Humphrey…

Humphrey Bogart

Notte buia e tempestosa. Nascosto e fermo, quasi invisibile, sotto il portone. Una finestra del terzo piano che si illumina attrae la sua attenzione. Il viso nascosto sotto la falda del borsalino nero, l’impermeabile fradicio e stanco, come lui, che accende l’ennesima sigaretta. Osserva lentamente le diafane, azzurrine volute di fumo che si allungano verso il cielo scuro e pesante, mentre le gocce di pioggia, come lacrime sparse, le attraversano e le cancellano. Tutto passa. Da lontano si sentono dei gatti litigare. Qualcuno sbatte una porta. Un bambino piange disperatamente. Un’auto corre veloce attraverso la strada buia, lunga e solitaria. Il filtro della sigaretta quasi gli riscalda le labbra mentre il freddo, dentro e fuori, lo invadono. Ancora qualche boccata e l’ennesima dose di nicotina è finita. Un lungo sospiro. Un veloce buffetto alla punta del cappello e le gocce che lo avevano appensantito scivolano giù dissolvendosi assieme alle altre sul marciapiede. Un movimento ai suoi piedi e….”Annamo và, Pippo…mannaggiattè…!”

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