Furia cavallo del west, che beve solo caffè…

Driiin.

Io: “Sì?” ogni volta che rispondi al telefono ti viene in mente che tua figlia, tirando su la cornetta, dice sempre: “Pronto, chi è?” con un tono così inquisitorio e accusativo che chi è dall’altra parte, avesse mai voglia di fare qualche scherzo o dire qualche pirlata, diventa metaforicamente piccolo piccolo e quasi si scusa di averle rotto le balle a telefonare. 🙂 Troppo tosta la bambina. Qualcuno, una volta, ti disse che il tuo rispondere con un “Sì?” stava a significare che avevi una visione ottimista e allegra della vita; che, porsi davanti agli sconosciuti con un semplice “si” che accettava qualsiasi cosa in modo fiducioso, era un segno di apertura mentale e giovialità. Mah, io penso solo che rispondo così perchè sò troppo pigra per dire “pronto” e poi, pronta, non lo sono mai… 🙂

Lui: “Ciao, crapìn…”

Io: “Uè, terùn…”

Lui: Ride… “Dove sei?” Stai zitta. Sospiri lentamente. Ti guardi intorno. Fai uno sguardo disperato. Nun ce la puoi fà. Non ce la farai mai. Guardi la cornetta che hai in mano e ti verrebbe voglia di staccare la comunicazione perchè, da 16 benedetti anni, ogni volta che ti chiama ti fa la stessa domanda e tu, ogni sacrosanta volta, scleri e ti chiedi chegglienefregaffare di sapere dove sei, quando è più che evidente, dove sei.

Io: “Scusa Mà, che numero hai fatto?”

Lui: Silenzio… “Il numero di casa, no?”

Io: “Bene, allora: visto che hai chiamato a casa; visto che io ho risposto; considerando che è già un miracolo che abbiamo il telefono che squilla e basta e non un sistema satellitare comunicazionale particolare che ci permette di stare a Londra e rispondere a Milano, penso che ci siano altissime probabilità (ma non abbiamo preso in considerazione le eventualità legate alla meccanica quantistica) che io sia proprio a casa, no? E allora, io mi chiedo… Ma pecchè sàng è chi t’è vvivo mi chiedi sempre addò cazz stò???”

Lui: “Ma và à dar via el cù!” Sbaaang! Fine della comunicazione coniugale… 😉

Appunto… :-)… Passa un minuto… Driiin!!

“Si?”

“Volevo solo dirti che stasera suono con Mal, qua a Borghetto Santo Spirito. Poi, lo sai? Ci daranno la targa perchè siamo gli ospiti d’onore…”

Ecco. Oh, beh, come ha scritto Graphic nel suo blog, a volte, davvero ci mettiamo del nostro… 😦 Non ti scusi perchè la storia del telefono ti fa davvero girare le scatole e lui, ogni volta, lo fa apposta, ne sei sicura, però… Però ti senti in colpa e gli chiedi come è il tempo, dove dormirà, se ha mangiato, se si è portato dietro le mutande pulite. Lui ricambia chiedendoti di registrare la serata perchè trasmetteranno il concerto su TeleCupole in diretta e tu gli dici che lo farai. Si scoprirà, poi, che quello non era il canale giusto e, mentre tuo marito appariva in tv, su La 7, con Mal che cantava “Furia cavallo del west che beve solo caffè”, tu ti chiedevi come mai, guardando TeleCupole fino all’una di mattina, Mal si era così invecchiato e abbruttito e come mai tuo marito non lo vedevi, nell’orchestra che suonava “La mazurka di periferia” mentre una miriade di vecchieti arzilli ballavano come matti… 🙂

Vi salutate e metti giù il telefono. Ah, Mal… Ah, Furia… Non te ne sei accorta. Mal ha scatenato un putiferio, dentro di te.. 😦 mannaggiallui…

furia

Strano che io non ne abbia parlato fino ad ora. Strano che non sia venuto fuori insieme ad altri ricordi. Strano che non lo abbia elaborato, fino ad ora. A me piaceva Furia. Avevo 12 anni e adoravo Furia, il cavallo che beveva caffè. Ricordo ancora che mi piaceva da impazzire Peter Graves (il padre adottivo di Joey, il padroncino di Furia – marò cheffigo..) :-). Ma, la cosa che ricordo di più è la sensazione di tristezza infinita legata a quel periodo. Una sera di qualche mese fa, mentre tornavo dal cinema con Laura, siamo passate in Piazza De Angeli. Là c’era una giostra che ha iniziato a suonare la sigla di Furia. In quel momento non ci ho fatto molto caso, ma, qualche minuto dopo, la tristezza, il lancinante dolore in mezzo allo stomaco mi hanno assalita e ho incominciato a cantare a voce bassa la canzone mentre qualche lacrima scendeva giù lievemente, senza farsi vedere. Mia figlia mi prendeva in giro perchè la cantavo ma io, non so perchè, le ho detto di non farlo perchè le stavo per dire una cosa che l’avrebbe fatta pentire di avermi presa in giro. E così gliel’ho raccontato. Le ho raccontato, mentre camminavamo nelle strade deserte, buie e gelide di Milano, di una bambina che adorava Furia e che viveva per quel telefilm che trasmettevano la sera, come lei vive ora per i Jonas Brothers e i telefilm che guarda sul Disney Channel ogni sera. Quella bambina, però, per vedere Furia doveva scappare. Doveva scappare dal ristorante dei genitori dove doveva stare dietro al bar, a servire ai tavoli, a pulire quintali di cozze, totani, piatti e a fare da baby sitter/madre a sua sorella appena nata. Verso le sette di sera, scappava. Rubava le chiavi di casa dalla borsa della madre e scappava. Faceva quei duecento metri di corsa. Saliva le scale ripidissime di quella vecchia casa di mare per arrivare al secondo piano con il fiatone. Attraversava il corridoio e si sedeva sul lettone dei suoi a vedere Furia. Succedeva sempre così. Per anni è stato così. Lei non ha mai mollato. E nemmeno sua madre. Succedeva che, dopo pochi minuti, lei arrivasse come una furia (davvero). Imbestialita, urlante, sbraitante. Ogni volta l’arma era diversa ma, ogni sacrosanta volta, sua madre la picchiava di brutto. Nonostante le sue lacrime, la madre la prendeva e la trascinava giù, per quelle stesse ripide scale, riportandola a lavorare. Però… Però, ogni volta succedeva una cosa strana; ogni volta. Ogni volta, la bambina, dopo essere stata trascinata giù per le scale, a pochi metri dalla scalinata, mentre la madre continuava a inveire, cercava di girarsi. In quel buio assoluto, davanti al mare scuro e in tempesta di quella stradina solitaria del lungomare, lei si girava e guardava in su, verso la finestra della camera da letto dei suoi genitori, dove c’era la televisione che sua madre aveva spento, urlando. Guardava quella finestra e faceva un esorcismo. Oppure, forse, esprimeva un desiderio. Si diceva, nel cuore, che, se fosse riuscita a guardare quella finestra un’ultima volta, anche mentre sua madre la strattonava per la strada, forse sarebbe riuscita a ritornare in tempo per vedere la fine del suo telefilm preferito, come tutti i bambini di 12 anni che facevano una vita normale. Sai qual’è la sfiga? Non successe mai. 😦

Cosa ha fatto Laura? Mi ha preso la mano e mi ha detto: “Mi spiace…” Anche a me. 😦 Già, non successe mai. Stranamente, però, io mi vedo ancora là, a guardarmi indietro. Ogni giorno della mia incasinatissima vita mi guardo indietro e spero. Spero di poter ritornare indietro, giusto in tempo. Già, la vita è proprio una grande merda, a volte, ma, se ti guardi indietro e hai il vento a favore, magari la puzza non la senti e, magari, riesci pure a tornare indietro, giusto in tempo per vedere la fine del telefilm… 🙂

5 pensieri riguardo “Furia cavallo del west, che beve solo caffè…

  1. Io, purtroppo per me, sono troppo vecchio per avere amato e conosciuto da ragazzo il cavallo Furia (a proposito! era il soprannome di uno dei miei fratelli minori!); naturalmente mi ricordo la canzone di Mal dei Primitives per averla orecchiata alla televisione forse proprio appena dopo che i miei fratelli minori avevano finito di guardarsi il telefilm; i miei ricordi sono più legati ad un altro personaggio a quattro zampe: Rintintin! Ma anche Lassie, anche se ricordo di più il primo quadrupede; ciao e grazie dei tuoi passaggi nel mio blog! A presto. Albix

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    1. @graphic: 🙂 essìchecelosapevo che c’è sempre il vaffa 🙂 come fa il nitrito? Uhm… lo dovrei chiedere a mio marito che colleziona i Tex d’annata. Ma forse potrebbe essere così: iiiiiihhhhhh 😉

      @albix: grazie a te 🙂

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  2. io ho grandissimi ricordi di quel telefilm peccato che ho trovato solo 19 puntate magari troverei le altre se qualcuno le ha mi faccia sapere grazie…. saluti a tutti

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