Sì, ricordati di me…

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Ricordati di me, questa sera che non hai da fare,
e tutta la città è allagata da questo temporale
e non c’è sesso e non c’è amore, né tenerezza nel tuo cuore.
Capita anche a te di pensare che al di là del mare
vive una città dove gli uomini sanno già volare,

e non c’è sesso senza amore, nessun inganno nessun dolore,
e vola l’anima leggera.
Sarà quel che sarà, questa vita è solo un’autostrada,
che mi porterà alla fine di questa giornata,

e sono niente senza amore, sei tu il rimpianto e il mio dolore
che come il tempo mi consuma.
Lo sai o non lo sai, che per me sei sempre tu la sola,
chiama quando vuoi, basta un gesto forse una parola,
che non c’è sesso senza amore, è dura legge nel mio cuore,
che sono un’anima ribelle.

Ricordati di me, della mia pelle, ricordati di te com’eri prima,
il tempo lentamente ci consuma.
Ma non c’è sesso e non c’è amore, né tenerezza nel tuo cuore
che raramente s’innamora.
Ricordati di me, quando ridi, quando sei da sola,
fidati di me, questa vita e questo tempo vola.

C’è questo video Ricordati di me che devi vedere. Ho messo in grassetto le parole, per me, più importanti di questa canzone e ti consiglio di sentire quello che dice Venditti, prima di cantarla. C’è gente, amico mio che vuoi tanto volare ma non ci riesci, che dice la verità, a volte, proprio quando meno ce lo si aspetta, credimi. La sai questa canzone? E’ una canzone di secoli fa. Una canzone vecchissima che mi è venuta in mente qualche sera fa e che, guarda tu, ho ascoltato oggi, per caso, e che mi ha fatto tornare indietro di molte lune. Ormai si è scoperto. Io sono della generazione di Sergio Endrigo, del Gigante Buono della Nutella (che non mi piace… e lo so di essere l’unica persona al mondo a non amare la Nutella, ma che ci vuoi fare? :-)), del “tutti a nanna dopo Carosello”, del “E che ci ho scritto? Joe Condor??” della Famiglia Bradford intervallata dalla famiglia Partridge. Mi sono innamorata di Goldrake e ho pianto come una pazza quando è morto, ho mandato una lettera d’amore a Richard Chamberlain dopo aver visto l’ultima puntata di Uccelli di Rovo (poi ho scoperto che era gay, ma chissenefrega!). La perla di Labuan mi stava sulle palle, perchè Sandokan aveva occhi solo per lei e ho visto almeno 200 volte (sia in inglese che in italiano) Dirty Dancing e Blade Runner. E poi, lo ammetto 😦 ho mentito al tizio che presentava il Telegattone (Maurizio Seymandi). Assurdo, pensandoci ora, ma, chiamando la redazione di Sorrisi e Canzoni all’epoca, potevi davvero parlare con i loro giornalisti e presentatori. Ora… Beh, io ci parlai e gli mentii dicendogli che dovevo fare una tesi sull’influenza nelle generazioni adolescenti dei film neo-romantici nell’era degli anni ottanta. E lo feci solo per avere tutti gli articoli che mi potevano dare (quelli della redazione di Sorrisi e Canzoni TV) su Patrick Swayze. 😦 Mi pento e mi dolgo di avere peccato, però ero innamoratissima di Patrick Swayze!! Ricordo che Maurizio Seymandi, consegnandomi una pila enorme di materiale fotocopiato, mi disse: “Mi piacerebbe avere una copia della tua tesi, quando l’hai discussa” Mmmm, certo; 😦 la sta ancora aspettando… 😦 Mi perdoni, signor Seymandi, la prego, la scongiuro. Se vuole, le mando quella vera… “L’evoluzione dello spiritismo nel diciottesimo secolo” 😦 va bene lo stesso? Ma come si fa a non capire una donna innamorata di Patrick Swayze? Ma tu lo sai quanto costava chiamare in America 25 anni fa??? Mica c’era la libera concorrenza o i 2 cent di euro al minuto per chiamare in tutto il mondo dai call center di Via Novara! Ebbene, si, io ero così innamorata di Patrick Swayze che chiamai il centralino di Hollywood. L’inglese lo parlavo. Così gli dico “Salve, è il centralino?” Quello mi risponde, “Certo, sennò che ti risponderei a fare?” Miiii, urticante il tizio. Beh, io volevo qualcosa e glielo chiesi: “Ok, senta, potrebbe darmi, per favore, il numero di telefono di Patrick Swayze, l’attore?” Ero serissima. Ed era serissimo pure il tizio dall’altra parte che mi rispose: “Certo, e magari, ti dò pure quello di Paul Newman??” STONGGGG!!!! Telefono sbattuto in faccia…  😦 Oh, beh, c’è mica bisogno di essere così caustici!!! 🙂 Vabbè, sono di quella generazione e oggi ho sentito quella canzone alla radio. A proposito, ma c’è qualcuno che ascolta ancora la radio?? Beh, mentre guidavo, arriva questa canzone e mi viene in mente una persona che, secondo me, sta proprio in questa situazione (non quella del cantante) e mi è venuta pure in mente Irene. Irene era una signora che abitava accanto a me, quando stavo in Viale Umbria, molte vite fa :-). Ero appena tornata da Londra e trovai casa vicino ad Elsa. Non avevo mai visto le case di ringhiera. Bisogna averci vissuto, per capire la dolce e avvolgente malinconia che queste case infondono a chi ci abita. Io sentivo, quasi, le emozioni, le paure, gli amori, le risa che avevano vissuto in quella casa. Gli emigranti, circa un secolo fa, lo sai, andavano ad abitare là. Costavano poco perchè non c’era il gabinetto in casa (non il bagno, che non c’era proprio, ma il gabinetto). Sono state, per anni, simbolo della decadenza, dei dolori, delle cose brutte, della sporcizia, delle cose che non andavano bene. Poi, chissà come mai, sono diventate l’èlite delle case (o quasi). A volte, consistono in una sola camera con una sola finestra che dà su un ballatoio, attraverso il quale tutti passano e, se vogliono, con la coda dell’occhio possono vedere te, dentro, che ti metti il dito nel naso (che nessuno dica che non lo fa perchè, tanto, non ci crediamo!). Sarà un pò invadente, come ambiente, ammettiamolo, però, è molto amichevole. La mia casetta era stupenda. Una camera con un cucinino che aveva dentro pure il gabinetto e la doccia :-). Sai quante risate quando la gente mi chiedeva di andare in bagno e io gli indicavo il cucinotto? E pensare che non c’era nemmeno la porta 🙂 Chissà come mai, ogni volta che glielo facevo vedere, dicevano che non ne avevano poi così bisogno! 🙂 Povere stelle. Beh, io l’avevo arredata davvero bene. Ero riuscita perfino a fare la zona notte, il soggiorno e l’entrata nello spazio di 20 metri quadrati; ah, l’inventiva! Irene era una signora anziana. E pure l’altra mia vicina, pensandoci, era anziana. Anzi, diciamola tutta: io ero l’unica sotto i 75 anni che abitava là, dopo Elsa! Irene stava sull’angolo del pianerottolo e l’altra vicina, invece, stava attaccata a me. Marò, quante notti passate insonni a dare botte al muro perchè la signora russava peggio di un trombone! Beh, questa canzone mi ricorda anche Irene perchè era sempre vissuta da sola e, l’ultima volta che la vidi mi disse: “Ricordati di me”. Era una delle “stelline”. Sai chi sono le stelline? Niente di cinematograficamente magico, credimi. Le stelline erano le orfane di guerra. A Milano, in corso Magenta, c’è ancora il vecchio istituto dove venivano ospitate e che, ora, è stato trasformato in museo e viene utilizzato per mostre e cose simili. Molto bello, l’interno. Beh, lei si vantava di essere una stellina. Aveva fatto una vita davvero straziante, da bambina. Poi era cresciuta, aveva studiato e si era trovata un lavoro come segretaria (forse alla Montedison?). Lei mi raccontò la storia delle vedovelle di Milano. Sai cosa sono le vedovelle? Io non lo sapevo, me lo spiegò lei. Sono le fontanelle che trovi in giro nei parchi, sulle strade di Milano. Sono così belle. Sono così belle, verdi, con lo stemma sopra il rubinetto, con quella loro eterna disponibilità ad elargire acqua agli assetati, a fungere da vasca da bagno ai passerotti e ai piccioni, a far giocare i bimbi con le bombe d’acqua nelle torride estati milanesi. Perchè vedovelle? Chiesi ad Irene. E lei mi rispose semplicemente: “Perchè sono sole, Rosa. Sole come tutte le donne che danno l’amore, che serve per vivere, senza mai chiedere nulla in cambio.” Triste, dolce Irene che, per decine di anni ebbe una relazione con un signore sposato che non lasciò mai la moglie per lei. Malinconica Irene che diceva “Amare, Rosa, è soffrire, ma se non si ama, non si è nulla. Io ho amato ed ho sofferto ed ora, vivo di ricordi bellissimi accompagnati dai miei stupidi rimpianti di vecchia rimbambita.” No, Irene, tu non eri rimbambita. Eri una vedovella stupenda. E lui lo sapeva. Non credo che si riderà tanto, in questo post. No, non credo proprio. Marco mi dice, a volte, che sono di un lunatico assurdo. Che un momento rido come una pazza, leggendo il biglietto di auguri di mia mamma per la cresima di Laura che accompagna il suo regalo, un libro: “Và dove ti porta il cuore” e che sul biglietto scrive: “Cara nipota Laura, questo libro ti serve per la vita. Il titolo dice Và dove ti porta il cuore ma tu, dopo che lo hai letto e ne hai fatto tesoro, usa il cervello!” E poi, subito dopo averlo letto, mi intristisco e lascio cadere una solitaria lacrima. Si, sarò lunatica, ma per tutto c’è una ragione, credimi, per tutto. E’ un libro bellissimo. E’ un libro che ho letto molto tempo fa e non mi sarei aspettata mai che mia madre regalasse a Laura. Adoro leggere. Leggo così tanto che non c’è più posto in casa per tutti i libri che ho letto e che ho da leggere. Sul comodino ho 9 libri che leggo, tutti assieme, dipendentemente da come mi sento. Elsa mi dice che non sono normale a fare una cosa del genere. Io le rispondo: “Dimmi una cosa che non so…” 🙂 Ora sto leggendo L’arte della guerra. Strano, interessantemente strano e coinvolgente, pensa tu. L’ho comprato un mese fa alla Mondadori. Cercavo come una pazza un manuale dell’I Ching e sono capitata davanti a questo libro che qualcuno mi consigliò tempo fa. Poi c’è un libro di Stephen King che non riesco a finire perchè, stranamente, è un pò noioso. Poi c’è Il libro delle anime che mi hanno regalato per il mio compleanno, poi c’è il libro dei significati dei sogni, poi c’è un libro di poesie d’amore di Pablo Neruda che io adoro, poi c’è la versione in inglese di Cime Tempestose (che avrò letto centinaia di volte) che mi regalarono circa 30 anni fa e che non ha mai lasciato il mio comodino, poi c’è Il matematico impertinente che è troppo simpatico, poi c’è L’evoluzione delle specie di Darwin che mi porto dietro da secoli perchè lo rileggo e mi stupisco ogni volta e poi… massì, dai, diciamo la verità 🙂 poi c’è un manuale di stregoneria! L’avevo perso a Londra e lo cercavo disperatamente da anni. La settimana scorsa sono andata a Torino alla fiera del libro con Laura, perchè voleva conoscere Elisabetta Gnone (la sua autrice preferita) e farsi firmare da lei i 6 libri che ha letto della saga di Fairy Oak e, mentre aspettavamo, sono andata nello stand della Mediterranee Edizioni 😉 lo ammetto. L’esoterismo mi intriga da sempre. E’ la cosa più strana e più normale che ci sia, secondo me. Gli uomini cercano, da quando hanno imparato a pensare, di sapere cosa ci sarà dopo. Puoi perfino trovare nella Bibbia (che ho pure letto) gli oracoli e le sibille. Io lo studio da sempre. Ho letto di quasi tutte le arti esoteriche, ammettiamolo. Sono curiosa come una bertuccia e non me lo posso impedire. La geomanzia, la cartomanzia, il pendolino, i bambini indaco, lo spiritismo, i fondi di caffè, i dadi, la numerologia, la lettura della mano, la reincarnazione, il potere dei cristalli, i benefici delle erbe, per me, non hanno segreti. Segreti che giacciono languidamente nelle decine di libri che ho in casa e che, quando ne ho voglia, vado a consultare, leggere, ricordare. Peccato che abbia un marito che proprio non ne vuole sapere di accettare questo mio lato e che mi dice di essere una strega… 🙂 Beh, molti me lo dicono e, per un certo verso, hanno ragione, no? 😀 Sono nata a Benevento e chi, meglio di me, potrebbe esserlo? Vai a dirglielo che non pratico la stregoneria, ma che sono semplicemente intrigata. Mai praticato magia nera o rossa. Ammetto di aver “sfruculiato” con la bianca, si, lo ammetto, ma era per provare delle cose, sennò, non ci avrei creduto… E comunque, sì, sono solo intrigata e convinta di una cosa: tutto ciò che noi siamo, tutto ciò che noi proviamo, tutto ciò che sentiamo, emotivamente e cerebralmente, non possono morire con questo involucro che, da un momento all’altro, cessa di essere. Perciò, io credo che la nostra anima vada da qualche parte che noi non sappiamo dove si trova. Sarebbe troppo spreco, farla morire con il nostro corpo. Questa, è la ragione di essere, per me. La crescita emotiva e il nutrimento della nostra anima attraverso le esperienze emotive. Vai a cercare di non pensare alle coincidenze, ai dejà-vu, alle bizzarre combinazioni della vita. Vai a dire che sono tutte stronzate. Io le accetto, ma tu accetta pure che io ne sono interessata. Lui? Lui no… Così, quando mi ha visto tornare da Torino con il mio nuovo manuale di stregoneria, mi ha detto: “Uh, signur! A mò?? Ma possibile che voi terroni non pensate altro che a fare le stregonerie?” Non ho risposto perchè sapevo già il seguito… “Rosa, io, a volte, mi chiedo se tu non sia davvero una strega, lo sai?” Zitta, ancora, mi voleva provocare, come il maccherone di Alberto Sordi, ma io aspettavo la frase giusta per rispondere. “Io, ne sono sicuro” dice l’ateo, miscredente, misfedente milanese “Io sono sicuro che, il giorno che mi hai conosciuto, mi hai fatto un incantesimo per avermi!” Oh, finalmente! Io prendo il mio libro, lo sfoglio davanti a lui con noncuranza, sorrido furbescamente e gli dico:”Mà, dimmi una cosa. Secondo te, se io fossi davvero una strega che è capace di ammaliare gli uomini, dico io. Se davvero lo fossi, mi sarei mai sprecata a fare della magia rossa pè nu cèss comm à te?!?” 😀

Sì, alla fine si ride un pò, lo ammetto. E’ questo che mi salva da sempre perchè, senza il sorriso, sarebbe la fine, credimi.

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