I nudisti, il matrimonio e l’arte del baratto

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Scendere a compromessi non è uno dei miei pregi. Almeno, non lo è stato per un bel pò di anni. Di solito, quando ti devi difendere, e l’unica arma che conosci è l’aggressività, beh, non riesci a comprendere quanto sia utile (e facile), a volte, scendere a compromessi. Ci vogliono anni di pazienza certosina da parte di certi amici che hanno tre metri di pelo sullo stomaco, anni di fregature infami da parte di nemici che, pelo, (ovunque) non ne hanno proprio e anni di meditazione forzata da parte di te stessa che hai scoperto che i peli si eradicano con l’Epiledy (dio lo benedica!). E così è stato che, alla venerabile età di 32 anni, ho barattato il mio matrimonio in chiesa per un campo di nudisti. Si, proprio così! 🙂 Se ci penso, come tutti coloro che si sono sposati in chiesa, in gran pompa, e che hanno vissuto almeno, diciamo, un 15 anni con la loro “dolce-amara” metà, alla fine ti rendi conto che non era poi così importante farlo alla strafiga. Tutti lo dicono. Nessuno lo fa. Tutti lo fanno. Nessuno lo ammette. Sposarsi in gran pompa è una emerita pirlata. Oserei dire che, se davvero ami qualcuno, non avresti bisogno di farti tante pippe con il vestito, gli ospiti, la musica, le fotografie, le damigelle, il ristorante, la zia che non deve vedè l’altra zia e perciò devi scegliere tra le due rompipalle… Insomma, se davvero ami, alla fine della fiera, chettefrega di dichiararlo ufficialmente con tutto ‘sto bordello? Questo, purtroppo, l’ho capito solo con il passare degli anni e non perchè mi piacerebbe risposare mio marito… 🙂 ma perchè vedo sempre più matrimoni andare a puttane proprio perchè sembrano inattaccabili. Te ne rendi conto osservando le foto patinate della loro stupenda giornata sparse ovunque nelle loro case, e, più sembrano inattaccabili, più sono marci dentro. Ammettere di essere fallaci e fallibili, secondo me, è una conquista divina, ma che te lo dico a fare? Alla fine, ho capito che il matrimonio alla grande è, sì, una bella cosa ma non è veramente la rappresentazione di ciò che dovrebbe essere. Cosa dovrebbe essere per me? Due persone che si incontrano, si innamorano, decidono che stanno bene assieme e si fanno una promessa reciproca formalizzando il tutto legalmente (perchè non si sa mai, porca miseria!) davanti a qualcuno che può testimoniare che erano sani di cervello, quando l’hanno fatto. Vedi da qualche parte la presenza di mezzo mondo in questa sequenza di cose? No. E allora perchè si dovrebbe fare una festa della Madonna? Perchè? Beh, semplice: perchè ci hanno fatto sempre credere che un matrimonio perfetto ha, come pietra miliare (e relativo MUST), un vestito bianco, una cerimonia fastosa e tutto il corollario di pirlate assurde che si inventano i negozi di sposa: dalla giarrettiera azzurra (che io mio sono dovuta mettere e che ho dovuto mostrare davanti a 117 persone) alle bomboniere costosissime che tutti, puntualmente, butteranno nel cesso, che siano di vetro di Murano o sughero di Sardegna. Questa cosa qua è impossibile da eradicare e, dunque, ci ritroveremo sempre dove sono io dopo aver avuto un matrimonio alla grande (più o meno). Fatto sta che lui voleva una cosa serena: matrimonio in comune, solo noi due e i suoi 117 ospiti 😦 GASP!!!. Io volevo una cosa serena (ma in chiesa) solo noi due e i nostri 14 parenti stretti. Il compromesso fu che lui mi sottovalutò (perchè era convinto che fossi bacchettona…. :-D) e io accettai la sfida, perchè sò tropp sfruculiatrìce, come dice mia mamma 🙂 Cosa mi propose? Mi disse che io, solo perchè mi diletto a tenere il rosario in mano quando vado in aereo – ma questa è un’altra storia – (e da qui l’idea di me bacchettona), non avrei mai avuto le palle di andare in un villaggio naturista in vacanza, ad agosto, con lui e che, se fossi riuscita nella ciclopica impresa, mi avrebbe sposato in chiesa, sì, ma sempre con i suoi 117 invitati! Vabbè, cheppalle… Oiccànn n’àtu scem cà nun à capìt niènt e mè ma, che c’aggia fà, sò ‘nammurata… 😀

Così fu che, nell’Agosto del 1996, Rosa e Marco partirono da Milano per la Croazia, destinazione Villaggio Nudista Valalta (e mò gli faccio pure pubblicità, và) 🙂 La cosa più ridicola fu che i miei colleghi, saputa la cosa, mi regalarono un telo da mare ENOOOORME per nascondermi tutta tutta (‘sti balordi!)… Ti dirò che, nel mio cuore, ero preoccupata. Non per mostrare le mie nudità perchè, all’epoca, un pò di chili fa, facevo la mia porca figura (nuda o vestita che fossi). Vuoi la verità? Ero preoccupata perchè non sapevo se sarei riuscita a tenere gli occhi staccati dalle parti basse dei signori uomini e, in particolare, il didietro… 😀 Voglio dire, che cavolo! Andare in un posto di naturisti (gente che rispetto perchè ognuno può credere e fare quello che vuole, per me, basta che non faccia male a nessuno) e non essere naturista è un bel casino, no??? Durante il viaggio tempestai Marco di domande. “Ma ci dobbiamo spogliare prima di fare check in?”, “Ma dobbiamo parcheggiare la macchina fuori e spogliarci fuori?”, “Ma se io ho freddo mi posso coprire?”, “Ma ci sequestrano le valigie con i vestiti fino a quando non torniamo nel mondo della gente vestita?”, “Ma se piove, mi posso vestire?”, “Ma al ristorante, se mi macchio con il sugo di pomodoro, con cosa mi pulisco se mi metto il tovagliolo sotto il sedere?”, “Ma si possono fare fotografie?”, “Ma perchè ci siamo portati le biciclette?!?” Lui? Lui, invece di calmarmi, mi pigliava in giro, mi derideva, mi dava della inibita, della bacchettona (aridaje…). Io incominciavo a pensare che avevo fatto ‘na pirlata, maledettammè… 😦

Il viaggio durò un casino, sotto il sole cocente. L’esodo ferragostiano, il Carso che più carso non si può, la dogana croata che dio ò sape e à maronna ò vere, le bancarelle di croati che, fuori di casa, vendevano le grappe più strane e assurde (quasi avvelenai mio padre quando gli regalai quella alla ruta! :-)), la sconfinata e desolata campagna croata (che non lo sai dove sei perchè ritengono inutili i cartelli con le indicazioni…). Arrivammo. Il mare, da sopra la scogliera, sembrava stupendo. Il villaggio, da fuori, non lasciava evincere nulla di ciò che io immaginavo (impudici sederi e genitali, liberi di veleggiare nell’aria tersa dell’est europeo, mentre uomini e donne si guardavano con aria licenziosa). Si, forse ero bacchettona… 😀

Fatto sta che entriamo nel parcheggio e… Oddio!!! Un uomo nudo che passa vicino a noi, saluta amichevolmente il mio futuro marito facendo un gran sorriso e augurandogli una buona giornata!! “Ma lo conosci? Sei già venuto qua?” “Certo che sono già venuto qua, no? Sono naturista! Ma non lo conosco. Sono solo persone gentili, che ti credi?” Boh 😦 Entriamo e, consolazione, la gente alla reception è vestita. Marò che paura che avevo di vedere gente nuda ovunque, lo ammetto 😦 Ci danno la chiave del bungalow, ci fanno passare da un’altra uscita e, là mi viene il primo shock. Sai quando vedi l’inizio di “C’era una volta il West?” C’è l’inquadratura che non si vede nulla e sembra di essere nel deserto, poi, Sergio Leone, si è fatto venire quella genialata e la telecamera si alza, sempre più in alto e, oltre la stazione sola e solitaria, vedi un mondo di persone brulicanti e impegnatissime in mille attività. Ecco, a me è successa la stessa cosa. Usciamo fuori e c’è una marea di gente che va in giro NUDA e IN BICICLETTA verso il mare!!!! Ora, con tutto il bene del mondo, devi credermi, io ci ho provato a non guardare ma, alla fine, sempre là andavo a sbattere! Uomini, donne, bambini e ragazzi, giovani e vecchi, in giro in bicicletta. Questa cosa mi annichiliva. Come riuscivano, dio buono, a tenere assieme i gioielli e la “separazione posteriore” mentre pedalavano? Mistero divino. Ero assurdamente incuriosita. Qualcuno aveva messo un piccolo asciugamano sul sellino, altri no. Marò 😦 mi veniva male… Arrivammo  nel nostro bungalow e… Scappai via, per sempre… 🙂 🙂 Naaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa. Mi spogliai! Durante il tragitto avevo visto famiglie intere, signori anziani con le loro mogli, ragazzini, bambini che sembravano essere felici, davvero, di essere liberi e nudi e, così, entrai e sentii proprio l’urgenza di spogliarmi anche io e lo feci. Marco rimase di sasso. Io più di lui, ma non lo diedi a vedere… Col caxxo che lo avrebbe mai capito!!! 🙂 Aprii le finestre, spalancai la porta che dava sul giardino di bellissimi rododendri color porpora e ulivi odorosi. Era quasi il tramonto e le cicale (cosa che non sentiamo più da secoli, nelle nostre città, e che mi mancano moltissimo) frinivano con i grilli. Uscii sul terrazzino (che dava sulla strada principale) e mi sedetti, con il mio bell’asciugamano steso sulla poltrona di vimini bianchi, proprio là, davanti a tutti, con la mia impudica e libera settima, sotto gli occhi di tutti. 🙂 Si, avevo scioccato Marco e pure me stessa e non mi sentii per niente a disagio, per le due settimane che seguirono, al contrario. La nota più divertente? Anzi, diciamo le due note più divertenti? La prima è che, quella prima sera, mentre io stavo sdraiata, tutta nuda, sulla poltrona del terrazzino, Marco mi chiamò, che si era nascosto dietro la porta del bungalow e io dovetti andare dentro perchè lui non se la sentiva di uscire fuori tutto nudo 😀 😀 (hmmm, la vendetta è cosìììì dolce….) e gli dovetti dare il mio mega-asciugamano perchè, disse lui,: “Ho bisogno di un attimino per ambientarmi” (come no, e io sono la Madonna di Montevergine!) e la seconda è che, sempre Marco, durante quelle due settimane, cercò affannosamente (e senza successo) di impedirmi di filmare i signori in bicicletta perchè io volevo “studiare” le loro posizioni… 😀

Come fu il matrimonio? Beh, in chiesa, naturalmente E TUTTI VESTITI, ma, quella, come dice Pino Daniele, è tutta n’ata storia…

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