Ti presento…

Ci sono cose delle quali non si dovrebbe essere orgogliosi. Ci sono cose delle quali non ci si dovrebbe vantare. Cose che, proprio perchè sono state fatte con il cuore, per il cuore, con tutta l’anima, senza secondi fini, non dovrebbero essere divulgate. Queste cose dovrebbero restare nascoste tra le pieghe dei nostri cuori a nutrire quelle speranze che, quasi sicuramente, sappiamo non saranno mai esaudite. Sai una cosa? Me ne frego. 🙂 Io ho deciso di rendere pubblica una cosa stupenda che ho fatto e che desidero che resti qua, nero su bianco, bit su bit, a disposizione di qualcuno, chiunque, che un giorno la leggerà. Fosse mai che l’ispirerà a fare qualcosa di simile. Cosa ho fatto? Ho fatto una cosa stupenda e praticamente impossibile da realizzare. Per me è come se avessi fatto su e giù dal Kilimangiaro in 7 secondi e mezzo (perchè pure il “mezzo”? Perchè 7 sò troppo pochi) :-)…

ANTEFATTO: Mia mamma mi chiama, qualche anno fa: “Rosè, tu mi devi aiutare. A’ zia Adelaide tiene bisogno di te”. Mò, con tutto il bene che voglio a zia Adelaide, io sto a Milano, lei sta a Cicciano, che cosa mai potrei fare per aiutarla? “Tu solo ci puoi aiutare”. Ecco, ora sono già in due che devo aiutare… :-/ “Ecco, tu ossaje cà nuje nun avimm chiù vist a nostro patre da quando eravamo piccerelle” Certo che lo so. Nonno Filippo è l’unico nonno del quale sappiamo praticamente zero. Verso la fine degli anni ’50, a causa di un esaurimento nervoso (così ci è sempre stato detto), sparì nei meandri delle case di cura campane e nessuno ne seppe più nulla. Fino a quando morì e la sua famiglia potè solamente piangere su una bara il cui contenuto era un involucro che non aveva più l’anima. Da allora, solo gli sbiaditi ricordi di mia mamma che ci raccontava di nonno Filippo che lavorava il legno, che amava la natura, che era alto come un gigante (dolci ricordi di una bambina nata settimina la cui statura, anche da adulta, non le avrebbe permesso, al giorno d’oggi, di andare nemmeno sulla barca dei pirati che dondola di Gardaland) ce lo avevano fatto immaginare. 🙂 Beh, il favore sta nel fatto che “Rosè, tu ci à truvà nà fotografia è papà…!” Hahahahaha (posso dire che mi è venuto da ridere, ma non l’ho fatto perchè credevo fosse uno scherzo e cercavo la telecamera di Nanni Loy intorno a me?). Avevano cercato ovunque, presso tutti i parenti, presso tutte le istituzioni e non l’avevano trovata. “Ma tu jà fà ‘nu favor àmme e alle mie sorelle” ecco, e mò siamo già a tre!! “Nuje nun putimm murì senza vedè a nostro patre per l’urdima volta!” No, dico, ma tu ti rendi conto del peso emotivo, del fardello straziante che queste tre balorde mi mettono addosso??? E con quale malefico intento io potrei mai dire di no? “Rosè, tu tièn à internet, tu truòv sèmp à tutte è cose.. Ci jà aiutà…” Senti, iniziamo col dire che non è che io “tengo” a internet… Mica è mio… Internet ce l’hanno tutti e quando mai io vado su internet, scrivo “foto di mio nonno” e ci trovo la foto di tuo padre? Abbi pazienza, madre del mio cuore, ma tu lo sai che non ho più la cistifellea e che ogni grammo di bile in più mi rimane in attesa tra lo stomaco e tutto il resto? Si che lo sai, vecchia balorda… e pure le tue sorelle lo sanno… 🙂 così come sanno che sono l’unica cretina che ti può dire di sì, sapendo che è una mission impossible e che è un suicidio garantito. E così fu che andai alla ricerca di mio nonno. Le informazioni che avevo erano un anno, il 1956, una regione (Campania), un nome e una data di nascita. Sai cos’è? In questa nazione dove vige il “clientelismo assoluto” (lo dice pure Focus di questo mese) se io avessi avuto delle conoscenze di qualsiasi tipo, le avrei sfruttate e mi sarei sbattuta pochissimo, magari, per avere una risposta tipo “Mi spiace, Rosa, ma abbiamo cercato e non abbiamo trovato nulla. Next time, ok?” e tutti a casa a nanna sereni e contenti. Si, vabbè, fosse mai che io faccio le cose facili, così…

SVOLGIMENTO: Così, all’inizio, le ho provate tutte. Dalla mia avevo la costanza e la tenacia. Contro di me? Il fatto che tutte le case di cura di quasi 100 anni fa non esistevano più ed erano state smantellate (pièzz, pièzz, come si dice a Napoli) senza lasciare più traccia alcuna. Comunque, ho cercato sulle pagine gialle tutti i numeri di telefono che potessero essere legati alle ex-case di cura della Campania; ho mandato email, telefonato, mandato fax e in cambio: nessun risultato, nessun maledetto, cortese, gentile, infame risultato. Per me, che sono abituata ad avere/pretendere tutto e subito (lo ammetto, sono prepotente :-P) la cosa è stata alquanto disturbante, a dir poco. Altro che grammi di bile. Qualcuno mi diceva che dovevo rivolgermi al comune di Napoli, ma non mi diceva presso quale ufficio, qualcuno mi diceva che mi avrebbe passato il suo collega, che mi avrebbe sicuramente aiutato e, invece, mi sentivo sbattere il telefono in faccia; qualcuno diceva che avrei dovuto mandare una richiesta al presidente della Repubblica; qualcuno mi suggerì, perfino, di contattare Raffaella Carrà che faceva Carràmba che sorpresa! Negli anni, al posto del comune di Napoli, siamo arrivati al comune di Roccarainola, a quello di Cicciano, a quello di Aversa; i colleghi non mi sbattevano più giù il telefono, ma mi mettevano in attesa (e io pagavo, pagavo, pagavo), il presidente della Repubblica fu sostituito da Berlusconi e Raffaella Carrà da Antonella Clerici con il suo “Il treno dei desideri”. :-/ Ammetto di essermi arresa. Ammetto di aver pianto, a volte, perchè mi dicevo che non era possibile che mi fosse stata fatta una richiesta del genere senza poter dare, a quelle tre donne che, nel frattempo invecchiavano e non si ricordavano magari più della richiesta che mi avevano fatto, quello che tanto desideravano. Così, tra momenti di ricerca forsennata ed altri di silenzio assoluto (della mia anima), gli anni sono passati. Finchè… Finchè…

EPILOGO: Finchè, il 3 dicembre 2009, decido che la mia ricerca deve ripartire. Non so perchè, ma volevo che succedesse qualcosa. Diciamo che il 2009 è stato un “annus terribilis” per il TORO (il mio segno zodiacale, non la squadra di calcio che pure meglio non è messa, và…), diciamo che avevo voglia di qualcosa di bello per Natale e così mi sono messa a spulciare di nuovo tutte le carte, tutti gli appunti che avevo raccolto negli anni e, alla fine, decido che il fortunato vincitore della mia ripresa di battaglia, contro l’infame destino, è il comune di Aversa. Non l’avessi mai fatto. Un gentilissimo impiegato del comune mi dice che la casa di cura circondariale di Aversa potrebbe essere il posto giusto e che, in quanto istituzione ancora attiva, sicuramente avrebbero avuto delle fotografie dei loro internati. Mò, al momento non ci ho fatto caso alla parole “circondariale”. Poi, spiegami tu come mai, mi è venuto in mente che fa rima con Poggioreale (carcere di Napoli) e mi è venuto un coccolone. Abbi pazienza, ma se io avessi trovato una foto di mio nonno in un carcere per pazzi, quando (e soprattutto COME) avrei potuto dire a mia mamma e alle sue due sorelle perchè il loro papà ci era stato rinchiuso? E poi, abbi pazienza per la seconda volta, io volevo davvero sapere perchè mio nonno era stato rinchiuso in un carcere che era una casa di cura? Devo ammettere che ci ho pensato poco. La risposta è stata: si, chissenefotte, fatto 30 si fa 31, al resto ci pensiamo dopo! E così, chiamo il carcere. Tu non sai cosa succede a chiamare un carcere chiedendo una foto di tuo nonno di quasi 100 anni fa. Tu non sai che io ho pianto mentre spiegavo la storia per la milionesima volta ad un esterrefatto signore che mi diceva “Nun vè preoccupat, ò truvamm à vostro nonno”. Sarà stato lo stress del Natale, sarà stato che quel signore era così gentile, comprensivo, dolce. Mi ascoltava, capisci? Io gli spiegavo la storia e lui mi ascoltava. Mi ha ascoltato così tanto che poi si è rivelato essere un secondino in pausa pranzo e che avrebbe inoltrato la mia richiesta al direttore del carcere se io gli avessi mandato un’email. Se, vabbè… 😦 ‘sta mazza… Figurati! Alle ore 14 e qualcosa del 4 dicembre (o giù di lì) inviai l’email. Alle ore 12 del giorno dopo mi arriva la risposta (in formato PDF!!!!) del direttore. Dire che mi è venuto un colpo è dire poco. Pensavo che nel PDF ci fosse la foto di mio nonno e devo dire di avere aspettato la pausa pranzo per aprirlo. Invece, era la lettera di risposta (fighi ‘sti direttori!!). Il gentilissimo, si scusava dicendomi di non avere nessun riscontro del nome di mio nonno tra gli ex-degenti (dio ti ringrazio, ma sono triste…) ma… ma… Ma lui mi suggeriva di rivolgermi ad un ufficio ASL di Aversa che, a sua memoria, poteva avere le informazioni che mi necessitavano e che potevano essere legate all’Istituto Psichiatrico Santa Maria Maddalena di Aversa dove, forse, era stato ricoverato mio nonno. Ammetto di essermi arenata per un attimo. Ammetto di aver messo su Google il nome dell’ospedale e di essere incappata in un sito che si chiamava “Carte da legare” e là, ho fatto l’ennesimo viaggio nel tempo esplorando realtà a me sconosciute. Vite di gente che, solo se gli giravano i coglioni un giorno e diceva che ne aveva le palle piene, venivano rinchiusi per sempre. Gente come mio nonno che, se magari andavi in depressione perchè la vita te ne metteva troppa di merda, nel piatto, e tu non te la sentivi più di mangiarne e uscivi, per un pochino, fuori di testa senza fare del male a nessuno, bada, ma solo scleravi un attimo mandando a cagare il mondo intero, si ritrovava a guardare il cielo attraverso le sbarre di un manicomio. Fosse stato oggi, sicuramente ti avrebbero dato una dose di Lexotan e ti avrebbero mandato a casa dicendoti che ti dovevi rilassare, magari, con qualche massaggio Shiatzu e qualche ora di terapia alla ricerca del bambino sperduto che è in te. Allora? Allora era il manicomio. Non giudico. Non voglio farlo. Quell’ospedale sembra essere stato uno dei “buoni” perchè aveva, all’interno, la fattoria e tante altre belle attività, ma sempre manicomio era, scusami. E poi, penso a mio nonno che, ogni sera,  magari, guardava fuori dalla finestra e vedeva le stelle e piangeva perchè erano le stesse stelle che vedevano le sue figlie e sua moglie, ma in un altro paese, dove si respirava l’aria buona, dove i suoi amici si ritrovavano nella piazzetta, la sera, a giocare a carte nei tavolini davanti al bar, a bere un bicchiere di vino e dove, nonostante tutto, si sopravviveva sì, ma si era liberi di farlo. Ci devi andare su quel sito. Se hai voglia di “pensare” con il cuore, vai su google, e scrivi “carte da legare”. Stanno facendo un lavoro colossale e si meritano i “buoni pensieri”. Ad ogni modo, alla fine trovai il numero della ASL, e chiamai. Spiegai, per l’ennesima volta, la mia situazione e mi passarono l’ URP (ufficio relazioni con il pubblico!!!). Alla faccia di tutta la dietrologia del cacchio sul Sud! Mi passarono l’ufficio URP e trovai un angelo di nome Lidia Tesei. La Signora (sì, con la S maiuscola) così come il secondino del carcere, si prese a cuore la mia storia e mi disse che mi avrebbe aiutato se le avessi mandato un’email contattando il direttore che si occupava del progetto “Carte da legare” chiedendo il suo permesso, magari, anche solo per avere informazioni su come aveva passato gli ultimi anni mio nonno perchè, diceva, l’archivio era stato devastato, negli anni, dal terremoto, dai traslochi, da tante cose e temeva che di foto non ce ne sarebbero state. Devo dire che, questa volta scrissi con più ottimismo e speranza e… Dopo qualche giorno e qualche telefonata di sollecito mi arrivò un’email dalla Signora Tesei che aveva come oggetto: “Felice Natale!”. Io ora sto quasi piangendo. Come allora. La Signora Tesei mi diceva che avevano trovato la pratica di mio nonno e che, assurdo ma vero, c’era anche una fotografia; che lui aveva uno sguardo tenero da vecchietto e che era felice di farmela vedere e copiare se fossi andata ad Aversa. Ecco, sgomento e disperazione. Non potevo andare ad Aversa. Il lavoro me lo impediva e, se ci fossi mai riuscita, lo avrei fatto dopo mesi. Così, decisi di sfruttare, solo in quel caso, le mie conoscenze. Una sola, in realtà. Un mio lontano cugino. Gli chiesi di non dire nulla a nessuno, di comprare delle bellissime scatole di Baci Perugina da dare alla Signora Tesei e ai suoi colleghi e di andare là a fare una fotografia a mio nonno. Come nelle fiabe, le scatole di Baci Perugina (essendo il periodo natalizio) si trasformarono in bellissimi vassoi di roccocò e paste napoletane; la fotografia si trasformò in un servizio fotografico su mio nonno. Quante volte ti potrò mai dire grazie? Sempre troppo poche!! 🙂 Il giorno stesso, il 9 dicembre 2009, mi arrivò un’email con il più bel regalo di Natale che io possa mai aver ricevuto (dopo il primo calcio nel pancione di mia figlia). Anche là, lo ammetto, aspettai la pausa pranzo per aprire quei file jpeg. Il cuore mi batteva forte e, per la prima volta, con lacrime di felicità, potei salutare mio nonno Filippo Scotti.

09122009019

Ma non è finita qua. Questa foto non è messa benissimo e che non si dica che io non faccio le cose per bene. Così, cercai uno studio fotografico che potesse aiutarmi a “metterlo meglio”. Ne trovai uno vicino al mio ufficio e pensavo fosse uno di quei piccoli negozietti che oramai, grazie alle macchinette digitali stesse sopravvivendo facendo del suo meglio. Lo contattai velocemente per telefono e gli inviai per email la foto di mio nonno. Il tizio, pure lui (devo ammettere che questa avventura si è potuta concludere felicemente solo grazie a gente stupenda che ha preso a cuore la mia storia) si adoperò nella migliore delle maniere. Io, per il lavoro richiesto, pensavo mi avrebbe chiesto qualche centinaio di euro e, invece, me la cavai con qualche decina e, sorpresa delle sorprese, quando andai a ritirare le foto mi ritrovai nello  studio fotografico di un gentilissimo signore che elaborava le foto per “Elle Magazine”, “Cosmopolitan”, “Giorgio Armani” etc!! Mi venne quasi un colpo e mi chiesi se avrei mai rivisto mio nonno in quella fotografia oppure un novello Brad Pitt!! 🙂 Ma tutto filò liscio e me lo restituirono pulito, lindo e carino come non mai. Cosa feci dopo? Misi la fotografia in tre cornici grandi e 10 piccoline (per me, i miei fratelli e i miei cugini). Perchè? Perchè io faccio le cose in grande, no? 🙂 Chiamai i miei cugini di Cicciano e di Vicoforte Fiammenga (dove abitava la terza scellerata…) 🙂 gli spiegai la situazione e chiesi loro di farmi da complici per la notte di Natale. Avevo deciso che, come nel miglior film di spionaggio, avremmo sincronizzato gli orologi il 24 notte e avremmo dato, forse, il più bel regalo degli ultimi 50 anni a quelle tre dementi che tanto amiamo. Cosa successe? Mandai le foto ai miei cugini. Tenni accanto al mio letto quella per mia mamma per due lunghe infinite settimane e poi… Il finimondo. Io mi ritrovai da sola con mia mamma e mia figlia. Mio fratello si rifiutò di farmi da “spalla” perchè lui è uno che sembra forte fuori, ma si scioglie come la neve al sole. Si curò, però, di chiedermi se ero sicura che fosse proprio il nonno perchè potevano avermi fregato. Pirla… Ma se lo guardi sembra la tua fotografia tra pochi anni!! E pensare che mia zia Adelaide, quando vide mio fratello qualche anno fa, scoppiò a piangere perchè assomigliava troppo al nonno… Comunque, sincronizzammo gli orologi. Feci sedere mia mamma sul letto avvisandola che le stavo per dare il regalo di Natale, ma che mi doveva dire se si fosse sentita male perchè avrei chiamato la croce verde, giusto in caso. Gliela diedi, la aprì e la prima cosa che fece fu inspirare così profondamente che pensai si fosse risucchiata pure i polmoni e poi lo baciò. Baciò la fotografia nascondendo le lacrime. Si vergognò di piangere davanti a Laura. Lo fece dopo. Disse solo “Io me lo ricordavo proprio così, grazie.” Donna di poche parole (qualche volta). Le altre due? Una quasi svenne, mi fu detto, e non ebbi il coraggio di parlarle per tre giorni dalla paura che mi potesse insultare perchè le avevo quasi fatto venire un infarto. Ma ora, dice, sono nelle sue preghiere ogni sera, “Tutt’è ssere, Rosè, nipota mia, io ringrazio a Dio e preco per te. Tu sì n’angelo!” Uhm… dillo a mio marito zia Adelà… 🙂 L’altra? Idem. Ricevetti un sms da mio cugino di Vicoforte che diceva “Missione compiuta. Qua stanno piangendo tutti!” Sai una cosa? La foto di mio nonno ce l’ho sul comò, assieme a quella dei miei nonni paterni e di sua moglie. Ora, il cerchio è chiuso e sono felice di averlo fatto io con… come dice Joe Cocker? With a little help from my friends… 😉 Oh! Dimenticavo! Vuoi vedere dove stava mio nonno? 🙂 Qua…

09122009023

2 pensieri riguardo “Ti presento…

  1. ciao
    ho letto per caso il tuo articolo e volevo chiederti il link del sito carte da legare, mi serve per preparare un esame e trovo solo i link alle pagine del SIusa e del ministero. puoi aiutaremi per favore? è molto importante, grazie

    "Mi piace"

    1. Certo! Ne sarò lieta 🙂

      Il link principale è questo:

      http://siusa.archivi.beniculturali.it/cgi-bin/pagina.pl?RicVM=percorsi

      se poi vai su Carte da Legare, ti trovi qua:

      http://siusa.archivi.beniculturali.it/cgi-bin/pagina.pl?RicProgetto=carte

      oppure puoi trovarti anche qua (se clicchi sui menu a sx dello schermo):

      http://siusa.archivi.beniculturali.it/cgi-bin/pagina.pl?RicVM=indice&RicSez=prodenti&RicProgetto=carte

      ma se vai qua, ne trovi altre, di notizie:

      http://www.lerealicasedeimatti.it/

      e anche qua:

      http://www.lerealicasedeimatti.it/links_index.htm

      Spero di esserti stata di aiuto 🙂
      Ciao!

      "Mi piace"

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