Io volevo una paletta!!!

03

Lo dicono tutti. Mai nella mia vita avrei pensato di dire le stesse cose che diceva mia mamma e, invece, sono qua, e faccio esattamente come lei. Io? Io più o meno. Bada bene, voglio bene a mia mamma, ma è stata una persona a dir poco ambivalente nelle sue espressioni affettive e, perciò, il mio obiettivo, nel ruolo di madre, è stato quello di essere giusto quel poco diversa da lei, ma decisamente costante. Ad ogni modo, l’unica cosa che dico, ricopiando mia madre, è: questa casa non è un albergo. Orbene, non è che ne vada fiera, ma è l’unica frase che rende il concetto, fino a quando non ne inventeranno una altrettanto valida. L’unica frase che, detta con un certo tono, ha un effetto “risvegliante” nel cervello dei miei due coinquilini, soprattutto quando trovo una calza dentro un vaso di rose secche – che, con fatica, ho raccolto negli anni – e un plettro nella zuccheriera! Là, sclero, li prendo tutti e due, li metto a sedere sul divano in salotto e loro, visibilmente complici, si guardano pensando e dai che ci risiamo con la rottura di palle sull’albergo, sul rispetto per le donne lavoratrici, sulla collaborazione in famiglia, eccetera, eccetera. Disgraziati… E vabbè, che ci vuoi fare. Crescendo, si impara. E così, invece di sclerare, da un pò di tempo, butto tutto in pattumiera. 🙂 Come si dice? A mali estremi, estremi rimedi. Certo che gliel’avevo notificato, ai miei due ospiti :-), ma loro non ci credevano. E solo quando lui si è visto scomparire una marea di spartiti sparsi ovunque e lei fiondare nell’umido tutta la serie di mollettine da capelli preferite, hanno incominciato a settare il tiro (come si dice dalle mie parti) e, voilà, non ci sono più tante cose in giro (almeno, non più tante come prima). Se mi ha fatto male al cuore buttare le cose? No, perchè? Tanto non le ho mica ricomprate 🙂 Però, però… Però, ho fatto una pirlata quando ho buttato via le calze di cashmere nere che pensavo fossero di Laura e, invece, erano mie :-D… Sarò noiosa, ma, è proprio pesante fare le cose di casa e, perciò, dato che l’altro giorno (il 12 “forse”) era il mio compleanno, loro mi hanno fatto un regalo favoloso: non hanno sparso nulla in giro, mi hanno comprato la torta, hanno cucinato loro, mi hanno comprato una confezione di Chanel n. 5 e si sono perfino lavati i piatti!!! 🙂 E’ un regalo bellissimo, no?? Se ci penso, anni fa, miravo a cose più eclatanti, come regali di compleanno, ma, con il tempo, credimi, ci si accontenta di tutto. Certo che mi è rimasta appesa in gola quella cosa che, per i miei 40 anni, lui non avesse organizzato nulla. Anzi, tutto il contrario e 😦 sai cosa successe? Avevo chiesto a un signore (uno di quei magici tuttofare che stanno in tutti i condomini) di imbiancarmi la cucina. Puta caso, lui era libero quel giorno e io la vidi come un segno del signore, un regalo dal destino perchè, almeno, quando sarei tornata a casa sarebbe stato tutto bello imbiancato e, magari, mio marito mi avrebbe preparato una festa a sorpresa! Cavolo! 40 anni non vengono mica due volte, nella vita, no?? Anzi, diciamo di si, và, nel mio caso… 🙂 Vuoi la verità o l’altra? La verità? Ok! Io non so quando sono nata. Madre e padre li conosco, nun te preoccupà. Pure il posto e pure i parenti sono quelli giusti. Il mio unico problema è che non so esattamente quando sono nata. L’ho scoperto quando dovetti fare i documenti per il matrimonio. Uno di questi era l’estratto di nascita e, meraviglia delle meraviglie, quando mi arrivò il documento, da San Martino Valle Caudina (dove mi avevano dichiarata) c’era scritto 12 maggio 1965!! Orcu! Ma io avevo sempre festeggiato l’11 maggio!! Terrore, mancamento, sbilanciamento emotivo. Poche sicurezze, si hanno nella vita. Il giorno di nascita è uno di quelli. Io, neanche quello avevo. Naturalmente, chiamai subito mia mamma, no? A chi lo dovevo chiedere? Sono la prima di 5 figli, almeno, il mio di giorno, l’avrebbe dovuto ricordare. 😦 Mà, senti ‘sta barzelletta. Mi è arrivato l’estratto e dice che sono nata il 12 e non l’11. Ma come è ‘sta cosa? E’ l’11 giusto? Figurati se non lo sai tu? Silenzio di tomba 😦  Mà, sì caduta? Voce che si schiarisce e poi… Rosè, sò passati 32 anni! Comme vuò ca m’arricordo quann sì nata?? Ti voglio bene, mà. Ti voglio tanto bene perchè tu sì veramente nà cosa grande. E poi, sì ‘nà stunata!!! Ma come si può, dico io?? Come cacchio si può?? Io sono la prima. Capisco gli altri, magari, e non più di tanto, ma iooooo!! Iooooo!!! Rosè, nun fà sempe è scene ‘steriche! Nun m’arricordo! E vabbè, tu scegliti un giorno, no? Unnice, durice! Che differenza fa?? Mica t’i à fà l’oroscopo personalizzato!! Comunque, l’ora era le due meno venti di mattina. E pò, chiedilo a tuo patre, cà macari iss s’arricorda meglio e mè!! Sei fighissima, mà. Vergognandomi per lei (e non per me) chiamai mio padre che schiattò a ridere come un pazzo e mi rispose Capunciè, è già tanto se m’arricordo cà song vivo… Tu non puoi immaginare lo scompenso emotivo che questa cosa mi ha causato (oltre alla grandissima rottura di palle di dover fare tutti i documenti possibili e immaginabili!). Perfino la tessera della biblioteca dovetti rifare perchè mi veniva male a guardarla e non vederci sopra il giorno giusto! E il codice fiscale! E la patente! E comunicare il cambiamento in ufficio etc, etc… Ti risparmio l’iter burocratico e ti porto con me direttamente a San Martino Valle Caudina, indietro nel tempo, qualche anno fa, perchè la storia non finisce qua. Una delle due uniche volte che, da terrona emigrante, come dice mio marito, mi sono trovata a San Martino per i morti, ho colto l’occasione per appurare, fisicamente e materialmente, la veridicità di questo 12 maggio che tutti prendevano per 11 maggio. L’ufficio dell’anagrafe è piccino e gli impiegati carinissimi. L’impiegata, sentita la mia storia, si mette a ridere ma, gentilmente, va a tirare fuori i faldoni assurdi di fogli formato grandissimo dove, migliaia di lune fa, qualcuno aveva scritto che ero nata e qualcun altro l’aveva testimoniato. Bella la calligrafia, bello quel foglio ingiallito dal tempo, bella la sensazione di viaggio nel tempo. Brutta la scoperta. 😦 Nata il 12 maggio, sicuro come il fatto che la luna gira intorno alla terra ma… non ti chiami solo Rosa, bella mia. Qualche simpatico burlone (quell’altro stonato di tuo padre) si è dimenticato di dirti che ti chiami Rosa Pasqualina!!! Gasp! Trigasp! Ouch! Maròòòòò!!! Pasqualina??? 😦 si, my darling Rose, tu sì nà bellissima Pasqualina sannita e qua sta scritto e da qua non si leva… Beh, come si dice? Andarono per mazzolare e furono mazzolati… 😦 ero passata sotto le forche caudine che mi ero preparata da sola. Consiglio? Non andate mai all’anagrafe per verificare nome o data di nascita. Restate, se potete, nella completa ignoranza, o meglio, nella conoscenza che avete acquisito perchè fà nu màl è pazz scoprire tutto il contrario e pure di più… 😦 Ad ogni modo, il giorno “ufficiale” del mio 40° compleanno lo faccio sapere pure al signore che mi stava imbiancando la cucina e lui si preoccupò di dirmi che, vista l’occasione, allora, avrebbe pure pulito, dopo aver finito, per farmi un regalo! 🙂 Mitico! Il giorno passa e niente succede. Voglio dire, tutti mi fanno gli auguri, ma mio marito non si fa sentire, chessò, per qualche telefonata strategica per definire orario di arrivo a casa con amici che sono nascosti ovunque… o per dirmi che vuole portarmi fuori per stare noi due assieme soli soletti e, invece, trascinarmi in un cinema prenotato solo per il mio compleanno dove tutti gli amici saranno presenti al film, montato da lui, con tante foto, musica emozionante e gran finale, sulla tua vita… Si?? Hai pensato questo? Beh, 😦 Una emerita mazza secca… 😦 io arrivo a casa di corsa, perchè so che devo pagare l’imbianchino, e, sorpresa delle sorprese, c’è anche lui, stravaccato sul divano. L’imbianchino mi guarda di sottecchi e io, lo ammetto, ancora spero, ma casa mia è piccola e non si possono nascondere tanti ospiti nel cucinotto… 😦 Lui mi si para davanti tutto contento e sorridente, mi mette in mano un sacchetto di carta bianco e dice: “Auguri, crapino”. L’imbianchino (che nessuno dei due conosceva fino a quella mattina) sorride tutto felice e dice: “Gliel’ho consigliato io…” Ah, si??? Apro il sacchetto (che, visibilmente e olfattivamente, ha già contenuto una focaccia….) e mi scivola in mano un libro: “Come non farsi seghe mentali”. 😦 Beh, quando si dice “messaggio subliminale”. Complimenti all’imbianchino e complimenti a me… 😦 che sono una cretina che sempre spera e, come quelli del proverbio che vivono di speranza, morirai sperando 😦 Il libro l’ho buttato in pattumiera. Mi fece così tanto incazzare questa cosa che mi rifiutai di leggerlo. Mi spiace per l’autore, che può anche aver scritto cose sagge e fighe, ma a me, quando vedo quel suo libro in libreria, viene un attacco di colon irritabile. 😦 Da allora, ho imparato a non fare più sogni per i miei compleanni. A non farmi più seghe mentali (quando si dice “avere un risultato senza leggerlo”, il libro ;-)) con feste e sorprese che non arriveranno mai. Così, la settimana scorsa, gli ho chiesto un regalo. Gli ho portato un volantino dell’Iper. Gli ho strappato un pezzettino di carta e gliel’ho messo in mano dicendogli Mà, quest’anno mi farebbe piacere avere questo. Lui sbianca perchè nel pezzetto di carta c’era un televisore al plasma da 4500 euro. Rosa, non ti sembra di chiedere troppo? Riguardo il foglio pensando di aver sbagliato… No Mà, guarda che io desidererei la paletta di plastica per il terrazzo. Costa solo 2.90€ e, se vai domani, te la scontano a 1.90€ Lui sospira Ok, se lo vuoi. Risultato? L’Iper era troppo lontano, per lui, per andare a prendere la paletta e, in più, credeva che scherzassi. Così mi è arrivato lo Chanel che, ammettiamolo, era un pò meglio della paletta che però, perchè non scherzavo per niente, mi sò comprata io (due, che non si sa mai); bella, rossa e con il manico lungo, così che non mi devo abbassare a tirare su la pattumiera. 🙂 Morale della favola? Non ti aspettare niente e avrai tutto (o quasi…) 😉

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