Welcome to the club, miss…

E’ tutto molto più semplice e doloroso, purtroppo. Davvero semplice. Doloroso, magari, non più di tanto, quando lo si capisce davvero. Domenica sera, mentre aspettavo fuori dal giapponese che fosse pronto il mio take away – che poi si è rivelato talmente disgustoso da farmi decidere che per un pò non mangio più pesce crudo… 😦 – mi sono accesa una sigaretta e ho incominciato a guardarmi intorno. Pensavo a Laura che era ospite a cena a casa della sua amichetta a mangiarsi la lasagna cucinata dal padre della sua amichetta. Pensavo alla madre della sua amichetta che mi aveva appena detto che è stato il marito a insistere per avere almeno un figlio e al fatto che a lei i bambini stanno sulle palle da sempre e che le piace sempre di più mentre crescono piuttosto che quando sono piccolini. Così continuavo a pensare a me. Pensavo che mi sento sempre di più un alieno. Un vecchio e stanco alieno che pensa di aver capito, dolorosamente, quale sia il nostro destino, ma che non lo può comunicare agli altri perchè la prenderebbero solo ed unicamente per pazza. Una povera pazza deficiente. Pensavo a quanto io mi senta così inadeguata in questo “momento universale” che si rivela, sempre di più, completamente fuori e all’opposto dal mio personale “”momento universale”. Mi sento davvero fuori luogo. Rimuginavo sui miei pensieri, sulle mie deduzioni in merito alla vita e alla gente che la vive; agli amori impossibili e a quelli che sembrano possibili e invece sono solo un bluff e agli amori ai quali non si sarebbe dato neanche mai un soldo bucato e, al contrario, continuano ad andare avanti, tra intemperie e soli estivi, grazie ai piccoli sforzi di coloro che li nutrono. Pensavo a quel maledetto bastardo che qualche migliaio di anni fa si è fatto venire in mente la bellissima idea di far credere a tutti i pirla che gli stavano intorno che secondo lui esiste una cosa bellissima e stupenda che si chiama Amore con la A maiuscola e che tutti lo avrebbero incontrato e sicuramente lo avrebbero riconosciuto in quanto tale e che poi sarebbero stati felici e contenti perchè sarebbero rimasti in stato di grazia vita natural durante. Io lo metterei al muro e poi lo straccerei a morsi. Il più grande bluff dell’umanità. La più grande bufala che sia mai stata architettata. Se solo ci dicessimo tutti la verità, le cose sarebbero così tanto più facili e meno dolorose e, magari, riusciremmo davvero ad arrivare a quella serenità emotiva verso la quale, inesorabilmente, tutti tendiamo. Beh, mentre stavo facendo ‘sta fighezza di elaborazione metafisica, sento una che, a voce non tanto bassa, sta aggredendo verbalmente un uomo. Lei è LEI e lui è LUI. Insomma, non mi posso impedire di ascoltare perchè, tanto, non avevo niente da fare e poi si potevano spostare loro, no? Non mi giustifico; dico solo che volevo ascoltare e là sono rimasta. Voglio arricchirmi. Voglio sentire cosa dice la gente veramente, quando non è davanti a tutto il resto del mondo a fare finta che tutto va bene perchè, secondo loro, si deve sempre dire che va bene e che è tutto figo perchè sennò non fai parte del branco. Beh, lei gli rimproverava di non avere abbastanza attenzioni per lei, gli diceva che se lui voleva finirla, ordunque, che lo dicesse chiaramente perchè lei aveva altro da fare nella vita. Lui stava ad ascoltare e, a voce bassa, con parole per me indistinguibili, ribatteva, ma lei continuava a fare la figa e a dire che se due non si amano, non c’è bisogno di fare finta, che la pianta deve essere nutrita sennò si secca (e qui, lo ammetto, quasi mi è venuto da vomitare il sushi che non avevo ancora mangiato). Che a lei andava pure bene che lui le chiedesse di andarlo a vedere suonare, ma che non doveva mica farlo sempre, no? che avevano bisogno di spazi, di intimità, di lui che pensasse a lei e lei che sapesse che lui pensava a lei; che lui non si può letteralmente dimenticare di lei per giorni interi e poi dire che non c’è nessun problema perchè il problema c’è eccome, ma lui non lo vuole vedere e perciò lei sta male grazie al suo comportamento egoista ed egocentrico. Devo ammettere che, per qualche insano momento, ho pensato di avere Candid Camera da qualche parte, intorno a me. Di sicuro avrò fatto una serie di quelle mie espressioni da demente dove mi dico ” non è possibile!!!”. Però, no candid camera, no scherzo. E allora, in quel preciso momento ho pensato che avrei voluto sbattere la testa contro il muro e schiantarmi dal ridere e, se fino ad allora avevo evitato di sbirciare per vedere le loro facce, in quel momento mi sono girata e l’ho fatto. Non erano giovani e impauriti. Erano persone adulte, sulla trentina, se non di più, che si stavano guardando negli occhi, ma non nel cuore e nell’anima. Ecco cosa ho visto. Proprio questo. Lei che gli sputava addosso la sua razionalità e lui che stava là, proteso verso di lei a non sapere come reagire benchè sapesse che c’era qualcosa da fare, ma non faceva nulla. Lui avanzava di un passettino verso di lei, dicendo qualcosa che io non riuscivo a sentire, e lei si allontanava della stessa distanza per poi protendersi verso di lui quando gli parlava, ma sempre da quella posizione ferma. Non so se mi spiego: la fisicità e i gesti sono davvero importanti, in questi casi, perchè si scindono dal verbale nel momento in cui ci concentriamo di più sulle parole e lasciamo libero il corpo di agire, inconsciamente. Un musicista spanato e un pò confuso e una donna che esigeva con razionalità e aggressiva verbalizzazione del caso, le attenzioni di cui diceva essere meritevole. Benvenuta nel club, carissima. Ho sorriso e mi sono accesa un’altra sigaretta mentre mi giravo di nuovo a far finta di osservare la vetrina dell’erboristeria. La sentivo accusare, parlare, ciciarare mentre lui, sempre a voce bassa, ribatteva e cercava di spiegare che lui non la vedeva tutta ‘st’urgenza di litigare, che la situazione non era critica e che lui il problema non lo vedeva perchè, secondo lui, non c’era. Sai cosa avrei voluto fare? Avrei voluto andare là a prenderla per i capelli. Le avrei detto di non rompere le balle. Avrei preso pure lui per la folta capigliatura e gliel’avrei sbattuta contro quella di lei. Gli avrei detto di fare almeno finta di capire cosa lei gli stesse dicendo e di rispondere in modo coerente alle cavolate che stava dicendo lei. Cavolata contro cavolata e non aria smarrita contro cavolata. Avrei detto a entrambi di accontentarsi di quello che il maledetto destino loro stava dando perchè, a fare troppo i fighi, poi ci si ritrova da soli e ti voglio vedere io, poi, mentre sbatti la testa contro il muro nel momento in cui ti rendi conto che davvero non c’era bisogno di aggredire o di far finta che niente fosse successo, invece di solo di accettare il fatto che siamo tutti diversi (uomini e donne) in quanto così tanto imperfetti e fragili e bisognosi d’amore. Non di quell’amore perfetto del quale avrà parlato quello stronzo che ci ha fregati tutti, ma di quell’amore dell’accettazione, del voler stare bene assieme perchè ci si vuole davvero fare del bene. Di quell’amore che a volte ti fa tenere su le antenne e allora le cose carine le fai per stare bene assieme e, altre volte, ti fa essere così cieco che proprio non vedi che hai fatto una stronzata e hai ferito chi dicevi di amare. Voler fare delle piccole cose carine per stare assieme. Cercare di evitare le rotture di palle di tutti i giorni per poi consolarsi assieme, nella nostra tana e farsi tante coccole. Perchè quella persona ci ha colpito più di tutte e perchè proprio con lei si vuole stare bene e, quando verranno i momenti in cui sclererai perchè non mette quel maledetto rotolo della carta igienica per l’ennesima volta nel suo stramaledetto portarotolo, allora potrai decidere se dirgli di andare a scopare il mare o se preferirai prendere il tubo del portarotolo e ficcarglielo su per il naso una volta per tutte facendogli capire che la pazienza ha un limite. Ecco, io vorrei che la gente capisse questo. Ma è tutto inutile. Tutto dannatamente inutile. Fino a quando mia figlia arriva, ieri sera e mi dice: “mamma a te piace la parola AIUTO?” marò… quando inizia con questo tipo di discorso a me viene da piangere dalla disperazione. Ma perchè non mi chiede le cose in modo normale? Ok, normale non è suo ma è solo mio? E allora perchè minchia non mi chiede le cose a modo mio??? Sorridendo dolcemente dico “dipende… ora come ora no… perchè?” allora lei fa una smorfia e poi dice “mi sa che ora te la devi far piacere perchè io ora ho bisogno del tuo aiuto”. Vabbè, tanto non avevo niente da fare. “Ecco, io voglio sapere perchè Alessio continua a dire che non c’è un problema quando io gli dico che il problema c’è.” Beh, Dio è davvero misericordioso, su questo devo concordare. E se, magari, mi trovassi un eremo in cima al monte Ararat e mi ci serrassi dentro??? Sono sbalordita. Nel giro di due giorni ecco che lo stesso discorso si ripresenta per la terza volta. Prima la ragazza del giapponese, poi Elsa e ora lei. Che dire? Massì, dai, snoccioliamo un pò della mia filosofia anche alla miss… 🙂 e così io inizio a cercare di spiegarle che gli uomini sono diversi, che stanno crescendo tutti (bimbe e bimbi) e che Alessio, magari, può anche ritenersi libero di non voler vedere un problema perchè per lui non c’è e magari davvero non c’è perchè è solo lei che si fa tante pippe o che ragiona troppo… Voglio dire, dall’altra parte (con Elsa), quando ho fatto questo discorso, ho trovato attenzione e solidarietà, perchè non dovrei trovarlo con mia figlia? Beh, inizio il mio discorso e lei, imperterrita mi blocca e dice: “ma guarda che il problema c’è… loro, i ragazzi, l’anno scorso, si volevano bene e ci volevamo bene tutti e quest’anno fanno i cretini e ci sono tante gelosie, come tra noi ragazze. questo è un problema e io lo voglio risolvere, ma se vado da Alessio e gli chiedo se ha notato questa cosa lui mi risponde “ma di che cacchio stai parlando?” scusa se dico cacchio ma lo ha detto lui… insomma, siamo onesti… c’è un problema, mamma, e bisogna risolverlo perchè Alessio fa il cretino e ci stuzzica a noi ragazze e a me dà fastidio. Bisogna risolverlo questo problema…”. Faccio la faccia seria e le dico che la deve smettere di cercare di risolvere i problemi e che magari sarebbe meglio se accettasse la realtà. E la realtà è che loro stanno facendo un percorso di crescita e tale deve essere e se ciò vuol dire non avere più la serenità della fanciullezza, che così sia. Ecco, Elsa sicuramente non mi avrebbe risposto questo: “Mamma, a volte tu mi stupisci. Ma mica perchè sei intelligente, sai? Ma proprio perchè, scusami se te lo dico, sei proprio stupida! Ora dimmi se io posso andare a fare un discorso filosofico come questo che mi hai appena fatto a un maschio che pensa che la cosa più divertente del mondo sia nascondersi fuori dal bagno delle femmine e pestare il piede alla prima che esce! Io sono una bambina e devo dire le cose da bambina! Non hai nulla di più semplice da dirmi per risolvere il problema?” Mattuguardastafacciaditolla!!! Si che ce l’ho una cosa da dire: “Ok, ho capito. Ora te la dico la cosa che ti può aiutare: metti in ordine le perline, vai a lavarti i denti e fatti meno pippe mentali perchè tanto non ci puoi fare niente, ma io ti voglio bene lo stesso, ok?”. Non mi ha risposto. Ha preso e se ne è andata via sbuffando. Non so se l’ha capita, ma tanto io altro non posso fare. Noi siamo donne e loro sono uomini. Se ciò non saremmo dovuti essere, Dio (o chi per lui) ci avrebbe fatti tutti uguali ed è mia profondissima convinzione che una ragione c’è per averci fatti diversi… Quando la scopro, te la dico, ok? 🙂

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