C’era una volta… Booom!!

C’era una volta una ragazzina. Questa ragazzina, ogni giorno, tornando a casa da scuola, passava davanti a un negozio di strumenti musicali e si fermava a guardare una chitarra in particolare. Restava là, davanti alla vetrina, a guardare il suo legno lucido e le sottili corde metalliche che sembravano quasi vibrare da sole e dirle “Prendici, prendici, prendiciiiii….”. Gli anni passarono e la ragazzina non osò mai chiedere ai suoi genitori di comprarle la chitarra perchè non era mai successa una cosa del genere, nella sua famiglia. Certe volte il signor Ghersi, proprietario del negozio, d’estate si sedeva fuori e, una ad una, accordava tutte le sue chitarre diffondendo, nella strada che portava al mare, note deliziose e spagnoleggianti. La ragazzina, in quelle occasioni, si vergognava a fermarsi e proseguiva verso casa senza, però, impedirsi di “bere” tutti quei suoni che vagavano nell’aria. Fu così che, un bel giorno, esattamente al suo 15° compleanno, si fece coraggio e chiese la chitarra paventando già le brusche e derisorie reazioni dei suoi genitori. Errato… 🙂 suo padre le diede una bellissima e rosea banconota da 50.000 lire e la chitarra spagnola con le corde in metallo fu sua per sempre. Per sempre restarono assieme e dove andava la ragazzina, c’era sempre la sua chitarra.

Rosa & Helvetia

Helvetia, la chiamò, perchè le sembrava un nome così esotico, strano e difficile da scrivere. Non sapeva che volesse dire Svizzera, tapina, altrimenti, se proprio un nome di nazione doveva essere, avrebbe scelto “Turkmenistan” che rendeva altrettanto e faceva molto più orientale… 😀 Ad ogni modo, la ragazzina non studiò mai musica. Il signor Ghersi le insegnò a sostituire le corde e ad aggiustare il ponticello che si era rotto perchè lei aveva schiantato la chitarra in testa a uno che, vedendola passeggiare in metropolitana con la sua amica a sei corde, le aveva detto che era figa. 😀 Nessuno le mostrò arpeggi, accordi, giochi di dita strani. Beh, direte voi, se niente le fu insegnato, allora, non è che sarà mai andata molto lontana, no? Hmmm, con questa ragazzina non si poteva dare niente per scontato, sapete? Fu così che, corda dopo corda, le conobbe tutte. Tasto dopo tasto, giorno dopo giorno, anno dopo anno, le sue orecchie si “allenarono” così bene da poter iniziare a collaborare con le sue dita (ed il suo cuore) e CREARE, sì!, CREARE. L’amore per le note, la solitudine, la voglia di esprimersi, il desiderio di “parlare con la musica”, a volte, sono molto più importanti della didattica, sai? Sfiga vuole che la sua chitarra era un pò troppo grossa per le sue mani e fu così che divenne il “master” delle tre corde! 😉 Tre corde che, all’inizio, suonavano allo stesso modo. Tre corde che potevano sembrare noiose ai più, ma a lei davano emozioni; emozioni che si trasformarono in canzoni. Vere e proprie canzoni. Negli anni, imparò pure a suonare con le altre corde e nuovi, inesplorati orizzonti le fecero conoscere la gioia del giro di DO . Qualche RE, se capitava… E magari pure un LA, se proprio doveva ma, il giro di DO era il preferito e pure là, si iniziò a creare. A pochi faceva sentire le sue canzoni. Canzoni che, non potendo scrivere con note vere su veri spartiti, registrava su cassette audio per non dimenticarle, magari disegnando su un quaderno dove è che si mettevano le dita per suonare quella canzone. Pochi la poterono ascoltare dal vivo. Pochi… Gli stessi pochi che, poi, l’avrebbero aiutata a cantarle durante le fredde serate d’inverno dell’università a Milano o le tristi giornate londinesi. Passarono gli anni e la ragazzina crebbe e si fece una famiglia. Purtroppo non riuscì più a stare molto con la sua amica a sei corde perchè la vita, sai, a volte è proprio infingarda, ma ovunque lei si trasferisse, Helvetia era là, sempre con lei. Un giorno, mentre cercava di fare ordine tra le scatole del suo passato, si vide cascare in mano una audiocassetta e…

E’ sdraiato sul divano. Russa. “Marco, ho bisogno di un cavo maschio-maschio, ce l’hai mica in sala prove? Me lo riesci a portare domani?”. Apre gli occhi, sbuffa e mi guarda con aria stupita. “E che ci devi fare con un cavo maschio-maschio?” Uhm… 😦 Cheppalle, quali incommensurabili assurde megagalattiche palle, quando ti chiedono a che ti servono le cose che chiedi, invece di dartele o dirti che non le hanno… “Beh, è che ho trovato nella pentola per la polenta un cavo femmina-femmina e volevo vedere se, collegandola con un cavo maschio-maschio, facevano un pò di cavetti, sai, magari ci faccio dei soldi!” Ci pensa un attimo e dice: “Ma và à dàr via… ” Poi ritorna a russare dopo aver borbottato: “Si, si, vabbè… Domani te lo porto.” Fatto sta che domani non me l’ha portato e io, dato che non potevo aspettare dall’impazienza (si, si, Elsa, hai ragione non riesco mai ad aspettare…) frugando nella scatola dei fili e dei cavi che ogni volta che compri qualcosa di elettronico non sai a cosa servono, ma li metti via, giusto in caso, ne trovo uno! Et voilà, come disse Bonaventura, qua inizia la mia avventura. Quello che sto per fare è un atto di coraggio immane. Quello che sto per fare è anche un atto di vanagloria altrettanto infame, lo so. 🙂 Lo so, lo so, sarò passibile di commenti educati, velate derisioni e silenzi opportuni, ma, come dico sempre: chissenefotte, meglio rimorsi che rimpianti, và! 😀

Infine, ci ho messo due settimane a scaricare dalla cassetta al pc. Ci ho messo due mesi a capire come cavolo si faceva (che più pirlata di questa non ce n’è, ma sui siti la spiegavano come se fosse la scalata dell’Everest con il pattino di legno dei Bagni Patrizia carico di 20 mufloni femmine incinte di 4 gemelli ognuna! :-(…) Eppoi, Elsa mi dice sempre che non viene sul blog perchè, ogni volta che entra e sente Fossati che canta “roooosa… piega doloroooosaaaa”, le viene da tagliarsi le vene. Ok, ok, lo soooo, lo soooo. E allora, mò ti tolgo il play automatico e t’installo tutta la playlist (post dopo post) di un’artista megastupendamentegloriosificamente figa: IO. Ma non lo faccio tutto d’un botto, neh? Farò un post per ogni canzone. Non ti metto tutte le mie canzoni in un botto solo anche perchè, altrimenti, ti verrebbe male al cuore, credimi; talmente male che Fossati con “piega doloroooosa” ti sembrerebbe i Righeira dopati al massimo che vanno alla playa senza costume… :-D. Non lo faccio, però anche perchè per ogni canzone c’è una storia. Per ogni mia canzone c’è un qualcuno o un qualcosa che vale tanto la pena ricordare e far conoscere. Del resto, credimi, royalties non ne prendo; abbi almeno la pazienza di capire e sapere perchè o per chi le ho scritte. And finally… Desidero ringraziare Open Drive per il supporto mediatico fornitomi perchè, altrimenti, non avrei proprio saputo come mettere ‘ste canzoni su ‘sto blog! 🙂

Dunque, pigliati due etti di citrosodina, clicca sul link, leggiti il testo e… che lo spettacolo inizi!

This wall of mine (1994 – Londra)

Look through this wall of mine
Can’t you see what I feel for you
I’ve been hiding behind it for years
But won’t you come and get me
Just waiting for someone who’ll
Have no fear to see me as I am
To love me as I am
I’d give it all to you if I could
But I don’t know if I really should
My gift to you is divine
The love we’ll share is yours and mine
I’d give it all to you if I could
I’d cry your tears and laugh with you
And if it’s too much to ask
Please tell me now and leave
Look through this wall of mine
Just can’t stop thinking about us
You may think you cannot see
me but I swear I’m there
Impressions are deceiving if your soul is blind
but if you feel the way I do
we’re gonna make it through…
I’d give it all to you if I could
But I don’t know if I really should
My gift to you is divine
The love we’ll share is yours and mine
I’d give it all to you if I could
I’d cry your tears and laugh with you
And if it’s too much to ask
Please tell me now and leave
Refrain rptd
Look…

6 pensieri riguardo “C’era una volta… Booom!!

  1. brava e che bella idea farti ascoltare dal blog!!!!
    ciao rosa… che eri rosa immaginavo già dalla mail, e adesso so il significato di romala 😀
    pure io avevo una chitarrra… a 17 anni.. mai imparato la musica.. suonavo guardando i libretti dove c’erano disegnate le corde e i pallini neri che indicavano dove mettere le dita 😉
    poi con mia figlia ho rimediato.. l’ho fatta studiare musica e chitarra ma lei invece preferisce cantare (cantare e suonare dice che non le riesce).
    grazie di questo post!

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  2. @ ivy: grazie! anche mia figlia studia chitarra. è stata una sua scelta ma, ti dirò, ne sono stata davvero orgogliosa 😉 frequenta una scuola media a indirizzo musicale (e pure quello l’ha scelto lei).. all’inizio è difficile cantare e suonare ma, se scrivi tu i testi (come faccio io) mentre cerchi gli accordi, ti viene naturale. magari viene fuori una schifezza, però è tutta “musica tua”!

    @ elle: grazie anche a te 😉 c’eri quasi arrivata, però, dai… 🙂

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