Dalle alpi agli stivali…

All’inizio non ci vivevo bene con questa cosa. All’inizio, decine e decine di anni fa, mi sembrava di essere la più scema del reame perchè così mi facevano sembrare, ogni volta che ne parlavo. Ora, però, con il passare degli anni e con la consapevolezza del riscontro, quasi giornaliero, mi rendo conto che avevo ragione e che ho ancora ragione. Stamattina mi sono svegliata ricordandomi che avevo sognato di avere ai piedi dei bellissimi stivali che mi piacevano immensamente. Beh, ho pensato, sarà un segno che vuol dire che, nella vita, prima o poi, riuscirò a fare il percorso al quale tanto anelo. E via, era finita là. Non c’era neanche stato bisogno di leggere il libro con le interpretazioni dei sogni. Lo so, la spiegazione è un pò, diciamo, filosofica e il volo davvero pindarico, ma a me piaceva l’idea. Se poi vai a vedere, tra i tanti libri sul significato dei sogni che ho in casa, cosa vuol dire, leggi che si parla di affermazione del sè, della riuscita, del raggiungimento degli obiettivi che ci si prefigge. Ok, mi sò detta. Bel sogno, bella cosa. Fatto sta che, vestendomi, ho deciso di mettermi una gonna lunga bella che ho comprato quest’estate, con un maglioncino aderente e uno scaldacuore che ci stava proprio benissimo assieme. Sfiga vuole che fosse tutto sul tono del marrone o del beige o dell’arancione che sfuma nel marroncino e io, ripeto, sfiga vuole, non ho un paio di ballerine marroni (che, secondo me ci stavano bene sotto) da mettermi. Beh, sai cosa ho fatto? Una cosa che non ho fatto mai. Dopo aver lasciato Laura a scuola, pigiando sull’acceleratore con le ballerine nere che avevo messo, ma che ci stavano male, mi sono diretta verso Scarpe e Scarpe e ho trovato uno stupendissimo paio di stivali dello stesso identico colore dello scaldacuore e dei toni di beige della gonna a € 24.95! 😀 Beh, direi che la vita è davvero stupenda! Almeno per me, dico. Questa cosa mi succede, ormai, così tante volte che mi ci sono davvero abituata. Spesso, perfino, senza nemmeno sognarle. E’ una questione di antenne, secondo me, che noi vogliamo o non vogliamo tirare su. E’ come se ci si predisponesse alla ricezione di queste cose con animo sereno e le si accogliesse con altrettanta serenità. La lista di cose che mi sono successe, simili, è lunghissima. Un giorno mi sono svegliata sognando una enorme cascata di nocciole. Erano migliaia, milioni di nocciole che cadevano da un’altezza di 5 o 6 metri e io stavo là a guardarle. Beh, era domenica, mi sveglio, vado in cucina a preparare la colazione e mi siedo al tavolo accendendo la tele e tu sai cosa ti vedo? La prima schermata, voglio dire, mica sono andata a cercarla! La prima cosa che vedo è una enorme, incredibile cascata di nocciole che venivano giù da una specie di gru. Azz… mi rimase il thè bloccato in gola e incominciai a tossire quasi strozzandomi. Era Linea Verde (sai quel programma della domenica?) che faceva vedere come si fa la Nutella. Mò, dico io, e penso si possano chiedere tutti coloro ai quali l’ho detto nel tempo: “quale è l’utilità di un avvenimento del genere???” Chissenefrega se hai sognato le nocciole e poi le nocciole le hai viste? Qualcuno ti doveva dire che, se avessi mangiato una nocciola, quel giorno, ti saresti strozzata? Boh! Io so solo che me lo ricordo benissimo e che è successo anni fa. Mò dimmi tu. Per non parlare del terremoto che c’è stato qualche settimana fa. Due settimane prima che succedesse, me lo sono sognato. Ho sognato che c’era il terremoto ed era lieve, ma che io mi spaventavo un botto e correvo a prendere Laura per scappare via. E così è stato. Mah, io non lo so. A me queste cose non fanno paura però, mi chiedo, perchè la gente non le vede? Mica succedono solo a me, no? Perchè la gente non le esterna come faccio io? Hanno paura? E di cosa? Voglio dire: se queste cose succedono vuol dire che c’è qualcosa che si verifica che noi non possiamo controllare, ma che c’è. Questo, a parer mio, darebbe pure modo di accettare quello che io sostengo da sempre: che c’è una vita oltre la morte, ma che non sappiamo che vita sia. Ok, il discorso è ampio, sono d’accordo, ma c’è qualcosa che noi non vediamo che sta sopra di noi e che si fa vedere, di tanto in tanto, con questi avvenimenti. Chiamali premonitori, chiamali visionari, chiamali come cavolo vuoi, ma sono eventi che esulano dal “normale” corso di vita che tutti facciamo. E lo so che fa paura ammetterlo perchè, così facendo, si metterebbe in discussione tutto, ma davvero tutto: religione, filosofia, matematica e geometria. 🙂 Capisci? Non sono un’invasata, lo so. Lo so perchè, così come sogno gli stivali, che il giorno dopo compro senza nemmeno aver mai pensato di volerli comprare, il giorno prima, ci sono cose che mi sono successe che non sono altrettanto simpatiche ma che mi hanno dato modo di provare che c’è qualcuno, qualcosa che sta là fuori e che noi “non vediamo”. Alice è una di queste. Un venerdì di luglio di tre anni fa ero ad Arma e sognai mio zio Luigi che era morto con suo figlio di 7 anni (il 31 luglio) che si trovava in una piazza su un’auto di colore rosso e mi veniva accanto e mi diceva: “Rosa, dì a Silvia che stiamo tutti bene. Diglielo, per favore, stiamo davvero tutti bene. Qua si sta bene, diglielo a Silvia”. Beh, sapevo che mio zio aveva avuto tre mogli o due, non ricordo bene, e quella mattina, non ricordando il nome di nessuna di loro, chiesi a mia mamma se una delle mogli di zio Luigi si chiamava Silvia e lei mi rispose di no. Così, accantonai questa cosa pensando che ero felice che stavano bene dall’altra parte e basta. Beh, passò una settimana. Tornai ad Arma da mia mamma che teneva Laura (come faccio tutti i fine settimana di luglio) e, quel sabato, il mio capo mi chiamò dicendomi che era morta la figlia di Silvia, la nostra collega, in un incidente d’auto. La bambina aveva 10 anni e stava tornando dalle vacanze con i nonni e sua sorella. Ora, secondo te, io come posso essermi sentita? A little shitty, direbbe un mio amico inglese… Vorrei saper scindere. Vorrei avere la capacità di poter scegliere cosa sognare e cosa non sognare. Ma non ce l’ho. E’ una responsabilità? Forse si. Forse no. Forse la devo solo accettare, come faccio ormai da anni, e aspettare quando sarà il mio turno. A volte penso, però, che se non mi beccano nei sogni, mi beccano altrove. Quando il figlio di mia cugina, Vincenzo, di 17 anni venne a Milano perchè aveva un tumore da curare, sapevo che mi sarebbe successo qualcosa di simile e così fu. Si era rimesso; i medici avevano detto a sua mamma che poteva farcela e tutti erano ottimisti e pure, io, diciamolo. Solo che una notte, sognai che il papà di Wilder (il mio compagno di scuola e grande amico di mio fratello) che era stato bidello della mia scuola media, si trovava davanti a casa di mia suocera. Non era da solo. Mi piaceva così tanto il Sig. Giolivi. Aveva la faccia uguale identica a quella di Charles Bronson. Beh, lui era davanti al portone della casa di Silvana, mia suocera, ma non era da solo. Aveva, dietro di sè, un’ombra lunga e alta, molto alta. Non era una persona vera e propria, era un’ombra molto scura che non potevo definire ma molto, davvero, molto alta. Premetto che io, Vincenzo, non l’avevo mai visto. Era un cugino alla lontana che stava a Napoli. Mai viste foto o cose del genere. Solo sentito dire che era figlio di mia cugina. Beh, in quel sogno io sono felice di vedere il Sig. Giolivi e lo saluto calorosamente. Ecco, questo è un denominatore comune. Quando vengono da me, i morti, io li saluto sempre con un affetto spropositato. Li abbraccio, li bacio e gli chiedo sempre, ma davvero sempre, come stanno, come si sentono e io sono sempre felice di vederli. Ed ecco che, allora, loro mi rispondono dicendomi sempre la stessa cosa: noi stiamo bene qua, ricordatelo, stiamo bene. Così mi disse il Sig. Giolivi. Uè! Ma tu lo sai che cosa ho pensato quando mi sono svegliata quella mattina? Che sarebbe morta mia suocera, no?? Voglio dire, davanti a casa sua… Beh, mi dissi, ognuno, prima o poi se ne deve andare. Quel giorno, invece, verso l’una e mezza ero davanti al pc e, a un certo punto, non mi chiedere perchè o come, incominciai a cantare “Vincenzo io ti ammazzerò, sei troppo stupido per vivere…”. A me fa schifo Alberto Fortis e meno che mai questa canzone, ma fu allora che capii. Aspettai. Aspettai fino alle quattro e mezza e chiamai mia cugina che mi rispose dicendo “Cià Rosè, te l’hanno detto, vero?” serena dissi “No, che cosa?” e lei “Vincenzo è morto oggi all’una e mezza”. Beh, che vuoi che ti dica? Ti dico solo che, il giorno dopo, andai all’obitorio a fare compagnia a mia cugina che era sfatta dal dolore e sai cosa vidi? Io so che la gente, quando muore, si accorcia. Non è una scemenza, davvero. Tutti i morti che ho visto sono sempre stati più minuti di quello che erano da vivi. Anche solo un giorno dopo essere morti. Non so quale sia la spiegazione scientifica. So solo che succede. Comunque, io vidi un ragazzone altissimo. Talmente alto che usciva di un buon 15 centimetri dalla barella nella quale l’avevano deposto… Si, è proprio una responsabilità. Nei confronti di chi? Che cosa? Non lo so… Davvero non lo so. Spero solo una cosa: di sognare più stivali e meno morti, con tutto il rispetto parlando. :-/ 🙂

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