Il pifferaio magico

car

Milano, 6 agosto 2010 – ore 16:25

Pensavo che il Giambellino fosse meno caotico a quest’ora. Invece, sembra proprio che la Milano popolare non abbia voglia di staccare in questo agosto che tutti dicono più caldo, più freddo, più qualsiasi altra cosa che mai… senza ricordarsi che l’hanno già detto l’anno scorso e pure quello prima. Ah, gioie e dolori della memoria globale che sempre più smemorata è… 🙂 Guido lentamente cercando di fare mente locale sulle cose che devono essere a portata di mano. Odio essere in autostrada e cercare le sigarette nel vano davanti al cambio, senza trovarle, o sentire il telefono che squilla in borsa e non poter rispondere, magari mentre un camion mi supera e mi maledico per essermi dimenticata l’auricolare. Ok, tutto ok… Uhm.. non ricordavo che il semaforo di Santa Rita ci mettesse così tanto a tornare verde. Passo davanti al San Paolo e ricordo che là mi tolsero la cistifellea. Marò, come è brutto trovarsi in ospedale. Sembra che il mondo si fermi solo per te, quando ti ricoverano. Quando gli altri ti vengono a trovare e poi se ne vanno a casa loro a continuare la loro vita, ti sembra di essere in una prigione così triste e dolorosa. Guido con calma in tangenziale e, passando davanti ad Assago, i finestrini aperti della Panda, che ha fatto il tagliando due giorni fa, fanno intrufolare dentro profumo di carne alla brace e aromi lontani. Prima o poi ci dovrò andare a questa Fiesta Sudamericana che fanno tutti gli anni, mi dico. A un certo punto, quasi davanti al casello, arriviamo tutti assieme. Sembriamo ipnotizzati. Come i bambini del pifferaio magico, che in questo caso si chiama Ferie, ci dirigiamo verso i cubicoli dai quali ritiriamo il biglietto o attraverso i quali (grazie Telepass) sentiremo il bip che ci dirà che siamo veramente partiti. Un pirla in Subaru mi supera sulla destra e si infila velocissimamente sulla terza corsia. “Ci vediamo tra qualche km” penso. “Tanto non duri a lungo…” Le mie maledizioni prendono, credimi. E via, con la prima sigaretta. Il primo messaggio sui megacartelloni elettronici, courtesy di Infostrada, dice “RALLENTA E TIENITI SULLA CORSIA LIBERA DI DESTRA”… Uhm… LIBERA? No, scusa, ma a te chi te lo ha detto? Su questa corsia siamo in centomila e ogni volta penso che tutti credono che una Panda vecchia di 13 anni dovrebbe farsela tutta sulla destra e invece, io e Pandina, ce ne fottiamo e superiamo chi non va a più di 110. Voglio dire, se siamo capaci di farlo, perché diavolo non dovremmo? E così, via a superare quello che guida la nuova 500 con il braccio fuori per prendere fresco. Beato lui. Via, Pandina! Viaaaa! Ecco… Ehm.. Via fino a un certo punto, neh? Io lo so quando non devo esagerare con lei. Accendo il mangiacassette, pigio l’acceleratore mentre quella tizia urla “Stop, in the name of loooveee” e vado, serena, fino a quando non la sento vibrare tutta. Ecco, siamo arrivati ai 120. È là che rallento. Lei non va a più di 120 perché inizia a vibrare e sembra che stia per prendere quota perdendo tutti i pezzi, uno alla volta… 🙂 Rallento. Intorno a me scorrono veloci le risaie e il verde brillante della pianura padana. Ne possono dire tante, ma è bella davvero oggi. Nel cielo azzurro qualche bambino ha appeso dei batuffoli di cotone che sembrano nuvole, penso. 🙂 Ogni cosa è al suo posto. Continuo a guidare e passo davanti a Dorno. Là, Marco, voleva comprare casa. Marò, ci pensi a fare 100 km al giorno per andare e venire a Milano, e solo a lavorare? Naaa, grazie. Eccoci qua, di nuovo, qualcuno che va lentissimo, non ha le luci accese e frena a tratti senza avere niente e nessuno davanti. Ah, gioie e dolori della corsia libera a destra… 🙂  Tanto lo so chi è. Un anziano. Abbiate pazienza, ma fatemi un favore. A me toglietemela a 60 anni, la patente. Non me ne frega niente se sbaglio, ma toglietemela. Io già non ho le reazioni giuste a 45, figurati tra 15! Mi viene in mente mia suocera che mi raccontò della sua amica 75enne che, in autostrada, per paura di chi entrava dalle corsie di soccorso o dalla sua destra, si metteva sempre in quella di mezzo e andava a 80 all’ora fissi. Tutti la insultavano e la clacsonavano e mia suocera si sentiva tanto male per lei. L’unica volta che decise di stare sulla destra, si immise nella rampa di uscita (secondo lei) di un casello e, invece, era quella di entrata. Tutta contro mano. Se la fece tutta contro mano e a mia suocera vennero 15mila capelli bianchi in più… 🙂 Ecco, allora, toglietemela a 60 anni, ok? Che, tanto, non mi offendo, ok? Ecco, ad esempio, mi stavo dimenticando che devo girare a destra tra pochi km per prendere lo svincolo per genova-ventimiglia, lo vedi? Ah, la vecchiaia! Mentre Joe Cocker canta che lei non gli potrà mai più far male io svincolo a destra proprio all’ultimo minuto. Non avevo proprio visto il cartello. Un camion mi suona e io gli faccio segno di scusarmi. Marò, facciamo che me la togliete prima, la patente, ok?? Squilla il telefono. “Uè, strega, addò staje?” “Uhm, mamma, sono in autostrada, in Piemonte. Ci vediamo tra due ore e mezza, ok?” “Vabbuò, allora te faccio ò rugnòn ch’è cipolle, vabbuò?” Si che vabbuò… 🙂 … Ok, dai, qua ci sta la seconda sigaretta. Mentre Michael Jackson chiede “oh, baby, please gimme another chance” vedo il cartello di Novi Ligure. Penso che qui, qualche anno fa, è passato il diavolo e ha fatto un bel casino, il maledetto. Ogni volta che passo da qua, lo penso e pigio più forte l’acceleratore. Mi dà i brividi, ogni volta. Toh, vedo un’auto ferma con il triangolo. La Subaru. 🙂  Te l’avevo detto, io che le mie maledizioni prendono. È sui monti tra il Piemonte e la Liguria che Pandina inizia a spantecare.  Le salite sono sempre così, porella. Quasi a 80 arriviamo e io la lascio stare. Lei sa che di più non può fare. Il paesaggio è così bello. Cheb Khaled continua a dire “didi, didi, didi” e ci passano davanti le auto dei nordafricani che si dirigono verso Nizza e Marsiglia per prendere la nave che li porterà a casa. Lo sai che sono loro perché hanno queste auto veloci e grosse, ma assurdamente ricolme di tutto. Spesso, sul tettuccio, hanno un buon due metri per due di roba impilata e coperta con un lenzuolo bianco fermato con degli elastici da auto. 🙂 Mi fanno impazzire. Penso a quando Elyas tornò in Algeria e si portò dietro un casco intero di banane comprato al mercato di Shepherd’s Bush. Non sai quanto risi. Gli dissi: “Ma scusa, voi che siete in Africa, vi portate le banane dall’Inghilterra? Ma quanto sei scemo?” Lui, sereno, mi rispose che là, le banane, non le avevano le persone del posto perché le vendevano agli stranieri. Mah… 😦 La cosa più bella succede sempre dopo gli Appennini. Si inizia a scendere giù e, a un tratto, ti trovi davanti due montagne che, in mezzo, hanno il mare. Vedi questa stupenda distesa di verde intervallata dallo più stupendo azzurro del mare e ti dici che Dio davvero esiste. Tutto è perfetto. Hmm… Meno la coda che mi becco proprio subito lo svincolo che da Genova porta a Ventimiglia. 😦 Sintonizzo su Isoradio e sento: “10 km di coda da Genova ad Arenzano per incidente. Coinvolti due moto e 10 auto. È un peccato…” dice lo speaker “… perché l’A10 era l’unico tratto di autostrada a traffico zero, fino ad ora..”. Porcazzozza e a me lo dici? Hmm, mi sa che pure le maledizioni di quello della Subaru funzionano… Fosse pure lui di Benevento? 🙂 Terza sigaretta. Cher inizia a maledire l’uomo che l’ha tradita e gli dice che non la fregherà più. Io vado a passo d’uomo e penso che quel tedesco che mi sorpassa sulla destra guidando quella strafiga di BMW è proprio un furbone a correre come un pazzo sulla corsia d’emergenza. Scommetto che, quando la stradale lo fermerà, dirà che non capisce l’italiano e che non sapeva che non si va sulla corsia d’emergenza, il pirla. Marò, che puzza di gas in galleria. Mezz’ora di lumachitudine e, guidando lentamente e mestamente, passiamo tutti davanti al carro attrezzi che carica una moto e un’auto distrutte mentre un’ambulanza, sibilando, corre verso Genova. Fine del viaggio, per qualcuno. Di una cosa sono sicura: mettiamo tutti la prima giurandoci di non fare pirlate e ripartiamo felici di non essere noi. È a Finale Ligure che sento l’odore del mare. Adoro il mare. Guido più veloce verso la mia meta. Si, mi sa che ce la faccio proprio per cena. Guardo i cartelli delle distanze e penso che mi mancano 60 km. Non parlano di Arma di Taggia, ma di Ventimiglia. 80 km a Ventimiglia? Ok, allora sono circa 60 per me. Togli 20 km da Ventimiglia e sei ad Arma. Lo vedi che il paesaggio è diverso. I rododendri rossi, rosa, bianchi che splendono nel tramonto e le palme stanche dell’afoso caldo ligure, sfilano velocemente davanti a me e io sorrido mentre Barbra Streysand dice che lui non le regala più le rose. Benvenuta nel club, bella mia. 🙂 Ci sono. Dai, che ci sono. “Venite alle grotte di Toirano” dice il cartello e mi riprometto di portarci Laura, prima o poi. Ormai, con il pensiero sono già a casa. Ormai ci sono. Non ci ferma più nessuno, Pandina. Svincolo, curva, casello, 20 euro e 10 (grazie, Autostrade dei Fiori, che aumentate sempre di più il pedaggio durante l’estate…). Scivolo via dal casello e rimbalzo sul fosso che sta in mezzo alla discesa per Arma. Orcu! Mi viene il panico pensando che sto trasportando il quadro prezioso di mio fratello. Ah, casa, dolce casa. Due rotonde hanno sostituito i semafori che portano in centro. Dicono che hanno dimezzato gli incidenti. Sarà, ma a me viene sempre il dubbio di chi ha la precedenza a destra, quando arrivo alle rotonde e, perciò, mi fermo sempre mentre Marco mi dice di andare. Vabbè… Scendo verso il lungomare. Marò, quante autoooo. Meno male che ho il parcheggio privato sennò dove la mettevo la mia? Guardo distrattamente le targhe. Sò tutte di MI, TO, PV, AL, TS, MB. La Lombardia si è trasferita in Liguria, sì. E sò contenta di dire che, pure questa volta, il pifferaio ci ha portati tutti a destinazione.

Arma di Taggia, 6 agosto 2010 – ore 19:25

Arrivo, rognoneeeee! 😀

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8 pensieri riguardo “Il pifferaio magico

  1. Cara Romala, per fortuna (o per sfortuna, a seconda dei punti di vista) qui in Sardegna non ci sono le autostrade (a volte, quando mi prendeva una certa malinconia, ve le invidiavo le autostrade, e sognavo, ascoltando “Modena” di Venditti di imboccarne una con il pieno, alla ricerca di un’uscita qualunque, che mi portasse nel posto dei sogni, che non esiste….). Ma perchè gli svizzeri, i tedeschi & C. buttano faqzzoletti e rifiuti dalle auto in corsa anche in Sardegna, infischiandosene del Codice della Strada? Che sia una reazione alla vita meticolosamente ordinata che osservano nei loro paesi? Oppure voglia di trasgredire? O sono Sardi emigrati che rientrano in Patria coi macchinoni tedeschi? Forse è meglio non indagare troppo….. B. Vacanze. A presto. Albix

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    1. 🙂 penso proprio che sia così, Albix… si sfogano qua perchè sono repressi là.. 😉 io, comunque, ricordo della Sardegna una stupenda strada piena di oleandri e cactus che portava al villaggio dove siamo andati. guidando, mi sembrava di essere nel mezzo del grand canyon… bellissimo 🙂

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    1. uè graph! 🙂 naaa l’auto era praticamente vuota a parte una mia valigia e il quadro che ho comprato per mio fratello! Protezione a 30, sempre, per me. Non mi piace abbronzarmi! 😉

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