Motocicletta, dieci accabbììì…

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Eccelosò che non è giusto. 🙂 Il fatto è che mi è venuta una fulminazione, domenica sera, mentre tornavo dalla stazione a casa, in moto con Marco. A me non piace più di tanto, andare in moto. Voglio dire, non mi fa nè caldo nè freddo. Lo vedo semplicemente come un mezzo che mi porta da qua a là, e basta. Capisco, invece, che per molte persone la moto possa essere un elemento importante della propria vita. Ci pensavo mentre lui, sul suo Hondanonsocchè, guidava come se fosse Valentino Rossi e io, dietro, mi chiedevo che mai ci sarà di importante in questo mezzo. Ho incominciato a canticchiare la canzone e mi sò chiesta che cavolo volesse dire HB. Ho pensato ai tipi di mina delle matite. Sai che ci sono delle mine dure, meno dure, morbide, semimorbide etc? Ecco, la specifica di una di queste è l’HB che si usa per fare stenografia, se si fa ancora ;-). E allora, mi chiedevo, che cavolo c’entrasse, secondo Battisti, una matita con una moto, a parte la lettera iniziale uguale e… mi è venuto il flash! Cheppirla!! HP = Horse Power!! I cavalli del motore! Ma dimmi tu! E meno male che sò l’inglese meglio dell’italiano! E chi lo avrebbe detto mai? Mentre lui mi dice, controvento, “Fa caldo. Ti và di allungare il giro per casa e passare dall’Ippodromo, così ci prendiamo un pò di fresco in moto?” io penso che è fuori di melone perchè mi sò fatta 5 ore di treno, sò morta di stanchezza, puzzo di treno e voglio solo farmi la doccia e morire in pace, ma comunque, con il vento a favore, gli urlo di sì (qualche sacrificio si dovrà mai fare…). Passiamo sul cavalcavia della Fiera vecchia e vedo che mi sfilano di lato le luci dei negozi di massaggiatori cinesi: “L’orchidea Bianca”, “La luna splendente” etc… che stanno ancora aperti e mi chiedo come mai, alle nove e mezza di sera, hanno ancora la serranda su… 😉 allora la leggenda è vera. Passiamo davanti ad una griglieria e si sente un profumo assurdo di carne alla brace, che ti sembra di essere nel mezzo di un barbeque americano del 4 luglio. Osservo, da comoda passeggera, la popolazione della notte estiva milanese e gli arabi che stanno in viale Jenner (solo uomini) in piccoli gruppetti che gesticolano tra di loro, ridono, si intrattengono sui marciapiedi, come i tentacoli di una kasbah nascosta tra le viuzze della zona così contestata e combattuta tra italiani e e non. Una ragazza in motorino, al semaforo, si accosta a noi e mi viene in mente la biondina che sarà alta meno di un metro e 60 e che vedo cavalcare una di quelle moto così grandi e rombanti (da uomo!!) ogni mattina, quando vado in ufficio. Mi chiedo sempre come faccia ai semafori o a fermarsi, perchè, quella moto, quella moto vera da uomo, è proprio un mostro di qualche quintale. Ma io sono così orgogliosa di lei, anche se lei non mi conosce. Tutti la guardano e lei, con il suo casco iperprotettivo, i capelli biondi al vento, il corpo rotondamente perfetto che aderisce al suo cavallo argentato, va rombando giù per via Foppa zigzagando tra un bus e la mia Panda. Troppo tosta! Si, credo che le donne che vanno in moto abbiano davvero una marcia in più. Io no… 🙂 Preferisco la Panda. Ritorno a guardare la schiena di Marco, che non si perde un rosso, e puntualmente, passa proprio mentre il semaforo alza la manina a dire “No!”. Lo sa che lo odio, ma lo fa lo stesso. Gli dò una patta sulla schiena e lui ride. Ho notato questa cosa: quando, ai semafori, ci sono dei motociclisti “single”, guardano sempre chi sta dietro a chi non lo è. Non sono pazza, è vero! Ed è proprio in quel momento che chi non è single, dà una rombata di orgoglio. Sarò cretina, ma è proprio così. Del resto, da passeggera, mi posso permettere certe “analisi” e, negli anni, questa cosa non è cambiata mai. E’ come se si ringalluzzissero a far vedere che hanno la “compagna di corsa”, mah… 🙂 Arriviamo in piazzale Selinunte e su un muro leggo una scritta nera in caratteri cubitali: “L’Inter puzza di napoletani!”. Che scemi, penso, e noto che sotto c’è un’altra scritta in blu: “E tu e à squadra toia pùzzàt è merd!” 🙂 che fighi, penso! ;-). Eccoci all’ultimo semaforo e abbiamo il verde, grazie a Dio. Questo, però, non impedisce a una Smart di passare con il rosso e tagliarci la strada. Lui urla “Pirla! Ma non hai visto che è rosso?!?” A parte i vermi verdi che mi ha fatto venire quello della Smart (‘ficiente…), gli dò una patta sulla schiena e dico: “Beh, tu ne hai passati 15, di rossi, fino a qua! Hai visto cosa succede?” Lui dà una scrollata con le spalle e mi molla davanti alla mia auto, che devo portare più vicino a casa, dicendo: “Io so guidare la mia moto!” Seee, vabbè… Prendo l’auto e sò contenta di guidare su 4 ruote. Mi piace guidare. Mentre faccio il giro di piazzale Pisa, penso a mio fratello che fu trascinato, bambino, per qualche centinaio di metri dalla mini-moto che mio padre gli aveva comprato. 😦 sembrava avesse preso vita da sola e lui, ridicolmente attaccato al manubrio, non la mollava mica… Che spavento. E poi mi viene in mente quel tizio che, quando ero all’università, mi portò sul lago dicendomi che era il primo giro della sua nuovissima super-moto e che lo regalava a me. Peccato che poi pensò che io fossi una porta-sfiga-alle-moto perchè la poveretta, nel mezzo del rettifilo che porta a Lecco si fermò e non ne volle più sapere di partire. Morta completa. Venni a sapere, poi, che era sposato e che mi aveva mentito di brutto. Allora capii: era stata la moglie a mandargliela, la maledizione, e gli aveva beccato quello che di più aveva caro. Tosta… 🙂 In questo fermentare di ricordi, arrivo sotto casa. Il bar dei cinesi sta tirando giù la serranda. Gli ultimi assetati di nicotina si precipitano dentro e, mentre chiudo l’auto, mi guardo intorno e lo vedo. Rimango fulminata. Dennis Hopper e Peter Fonda sò resuscitati (se sò già morti tutti e due) e si sò reincarnati in un solo essere. La moto (questa la conosco) è una Harley Davidson. Cromatissima. Pulitissima. Stupendissima. Il seggiolino in pelle nera basso, le maniglie in alto. Le mancano i pendagli ai lati delle maniglie. Stupenda. Sembra uscita dal film. Lui? Alto, fisico bestiale, barba di qualche giorno, bandana, casco HD in mano, arriva davanti al bar dando un’ultima rombata e, come se danzasse, con una leggiadria che non lo rende affatto effeminato, anzi, la parcheggia sul marciapiede. Indossa un gilet di pelle nera e ha una specie di fondina porta pistole (oddiosacosaè) proprio come un cowboy, che lo avvolge alla vita, intorno ai jeans Levis (sò sicura che sò Levis) :-). Si toglie gli occhialini da sole cerchiati, e là… M A R O’… :-O Pure da “single” sai quante pippe darebbe da fumare a tutti quelli che stanno in compagnia, sulla moto? Ce l’ha nel sangue, la moto, questo qua. In quel momento, my darlings, ho capito. La moto, per la maggior parte della gente, è un mezzo comodo e veloce di trasporto. Per altre poche persone? Un modo di vivere. Per quel gran pezzo di strafico è davvero la vita. Io? Io continuo ad essere fedele alla mia Panda, però… Però, mi sò stampata in mente la faccia del tenebroso cowboy HD del Bar Tabacchi “La Giada” di via Paravia e ogni mattina che vedo una Harley Davidson, sfrecciare giù per viale Misurata assieme alla mandria di motoroni e ai motorini mattutini, mi viene in mente lui e penso che chi ci sta sopra è una persona particolare; perchè bisogna proprio essere tosti, per “adottare” una moto del genere e farci girare attorno la propria vita, o no? 🙂

3 pensieri riguardo “Motocicletta, dieci accabbììì…

  1. in effetti, per alcuni, la moto è uno stile di vita.
    invece, per troppi altri, è un modo di evitare il traffico o per rimorchiare… e sono quelli più pericolosi.
    comunque sì, quelli con le harley o quel genere di moto lì, sono un po’ particolari… ricordo di averne visto uno disteso sopra la sua moto mentre mangiava, ‘nsomma… “omini veri” 🙂

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