Avanti popolo…

Come fai a non pensarci? Come fai, assediato dai resoconti (più o meno veritieri) della pubblica lite, delle strambe minacce, della “separazione in casa”, dell’incrocio dei due accenti (emiliano e milanese) a non pensare alle eventuali conseguenze di un ipotetico e finale “divorzio” tra Berlusconi e Fini? Ci sta, dai… Ci sta che possa succedere una cosa del genere. E ci sta pure che, a me, come al solito, le sinapsi inizino lentamente a tentare di far comunicare tra di loro i miei pochi neuroni sani rimasti. Proprio come la motrice di un treno a vapore che tira le bielle di accoppiamento che, a loro volta, spingono le ruote, che, in magica sincronìa, trascinano la loro locomotiva, sbuffante di simpatico fumo bianco, e che lenta, pure lei :-), si inerpica su per le rotaie di un irto, pericoloso, panoramico percorso montano. E vediamo, stavolta, dove arriviamo… Beh, cosa ho pensato? Ho pensato che mio nonno ne sarebbe stato felice. Lui non avrebbe mai ammesso certi “accoppiamenti”, capìsceme ammè… 😉 Lui era un puro. Da qualche parte, devo aver già raccontato di mio nonno, fascista sfegatato. Non per niente 500 delle vecchie lire, di proprietà del calvo presidente del consiglio, andarono a finire nelle tasche di mio nonno che chiamò suo figlio Benito in onore della sua lealtà politica. Uhm… :-/ e pensare che, negli anni ’80, con 500 lire io mi facevo shampoo, taglio e piega ai capelli. Vogliamo parlare della svalutazione e dell’euro? Vogliamo parlare del fatto che mi girano le palle a ventola al pensiero che il biglietto dell’ATM, il 31 dicembre 1999, costava 1000 lire e il 1 gennaio 2000 lo dovevamo pagare 1 euro (pari a 1936,27 lire)?? Marò, quanto mi fa incazzare questa cosa. Altro che rivoluzione!! Io ci ho provato, lo sai?, a dire a un pò di gente di fare lo sciopero dell’ATM, ma sò stata solo io l’unica cretina a farlo (e solo per tre mesi, poi 😦 perchè mio marito, quel giorno, non mi poteva accompagnare alla stazione per andare ad Arma…). Vabbè, và… Mio nonno, dicevo, era un fascista sfegatato, che, fino all’ultimo giorno della sua vita, ha continuato a leggere “Il Secolo d’Italia”. Marò che liti, tra lui e mio fratello, quando veniva ad Arma, a stare un pò con noi, e gli chiedeva andarglielo a prendere dal giornalaio della piazzetta sul lungomare che, se non erro, era un partigiano pluripremiato e che, il 25 aprile marciava davanti a tutti con il tricolore e le medaglie! Tanto litigò con mio fratello che, alla fine, nonno decise che lui non era uomo abbastanza da fare una cosa del genere e così… ci mandò mia mamma! 🙂 Ah, nonno Giuseppe! Bisogna ascoltarli, gli anziani. Bisogna ascoltarli e, poi, magari, non fare quello che ti suggeriscono o ti impongono (perchè sò scemenze immani per chi non è stanco, nel cuore e nell’anima, come loro), ma bisogna ascoltarli, di questo sono sicura. Io ho sempre ascoltato mio nonno e “continuo ad ascoltarlo”. Mi chiedo, però, come mai non riesca ad ascoltare mia suocera ottantenne… 😦 Sarà perchè ne ho sposato il figlio?!? 🙂 Vabbè, và, ritorno a Fini e Berlusconi. Ritorno a mio nonno e mi dico che, nonostante tutto, sono riuscita a farmi dei pareri personali sulla politica. Perchè “nonostante tutto” e quali sono? E’ poca roba, credimi, ma è stata davvero sudata, negli anni. Sudatissima e intrisa di esperienze datemi dagli uomini più importanti della mia vita. Mio nonno: Nonno Giuseppe dormiva con la statua della testa di Mussolini, a grandezza naturale, posizionata sul comò. Marò che paura, quelle notti che rimanevo a dormire da loro. Quella casa a due piani, adagiata nella silenziosa campagna di San Martino Valle Caudina, è sempre nel mio cuore. Potessi avere una casa, la vorrei come quella. Erano contadini. Mio nonno coltivava il tabacco, che poi vendeva allo Stato. Si divertiva a cadere dai ciliegi rompendosi l’anca (e dando la colpa a chi non era là), ad andare in giro con il suo Ape Piaggio a raccattare cagne sperdute per le campagne avellinesi e chiamandole sempre tutte “Pacchiana”. Mia nonna Rosa? Lei faceva tutto il resto, ovviamente… 🙂 Qualche volta restavo a dormire da loro e, non avendo una camera per gli ospiti, mi mettevano a dormire nel lettone con loro. Forse per qualche ragione logistica, della quale, ancor ora non comprendo la ragione, mi mettevano ai piedi del letto, tra i loro, di piedi. 😦 Non erano zozzi, bada, ma, sai com’era, c’erano delle priorità. L’acqua calda non esisteva; la dovevi riscaldare nel camino della cucina al piano terra, per lavarti. Così, in quella camera, ci ritrovavamo noi tre, l’effluvio dei piedi dei miei progenitori, il profumo zuccheroso alla menta delle caramelle Valda che rubavo a mio nonno dal cassetto del comodino, le esalazioni del vino rosso che fermentava nelle piccole damigiane accostate al vecchio armadio, l’olezzo delle trecce di teste d’aglio appese alla finestra e le composizioni di peperoncino della nonna messe ad essiccare assieme alle collane di noccioline appena colte che noi bambini avremmo mangiato a Natale, più… 😦 più la maledetta testa di Mussolini di marmo bianco lucido, illuminata dal chiarore della luna, che mi fissava con gli occhi vuoti e quella sua espressione severa e accigliata che mi faceva una paura della Madonna, con tre emme maiuscole.  Tu non sai quante volte ho odiato i miei genitori. Perchè? No, dico, secondo te, se un bambino ha paura di notte, cosa fa? Chiama i genitori? Si, certo, ma se i genitori non ci stanno e la povera pirla ha paura di fare una figura di merda con i nonni, cosa fa?? Nasconde la testa sotto le coperte, no??? E tu mi ci vedi? Dovevo scegliere tra la faccia incazzosa di Mussolini e le fragranze pedùle dei miei nonni. Ok, ammetto di aver sempre scelto l’ultima opzione… 😦 L’unica cosa che mi consolava era che la mattina, mia nonna (forse lo aveva capito) mi faceva stare tanto tempo a lavarmi la faccia sulla terrazza della loro camera. Là, davanti alla distesa di campagna, dalla quale si alzava la bruma mattutina rendendo tutto opacamente “nascosto”, splasciàvo nella bacinella smaltata di bianco adagiata sul treppiede che ora trovi solo ai mercatini dell’antiquariato. Era colma di acqua fresca presa dal ruscello che stava là vicino e mi divertivo a fare tanta, ma davvero tanta schiuma, mastruzzando la preziosissima saponetta di Camay di mia nonna. Oh, lode ai profumi dell’infanzia! 🙂 Così, da allora, mi porto dietro la faccia di Mussolini e il profumo del sapone con impressa sopra la faccia della signorina con il naso all’insù.

camay59

Mio padre: le tendenze politiche di papà sono state, secondo me, a dir poco promiscue. Sarà che è del segno dei Pesci… 🙂 Penso però che, con un padre come nonno Giuseppe, fino a una certa età sicuramente, avrà dovuto sottostare alle sue idee. Poi, naturalmente, le crisi adolescenziali e le incredibili avventure che ha vissuto, lo hanno portato a maturare una sua opinione politica. Un’opinione che è passata attraverso l’apprezzamento cieco dell’Italia di Giuseppe Saragat; la pasta al forno fatta da mia mamma e mangiata, assieme ai cannolicchi e alle telline crude e piene di limone che si infossavano nella spiaggia di Licola, sotto lo sguardo “lontano ma vicino” di Giovanni Leone; lo straordinario orgoglio nazionalistico di Alessandro Pertini che ha messo tutti assieme, nel vero senso della parola e l’inconfondibile  accento sardo di Francesco Cossiga, che a me dava sempre così tanta tristezza. E’ arrivato, infine, a votare per il Partito dei Pensionati, passando dal VIA con qualche reminiscenza Berlusconiana che male non fa mai, secondo lui… :-). Alla fine della fiera, sai cosa ti risponde se gli fai notare questa suo comportamento? “N’òmm, Rosè, adda avè ò diritt è cagnà idea”. Parole sante, però… me lo dici che cosa è questa? 🙂S VENTO PIENO

E così, visto che non c’è due senza tre, arriviamo a Marco, mio marito: fino a quando non è arrivato Bossi, io ho lavato e stirato le camicie a un comunista convinto che ha vissuto di persona gli anni della contestazione e che, durante le vacanze, invece di portarsi in spiaggia la settimana enigmistica o uno dei soliti pallosissimi romanzi da maschio, si presentava con “il Marxismo – origini, teoria, sviluppo, opere critiche, influenza” in versione originale del ’76 di Henri Favrod e che, data la pesantezza dei concetti (così diceva lui), alternava alle avventure dello sceriffo Tex Wiler e dei suoi amici cow-boys. Dopo? Dopo è stato “Nord e Sud: la vendetta”. Ricordo esattamente il momento in cui Bossi è entrato in casa mia (e subito ne è uscito, materialmente parlando). Era una domenica. Laura avrà avuto 6 anni e lui l’aveva portata in centro a fare un giro. A me piace molto questa cosa che, ogni tanto, lui la prende, se la carica in moto e vanno via. Non si sa dove, ma vanno. Io mi rilasso, per quelle poche ore, svaccandomi sul divano a vedere un film, pisolare ascoltando Kevin Kern, suonare la chitarra o a mettere su musica celtica ad alto volume cercando di ballare la set dance irlandese; non ho i tacchi di ferro ma fa lo stesso, tanto chi mi vede? 😉 Negli anni, prenotando anticipatamente i biglietti per il teatro o il cinema per loro due, ho imparato a cercare di evitare le occasioni dove lui le dice: “Andiamoci a sperdere, bambola” perchè una volta li ho chiamati e quasi mi è venuto un coccolone. Pensavo fossero al parco di Trenno, dietro casa, e invece la mia patata bulenta mi dice: “Mamma! siamo sulla nave!” Maròòò, erano arrivati fino a Como e l’aveva caricata sul traghetto!! 😦 Vabbè, quella domenica andarono in centro. Ero in camera da letto, quando tornarono, e già dal pianerottolo sentivo il chiacchiericcio eccitato di Laura. La prima cosa che vidi entrare fu un palloncino verde e poi un altro e poi un altro ancora. Casa mia invasa da palloncini verdi con sopra il sole delle alpi che, ti dico la verità?, a me sembra tanto un mazzo sparso a raggiera di foglie di cannabis… 😦 Mi è venuto male. No, dico, mi è venuto veramente male al cuore. In quel momento, ho avuto un flash. La prima volta che Marco mi presentò ai suoi amici, mi sussurrò all’orecchio: “Crapino, non dire che sei napoletana, ok? Tanto tu non hai l’accento e non lo sembri.” Pensai fosse uno scherzo e, quando quello che loro chiamano “il Ratti” si presentò,  io risposi, con l’accento più sputtanato di una pescivendola dei bassi: “Piasceèro, io songo Rosa e songo di Bbbenevento!” Beh, non avevo detto che ero napoletana, no? Comunque, con tutto quel verde intorno a me, dico solo: “Addò cazz avete preso ‘sti palloncini?” Lui sta zitto, cercando di capire, dal mio non-verbale, cosa lo aspetta. Laura, eccitatissima, inizia a parlare velocemente: “Mamma! Hai visto quanti palloncini verdi? Ne abbiamo presi a decine che non ci stavano nelle mani! Papà mi fa diventare una miss, mamma!! Quando divento grande, vado a fare Miss Padania e poi divento famosa! Papà si è pure fatto fare la carta d’identità dai signori con il fazzoletto verde che stavano davanti al Duomo! E poi lo sai che abbiamo fatto? C’era tanta gente gentile che ci ha dato i biscotti e le patatine e papà si è bevuto pure il vino e siamo stati ad ascoltare un signore con gli occhiali che gridava forte forte e tutti urlavano forte forte Bossi! Bossi! E poi c’erano le bancarelle e abbiamo comprato la T-shirt verde e il libro di Bossi e poi abbiamo preso tutti questi volantini di Bossi, vedi? Sono bellissimi, vero? Io ci voglio andare di nuovo, ‘chè papi poi mi ha comprato pure l’hamburger e la coca-cola!”. Beh, dicono che davanti ai bambini non bisogna litigare. Dicono che non bisogna dare il cattivo esempio. Dicono che bisogna aspettare che stiano dormendo e chiarire con la dolce metà l’argomento in discussione, in maniera pacata e razionale. Ah si? Davvero? ‘Sta grandissima mazza!!! Oh, le cose da dire le avevo, oh se le avevo… Mia figlia Miss Padania? Piuttosto la morte!! E non la sua o la mia, ma quella di mio marito!! Traducevo mentalmente tutto ciò che mi aveva appena detto Laura in cose reali: congresso di partito in Duomo, Padania Libera, Bossi, Tesseramento, MIA FIGLIA MISS PADANIA??? Ma tu sì scèm ‘ncapa???? Si, ne avevo tante di cose da dire, ma mi veniva in mente solo una frase che iniziava con: “Grandissimo…” e finiva con “..ttana”. Cosa feci? Niente, o forse, tutto. Gli tolsi la parola. E’ là che devi avere paura di me. Aspettai il giorno dopo e, con un ago, scoppiai tutti i palloncini e li buttai in pattumiera. A Laura dissi che erano volati in cielo (tanto lei che ne sapeva che non erano pieni d’elio?). Presi il libro e lo bruciai sul terrazzo. Perchè bruciarlo invece di buttarlo, semplicemente? Avevo bisogno di un rito liberatorio e il fuoco faceva per me, credimi. Presi la t-shirt e la feci in mille pezzi e tutti i volantini le fecero compagnia. Dittatura? No, dai, semplice democrazia forzata. 🙂 Si arrabbiò? Naaaa, tanto comando io 😉 e la tessera gliel’ho lasciata, no?

lega_nord

Ora, negli anni, sono riuscita a conciliarmi con lo spirito leghista di mio marito, l’incertezza di mio padre e le troppe certezze di mio nonno. Dopo tanto pensare, posso concludere solo con questo: come tutti quei poveri cristi che compongono una certa parte della popolazione italiana (e che per me sono più del 70% della stessa) io non ne so niente di politica. Sì, ho le nozioni storiche, frutto del sudato studio scolastico; qualche volta, tra uno stiro e un lavoipiatti, guardo il telegiornale e non ci capisco una mazza perchè, oramai, è peggio di Beautiful e se te ne perdi una puntata sei fregato; ricordo i nomi dei presidenti degli anni ’80 e glisso astutamente su quelli dei politici di oggi, che si alternano sulle rosse poltrone di velluto come i colori di una girandola mossa dal vento delle idee. E allora? Allora penso a quello che mi dice sempre mia madre e che, sono sicura, pensa, dialetto più, dialetto meno, pure il 70% di cui sopra: “Rosè, destra, sinistra, sòtt, ‘ncopp, è lato o in centro, tànt ce stà sèmpe qualche fìgl è bucchìn cà te vò arrubbà è sord…”. 🙂 Già… La soluzione? Cercare di riuscire a individuare chi te ne può rubare di meno… 🙂piggybank320

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