Io e i miei uccelli…

uccelli

Con gli uccelli ho un rapporto di odio e amore. C’è un uccello che amo perchè penso che rappresenti la purezza, il romanticismo, l’avventura che tutti vorremmo vivere. C’è un altro uccello che, se potessi, lo distruggerei con il napalm, anche se credo fermamente che, qualsiasi essere (vivente e non) stia sulla terra per una ragione specifica. Di quello là, comunque, non l’ho ancora capita e, per me, è solo una bestia stronzissima. C’è un uccello che mi intenerisce e che è dolce come il miele e la vaniglia e c’è un volatile che mi fa tanta tristezza e pena al cuore, da quando ero bambina. Ad ogni modo, se io fossi un uccello, tra tutti i volatili (e non) che si conoscono, penso che mi piacerebbe essere una rondine. Certo, si fanno un mazzo grande a venire dall’Africa, ogni primavera, per stare qua, a Milano, a respirare la nostra buona e solida aria inquinata 🙂 (e forse questo non dà prova della loro intelligenza) ma io vorrei essere una rondine. Io sono quella che deve fare gli sforzi enormi, i sacrifici, per ottenere le cose belle che desidera. Se ci penso bene, ogni cosa importante che ho ottenuto nella vita, è stata frutto di sudore, sangue e disperazione. Ma, quando l’ho ottenuta, ne sono sempre stata gratificata, felice e contenta perchè lo avevo ottenuto con il mio sforzo, la mia convinzione, le mie idee, i miei sogni (proibiti e non), le mie illusioni, le mie speranze. Si, vorrei essere una rondine. Sono arrivate da un pò, a Milano queste bellissime signore nere che sfrecciano veloci nel cielo serale. Sai, quando mi siedo sul balcone, nel tardo pomeriggio, le vedo volare così vicino che quasi mi meraviglio. E’ davvero un privilegio (anche se pago un’enormità di spese condominiali e di affitto, per colpa dei millesimi di casa mia) abitare all’ultimo piano di un palazzo di 6 piani. Volano come delle pazze e si avvicinano così tanto a me che, a volte, penso che siano cieche (come i pipistrelli che si presentano sul mio tetto d’inverno) e possano venirmi a sbattere contro. E sono così veloci! Ma la cosa più bella? Si parlano tra di loro. E’ stupendo vederle rincorrersi nel cielo azzurro e rosa del tramonto mentre si urlano tra di loro. Sembrano dirsi: “Daiii, vediamo chi va più veloce e chi arriva più in alto!” Poi, la settimana scorsa, ho scoperto che hanno fatto il nido proprio sopra la finestra della mia camera da letto. Una di quelle che volava più veloce di tutte, si è fiondata alla velocità della luce verso la finestra della camera è mi è venuto un colpo perchè pensavo fosse una rondine kamikaze. Sono saltata in piedi dallo spavento, pensando che si sarebbe andata a spiaccicare sulla mia persiana, e già paventavo il momento in cui avrei dovuto pulire i suoi resti mortali sparsi sulla finestra quando, con una virata degna di Joe Temerario, si è infilata in un buco proprio sopra la finestra. Pfiuu 😉 pericolo scampato. In quel momento, ho sentito cinguettare qualcosa da dentro il buco e poi, meraviglia delle meraviglie, è arrivata un’altre rondine (forse il Signor Rondine) e pure lui è entrato nel nido minuscolo protetto dal mio tetto. Che belli, che belli, che belli. E’ stato così che ho, metaforicamente, adottato una famiglia di rondini, diciamo. 🙂 La mattina, quando apro la finestra, lo faccio piano piano per non svegliare i piccoli :-), i genitori però, già a quell’ora sono svegli e li sento cinguettare allegramente. La persiana non la tiro su più di tanto e la basculo in avanti così che possa entrare il sole in camera e, magari, attutire una possibile caduta dei piccolini che, certo, magari scivolerebbero soltanto meno velocemente verso il cemento del cortile, ma io sò scema, lo so… Si, mi piacciono proprio. Lo sai che le rondini ti dicono quando sta per piovere? E’ vero! Me lo disse mia mamma e io l’ho potuto appurare. Mia mamma mi insegnò a distinguere le rondini che volano per divertimento e quelle che volano per avvertire dell’acqua. Da come si muovono nel cielo, capisco la diversità del volo e, puntualmente, il giorno dopo, piove a dirotto. Le rondini sò troppo forti! Chi odio? Odio i piccioni. Ho la piccionofobia, lo ammetto, e non capisco a cosa servano. Qualcuno mi ha detto che mangiano le zanzare e ci aiutano ad eliminarle. Tsè! 😦 se è davvero così, come mai ci ritroviamo sempre più elicotteri in casa, che ronzano e ci succhiano il sangue come dei vampiri in astinenza?? Sono due le ipotesi: o loro non fanno il loro lavoro perbene perchè sono troppo intenti a mangiare le molliche e il pane che i pirla gli danno, oppure le zanzare sò più furbe e veloci di loro (grassi  e grossi pennuti) e non si fanno mangiare. Ad ogni modo, non servono, se non a passare la scabbia e a sporcare sul mio balcone sul quale ho sparso qualsiasi tipo di anti-piccioneria che, purtroppo, non ha funzionato. Ce n’è uno, maledetto, che è riuscito perfino ad entrare nella parte bassa del mobile da scope che avevo sul balcone e portarci legnetti, paglia e altre cose per farci il nido!! Infame pennuto zozzo e maledetto!! Quando l’ho visto ho perso due anni di vita e ho incominciato a dire parolacce a più non posso e, mentre pulivo, alzavo sempre di più la voce. Sembravo un’invasata. E’ stato allora che lui, il pirla, è arrivato, con un ramo in bocca, pensando di poter continuare a costruirsi il suo nido e io che ho fatto? Gli ho urlato dietro sventolando la scopa sull’inferriata del balcone: “Col cxxxo che torni qua, maledetto!” 😀 Ha fatto una virata indietro ed è scappato via svolazzando sul balcone dei brasiliani, nel palazzo di fronte. Bene, che se la cucchino loro, la famiglia di piccioni! 🙂 Allora, amo le rondini, odio i piccioni e voglio bene ai passerotti. Con loro, i passerotti, ho un rapporto speciale, da sempre. Quando ero alle ragionerie, scrissi una poesia che parlava della gente che emigrava e scrivevo anche di un passero. Era così bella che il mio prof d’inglese (Antonio Stellato, per il quale ebbi una cotta assurda – ed ecco perchè sono diventata interprete :-)) decise di mandarla ad un concorso regionale che poi vinsi senza neanche saperlo! Le cose belle della vita, neh? 😉 I passeri ci sono pure a Londra. Il sabato pomeriggio, dopo aver fatto le pulizie, stavo sempre a guardarli dalla mia finestra, mentre si davano da fare nel giardino di casa, così indaffarati a fare il nido, portare i vermetti per i loro passerottini, bagnarsi nella vaschetta che il Sig. Brogniez gli aveva allestito. Troppo carini. Fu uno di quei sabato, che conobbi la musica irlandese. Sai, ogni quartiere di Londra è un paesino a sè. La quiete, che regna tra quei giardini è inimmaginabile. Basta che ti sposti di poche centinaia di metri sulla main road e sei nel casino ma, tra quelle casette, c’è il silenzio assoluto. Io me ne beavo e per anni, dopo essere tornata da Londra, ho provato un dolore intenso a non poter vivere quelle stesse sensazioni che, ormai, facevano parte di me. Beh, ero affacciata alla finestra e sento una canzone. Fu un momento che non dimenticherò mai. Ne fui ammaliata. Qualcuno la stava suonando e io, come uno dei bambini del pifferaio magico, ne fui attratta, stordita, ipnotizzata in una maniera tale che, finita la prima canzone, urlai “Hey, tu! Quello che sta suonando questa musica strana! Dove sei? Che musica è? Ti prego! Ti prego, dimmelo!” 😀 si, lo so, sono pazza (e tu dimmi qualcosa che non so). Ma fu pazzo pure lui a rispondermi. Era un tizio che abitava nella strada parallela alla mia e, dato che i giardini del retro delle case erano più o meno vicini, io potevo sentire la sua musica, da qualche centinaio di metri più avanti. Fu così che conobbi una stupenda coppia di ragazzi gay irlandesi. Mi disse il numero della casa e io mi precipitai. Mi diede il nome della canzone e io lo ringraziai. Mi invitò a cena a sentirne altra e fu un’estate stupenda ad ascoltare la loro musica, bere birra e sidro, fumare, parlare di politica e religione fino alle tre di mattina. La mia passione per la musica irlandese, dunque, nacque osservando i passerotti e ascoltando questa canzone Alza il volume al massimo. Ascoltala tutta, ti prego, ascoltala, è stupenda. Guarda gli occhi incantati e incantatori della giovane cantante. Ascolta il coro di timide voci che ne segue le tristissime note di disperazione e ricerca dell’amore perduto. Senti vibrare dentro di te il crescendo che ti sale dal centro del tuo corpo. Lasciati cullare dalla visione di un cavallo bianco che corre veloce e libero nella brughiera con la nebbia che sale dall’erba e lo fa sembrare come se stesse volando sulle nuvole. Fai battere il tuo cuore al ritmo dei piedi dei ballerini che sembrano essere dei folletti dotati di un preziosissimo dono. Lascia che i tamburi ti obnubilino il cervello con il loro martellare. Corri, balla, muoviti sempre più forte con loro fino a quando poi, spossato come Michael Flatley e Jean Butler, cadrai a terra, sfatto, stanco ma felice. Questo succede a me. Questo mi succede ogni volta che l’ascolto. Vedi questo video? Io ero là. Un muratore irlandese, tatuato fino nel buco del naso :-), che mi sentì ascoltare questa musica, a volume sparato al massimo, abitava sotto di me e salì su a chiedermi se fossi anche io irlandese e, invece, si ritrovò una napoletana che (lui non lo seppe mai) ballava nuda al ritmo di quella musica stupenda 🙂 indemoniata, come i tarantolati di Tricarico o come il Bolero di Ravel che adoro alla stessa maniera. Mickey, era il suo nome. Per il mio compleanno mi regalò un biglietto per Riverdance. Andammo a vederli ad Hammersmith quando non erano ancora così famosi (nel ’93). Non me la voglio tirare, ma lui si innamorò di me. Io no. Mi spiacque così tanto. Non lo volevo illudere e non gli diedi mai corda, in quel senso. Forse fu per quella ragione che mi fece morire i 65 neonati pesciolini rossi che gli avevo affidato, durante la mia assenza per un viaggio, e che avevo sudato sangue e lacrime per far nascere e crescere dalla coppia di pesciolini rossi che avevo comprato a Shepherd’s Bush :-). Beh, come finisce la storia degli uccelli? Finisce con un cappone, no? Il mio soprannome è Capunciello. Piccolo cappone. Mia nonna mi chiamava così. Lei diceva che ero buona, dolce e gentile come un cappone castrato. Ti credo! Chi, da castrato, non sarebbe così? 🙂 non ho mai capito se è un complimento o no. Ad ogni modo, l’unico cappone che conobbi da vicino me lo regalò mio padre a Natale quando avevo 8 anni. Si, lo so, è un regalo strano, ma io adoro gli animali e non ti meraviglieresti di un cappone per regalo se sapessi che mio padre mi ha pure regalato un vitello e una capra che tenevamo nel cortile di un suo ristorante ad Arma di Taggia. Però, però… Però, il cappone, come la capra e il vitello, non fu molto fortunato. Ecco, io volevo bene al cappone; tantissimo. Per una settimana, lo tenemmo a casa nostra, al quarto piano di via Nazionale delle Puglie, a Casoria. Poi arrivò il Natale e… io, disperata, dalla mattina fino alla sera, cercai il cappone che sembrava essersi “volatilizzato” :-)… fino a quando (sì, hai indovinato), mia mamma si ruppe le palle di sentirmi cercare il cappone e disse: “Rosè, ò vuò verè o cappòn tuoie?” Figurati, certo che lo volevo vedere! Allora, lei mi portò in cucina… e aprì il forno… 😦 😦 Marò… Quanto li odiai, lei e mio padre, quel Natale; e odiai pure tutti quelli che se lo mangiarono, infami cannibali! Vabbè, te l’avevo detto che l’ultimo pennuto mi faceva pena, no??? 🙂

4 pensieri riguardo “Io e i miei uccelli…

  1. mia madre c’aveva una gallina, se la portava a spasso col guinzaglio… poi però, pure issa ha fatto una brutta fine… un colpo apoplettico… giuro, almeno questo è quello che mi hanno raccontato. comunque sembra che l’abbiano seppellita e sembra pure che mio nonno volesse fargli un funerale vichingo… mah… chettedevodì…

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