martellate in testa perché queste palle non si dicono ma tu, diciamo la verità, non te ne sei resa conto. Assolta. Stavi studiando per l’esame di russo e proprio non ti entrava in testa. Le declinazioni non ti entrano in testa e tu latino non lo hai fatto alle ragionerie. Ma non era solo per quello. Dovevi scappare. Dovevi uscire. Così, dopo pranzo, hai iniziato a camminare e, da Piazzale Gambara e sei arrivata fino a Piazza Grandi. Brutto momento. Era proprio un brutto momento. Non era solo per il russo. Dentro avevi tanto altro. Davvero troppo. Era una questione di scelte. Dovevi scegliere tra uno di quei bellissimi e luccicanti tram gialli contro il quale andarti a schiantare e qualsiasi altra cosa. Qualsiasi altra cosa ti ha portato da lei. Lei apre la porta e ti fa entrare. Tu ti siedi sul divano che sta in cucina e inizi a parlare e parli, parli, parli. Lei ascolta, ascolta, ascolta. E poi parla, parla, parla. E tu piangi, piangi, piangi. E lei ti abbraccia. Stavolta non ti stacchi anche se l‘abitudine te lo farebbe fare. Ma è un nido. Finalmente un nido dove potersi nascondere. E poi ridete, ridete, ridete.

 


Beh, che dire, Elsa? Buon Anniversario. Massì, dai! Buon anniversario!! 20 da "la mia migliore amica" non è mica ‘na roba da niente, no? Eppoi, onestamente, non ho trovato un regalo abbastanza "regaloso" che potesse dirti quello che ti volevo dire. Che ti voglio bene e che sei preziosa. Preziosa come l’acqua nel deserto. Preziosa come la luce per gli alberi. Preziosa come le acciughe sulla pizza napoletana  e una birra rossa che le accompagna!! JJJ

 

20 anni sono tanti. 4 lustri. 7300 giorni di te e di me. 20 anni di me, che ti stresso con i miei patemi, le mie preoccupazioni, le mie storie coniugali, le mie scoperte di madre che va a tentoni con una figlia che viene da un altro pianeta. 20 anni con le mie storie napoletane e il mio umorismo ritrovato 20 anni fa. 20 anni di canzoni suonate con la mia chitarra fino a notte fonda. Di una partita a Machiavelli che dura da decenni. Di lunghissimi, interminabili fax mandati da Londra a Milano e da Milano a Londra per quasi 10 anni. Di te che, con i tuoi silenzi, cerchi di scappare via perché non mi vuoi disturbare e io che voglio essere disturbata perché, se stai male tu sto male anche io. Della mia certezza che se si condivide, il dolore, può davvero andare via prima. Della mia sicurezza che, dietro l’angolo, c’è sempre qualcosa di buono. Vent’anni di me che, con un pancione stratosferico, corro, nel mezzo della notte, da te che sei in crisi. Vent’anni di ghiaccioli alla menta, di discorsi senza fine, di esami all’università che non finiscono mai. Vent’anni di sospiri, speranze, lacrime, amori trovati e amori perduti, tra fidanzamenti e sfidanzamenti. 20 anni di cocci raccolti e felicità ritrovate. 20 anni di rare, ma buone, litigate che hanno cementato, invece di distruggere, quello che abbiamo sempre avuto. 20 anni di te, che fai il grillo parlante, e di me che te lo lascio fare. È da 20 anni che mi hai aperto quella porta e mai l’hai chiusa. Da quel giorno, ho imparato anche io ad aprirla a chiunque ne avesse bisogno e la mia vita è completamente cambiata. E in meglio, naturalmente… Come dice la pubblicità? Sempre più in alto.


Uè, oggi ho controllato, ma lo sai che sono 7.4 km a piedi, da Piazzale Gambara a Piazza Grandi? Dovevo proprio essere disperata. O forse, dovevo proprio averlo capito. Già… da qualche parte, nel mio cuore e nella mia anima, frutti di vite passate e di un karma sperduto e disorientato, lo avevo capito. Come se, migliaia o poche centinaia di anni fa, ci fossimo giurate di ritrovarci. Beh, 7.4 km non sono poi tanti, a pensarci bene…JJJ direi che me la sono cavata con poco!

 

Perciò, Buon Anniversario, Scè J e ‘sssalutam assòreta! http://it.youtube.com/watch?v=FSGqJBDaXMw&feature=related

 

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