All you need is love

Come avevo previsto… sono stata malissimo, ho pianto, mi sono disperata, mi davo pugni, mi sono fatta del male. È stata una disgrazia, una cosa bruttissima, mi sono fatta del male… Si, me lo sono fatto proprio da sola. Sono una cretina. Marò. Già, che male che mi sono fatta stamattina, mentre cantavo come una pazza felice le canzoni di Fossati e non mi sono accorta che l’anta di quella bastardissima credenza della cucina era aperta. Marò, ci ho fiondato contro tutta la parte destra superiore della mia faccia. 🙂 Che ti credevi? Dio buono, ci è mancato praticamente un centimetro che mi entrasse lo spigolo dell’anta nell’occhio e altro che cantare felice, poi. Sarei rimasta orba per sempre. Che male! Ho un bernoccolo allucinante sulla fronte. Non ho bestemmiato, ma ho visto letteralmente le stelle come quelle del concerto di Fossati. Che dire? È stato bellissimo, stupendo, affascinante, stupendo, bellissimo, affascinante, beeeeelllissimooo (l’ho già detto?) 🙂

È un poeta dell’anima. Non pensavo proprio che mi sarebbe piaciuto così tanto. Ogni canzone che ha cantato mi è piaciuta. Ogni cosa che ha detto è stata illuminante. Ogni cosa che ha fatto è stata bella. Invasata? No, anzi. Direi che, per lo stato d’animo che avevo prima di entrare in quel teatro, è il minimo. Meno male che avevo un posto vuoto accanto a me. Il conservatorio di Milano sarà anche il posto migliore per sentire la musica, ma poco ci è mancato che mi venisse una crisi di claustrofobia (che non ne soffro, neh ;-)…). Stretti stretti con quelle tre cretine dietro di me che urlavano come delle pazze manco fosse stato Bruce Willis che faceva lo strip tease, ma con una visuale, però, bellissima. Dall’alto, sembrava che fossimo tutti in un salotto ad ascoltare un amico che suonava per noi. Te lo consiglio di cuore. Te lo consiglio davvero. Sono entrata pensando “sarò l’unica sfigata ad essere da sola”… Ho notato, invece, almeno due signore un po’ più anziane di me, che lo erano. Mi sono vista tra 20 anni fare la stessa cosa e ho sorriso. Poi è iniziato il concerto. Un ragazzino ha fatto da guest singer (Gaetano qualcosa) e là, davvero, c’era da farsi del male. Canzoni molto pessimiste. Ero entrata in quel teatro pensando che mi sarei metaforicamente sparata nelle palle con 4 bazooka e 300 mitra per due ore… E invece, cavolo, c’è sempre la terza possibilità. Quella opzione che non avevi considerato. La devo proprio smettere di fare il gioco delle eventualità, non serve proprio a nulla. Lui è arrivato e ha iniziato a suonare. È uno sperimentalista, uno che non ha paura di suonare qualsiasi strumento per poter perfezionare la sua musica. Si capisce da come si muove tra il piano, la chitarra, la fisarmonica, un altro strumento che non so cosa sia e tanti altri. Quando ci ha presentato il gruppo con il quale suonava c’è stata un’altra sorpresa: era composto da amici e da suo figlio (Claudio Fossati) che di solito si ritrovano a suonare assieme. Voglio dire, non era come nei tour di altra gente famosa che, durante l’anno registra e prova con qualcuno e poi, per i concerti, piglia altri famosi solo per fare i fighi. Lui è rimasto con chi suona di solito: il suo arrangiatore, suo figlio, i suoi migliori amici. Per ognuno di loro ha avuto una parola tenera e un commento scherzoso. Ma lo sai che Fossati è davvero simpatico? Ha fatto tante battute ironiche come piace a me. La scenografia era semplice ma efficace. Non ho ben capito se dietro di lui ci fosse uno specchio del tempo, ma direi proprio di si. Un enorme tamburo grande quanto una casa dentro il quale il suo tecnico delle luci (per il quale ha avuto parole d’apprezzamento) faceva giochi psichedelici. Tante volte, ieri sera, durante le sue canzoni, tutto si è rabbuiato nel teatro e sono comparse solo le stelle. C’erano stelle ovunque grazie a quella palla che una volta si usava nelle discoteche. Si vedeva che le aveva volute lui cercando di farci uscire, con le sue parole, fuori da quelle quattro mura. La canzone che mi è piaciuta di più? Invisibile. Ho quasi pianto dalla gioia. Parole stupende, musica bellissima, pathos davvero forte.

Invisibile il vertice puro dell’allegria
invisibile
il pianoforte del dio silenzio
invisibile.
Invisibile
ogni buon maestro che si fa invisibile
l’atto e la parola
né sciabola né bastone
invisibile.
Invisibile
una pace anche piccola
un caso d’amore
un popolo che sia capace di ricostruire il silenzio
dalla simulazione di un sogno
invisibile.
E l’invisibile limpidità
la misura del tempo
la grande arte è un mestiere piccolo
invisibile.
Invisibile
l’amore nelle sue versioni
invisibile
la luna tutta
il sangue senza rivali
la rosa nuova nel giardino
la cometa d’oro nel cielo stellato
invisibile
un camion di angeli
santeria e santità
l’ambizione muta del compositore
invisibile.
Io sto sempre lontano da ciò che amo io sto
invisibile
come un ordine superiore il mio disegno natale.
È la strategia miserabile del cacciatore
che si fa invisibile.

Ieri sera ero come una bimba che scopriva una cosa bellissima. Ero eccitatissima, continuavo a dire “marò, dio, che roba”… ecco, ieri sera era così.

Sai la verità? Lo so che ero da sola. Ho pensato che ero sola, si, ma ero anche come una bambina in un negozio di caramelle che non sa cosa scegliere dopo che le hanno detto che può prendere quello che vuole, non so se mi spiego. Una bellissima esperienza.

E poi, il momento più bello di tutti, forse, è stato quando si è fermato a parlare un po’ di più. Ho cercato di memorizzare tutte le parole perché è là che ho deciso che io adoro Fossati e che mi comprerò tutti i suoi CD perché se lo merita. Si è seduto al piano, ha fatto un sospiro e ha detto, più o meno, questo “Sull’amore si è fatta, si farà e si fa sempre tanta retorica. A volte ce n’è bisogno ma, secondo me, le cose sono più semplici di quello che sembrano e l’amore non ha bisogno di retorica, non ha bisogno di falsa saggezza e di orgoglio. Troppe parole, troppi concetti, troppo di tutto. Io sto diventando vecchio. Magari riderete, per quello che sto per dire, ma io sto diventando vecchio e, ogni giorno che passa mi rendo conto di una cosa. Una cosa che è legata alla mia gioventù. Quando avevo 16 anni, mi innamorai di una canzone. Una canzone d’amore che più piena di retorica e pensieri non poteva essere. Qualcuno potrà pensare che è una canzone troppo semplice, troppo poco importante. Io, invece, dai miei quasi 60 anni, penso che è una verità assoluta e che quei 4 ragazzi avevano visto giusto ed erano stati profetici. La canzone è All you need is love.” A quel punto tutti hanno applaudito e lui, schivo, ha sorriso e poi ha continuato “Perché, alla fine, nel caso non lo avessimo capito, tutti, ma davvero tutti, abbiamo solo bisogno di amore e, se non sei convinto di quello che dici, come disse qualcuno, è meglio che stai attento a parlare perché qualcuno ci potrebbe pure credere. Questa, per me, è una canzone d’amore.” E ha incominciato a suonare. Ora, COME DIAVOLO LO DEVO DIRE??? Fossati è il mio profeta in terra. Ha detto esattamente tutto quello per il quale io sto combattendo da sempre. Mi sono venuti i brividi, quando l’ho sentito parlare, ma mi sono venuti ancora di più, quando ho sentito la “sua” canzone d’amore. Mi aspettavo qualcosa di una donna e di un uomo che si amano, ma non si amano, che si lasciano, che si trovano, che qualsiasi cosa… ma non questa e perciò l’ho trovata ancora più impattante.

L’uomo coi capelli da ragazzo

L’uomo avrà quarant’anni
e i capelli da ragazzo
in mezzo al cortile tiene
l’anima per sè
Il medico lo guarda
il medico tranquillo lo ascolta
gli lascia servire in tavola
tutte le volte che c’è.
Così parlano del tempo
di questo vento che porta via
e ancora del mare
di questo bel mare di Lombardia
che cresce attorno ai muri
come seminato a grano

quando d’estate canta e soffia
qualche vapore lontano.
Chi venisse a prenderlo
una domenica
vedrebbe che bel mare che c’è.
Qui il ricordo non è uomo
e il più delle volte nemmeno donna
qui è il tempo che sta seduto
a mettere i numeri in colonna
Non per tracciare una rotta
che non si può dare una via
quando ad un acuto dolore segue
una più acuta fantasia,
L’uomo avrà quarant’anni
e i capelli da ragazzo
in camera ha un ritratto che
si è fatto da sè.
Chi venisse a prenderlo
una domenica
vedrebbe che bel mare che c’è.

Beh, ci sono tante altre cose che mi hanno colpita, incluso il fatto che quasi a fine concerto si è rotto il mixer o qualcosa del genere e lui ha cercato, senza microfono, di parlare con la gente nonostante tutto, ma poi si è incazzato perché non risolvevano il problema e ha lasciato il palco. Umano, dopotutto, mito ma umano, grazie a Dio. Però noi siamo rimasti là ad applaudirlo e chiamarlo e lui è tornato e tutto ha ricominciato a funzionare perché lui ci teneva a cantare la penultima canzone, “Lindbergh”. Questa si che l’ho riconosciuta tra tutte… E poi è finito. Era tardissimo. Sono uscita con il sorriso e sono andata a dormire con il sorriso e con le note che ballavano ancora nel mio cuore. Non so cosa ho sognato stanotte. Ero a letto all’una e mezza perché la gente continuava a chiamarlo fuori (ah, a proposito) era tutto completo, sold out. Fuori c’erano i bagarini che cercavano biglietti disperatamente.

Marò, se potessi lo andrei a rivedere di nuovo, ora… Vabbè, aspetterò quando uscirà il video del concerto e me lo godrò nella calma del mio salotto tante volte quante vorrò.

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