I feel romèntik

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Ultimamente guardo sempre di più film romantici. Mi sono sempre piaciuti. Quasi a tutte le donne piacciono. Penso che sia perchè, nella vita di ogni giorno, non ne troviamo molto, di romanticismo, o almeno, non tanto quanto ne vorremmo e allora ci rifugiamo, per quei 90/120 minuti, intercalati dalla pubblicità ossessiva, in un mondo dove tutto inizia male, si evolve bene e finisce benissimo, sperando lo stesso pure per noi. A volte, però, devo dire la verità, mi piace vedere anche dei film dove si menano, dove ci si sfoga, dove, comunque, c’è uno che mena un’altro che ha fatto il cattivo e lo punisce. Pure quella è speranza, no? Beh, mi viene in mente quella volta che io e lui andammo al cinema per San Valentino (o qualcosa del genere). Il film lo scelsi io: “Sin City”. Mi piaceva l’idea del film tratto dal fumetto, della fotografia particolarissima in bianco e nero con le macchie di rosso sangue, di capire chi fosse, dei personaggi, Mickey Rourke perchè dicevano che si era disfatto fisicamente e che nemmeno sua mamma l’avrebbe riconosciuto, da quanto male era messo in quel periodo, con tutto il botulino e le cicatrici che lo decoravano. Beh, sai cosa successe? Il cinema Ducale di Piazza Napoli era pieno come un uovo e, per miracolo, avevamo trovato due posti. Lui non era tanto per la quale, perchè avrebbe preferito rimanere a casa e guardarsene uno della sua collezione di Bud Spencer e Terence Hill o uno di quei mattoni storici tipo “Ben Hur”, ma entrò lo stesso. Inizia il film, mentre lui brontola e io gli prometto che, se sta zitto, dopo “gli dò la caramella” e rido… Cinque minuti. E’ durato cinque esatti minuti. Dopo il trecentesimo secondo, il mio cavaliere si alza in piedi dicendomi con voce incazzatissima “Ma che film è questo? Qua c’è solo gente che si ammazza! Qua c’è solo sangue! Masseiscema a portarmi in un posto del genere?? Io me ne vado!” Tutti si sono girati verso di noi. Marò cheffiguremmerda… 😦 Io stavo zitta e non osavo rispondere. Volevo far finta di stare con la signorina vicino a me, ma quella mi guardava ridendo. 😦 Lui continuò: “Ma non li vedi?? Poi stanotte facciamo gli incubi!” Io replico “No, Marco, guarda che è una storia d’amore, poi non ammazzano più nessuno” qualcuno sogghigna e sento dire “Non credo proprio, anzi, alla fine c’è un’escalation da furore.” Deficiente… Ecco, è stato in quel momento che lui si è girato nel buio, verso la voce, mi ha guardata schifato e mi ha mollata nel cinema da sola, circondata da gente che sghignazzava. Ma come si può??? Un uomo che si spaventa davanti a un pò di sangue, che non è nemmeno il suo?? Naturalmente, uscii pure io e me ne tornai a casa a piedi, da sola, per fargli dispetto ed esprimere tutto il mio disappunto per aver sposato un cagasotto. Non funzionò. Ancora ora, anni dopo, rimane della stessa idea e io, quel film, non sono più riuscita a vederlo. Ma io, lo giuro, sono romantica. E forse più di lui che si fa venire le cose strane a vedere Titanic. Ma come si può, dico io, farsi prendere da Titanic?? Sarà che ero incinta e intenta a nutrire mia figlia con tutti gli ormoni buoni che avevo, ma a me, quel film proprio non disse nulla. Lui me lo portò a casa e ci mettemmo sul divano a guardarlo. Sì, vabbè, carina la fotografia, ma quei due… Maddaiii… Quando si dice fuori dal mondo. Beh, ad ogni modo, per fargli un piacere, lo finisco di vedere (sò mica come lui che mi alzo indignata e lo mollo là nei ghiacci della passione, io!). Poi andiamo a letto. Lui è evidentemente colpito, io no. Lui sta zitto, io no. Critico tutto e lui sta zitto. Io mi giro di lato, cercando di far atterrare dolcemente il pancione sul materasso, lui si gira di lato, zitto zitto. Spegniamo la luce e… silenzio. Fino a quando sento singhiozzare lievemente. Ecco, io pensavo che fosse mia figlia che lo facesse nel pancione; succede, lo sai? Però, che strano, non sentivo il pancione muoversi. Poi, sento tirare su col naso e là, mi è venuto male al cuore. No, scusa… Accendo la luce e cerco di girarmi piano piano con la mia airbag portatile gonfiata al massimo e cosa ti vedo? Lui che piange!! Marò, che imbarazzo! Non sapevo cosa dire. “Marco, ma stai piangendo? Marco, ma sei tu?” Due o tre singhiozzi e l’orso Yoghi si gira verso di me; mi abbraccia, si nasconde nel mio petto e singhiozza dicendo: “Ma tu ci pensi? Voglio dire, perdere il tuo amore così, nei ghiacci, senza poterci fare nulla. Dio, Rosa, che dolore al petto. Dio, che pena per quei due!” Ma tu sì proprio scemo!! La mia espressione deve essere stata quella di una che va per pescare una sardina e si ritrova una balena attaccata all’amo 🙂 Cosa ho fatto? Cosa ho detto? Niente. Ero troppo scioccata, lo ammetto. Gli ho solo dato qualche pacca sulla schiena e gli ho detto: “Mà, mi spiace che stai così, ma è solo un film, daiii. Però, ti prometto una cosa. Se andiamo in America col transatlantico, facciamo come loro, ok? Rimani tu sulla nave, ok? Tanto io ti voglio bene lo stesso!” 🙂 🙂 Eddaiii se non si sdrammatizza in queste situazioni… 🙂 Comunque, io sono romantica, lo giuro. E lui lo sa, ma ormai, è finito il tempo del corteggiamento 😦 Ricordo che all’inizio, pure lui lo era, eccome; quasi da spavento. Molti mi chiedono come ci siamo incontrati. Beh, non è stata una cosa normale, credimi. Niente è normale, tra di noi. Io avevo 30 anni ed ero tornata in Italia perchè sentivo che il mio orologio biologico ticcava in maniera furiosa e non ero riuscita a portare a termine una storia d’amore nella maniera giusta. Non volevo, inoltre, crearmi una famiglia in una nazione in cui, pochi mesi prima, due ragazzini che non avevano ancora mollato il biberon, erano stati capaci di uccidere un bimbetto di pochi anni nella stessa maniera in cui l’avevano visto fare in un film che i loro genitori avevano noleggiato. Mamma mia, che orrore. Se ci penso, mi vengono i brividi. Lo avevano rapito e gli avevano fatto delle cose turpi. Maledetti. 😦 Beh, tornai in Italia e devo “ringraziare” mia cugina per essere dove mi trovo ora. Ero a Milano da poco, ero da sola e andavo a cena da loro per trovare un pò di famiglia. Le raccontai del mio desiderio di trovare un marito perbene, un uomo italiano senza grilli per la testa, uno che amasse la musica, come me, e che avesse voglia di farsi una famiglia. Le feci presente che non ero alla ricerca disperata, ma che mi sarebbe piaciuto trovare qualcuno, come tutte le donne del mondo, credo. Lei, toma toma (come si dice a Napoli) mi dice che c’è un collega di suo marito che fa al caso mio e che avremmo potuto organizzare un blind-date, un’appuntamento al buio. Ahahahahah, mi vien da ridere. Se avessi saputo tutto quello che è successo dopo, marò, mi sarei data malatissima quella sera o forse no? Il destino è bizzarro e se le cose devono succedere, credimi, succedono. Beh, tant’è che si fissa l’appuntamento: la sera del mio compleanno: l’11 maggio del 1986 (poi, ho scoperto che, invece, sono nata il 12 maggio, ma questa è un’altra storia :-)) Mia cugina prepara succulenti manicaretti pugliesi (in onore di suo marito) e io arrivo più figa che mai e con i miei giovanili 55 kg. Aspettiamo e lui non arriva. Aspettiamo e lei mi dice che si era dimenticata di dirmi che lui è un tipo un pò particolare. Aspettiamo e lei si ricorda di dirmi che lui non è uno che va con la moda e si veste un pò strano. 😦 Ma dimmi tu… Aspettiamo e a me iniziano a girare le palle perchè non mi va di fare la scema. Lo chiamano e lui dice di essersi dimenticato!! 😦 Ma ‘stu pièzz è scem!! Beh, è iniziata malissimo, mi dico, speriamo che finisca meglio. Quando arriva, ore dopo, lo guardo e la prima cosa che penso è: “NO! NO! E POI NO!” Certo, allora portava la 52 e non la 56 come ora. Certo, qualche capello in più l’aveva. Certo, non ruttava, mangiando le focacce pugliesi di mia cugina ma… ma… Ma, Dio del Paradiso con tutti i santi e le madonne, possibile mai che uno si potesse vestire così per fare colpo su una donna?? Un pantalone di un ignoto colore sicuramente frutto di un miscuglio di lavatrice uscito male, una camicia hawaiana che ti faceva diventare cieco solo a guardarla, una cintura bicolore (sì, bicolore) beige e marrone e dei sandali alla San Francesco che non entrarono mai in casa nostra. Mmm, a parte la cintura bicolore, a dire il vero, che mi ricorda la sera che gliela sfilai, davanti a tutti, mentre lui aveva gli occhi chiusi e lo stereo suonava “You can leave you hat on”. La conservo perchè così mi posso ricordare che, tanto tempo fa, noi si era capaci di ridere. Beh, di stomaco ne avevo a quei tempi (e avevo ancora la cistifellea) ma faceva proprio male agli occhi guardarlo. Solo dopo ho scoperto che è daltonico con i colori scuri… 🙂 Ma, tant’è che, grazie a dio, io vado oltre gli abiti (come dice il proverbio) e trascorremmo una bella serata, lo devo ammettere. Io ridevo delle battute che facevano su di lui (non credevo che fossero vere, ma quanto mi sono dovuta ricredere!) 🙂 e lui continuava a meravigliarsi del fatto che non avessi l’accento napoletano (si è ricreduto dopo la prima lite perchè, solo in quei momenti, tiro fuori l’animo campano e tutte le parolacce che conosco). Comunque, allo scoccare della mezzanotte, mia cugina disse che avevano una sorpresa per me e mi portarono nello studio di suo marito, in cantina. Mi fecero chiudere gli occhi e i due musicisti fecero un concerto solo per me, coronato da uno stupendo duetto di “Happy Birthday” cantato da un milanese che non conosceva l’inglese e un pugliese che faceva pesare la sua “e” su tutte le vocali 🙂 Sì, fu una bella serata. Quando andammo via, lui mi accompagnò alla mia auto e mi chiese se mi poteva chiamare, uno di quei giorni. Beh, devo dire la verità, gli risposi di si pensando che lui poteva ben chiamare, ma che io non avrei risposto… 😉 Si, lo so, sono cattiva. Il giorno dopo, mi arrivò a casa un mazzo di rose rosse baccarà con un biglietto: “Buon compleanno, Marco” Ti dico pure questa: all’epoca mi piaceva un ragazzo, amico di Elsa, che si chiamava Marco e io pensai che fosse lui 😦 si, lo so… sono cattiva, ma è vero! Meno male che mi chiamò mia cugina, poco dopo, chiedendomi se mi erano piaciute le rose di Marco (quello della cintura bicolore) ed evitandomi di fare una figura di MM con il tizio amico di Elsa! 🙂 E così, iniziò il martellamento a tappeto. Mai, mai, mai nella mia vita sono stata corteggiata in una maniera così bella e strampalata, ammettiamolo. Lui rideva del fatto che io continuassi a dirgli che non gliel’avrei mai data. Io ridevo del fatto che non ci credeva; cretini entrambi. 🙂 Come mi ha conquistata? In quanto tempo? Beh, le date me le ricordo. L’11 maggio l’ho conosciuto. Il 20 maggio (suo compleanno) mi chiama in ufficio: “Ciao, ero qua vicino e volevo sapere se vuoi venire a bere un caffè con me.” Io gli rispondo che non bevo caffè. Lui mi dice che sono l’unica napoletana al mondo a non bere caffè. Io gli rispondo che me ne frego e che bevo solo thè col latte e lui risponde che si può fare. Ma tu guarda questo! 🙂 Così, mi viene a prendere all’uscita dell’ufficio ed entro nella sua Ritmo familiare blu, tenendomi scostata dallo schienale perchè mi avevano detto che la gente che entrava nella sua auto si beccava il tifo per quanto lui non se ne curasse (e io non ci avevo creduto fino a quel momento). Lui è felice di vedermi, io sono molto sospettosa, ma non lo dò a vedere. Lui dice “Dove andiamo?” io rispondo che il thè si può bere ovunque, perciò qualsiasi bar va bene. E tu lo sai cosa fa?? Lui prende l’autostrada. Ecco, è stato in quel momento che ho avuto una paura da cagarsi addosso. Ero aggrappata alla maniglia e, mentre lui ciciarava e cantava, io cercavo di capire a quale velocità andasse e quante ossa mi sarei rotta se avessi cercato di scappare dall’auto in corsa 😦 Guardavo le corsie e speravo che si mettesse su quella di destra. Calcolavo i tempi di reazione e tremavo. Non esistevano ancora i cellulari. Marò quanto ero spaventata. Con aria serena (come no) chiesi dove stessimo andando e lui (altrettanto sereno) mi dice: “A prendere il thè, no??” Come no! Marò, marò, marò… Beh, cercai di rilassarmi accucciandomi contro la portiera il più possibile e lui mi chiese che cosa non andasse. Io risposi che mi faceva male la schiena e lui cercò di farmi un massaggio mentre guidava!! Marò, marò, marò!!! I chilometri andavano e lui mi diceva di rilassarmi, che mi avrebbe fatto una sorpresa. Marò, marò, marò… Io già pensavo al mio funerale, semmai mi avessero trovata. E già, che me lo avevano detto che era strano, ma io, cretina!! Marò, marò, marò… Passiamo Pavia. Passiamo Tortona. Passiamo Arquata. 😦 Ma addò cazz me stà purtànn??? :-O Maròòòò, siamo a Portofino!!! Ecco, in quel momento mi sono sentita scoppiare il cuore. Mai, mai, mai nella mia vita, un uomo mi aveva portata a Portofino, da Milano, a prendere il thè. Di tutte le cose, amiche femmine, mai avrei pensato una cosa del genere. Che serata! Che incredibile serata! Pure là, comunque, non gliela diedi 🙂 mi aveva fatto venire i vermi e mai gliel’avrei perdonato… 🙂 nonostante avessi bevuto il thè più costoso della mia vita (ben 15.000 lire!!!) Da allora, il corteggiatore matto continuò la sua escalation, rose, rose, rose, telefonate, risate, minacce, abbordamenti finiti male, di tutto di più. Fino a quando… Fino a quando il 13 giugno mi portò a Montevecchia. Beh, diciamo che ce lo portai io, senza sapere dove stavamo andando. E qua mi fermo. Vabbè, lasciamo perdere. Consiglio solo una cosa, se volete conquistare qualcuno: andate a Montevecchia (BG) quando a Milano c’è un temporale assurdo.

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Salite sul poggio di Montevecchia e… guardatevi intorno. La mossa del corteggiatore, là funzionò 🙂 speriamo che funzioni anche per voi ;-). Oh, dunque, che stavo dicendo? Che c’è bisogno di romanticismo, giusto? Si, ce n’è bisogno, lo sai? Beh, l’altra sera sono incappata in un film su Rai4 (che è proprio un bel canale). Lo avevo visto, la prima ed ultima volta, a Londra, prima di tornare in Italia. Si intitola “Una amore tutto suo”. Raro caso di un titolo inglese traslato pari pari e proprio perchè ci azzecca. In inglese era “A love of her own”. Ricordo ancora che, uscendo dal cinema, Fabienne (la mia giunonica amica francese che assomiglia, in una maniera spaventosa, alla moglie del capo del villaggio di Asterix) mi disse che era stata una brutta idea andarci perchè lei non ci credeva a quelle cose. Ne aveva prese troppe, di fregature, dagli uomini. Io, invece, argomentai dicendo che, al contrario, mi dava speranza perchè, se uno le poteva vedere al cinema, certe cose, voleva dire che qualcuno le aveva pensate e, forse, anche sperimentate e, magari, potevano succedere anche a noi, poveri mortali. Lei mi rispose “Beh, preferisco rimanere della mia idea, perchè mi verrebbe male a pensare che, tutto quello che succede nell’Esorcista, può capitare anche a me!” Ma vaffammocc!

2 pensieri riguardo “I feel romèntik

  1. Titanic non è poi così malaccio come film! E Terence Hill e Bud Spencer sono uno spasso. Mio padre ci andava pazzo! Beh, anche la serie di Sergio Leone, da “Per un pugno di dollari” in poi non sono da buttare via ancora oggi! Bisognerebbe mettersi d’accordo prima: una volta sceglie uno, l’altra volta sceglia l’altra, e così via; almeno quando si va fuori al cinema. In casa è consigliabile avere due TV! Certo che però il tuo Romanticismo è singolare: non ama i films alla Titanic! Comunque complimenti per la narrazione è godibile e simpatica. Ciao. Albix

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