Il porcino del Mario e la tombola insistente

Poche persone, nella mia vita, mi hanno stupita. Poche persone che conosco da tanti anni, mi hanno stupita. Sarà perchè non mi meraviglio mai di nulla o, almeno, sono pronta a tutto. Sarà che, in qualche strana maniera, posiziono, nel mio armadio cerebrale, tutti coloro che conosco in una posizione ben precisa, nel loro angolo personale, in quella teca assurda che è il mio groviglio di neuroni, dalla quale, negli anni, con le cose che essi fanno e dicono, non si spostano praticamente mai. Chi mi stupisce sempre, però, è mio fratello. Unico maschio, terzogenito di cinque figli, non è che abbia sempre avuto un rapporto stupendo con me, primogenita piuttosto anomala, diciamo. Anzi, se la vogliamo dire tutta, c’è stato, in un passato molto remoto, un bel pò di antagonismo che, con gli anni si è stemperato grazie alla reciproca vecchiaia e al desiderio di non stressarsi più di tanto la vita. Beh, ogni volta che torno ad Arma, lui mi stupisce. Come mi stupì, milioni di anni luce fa, con un regalo che sancì, una volta per tutte, la reciproca fumata del calumet della pace. Non ci parlavamo da anni, praticamente, pur vivendo sotto lo stesso tetto e, un giorno, svegliandomi e andando a fare colazione, trovai sul tavolo un bellissimo anello d’oro con una pietra rosa che, accompagnato da una breve poesia, mi faceva gli auguri di compleanno. Strana la vita, davvero strana. Lui si chiama Giuseppe. Io lo chiamo Pè. Pè, ogni volta che torno ad Arma, mi fa da “agente all’Avana” per i miei ricordi. Mi racconta cose che gli sono accadute, mi fa ascoltare musica che io potrei non conoscere, mi rende partecipe di ciò che gli è successo durante la mia assenza, ma non in una maniera “da enunciatore telegrafico”. Lo fa mentre meno me lo aspetto e lo fa in una maniera così dolcemente e timidamente invasiva che è impossibile non starlo ad ascoltare e ridere con lui. Il fine settimana scorso mi ha fatto un regalo del quale racconterò in un altro post perchè è troppo divertente, intrigante e sfizioso per confinarlo qua. Racconterò, invece, di una conversazione che abbiamo avuto a pranzo. Lui ama andare per funghi. Dietro Arma ci sono delle montagne stupende. La cosa più bella della Liguria è che, se ti guardi davanti, hai un mare bellissimo e se ti giri dietro, vedi delle montagne che non hanno niente da invidiare a nessuno. Ecco, lui sale su per quelle montagne con la sua compagna, Lucia (santa donna che, negli anni, lo ha sempre sopportato e alla quale mia mamma darebbe una medaglia solo per questo… :-))

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e va, va, va… Un giorno, tantissimi anni fa, erano andati Dio solo sa dove e, per caso, si fermarono ad aiutare un signore, con sua moglie, che aveva l’auto in panne. Questo signore si rivelò essere un maratoneta che, nella prima metà del secolo scorso, aveva avuto un discreto successo (tale Mario Vassallo) e che amava, anche lui, andare per funghi. Fatto sta, che Pè lo aiuta e poi riprende il cammino. Poco dopo, però, tornando indietro, trova di nuovo il signore con l’auto in panne. Si ferma per aiutarlo e quel signore, improvvisamente, si guarda intorno e dice in ligure alla moglie: ” ‘Spetta n’attimino, và, che vado a vedere una cosa…” e molla tutti là per andarsi a infrattare in un angolo là vicino. Mio fratello e gli altri lo guardano e pensano che sia andato a fare pipì. Si allontana dietro un cespuglio (credo) e, dopo pochi minuti, ritorna tutto gongolante e felice nascondendo sotto la t-shirt qualcosa. Gli altri lo guardano con curiosità e lui mostra il bottino: due stupendi porcini da esposizione! Racconta, così, il Mario che ogni anno, lui va là e ci trova, nello stesso identico posto, sempre gli stessi porcini. Ora, da qualche parte, io ho letto che i funghi rinascono sempre nello stesso posto, ma pensavo fosse una bufala e, nel tempo, lo ha pensato pure mio fratello perchè, per ben 15 anni, passando da quel posto (anche dopo la morte del sig. Mario) si fermava a cercare il fungo, ma il fungo non c’era. E vabbè, pensava, il Mario ci ha fatto lo scherzo e i funghi se li era portati con sè, quando andò dietro a quel cespuglio. Ora, gli anni passano e, l’autunno scorso, per caso, Pè si ritrova nello stesso punto. Si ferma. Si guarda intorno e dice a sè stesso: “Ma fammi vedere un pò…” e, sorpresa delle sorprese, due bellissimi funghi del Mario lo aspettano per farsi cogliere… 🙂 E bravo il Mario, con i tuoi porcini, ovunque tu sia!

Che c’entra la tombola? C’entra, c’entra…

tombola

Quest’altra cosa me l’ha raccontata mio fratello mentre pranzavamo perchè, tra il porcino del Mario e gli spaghetti a vongole di mia mamma, c’è stato pure il tempo di farmi raccontare come era andato il viaggio che Pè e Lucia avevano fatto in Camargue in occasione del festival degli zingari. Una festa che mi ha sempre affascinato e che vorrei tanto andare a vedere. Beh, Pè e Lucia sono particolari perchè quasi tutti i viaggi che fanno (e ne fanno tantissimi, beati loro, in tutti i posti del mondo…) li organizzano con questo gruppo di signori anziani della parrocchia di Sanremo, se non erro. Lui dice che si diverte troppo con loro e che ci sta proprio bene perchè sono un universo a parte e gente davvero dabbene. Ora, durante il viaggio di ritorno dalla Camargue a Sanremo, all’organizzatore gli viene la mitica idea di organizzare una tombolata, per non fare annoiare i viaggiatori. Allora Pè, solo per partecipare, prende una cartella e si inizia a giocare. Fatto sta che, al primo giro, fa terno, cinquina e tombola. Ecchecculo… dicono gli altri. 😀 Tempo ce n’è e si organizza una seconda tombola, ma si cambiano le regole. Questa volta, vincono gli ambi, le quaterne e la tombola, ovviamente, per evitare che vinca sempre la stessa persona, no? E chi ha già giocato (E VINTO!!) non può più giocare! Furbi, ‘sti vecchietti! 😀 Allora, Pè, per evitare di vincere di nuovo, prende perfino una nuova cartella per Lucia e la tiene in mano lui, per sollevarla dall’onere di stare a curarsela. 😀 Beh, povero Pè che, per timidezza, non annuncia l’ambo… Povero Pè che, essendo stato scoperto, deve annunciare la quaterna e, poverissimo Pè che, schiantando dalle risate, annuncia la tombola “per Lucia”!!! 🙂 Oh, ora i vecchietti iniziano ad incazzarsi e gli vietano, perfino, di toccarle le cartelle! Al che, Pè, difensore della libertà di giocare a tombola anche per gli altri, dichiara che nessuno gli può impedire di giocare per conto dell’autista che, poverino, non può partecipare al divertimento della “tombola passeggeri” e che gli comunica che, con lui, marca malissimo perchè non ha mai vinto niente nella sua vita. Secondo voi cosa succede? Pè colpisce di nuovo e alla grande, di nuovo: ambo, terna, tombola… tutto è suo. I vecchietti, ormai, ci hanno messo una croce sopra e, su mio fratello, ci vorrebbero mettere l’autobus intero… 😀 L’autista è sconvolto e continua a non crederci; mio fratello gli dà i premi che ha vinto, restituisce i suoi perchè non gli fregava dei premi, dato che voleva solo divertirsi a giocare e non riesce a tenersi la pancia dalle risate. L’autobus arriva a Sanremo e, scendendo giù, tra i saluti e i soliti convenevoli, Pè urla a tutti i vecchietti incazzatissimi: “Uè, ci vediamo al prossimo viaggio e… allenatevi a giocare a tombola và, che fate cagare!!” 😀 😀

10 pensieri riguardo “Il porcino del Mario e la tombola insistente

  1. simpaticissimo questo tuo racconto! anzi, questi due racconti (il primo mi ha intrigato di più, ma sono belli tutt’e due). io a Londra non ci sono stato tanto a lungo come te, anche se ho sentito la necessità, il desiderio ed il piacere di ambientarci due romanzi .
    grazie del tuo commento ai “Signori della Strada”. a presto. albix

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    1. 😀 simpatico… ti ringrazio per i complimenti. sono contenta che hai riso tanto e con due racconti così schifosi. Si vede che ne avevi davvero taaaanto, ma taaanto bisogno…:-) stammi bene e, à marònn t’accùmpagn,… 😉 😀

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    1. La madonna non è una badante, in questo caso, ma solo una semplice “accompagnante”, testimone di eventi maliziosamente augurati… 😉 perchè, se conoscessi il detto per intero, capiresti che tutto fa, la poveretta, meno che aiutarti. A onor di cronaca, il detto, nella sua forma completa è: “à marònna t’accumpagna e ogni pàss, nà caduta” 🙂 ma forse, te lo devo dire in ligure? 😉 😀 stàmm bbuòn e vedi di diminuire drasticamente le dosi di psilocibina, và 😀 😀

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