Mess with the best, loose like the rest

Avevo fatto un cartellone di un metro per un metro e lo avevo messo sulla porta della mia camera/casa. Sei mai stato in una casa inglese? Una di quelle a tre piani? Come questa. Proprio come questa.

England_London_ChamberlayneRoad

Al piano terra, se abitate da una sola famiglia, ci sono, la cucina, il salotto e uno sgabuzzino. Una porta finestra della cucina, dà sul giardino che, per piccolo che sia, è sempre un piccolo paradiso verde. Al primo e secondo piano ci sono sempre due camere e un bagno. Se uno affitta una casa del genere cosa fa? Trasforma tutto in camere meno le cucine e i bagni. Casa mia aveva una cucina al piano terra e una al terzo. Io abitavo al terzo piano e lo condividevo con una spagnola che poi è diventata una delle mie migliori amiche (Maria Del Mar Gonzales Rueda). Una spagnola biondissima, prorompente, simpaticissima che ama la vita e che, al mio matrimonio, fece andare completamente in tilt tutti i maschi invitati, con quel suo vestitino a fiori trasparente. Al secondo piano abitavano Mick (l’irlandese tatuatissimo che mi portò a vedere Riverdance) e un gallese che sembrava che la notte andasse in miniera e di giorno dormisse sempre (non si è mai saputo che lavoro facesse ;-)). Al piano terra abitavano una francese esile e con il nasino all’insù, stranamente somigliante a Carla Bruni, Magalie, che faceva l’aiuto dentista (e poi se lo sposò, il dentista!) e un siriano rasta di 22 anni, coi lunghi e “arravogliàti” capelli biondo cenere, dichiaratamente gay. Pensa che si era fatto fare il piercing sui capezzoli, dai quali pendevano due orecchini a cerchio, e li mostrava a tutti quelli che poteva e insisteva col dire che, se non ti lavi i capelli per qualche anno, loro diventano stupendamente lucidi. Se, come no, vallo a dire a i pidocchi e alle zecche… 🙂 Tutta la casa era unita da 4 rampe di scale sulle quali ci incontravamo, parlavamo, litigavamo, ridevamo, ubriacavamo e guardammo le partite di Italia ’90 :-). Si, dopo tutto, era una bella casa con gente bella, dentro. Sin dalla prima partita, chissà come mai, ci si ritrovò tutti al terzo piano, in camera mia. Chi portava le patatine, chi la birra, chi le bandiere e ci ritrovavamo là, ogni sacrosanta sera, a guardare le partite. Le nazioni c’erano praticamente tutte e perciò, non ce ne perdemmo una. Dopo la seconda partita, la voce si sparse e così, oltre agli inquilini di 65, Overstone Road, arrivarono pure gli amici degli inquilini e camera mia diventò uno stadio vero e proprio. 🙂 Fino a quando… Fino a quando… Mess with the best, loose like the rest. Quel cartellone aveva la sua ragione di essere. Vuol dire qualcosa come: “Scherza coi migliori e perderai come tutti gli altri”. Beh, l’Italia aveva battutto tutti, nel suo girone (Austria, USA e Cecoslovacchia) che, magari, non erano ‘sti gran campioni ma, che vuoi, perdere sarebbe stato peggio, no?? 🙂 Così, il mio cartellone faceva bella mostra di sè e io mi sentivo sempre di più orgogliosa della mia nazionale. Agli ottavi battiamo pure l’Uruguay e Mar, che teneva per loro, si incazzò come una iena dicendo che l’arbitro era un venduto… Magari si, ma non lo sapremo mai e io gongolavo, marò, se gongolavo. Non parliamo delle maledizioni in una lingua impastata dalla birra che mi mandò Mickey quando battemmo pure l’Irlanda, nei quarti di finale! 🙂 Oramai, eravamo in finale, ne ero sicura! E io continuavo il mio rito scaramantico, davanti a tutti, indefessa. Prendevo il rosario e lo sgranavo durante la partita senza mai smettere, con una mano sola, come diceva Padre Marco (e non guidavo nemmeno) mentre con l’altro bevevo la birra e urlavo come una pazza. 🙂 Cosa succede? Succede che quel disgraziato traditore di Maradona ci batte ai rigori. “Nothing personal, eh?” 😦 😦 Quella notte non ho dormito dalla rabbia… Mar gongolava (la maledetta) ma non lo dava molto a vedere (chettesoro…) 😦 e io pensavo a quel traditore infame… 😦 Ma come si può? Dopo tutto quello che ti abbiamo dato? Ingrato! La semifinale l’andai a vedere a Piccadilly Circus, sui megaschermi, con una marea di altri italiani col cuore deluso e infranto. Battemmo l’Inghilterra, si, ma quando si dice che una vittoria è amara… Così, Mondiale dopo mondiale, mi ritrovo al Pam, ieri. Io ci tengo ai Mondiali che, se mi vengono a suonare il clacson sotto casa, alle quattro di mattina, come hanno fatto con l’Inter, scoprirai che sono io che lo suono 😉 Allora, tra un mazzo di cipollotti, tre confezioni di latte scremato, le fragole e il Vernel, nel mio carrello ci metto pure la maglia dell’Italia che la vendono a 5 euro e l’ultima tromba da stadio rimasta nel cesto delle offerte “mondiali” :-). La bandiera ce l’ho da sempre e quella rimane (col rosario incluso, naturalmente ;-)). Passeggio, piano piano tra gli scaffali cercando di ricordare se c’è altro da comprare e noto quel cassiere con l’aria triste, triste… Poveretto, ogni volta che lo vedo, mi fa una tristezza infinita. Mi chiedo sempre se c’è qualcuno che gli voglia bene. Se ha qualche posto dove andare a “rifugiare” il suo cuore. Avrà una ventina d’anni. Ha gli occhiali con la montatura a cerchio ed è già pelato. Sorride sempre gentilmente a tutti, ma poi ritorna nel suo inferno personale. Mi piace osservare le persone e immaginare la loro vita. Mi metto in fila e, vecchietta dopo vecchietta, arrivo io e, proprio mentre lui sta per passare la tromba sul coso che prende i prezzi mi viene una cosa da sfruculiatrìce. Lo so, me lo dicono sempre tutti, prima o poi me ne becco una in faccia, ma non resisto, e dico: “Ciao, senti, dato che è l’ultima tromba, non è che me la provi, prima di passarla?” Tra me e me ho pensato che ne avesse bisogno; che c’era qualcosa che doveva raccontare, quella sera, a qualcuno, se non a sè stesso, prima di andare a dormire e, magari, riderci anche un pò sopra, dai… Lui mi guarda esterrefatto e io, imperterrita: “Dai, prova la tromba… sennò non posso tornare a cambiarla e poi sai le maledizioni che ti mando?” Porello… Lui prende il telefono e chiama il direttore. Marò, stavolta l’ho fatta grossa… “Scusi, direttore, c’è una signora che vuole provare la tromba da stadio prima di comprarla. Si può?” Mattuguarda… 😦 Mette giù il telefono mentre le signore dietro di me incominciano a spazientirsi. “Mi spiace, ma la deve acquistare”. Gelido che più gelido non si può. Ammazza… 😦 manco pronto per una botta di vita, neh? Ok, l’hai voluto tu. “Va bene, no problem, la pago e poi si vedrà e ti dirò.” Le signore respirano sollevate, lui pure. Gente senza le palle… Pago, metto tutto nei sacchetti. Dico grazie, tiro su le borse di plastica piene di spesa e le sposto vicino ai carrelli di fronte alla sua cassa. Poi tiro fuori la tromba e la faccio andare a palla, tiè! 🙂 Maròòò… 😀 Il cane che era stato lasciato vicino ai carrelli inizia ad ululare e tutti quelli che stanno nel supermercato fanno un salto da qua a là e mi guardano allibiti. Io sorrido, abbasso  lentamente lo sguardo verso la tromba che ho in mano e poi guardo lui con aria di sfida dicendo: “Toh, la tromba funziona!” poi raccatto i miei sacchetti e me ne vado. Ordunque, le patatine sono pronte, la bandiera e il rosario pure e io e Laura , domani, guarderemo la partita assieme. Sì, domani farò suonare la mia tromba e vaffammòcc a Maradona! 🙂

6 pensieri riguardo “Mess with the best, loose like the rest

  1. Magari quest’anno la Nazionale ti vendica, battendo l’Argentina di Maradona. Certo che era un bel ‘casino’ in quella casa. Eppoi dicono della flemma britannica…. :-D. Il tuo vissuto è divertente anche se debbo dire che il calcio mi annoia. Però così è appassionate. 😉 Allora buon divertimento !!!! E … E VIA AL VAFFAMMOCC TOUR !!!

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    1. no daiiiiii, marò… gli spaghetti col tonno di una settimana fa. Ma che li tenevi a fare?? Dai, ok… 🙂 Prometto che non parlerò di calcio fino alla fine dei mondiali, ok? 🙂 Cross my heart! 😀

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  2. ma niente… ho scongelato il sugo una settimana fa e poi me lo sono scordato in frigo… se non per suicidarmi posso usarlo come pennicilina se mi graffio da qualche parte… 🙂

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