La mia ultima estate

La rete si muove e i ricordi affiorano. Mentre mettevo a posto la biancheria nella nuova cassettiera, ieri sera, mi è comparsa in mano la sua t-shirt. Una t-shirt rosso scuro con Snoopy e i suoi amici. Lui la portava sempre, quell’estate. Ci sono delle estati, quando sei ragazzo, che non dimenticherai mai. Quella è stata, forse, la più bella e spensierata della mia vita. L’ultima. Avevo finito le superiori e facevo da babysitter al figlio del Prof. Torre. Il prof. Torre era un grande. Ragioneria mi faceva schifo, ma lui, per me, era un grande perchè aveva un rapporto bellissimo con noi studenti. Finiti gli esami di maturità, andò da mia madre a chiederle se potevo tenere il suo bambino fino a ottobre perché lui era malato dalla nascita e avevano bisogno di un aiuto. Sapeva che avevo curato mia sorella e che aiutavo le suore a fare catechismo nei paesini su per i monti, forse per quello glielo chiese. Con suo figlio ci fu un rapporto bellissimo. Paolo, si chiamava, ma tutti lo chiamavano Paolino. Pochi anni. Parlava tanto seppure, all’inizio, fosse stato un pò timido (ma con me non hanno scampo :-)). Non poteva sudare perchè gli veniva fuori un brutto eczema ogni volta che faceva un gioco faticoso oppure andava troppo in bicicletta. Era un bambino biondo bellissimo. Tutti i miei bambini lo sono stati (anche i più brutti! :-)) Mi viene in mente un’occasione, qualche anno fa. Io stavo parlando con mia mamma dei “miei bambini”. Ne ho avuti mai tanti da curare, starci assieme, giocare, dare ripetizioni. Tanti. E là, accanto a noi, c’era Laura (avrà avuto 6 anni). Dopo un pò uscimmo per una passeggiata e notai che aveva il broncio. Anzi, diciamolo, era proprio incazzata di brutto e non mi voleva nemmeno dare la mano. Le chiesi le ragioni di tale comportamento e lei si fermò in mezzo alla strada dicendomi a voce bassa e offesissima: “Credevo che ero solo io la tua bambina e tu ne hai altri, invece! Dove sono? Con chi sono?” Non sapevo se ridere o piangere! 😀 😀 Naturalmente le spiegai tutto e lei mi perdonò. Ad ogni modo, quella dei miei 18 anni, fu un’estate bella davvero. Incontrai Antonello, quell’estate. Antonello che ci portò su per i bricchi a raccogliere funghi con mio fratello e quella sua auto che non mi ricordo la marca (francese) che ogni volta che si accendeva si tirava su il didietro… 🙂 Antonello per il quale mi ero presa una cotta stratosferica. Antonello dai modi gentilissimi e delicati. Antonello che ispirava calma, pace, serenità solo al guardarlo. Antonello di Torino che abitava con le zie commercialiste. Antonello con gli occhiali che avevano una montatura più grossa del suo viso. Antonello magro, alto e che profumava di buono. Antonello che giocava interminabili partite a scala quaranta con me, da soli, nel dehor del ristorante, nel caldo pomeriggio, rinfrescati dai ghiaccioli e dalle risate delle nostre giovani età. Antonello che rifiutò il mio invito di andare a mangiare le lumache piccanti a Badalucco. Antonello che mi regalò la sua t-shirt dei Peanuts prima di partire. Antonello che si suicidò pochi mesi dopo aver iniziato il militare, chiudendosi nella sua auto che si alzava il didietro e accendendo il gas una volta per tutte. Antonello che me lo dissero mesi dopo che si era ucciso. Dio quanto piansi quella notte. A dicembre partii per Londra per andare a tenere altri due bambini, James e Suzanne. Dovevo restare 6 mesi; tornai indietro 10 anni dopo. Mi piacerebbe davvero tanto ritrovarlo, Paolo e pure James e Suzanne che mi chiedevano di inventare sempre nuovi giochi. Mi piacerebbe ritrovare anche Antonello. Nun se pò, neh? 😉 Vabbè, aspetteremo.


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