Tutto scorre…

http://www.youtube.com/watch?v=DRPzJWeICzY

Penso che tutti noi, in questa vita, abbiamo un compito; una missione. Qualcosa che dobbiamo compiere e terminare nel ciclo di questa esistenza per poter andare avanti, meglio, nella prossima. Questo perché io credo fermamente che vivremo, di nuovo, in una prossima vita. Non so se sarà la reincarnazione o se resusciteremo o Dio sa cos’altro, ma non credo davvero che tutto quello che noi viviamo, sentiamo ora, in questo momento e che abbiamo vissuto e vivremo, a livello di sentimenti, possa semplicemente estinguersi, quando questo nostro involucro chiamato corpo smetterà di funzionare. Nessuno ha trovato il posto esatto dove si trova la nostra anima e noi sappiamo, però, che lei c’è. Nessuno ha trovato il posto esatto dove risiede l’amore che proviamo per i nostri figli, la persona che amiamo, i nostri amici, i nostri animali, però sappiamo che la reazione fisiologica è il batticuore o l’inappetenza o la testa nelle nuvole o il sorriso da ebete che ti porti dietro, quando pensi a loro. Dunque, di noi, rimangono queste due cose: amore e anima. E io sono sicura che si ritrovano, da qualche parte con gli amori e le anime che abbiamo amato e che ci hanno amato per poi “ridiscendere” e inserirsi in un altro involucro e via così senza mai smettere. Del resto, è tutto un moto continuo. Nulla si ferma; nulla è statico. Tutto procede e tutto avanza secondo una bozza iniziale che è stata disegnata e viene poi meglio definita col tempo, con le emozioni, con i pensieri, con i successi e i fallimenti, con le conquiste, con la conoscenza; e pure con l’ignoranza, perché anche lei porta ad azioni che originano altre azioni e altri sentimenti. Nessuno lo può negare. E chi lo nega è solo uno che non vuole vedere e accettare la verità.

Comunque, il mio compito, l’ho scoperto da un po’ di anni, è quello di stare qua, a disposizione di tutti ad elargire piccole perle di saggezza a chi ne fa richiesta. Da fuori così sembra. Tutti, quando hanno un problema, vengono qua. Mi sento come Lucy Van Pelt, la maggior parte del mio tempo, della mia vita. Ogni giorno è scandito almeno da una richiesta di aiuto. Ogni sacrosanto giorno della mia vita. Il fatto è che tutti quelli che mi chiedono aiuto non riescono a vedere che, in realtà, io sono quella che ne ha bisogno di più e che, praticamente sempre, ma soprattutto in questo momento, venire da me, per un aiuto, è come andare dal capitano del Titanic e chiedergli come si fa ad evitare un iceberg. Mi sono spiegata?

Una mi chiede di capire come mai la sua amica le ha rubato il fidanzato, che suo fidanzato non è, ma che è solo uno che a lei piace e al quale lei non ha avuto il coraggio di dirlo. Mah, non mi ricordo cosa le ho risposto esattamente, nella lunga discussione che abbiamo fatto, ma so di averle detto che a 40 anni forse sarebbe meglio crescere un attimo e farsi avanti con i propri sentimenti, quando può, invece di dare la colpa del suo fallimento a una che, invece, lo ha fatto e mò è felice.

Mia figlia è disperata perché la sua migliore amica, e non stanno più tanto assieme originando incomprensioni e gelosie che sfociano in fastidiosissimi tic e dolore al cuore a mia figlia e lacrime all’altra. E io che la consolo per ore, prima di andare a dormire, stamattina chiamo la mamma e mi metto d’accordo per tenere la bambina almeno un giorno alla settimana a casa mia. Felici, le due puzzolenti… quando lo hanno saputo… Beate loro.

L’altra mi chiede di insegnarle a usare il pc perché ha bisogno di capire internet e come si manda un e-mail… Mai avuta la pazienza di insegnare queste cose, io. Secondo me, uno le deve imparare da solo, sperimentare, sbagliare. Solo così impara. Io ho imparato così. Un giorno il mio capo, il vecchissimo e saggissimo Mr Nari Hotchand Gangaramani, portò nel mio ufficio tre scatoloni grandi quanto una casa. Era il 1987. Le mollò per terra e, nel suo accendo pako-inglese, mi disse: “Tarlink Rosa, you vill be verry verry happpy! I havvvve bottt only for you this!”. E detto questo, se ne tornò in India per due mesi dicendomi che, quando sarebbe tornato, si aspettava che io gli insegnassi tutto quello che avevo imparato. Se non fossi così disperata, mi verrebbe da ridere. Allora mi sarei, suicidata. Mai visto un pc. Mai visto un ordinatore. Mai vista una mazza di una mazza di elettronico. Beh, collegai tutto e presi i bellissimi manuali di Mr Microsoft (in inglese) e mi addentrai nel magico mondo di DOS e i suoi amici. Ma imparai, davvero, tutto quello che si poteva imparare. Per questo vorrei che anche lei facesse così, ma è meglio che non glielo dica perché devo davvero capire che non posso misurare la gente con il mio metro e allora vado a insegnarglielo, anche se ho le ovaie che mi scoppiano, nel pieno del ciclo mestruale.

Tutto questo, in una giornata. Per non citare le continue richieste, a lavoro, che esulano dalle mie competenze ma che nessuno può risolvere (sembra) e allora vengono dal Jolly che sorride sempre, ma dentro si vorrebbe fermare per un pò.

Fino a quando, dopo cena, dopo aver calmato e messo mia figlia a letto, dopo aver stirato, messo a posto la casa, fatto quelle 1000 piccole cose che piccole non sono, mi siedo sulla mia poltrona in terrazzo e mi accendo la sigaretta lasciando che lo stress si incanali nella nicotina viaggiando in balìa del silenzio della fresca notte milanese. Solo allora, arriva l’ultima richiesta di soccorso.

Un, amica mi chiede cosa farei io se avessi scoperto che il mio compagno, quest’estate, blah, blah, blah e poi che una le avrebbe detto blah, blah, blah… E lei, ora, avrebbe tanta voglia di non parlargli più, di non sentirlo più, di non farsi più trovare. Per punirlo. Oh, la pazienza, MIA, ha davvero un limite. L’ho aggredita. Le ho detto che, veramente, la gente non ha una mazza da fare nella vita, a parte crearsi sempre problemi e farsi seghe mentali dalla mattina alla sera perché una vita normale, con tutti i suoi intoppi, ma con un po’ di vero e sano amore a noi non sta mai bene. Che poveri masochisti siamo. Le ho detto cose feroci.  Le ho detto che se davvero si vuole rovinare la vita, che facesse pure la deficiente e quella che se la tira. Tanto, poi, ci sono io a raccogliere i cocci; solo che, se succede, non le garantisco che li prenderò tutti cercando di incollare quello che resta e che, anzi, stanca come sono ora, potrei solo mettere tutto in pattumiera… o forse no? E allora lei mi chiede “Tu allora cosa mi consigli di fare?”. Le chiedo dove è lui. E lei mi dice che è fuori per lavoro. E allora le dico che le mando un sms con la risposta e metto giù prima di mandarla a cagare… Poi prendo il mio cell e digito: “Mandagli questo:  Mi manchi tanto, amore mio. Torna presto. Ti amo.” E glielo invio. Poco dopo mi arriva un suo sms: “Lo sai che sei la persona più speciale e preziosa del mondo e che non so cosa farei senza di te?”. Mi verrebbe da lanciare il cellulare giù dal sesto piano. Invece, le rispondo: “Come disse una volta mio padre: Tutti siamo utili e nessuno è indispensabile… forse. Buonanotte”.

E poi ritorno a sospirare e fumare. Altro non posso fare. Sono le 10 di sera e sono sola. Sola e persa intorno a palazzi con luci accese a sprazzi. Guardo di fronte e, attraverso la porta-finestra, senza tende, di una casa dell’ultimo piano, vedo una coppia sul divano che guarda la televisione. Si sono trasferiti da poco, mi ha detto la portinaia, qualche settimana fa, quando li ha visti passare davanti a me e Laura che ci eravamo fermate davanti al portone per salutarla. Io li ho solo guardati un po’ di più perché lui ha dei lunghi capelli bianchi, come un’artista, che si notano subito. Lei avrà la mia età. Lui almeno 20 di più. Chissà quando metteranno le tende. Lui è seduto comodamente, mentre fuma una sigaretta e guarda la tv. Lei è sdraiata lungo tutto il divano e appoggia la testa sulle gambe di lui, che le accarezza i capelli. Tutto è un moto continuo. E loro due sono così belli. E io mi sono calmata. Tutto ha una ragione di esistere, succedere, crescere, essere vissuto, morire e rinascere.

Una volta, qualcuno mi disse che dovevo imparare a dire di no. Che dovevo imparare a tenere del tempo per me. Delle energie per me. Non ci riesco. Non ce la faccio. Non ora, almeno. E non perché penso di essere la più figa di tutti o quella che ha le risposte giuste per qualsiasi cosa e persona, ma perché ricordo che, a me, perfino il Telefono Amico ha rifiutato un semplice minuto di conforto e, ora come ora, la situazione non è cambiata, anzi. Credo, però, che sapere che almeno qualcuno non sta di merda come lo sono stata io tanti anni fa, può aiutarmi a sperare in qualcosa di bello, che ne sai? La vita è davvero strana…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...