Tacco-punta, tacco-punta…

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27 anni di patente. 27 anni di tacco, punta; tacco, punta… “Rosè, mò che hai pigliato la patente, ti insegno a io guidare ò veramente” dice mio padre. Ti vien da ridere a pensare che, ad averlo saputo, non saresti andata a spendere 500mila lire in lezioni di scuola guida e ti saresti pure risparmiata quella grandissima figura di merda, sulla salita a lato di Corso Cavallotti a Sanremo, quando l’istruttore, prendendoti in giro davanti all’altro studente che (puta caso) era il maschio verso il quale, in quel periodo, tutti i tuoi ormoni (passati, presenti e futuri) anelavano disperatamente, disse: “Tu, la patente, non la prendi nemmeno tra cento anni…”Così, qualche giorno dopo, lo vedo arrivare sorridente. “Tiè, cà ci stanno le chiavi. Famme vedè che sai fare”. Terrore. 😦 Io, la patente, come il diploma di ragioneria, l’ho presa come quelli che prendono la medaglia di partecipazione, non so se mi spiego… 😉 Padre Marco (frate domenicano che ci insegnava religione) quando gli dissi che avevo preso la patente, rispose: “Beh, sorella, potrai dire di aver imparato a guidare solo quando avrai il rosario sul pollice e riuscirai a sgranarlo tutto, dieci volte, guidando senza mai guardarlo.” Mah 😦 forse ce l’aveva con me perchè, qualche settimana prima, avevo attaccato un cartello a mò di nuvoletta dei cartoni animati, proprio a lato del crocefisso, con sopra scritto: “Fermate il mondo, voglio scendereee!!!” 🙂 Marò, quando lo vide, quasi soffocò dalla rabbia! Vabbè, prendo le chiavi, corro fuori e, meraviglia delle meraviglie, che ti vedo? Una bellissima Golf GT bianca nuova di zecca!!! Mi precipito per aprire la portiera, ma la chiave non entra. Ero troppo emozionata… Mio padre si avvicina e mi dice: “Stunàààt! Ma secondo te, ti compravo la Golf GT??? Chèlla è la tua macchina!”  Diciamo che era meglio. Diciamo che ci ho fatto Arma di Taggia-Montecarlo, avanti e indietro, con 6 persone dentro (e non mi chiedere come) centinaia di volte. Diciamo che, non avendoci lo stereo incorporato, mi portavo dietro il cubo rosso con le pile, per sentire le musicassette. Diciamo che ci ho fumato dentro la mia prima sigaretta e ci ho pianto le lacrime della mia vita. Diciamo che il telo della capote nera, che tiravo su nelle stupende sere d’estate, mi rendeva la ragazza più felice del mondo. E diciamo che era una 500 beige di 20 anni che mi manca un casino… 🙂 Mò sò pezzi d’antiquariato, come me, ma allora le usavano per lo scasso (come me :-D). Come cambiano le cose, nella vita… Mi porta su per la salita dei Torchi e mi dice: “Tu jà imparà sul ‘na cosa, pè guidare. Il tacco-punta.” Che uomo, mio padre. Poche parole, sempre spese bene. Sappi che la salita dei Torchi, all’epoca, andava a finire direttamente nel mare… 😦 Lui mi porta fin giù, proprio sull’orlo del precipizio, fatto di scogli e dice: “Mò vaje…” Dove??? Chi?? Cosa?? “Tacco punta, Rosè, tacco punta, no?? Devi fare la salita fermandoti tre volte in pendenza, senza usare il freno a mano, solo le marce, l’acceleratore e la frizione, e poi saprai guidare, no?? Ma sì stunàta veramente?” Non so… Eppure una dotazione di geni, li ho presi pure da lui, o no? 😦 Tacco-punta, vuoi? Hmmm e dove sta la frizione? E vabbuò, oiccàn ò tacco-punta è soreta! Ci ho messo 2 ore e tre quarti. Due ore e tre quarti di puro terrore. Mi aveva vietato di usare il freno a mano. Lo poteva usare solo lui. E chi l’avrebbe mai contraddetto? Solo a guardarmi, a volte, mi faceva paura. Non ha bisogno di parole, lui. Basta guardarti e tu tremi. Quante volte sono arrivata al limite del precipizio, non lo so. So solo che non ho più preso la macchina in mano per due settimane. Ma, da allora, ogni salita della mia vita è stata un automatico “tacco-punta”. Il mio piede destro preme l’acceleratore. Il mio piede sinistro lascia dolcemente andare la frizione e “sente”, in maniera impercettibile, il momento in cui, c’è il click tra frizione ed acceleratore. Sì, sono capace di rimanere in bilico, tra le pendenze della vita, proprio come quando sto sulla salita (irtissima) della chiesa di Arma. La prima volta che mio marito mi vide stare “penzoloni” in salita si guardò a lato, vide che il freno a mano non era tirato su e tirò giù il finestrino per capire cosa facesse stare l’auto ferma. Che risate…

Tacco-punta. Tacco-punta. Sono sulla strada dell’ufficio e c’è una leggera salita. Tacco-punta. Su e giù. Guardo gli stop illuminati, delle auto davanti che ti fanno capire che la gente mette il freno a mano e mi dico che, tutti, nella vita, a volte, lo mettiamo il freno a mano. Chi vuole aspetta, con noi, che ci rivenga la voglia di fare tacco-punta. Chi non vuole, scenda pure e se la faccia a piedi, come il crocefisso. Tanto, se è scritto, da una parte all’altra, ci si ritrova. Sai com’è? E’ solo un viaggio, come dice Venditti. A volte hai la fortuna di trovare qualcuno che, il viaggio, lo fa accanto a te, fino alla fine. A volte, trovi qualcuno che scende e, magari, sale qualche fermata dopo. Succede. E se non salgono? Se non li trovi alle fermate dopo? Eccheccazz.. vuol dire che non era destino, no? Nel frattempo, hanno fatto un pò di viaggio con te e, fosse mai che hai imparato pure qualcosa da loro o, magari, l’hanno imparato loro da te, non si sa mai. Gli amici? La gente che conosci? La gente che incontri? Sono semplici compagni di viaggio, ci hai mai pensato? E se durante il viaggio, con chi scende e chi sale, rimanessi da solo? La strada è lunga e pure trafficata; gente ne trovi, se hai bisogno, fosse mai che si rompe l’auto. L’anno scorso, che alla comunione di mia nipote si era bucata la ruota dell’auto di mio marito, sò stata io quella che l’ha sostituita mentre lui si chiedeva ancora dove fosse il cric… Uomini, mah… Tacco-punta, tacco-punta, resto in bilico tra le cose della vita e su questa strada del traffico di punta mattutino e mi girano le balle perchè tutti i motociclisti mi passano sulla destra. A volte mi viene da prenderne uno con la fiancata, solo per fargli capire che non si supera, a destra. Ma quello succede solo quando sono in sindrome premestruale. Tacco-punta, resto in bilico e avanzo lentamente. Quanti semafori su ‘sta salitella da tre soldi, marò. Al secondo semaforo, penso sempre a una cosa che mi ha raccontato una mia collega. Si trovava a Roma con il suo fidanzato, romano, e stava andando in auto in giro con lui e un suo amico che è un pò fuori dai canoni. Anche là, i semafori vanno, come qua, diversamente da quello che molti dicono. Ad ogni modo, mentre erano in sosta davanti a uno di questi, l’auto che avevano davanti indugia un attimino davanti al verde e tarda a ripartire. E’ in quel momento che l’amico tira giù il finestrino e, con veemenza, urla: “A’ bbbellla!!! Guarda che i colori sò finitiiii!!!” 😀 Marò che risate. Ogni volta che ci penso, rido da sola. Tacco-punta e continuo a pensare a vanvera ai fatti miei, quando un pony mi supera sulla destra. Io non lo vedo e avanzo sul percorso, come tutti gli altri e lui, cercando di restare in bilico nello spazio stretto tra me e il marciapiede, sbatte sul mio cofano con il manubrio. Tacco-punta, lo guardo esterrefatta e gli faccio segno con la mano, tipo “maccheccazzstaifacendo??” Lui mi guarda e dà un calcio alla mia ruota. Maròòòò!!! La mia Panda, no!! I miei piedi, saldi e in equilibrio sui pedali (mò, Padre Marco, sò capacissima di fare cento rosari, credimi, mentre guido!), mi sposto di lato, tiro giù il finestrino e urlo: “Uèèè, masseipazzo?? Macchèttàffatto la mia ruota??” Lui si ferma, si gira e mi dice: ” Fanculo, jija de puta!!” e si ferma due auto davanti, accostando al semaforo rosso. Ahhhh!! Pure straniero sei?? Io nun sò razzista (e l’ho dimostrato sposando un milanese, no???) ma mò m’è fatt ‘ncazzà! Prendo, tiro su il freno a mano (basta tacco-punta, è ora di agire). Esco dall’auto e urlo: “A’ Speedy Gonzales! Mavaffammocc à soreta!! E se torni indietro, ti faccio tacco-punta, ‘ncòpp à chèlla bicicletta scassata chà tièn sott ò cùl, annànz e arrèt pè 15 volte cà te faccio addiventà comm à chèlla tortilla è màmmeta!!!” Si, direi che, qualche volta, nella vita, bisogna proprio smettere di fare tacco-punta e tirare il freno a mano, và.

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