Padre Pio e… l’addòre è rose…

Devo ammettere che non lo sapevo. Che Padre Pio fosse nato a pochi km da dove ero nata io. Pietrelcina? Boh! Per me doveva essere un paese nella Basilicata o giù di lì. Sapere esattamente certe cose ha, poi, così tanta importanza nel corso dell’universo intero? Direi di no :-). Fatto sta, che ero a San Martino per i morti. Su questo, qualche volta, lui ha ragione. “Voi terroni, quando arriva il due novembre, vi dissolvete e tornate tutti in terronia. Manco fosse un rito migratorio. E la cosa bella è che poi ci rimanete per mesi interi; fino a dopo Natale se vi va bene, mettendovi in malattia (e qui fa le virgolette con le dita…) e facendovi venire le malattie più strane del mondo”. Ma và, và… Io non mi sono mai messa in malattia il 2 novembre e nemmeno il 4 luglio o il 25 dicembre e, se la vogliamo dire tutta: ha parlato il più stakanovista dei postali! Ma fammi il favore, và! Che, secondo me, quando Brunetta ha pensato alle sue leggi “restrittive” si è ispirato proprio a te! E comunque io, il 2 novembre, sono emigrata a Napoli solo due volte nella mia vita.

La seconda, c’era pure mio padre e, con lui, mia zia (sua sorella) che si chiama Concetta ma tutti chiamano Luciana (perchè non le piaceva il suo nome – e ci aveva ragione!!!) e suo marito. Ecco che, puntualmente, facciamo il nostro dovere: seguiamo la processione a piedi sotto la lieve pioggerellina Sammartinese; il prete, attraverso il megafono, recita il rosario; ascoltiamo la messa da fuori la chiesa perchè c’è sempre così tanta gente che il prete mette i megafoni all’entrata del cimitero e sui cipressi ai lati delle mura che lo circondano (strana sensazione di “avvolgimento mistico”); accendiamo i ceri sulle svariate tombe di tutti i nostri parenti. Ci soffermiamo davanti a ognuna di queste tombe e il rito è lo stesso per tutte le tombe: mio padre tocca le fotografie sulle lapidi, si bacia le dita (ecco come ci si passa l’influenza…) e si fa il segno della croce davanti a ogni tomba. Poi mormora “Facimme n’Ave Ommaria, Rosè….” e io che incomincio a bisbigliarla. Mia zia, dopo averlo imitato, racconta le ultime notizie dei sopravvissuti di ognuna delle famiglie dei morti che onoriamo. Io ciondolo intorno a loro, guardando le facce di questi trapassati e chiedendomi se ci stanno guardando proprio in questo momento e che stanno pensando di noi. Poi arriviamo alla cappella della nostra famiglia e là di nuovo la tiritera dei baci e dell’Ave Ommaria con, in più, il fatto che la pulisco e, quando mi trovo dentro da sola, mi viene un pò di brividi e non è per il freddo. Essere circondata da scheletri non è il massimo della vita, dai, per quanto cari ti possano essere… Beh, usciti fuori, mio padre dice: “Jamme a magnà a Pietrelcina.” Io penso che è scemo, perchè sarà in culo al mondo, e, invece, lui mi dice che, tempo tre quarti d’ora ci saremo. Figo :-). Chissà quanti di noi hanno un padre che davanti alla propria casa mette le statue in altezza naturale di Padre Pio e S. Antonio da Padova più varie icone dall’origine sconosciuta ma molto, molto religiosa. Io ho il mio che lo fa. La gita a Pietrelcina ha anche l’obiettivo di rimpiazzare le statue ormai consumate che stanno a Imperia e, magari, l’acquisto di qualche altro gadget religioso da portare agli amici e ai conoscenti in Liguria (non si sa mai, dice lui….). Arriviamo e, devo dirlo, non me l’aspettavo così carino come paese. E’ davvero bellino, accogliente. E la cosa più bella è che non c’è molta gente, anzi. Abbiamo pranzato in un agriturismo proprio prima del paese e siamo stati molto bene. Ora dobbiamo digerire, dice mia zia, camminando per il paese. Oh, beh, perchè no? Tanto l’ombrello con ce l’abbiamo e fosse mai che questa volta, sotto la pioggia, riesco pure a crescere di qualche centimetro, come i funghi porcini! Mia zia e suo marito sono una coppia troppo comica. Sai quelle coppie che, negli anni, ne hanno viste di tutti i colori? Quelle coppie che, malgrado le avversità, le diversità, sono rimasti assieme e si sono creati un equilibrio basato non sulle certezze ma proprio sulle incertezze e, in quanto tale, proprio più equilibrio di tanti altri equilibri, se mi capisci. Beh, lei parla sempre e lui la prende sempre in giro. Mi hanno detto (io non l’ho mai visto) che lui ha perso la pazienza poche volte ma che, quando l’ha fatto, sarebbe stato meglio non stare là intorno. Vivono a Milano da, forse, 40 anni. Lei è ancora capace alla sua età (avrà passato i 70?) di truccarsi come negli anni ’60 e non sembrare ridicola. E’ contentissima di essere a Pietrelcina (ci viene spesso) e mi spiega tutto quello che vediamo, mentre facciamo il percorso obbligato attraverso il paese. Ti fanno vedere la casa di Padre Pio, quella della mamma, quella del papà, quella della vicina, quella di Dio sa chi altro e tutte le altre cose che lo riguardano, da quando era nato. Impressionante. Ti sembra di ritornare indietro di 500 anni, dico a mia zia. Lei continua a ciarlare, tutta eccitata e zio Enzo continua a sorridere annuendo in modo serioso. Mio padre sta zitto e guarda assorto. Io le dico che è davvero una strana sensazione e lei risponde con il suo accento napoletmilanese “Ah, Rusè! Io, quando venco qua mi sento nè paraddiso terrestro! Tu nun ò può ccapì! Ma tu òssaje cà se dice ca Padre Pio, pè dà è segnale alla genta, ci faceva sentire gli addori? Tu lo sai che si sentono l’addore è rosa, l’addore dè fiori quando lui ti sta vicino?” Orcu… No, a dire la verità, questo non lo sapevo (come tante altre cose di Padre Pio che non sapevo, l’ammetto). E allora, incuriosita mi interesso davvero di più di Padre Pio e mi permetto perfino di comprare dei rosari da regalare a mia mamma e da tenere sul comodino (non si sa mai…). Si, è stata davvero una bella idea, questa di mio padre di venire qua a Pietralcina. Lo vedo, da lontano, caricare le statue che ha comprato, mettere a posto l’auto, sistemare i souvenir per gli amici e mi viene un moto di tenerezza infinito. La fede, è una cosa davvero strana… Ad ogni modo, rientriamo tutti in auto, chiudiamo le portiere ed ecco che zia Concetta va in estasi e inizia a urlare “O’ sentit? ò sentit l’addore?? Uh marò!! Ce stà l’addore dint à macchina!! Padre Pio!! Padre Pio sta vicino a noi!!” Pauuuraa! L’odore si sentiva davvero. Un profumo di rose assurdo, così forte che quasi si sveniva. Io guardo spaventata mia zia. Mia zia sta quasi per avere un infarto, tanto è rossa ed emozionata. Mio padre ci guarda esterrefatto, mentre la zia quasi urla “Padre Pio!!! Padre Pio!!” al che, zio Enzo si gira verso di lei, le dà una specie di schiaffetto sulla spalla a mò di “non dire stronzate” e dice “Ma quà Padre Pio e Padre Pio, Lucià!!! Chill è l’Arbre Magique c’avimm accàttàt stammatina!! Fràtet l’ha araput e mò tu siènt à Padre Pio!!” Oh Dio!!! Ahahahahahaah. Giuro, lo giuro! Per un attimo che ho avuto paura fosse vero. Ma è stato troppo bello ridere dopo. Si, proprio una bella gita.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...