Space Oddity

Perchè mi arrovello così tanto a capire le ragioni del cuore? Perchè non sopporto che la gente soffra o che qualcuno faccia soffrire qualcun altro? Ma perchè non me ne frego e basta? Ho letto che ci sono persone che ritengono di dover pagare per essere amati o che amando pagano. Un prezzo da pagare? Perché si dovrebbe pagare qualcosa per amare ed essere amati? È una cosa così costosa? È davvero una cosa così tremenda? Perché un fio? Perché deve costare? Perché la gente si deve fare così tante seghe mentali invece di vivere quello che ci è dato con gioia e serenità? Morirò con questa domanda nella testa. Siamo così tanto piccoli, deboli, stupidi e ignoranti. Non sappiamo nulla e poi nulla di quello che sta dietro la nostra schiena, sopra la nostra testa e ci vantiamo di poter dare regole comportamentali a noi stessi. Ci vantiamo di poterci dare dei limiti, degli out-out in nome di cose che non abbiamo costruito noi. Da lassù ci stanno guardando e pensano, secondo me, che siamo solo dei poveri stronzi che avevano in mano una cosa stupenda e l’hanno buttata nella pattumiera. La terra con tutte le sue cose, l’aria, l’acqua, gli alberi con i quali mia figlia parla, i fiori con i quali io parlo :-), le invenzioni che dovevano servire per aiutare e invece stanno distruggendo tutto e tutti. Non saremo mai capaci di salvarci. Mai. Più diciamo che siamo in pericolo, più continuiamo a fare danno. E così, anche nelle piccole cose. Se a quel povero pirla di Galileo non fosse venuto il dubbio noi, ora, staremmo ancora nelle capanne a fare i cocci di creta e a bruciare le streghe. Lui si che ha pagato un fio. E poi lo hanno pure riabilitato, loro che hanno creato la morale. Bravi. Però, ora, il papa ci va, avanti e indietro con l’aereo, da una parte all’altra del mondo. Fosse per me, lo farei andare a piedi e gli farei pure contare tutti i passi in aramaico. Sono religiosa, e molto credente, ma non posso accettare che un altro essere umano, come me, si arroghi il diritto di rovinare o approvare la mia vita e ciò che faccio. Io so che c’è un Dio. Questa è la mia religione: so che c’è un Dio e che è solo una questione geografica. E’ solo una semplice questione di logistica (Mr Fedex ne sa qualcosa…) Se nasco in Egitto lo chiamo Allah, se nasco in Sri Lanka lo chiamo Budda, se nasco in Italia lo chiamo Dio padre di Cristo. Bravi. Il mio Dio è un dio che non ha nome. È quel qualcuno che sa che io ci sono, ma che non ha nome. È pura energia. Energia che vaga, da sempre, dentro e fuori di noi e che ha una forza che va al di là di qualsiasi nostra conoscenza. Non punisce i cattivi e non premia i buoni (quello lo facciamo già noi), non mette i bambini non nati nel limbo e i golosi in purgatorio. Tutte stronzate. Non ha il tempo di fare queste cose da tre soldi. Deve pensare ad altro. Deve pensare a noi (tutti assieme) che stiamo facendo un casino allucinante. Abbiamo creato queste maledette regole noi da soli perchè non avevamo niente da fare. C’era un libro, di cui non ricordo il titolo, di Rousseau che ho letto, quando avevo 14 o 15 anni e vivevo nel mio mondo lontano da tutto e tutti. Qualcuno me lo ha rubato (come l’Origine delle Specie) e prima o poi me lo ricompro, pure quello. Ricordo di un esperimento, o qualcosa di simile, che lui fece e di un bambino che, non avendo un Dio imposto o delle regole comandate, se le creò da solo. Rousseau convenne che erano le regole più genuine e giuste. Scevre da qualsiasi inficiante pensiero e azione guidati dalle singole menti che, in quanto tali, sono tutte diverse e opinabili. Questo perché il bambino aveva usato il suo cuore e la sua anima per farlo. C’era un pezzo dove diceva che, non essendo stato indottrinato, lui scelse il sole, come suo dio (perchè, comunque abbiamo bisogno di un dio) e lo venerava quando si alzava e quando tramontava. Sai perchè? Perchè non lo poteva raggiungere. Non lo conosceva. Veneriamo ciò che non conosciamo, ciò che temiamo. Si, aveva ragione Rousseau: “Tutto è buono, quando esce dalle mani del creatore, ma tutto si degenera nelle mani dell’uomo”. Parole sante, zia lucia…

L’altro giorno ho trovato una fotografia stupenda e bellissima sul sito dell’Hubble (http://hubblesite.org/gallery/album/entire_collection/

Lo so, lo so… sono strana, vado a cercare sollievo perfino tra gli alieni 🙂 .. Comunque, queste mi hanno davvero fatto fermare a pensare e capire che siamo proprio meno, ma tanto meno di un qualsiasi granello di polvere.

È un agglomerato di stelle nella Nuvola Magellanica che dista da noi qualcosa come 5 MILIONI DI ANNI LUCE se non erro. È stata la prima che ho visto. Ne farò un poster, quando questi della Nasa la pubblicheranno senza quel pezzo nero mancante. Gli ho pure mandato una mail chiedendogliela, ma non mi hanno ancora risposto. No, dico, riesci a vederla? Come si può, Dio, come si può pensare che noi, nel nostro, piccolissimo, personale, singolo pensiero abbiamo ragione sempre e comunque? 5 milioni di anni luce. Cosa succede in 5 milioni di anni luce? Tutto, accidenti, tutto e di più e noi stiamo qua a farci le più grandi seghe mentali. Che bravi che siamo.

Oppure questa.

È stupenda, vero? È la nascita di una stella che emerge da una nuvola molecolare. La vorrei mettere in camera di mia figlia. La mia stella personale. La nascita di una stella. Ma tu ci pensi che noi non siamo nemmeno uno di quei puntini rosa ma, come minimo, se ci va bene, siamo il miliardesimo di un miliardesimo di un miliardesimo di uno di quei puntini? Ma questa è quella che mi fa più pensare.

È una galassia. L’hanno chiamata: Sombrero. Che nome del cacchio. Io sarei stata più poetica. Non è bellissima? Ma anche spaventevole. Là dentro, nel mezzo, dove c’è il puntino più piccolo e nascosto che vedi, c’è qualcosa che assomiglia alla terra e là sopra ci sono altri come noi. Ne sono sicura. E noi crediamo di essere i più intelligenti e i più giusti.

Questa, invece, è quella che mi fa sfogare. Che mi fa desiderare di esserci dentro.

È una cosa che non ho capito. Ha a che fare con Spitzer e Hubble che creano qualcosa assieme ma non mi chiedere cosa… Vabbè, andrò a studiare un’altra volta. Spesso, con Laura, andiamo fuori sul terrazzo e ci fermiamo a guardare le nuvole cercando di associarle a delle forme. Un gioco vecchio quanto il mondo. Qua io ci vedo qualcuno, giusto nel mezzo, con le braccia aperte, che vola. Pura energia. Che vola via, lontano, lontano. Vorrei farlo pure io…

Si, come dicevo qualche tempo fa, ogni essere umano è un piccolo universo. E ognuno di noi, nel proprio piccolo, cerca di far girare al meglio le proprie galassie, le proprie stelle e i propri pianeti.

Bravo Bowie… mi ricordo un video di tantissimi anni fa di questa canzone con un uomo perso nell’universo… Non lo trovo, ma non importa, la canzone fa la sua porca figura lo stesso… Cercatelo: “Space Oddity”. Semplicemente stupendo. Buon viaggio e torna presto…

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