In salute e in malattia… o quasi.

Stai male. Stai davvero male. Questa mattina, aperti gli occhi, ti è venuto un capogiro da svenire. La camera da letto, con tutti i suoi frizzi e i suoi lazzi tendenti al porpora cardinalizio, ha iniziato a girare vorticosamente intorno a te e, con lei, pure il tuo stomaco, la tua testa, la tua vita. Non ci potevi credere. Non era possibile una cosa del genere. La domenica mattina, proprio a te… Maddai… Ti sei tenuta, comicamente, aggrappata alle lenzuola e poi, una fitta assurda dietro il collo ti ha fatto capire. La vecchia, buona, simpatica artrosi cervicale, che ti tiene compagnia da quando hai partorito, si è svegliata (almeno lei) con tanta voglia di fare… Oddio! E ora? E’ domenica, io ho una marea di cose da fare! Ma siamo matti? Allora, apri di nuovo gli occhi e fai per alzarti e… errore, come disse la signorina, grandissimo errore. Oltre alla camera, che ricomincia a girare vorticosamente, un conato di vomito sale su, velocissimamente e solo un tuo disperato e sorpreso urlo lo blocca a metà. Tuo marito arriva correndo (si stava facendo il caffè) e dice “Ma che cazzo ti urli? Sono le otto di mattina! Vuoi svegliare tutto il vicinato?” Non apri gli occhi (l’esperienza insegna) però, ti muovi giusto quel pochino per far finire il viaggio al conato proprio sul pavimento accanto al comodino ed è lui, ora, a urlare “Masseimatta? Ma che ti sta succedendo? Ma che cos’hai? Sei scema a vomitare per terra? E ora chi pulisce??” Toh, mò non ci sono problemi con il vicinato, pensi tu. Arriva vostra figlia borbottando qualcosa sulla domenica e sullo svegliare la gente che dorme e, quando ti vede in quelle condizioni, si gira verso di lui dicendo: “Orcu! Ok, io ora torno a letto…” e scappa in cameretta lasciandovi nel più ributtante dei silenzi. Tu ti lasci andare contro il cuscino, ansimante (non di passione) e mormorando un sibillino “marò, stommmalissimo”… E così, è iniziato il calvario per tutto il giorno. Diciamolo onestamente, lui ha retto il tiro. Non ha sclerato più, non ha più urlato, anzi, ha subito trovato la bacinella in bagno perchè, una volta pulire il pavimento va bene ma due, proprio no, neh? Tu, disperatamente abbracciata a quella bacinella, quanto male sei stata tutto il giorno tra nausea, dolore, fotofobia, vomito, vertigini (oooh, le vertigini…); impossibilitata a girare la testa di un millimetro per paura di dover assurdamente cascare nel vortice del niente mentre stai ferma (si fa per dire) nel mezzo del tuo letto, al buio completo (o quasi). Si, diciamo che è stato davvero eroico se si pensa che fa parte dell’armata degli “uomini cagoni che hanno il raffreddore, ma pensano di avere il tumore malignissimo alla narice sinistra”. Tu stai proprio male, ma davvero male e lui le ha provate tutte. Ancora ora ti chiedi come mai. Forse per la paura di doverti vedere “inefficiente” per qualche giorno o dover sopportare vostra figlia che la mena con le cose della scuola? Vabbè…Tant’è che le ha davvero provate tutte. Prima ti ha fatto ingollare due Moment (ti è venuto da ridere al pensiero, ma non lo hai fatto, porello…). Poi ha perfino suggerito di utilizzare i cannuli di zolfo che fino a ieri definiva delle emerite stronzate da streghetta da tre soldi. Fatto sta che, quando uno dei cannuli si è spezzato in due tronconi tra le sue dita, mentre te lo strofinava gentilmente sul collo, lo hai sentito bisbigliare: “Cazzo, ma allora funzionano davvero…” Verso le sette di sera non ce l’ha fatta più a vederti così e ha chiamato la guardia medica. Oh, sono arrivati davvero in fretta, dobbiamo dirlo. Però, prima, hai dovuto dirgli il numero di telefono perchè non lo sapeva e tu, con il poco fiato che ti era rimasto e la paura di muovere perfino la bocca per non vomitare o avere le vertigini, glielo hai sospirato nell’orecchio come se stessi esalando il tuo ultimo respiro. Marò… Arrivano i medici.

Senti una voce con un accento straniero, che ti ricorda tuo cognato libanese, dire “Allora? dove è l’ammalata?” lui risponde “Di là, dottore, però non so come farà a visitarla. Non vuole la luce, è fotofobica. Beh, diciamo che sembra che abbia la rabbia, in realtà, mi spiego?” Chissà come lo ha guardato medico mentre gli diceva ‘sta cosa intelligente. Il dottore entra in camera con una voce così squillante ” Allora, signora, che stiamo combinando?” che ti viene di nuovo da vomitare. Tu sussurri pietevolmente “Per favore, non accenda la luce”; lui ribatte “Signora, se non l’accendo non posso fare la diagnosi”. Tu dici, sempre sospirando lentamente “Guardi, è una cervicale e se lei accende la luce io vomito…”; lui risponde “Signora, io la luce l’accendo e lei apre anche gli occhi, sennò non posso guardare e capire”; oh, dio, pensi e ripeti “Senta, se apro gli occhi, io vomito..”; lo senti inginocchiarsi accanto a te, senti pure il sospiro di sufficienza. Lo senti guardarsi con tuo marito e il suo collega e poi, di colpo, si gira verso di te, di nuovo muovendo tutto il letto e facendoti ansimare, “Ma dai, signora! apri gli occhi e fammi vedere…”; Pure il tu… come i venditori di borsette false di Louis Vuitton di Brera… Dio mi perdoni… Lo senti prenderti il polso e auscultare i battiti… Tu, zitta. “Dai, signora! Apri gli occhi, su, non posso mica stare qua tutta la notte…” Oh, beh, che cazzo! Tu apri gli occhi e… vomiti, oh dio, quanto vomiti e quasi tutto il primo getto di bile lo becca di striscio (cavolo, riflessi pronti il dottore, neh?). Lo senti ansimare in maniera assurda e poi dire velocemente “Ok, cervicale! Ora le faccio un Plasil e un Voltaren così smette di vomitare, ok? ok? ” Non ti viene da ridere, in quel momento, ma ora si. Tra te e te, in quel momento hai pensato “Ok, ok, certo che è ok”. E’ stato gentile, però. E’ stato davvero gentile a fare la puntura. Ci sono poche persone che la fanno così bene, lo devi ammettere. E poi, si vede la differenza nel modo di comportarsi dei medici che ti trattano come una demente quando pensano che stai esagerando e quando, invece, si rendono conto che stai davvero male e lui è stato davvero gentile (nonostante gli avessi vomitato addosso…). Fa la puntura, spegne subito la luce e poi va via sussurrando “Non ti preoccupare, signora, tra mezz’ora sarai nel mondo dei sogni e domani non vomiterai più”. Oh, che Dio abbia in gloria la Guardia Medica! Prendete mille medici come lui! Lo senti dirigersi verso il salotto con tuo marito che ti immagini, come l’orso Yoghi, che gli corre dientro chiedendogli “Allora, dottore? non vomiterà più, giusto?” Poverino, gli ho fatto proprio paura e ti viene da pensare che di sicuro è l’unico essere umano al mondo che si ricorda che il personaggio principale dell’Esorcista si chiama Regan. La cosa deve proprio averlo scioccato. Comunque, li senti parlare.
“No, non si preoccupi, con quello che le ho iniettato non vomiterà più almeno per 24 ore e poi ora le prescrivo della roba per non farla vomitare più. Senta, dove mi posso accomodare per scriverle le ricette e la diagnosi?”
“Qua, venga, in cucina.” un ciabattìo lento viene seguito dai passi dei due medici.
“Ok, allora, cervicobrachialgia aggravata da fotofobia, nausea, vomito e vertigini” (e io che avevo detto?!?)
“Poverina! Per quanto ne avrà?”
“Una settimana, come minimo. E’ una cosa che richiede un pò di tempo per migliorare; l’ha proprio presa di brutto; abbia pazienza… Uhm, senta, per compilare bene la pratica le devo fare delle domande su sua moglie.”
“Orcu, si, si… Dica, dica” e lo senti accomodarsi
“Anni?”
“45” Ecco, pensi tu, già mi ha dato 6 mesi in più, ‘sto maleducato…
“Nata a?”
“Benevento, ma non si sente, sa? Voglio dire, insomma, lei lo ha sentito, non ha l’accento napoletano, capisce?” Certo, certo che capisce, scemo… E se è libanese veramente, è la volta buona che non cambia più idea sugli italiani razzisti.
“Certo, si. Sua moglie è allergica a qualcosa?”
“No, no….” Silenzio meditativo e quasi te lo vedi, come quel personaggio di Verdone che inizia a parlare e poi va in coma labiale con gli occhi riversi al cielo…e… “No, scusi, anzi si! E’ allergica al nichel, all’oro e al ketoconazolo. Cavolo, non lo avevo ricordato, mi scusi!”
“No problem. Sua moglie ha subito interventi ultimamente?”
“No, no…” Silenzio meditativo come sopra “No, scusi, si!! Mi scusi, si… E’ stata operata al tendine quattro anni fa”…
“Ok, tendine”
“Oh! Mi scusi, mi ero dimenticato, si, ed ha avuto anche il cesareo!”
“Ok, tendine e cesareo…”
“Già, già… Hmmm”….. “Oh, cavolo! Si, e le hanno pure asportato la cistifellea l’anno scorso! Cavolo, mi scusi, me l’ero dimenticato…”
“OKKK! Tendine, cesareo, cistifellea… Nient’altro?”
“No, mi scusi, nient’altro… Almeno che io mi ricordi ora… Oh, no! Davvero, mi scusi, solo questa e poi è finita, almeno credo… Ha una cicatrice di 25 punti sul braccio destro ma non mi ricordo se è perchè voleva menare suo fratello e beccò la porta di vetro o se era stata poco attenta con l’affettatrice del ristorante dei suoi… o forse quello era il pollice con quel pezzettino minuscolo che manca? Vabbè, veda lei.”
Gentilissimo, Mr Lebanon, deve essersi scambiato uno sguardo di intesa con il suo collega cercando di visionare le uscite d’emergenza di casa tua, ne sei sicura…
“Non si preoccupi, va bene così…”
“Hmmm già…”
“Hmmm… ”
E’ proprio in quel momento che lo senti. Voce preoccupata, quasi avesse realizzato una cosa all’improvviso, come Winnie ThePooh che fa lo sguardo un pò ebete e poi dice: “Pensandoci bene, dottore, mia moglie è proprio un rottame, neh?”
Oh, maledetto infido uomo che non sei altro! Non sono mica in coma! Io ti sento ancora!!
“Sua moglie? No, dai, in realtà, sono cose che succedono. Non la vedo messa tanto male. C’è gente che sta peggio. E’ il freddo, quello che frega tutti, sa?” Gentile Mr Lebanon, god bless you, qualsiasi sia il tuo Dio, davvero…
Già, è proprio il freddo che ci frega; quello dell’anima… E, come disse il prete del Piccolo Cottolengo (e questo già stava a dirla tutta sul vostro matrimonio…) che vi sposò? “… In salute e in malattia, in ricchezza e in povertà…” Si, proprio così… Ma ti aspetto al varco, stai sicuro, con il prossimo raffreddore che ti verrà.

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