Storia di una calcolo e della sua colica espulsiva

Venerdì, 19 novembre

“Signora, si fidi di me. Sono il suo urologo, no? Prenda questo farmaco. Ogni sera, però, non ogni mattina come sta scritto nel bugiardino, perchè lei ha la pressione molto bassa e mi sviene da un momento all’altro. Si fidi, lo prenda. Non sentirà nulla e mercoledì, quando ci vediamo per un’altra ecografia, magari, lo avrà buttato fuori senza nemmeno accorgersene, si fidi..”.

Mah. 😦 se lo dici tu, dottò… 😦 Io dico solo che mi sento come Sigourney Weaver in Alien che ci aveva dentro il “coso” che doveva partorire e che non sapeva se lo voleva far uscire o no (e non era per l’istinto materno) 😦  Ormai è quasi un mese e mezzo e questo parto,  nonostante tutti i modi che ho provato, non c’è stato. Per di più, non è che si trovano tante informazioni “dal vivo” su internet sulla calcolosi. Cercavo qualcuno che descrivesse come aveva espulso un calcolo di 4 mm ma niente, tutti si fermavano alle lamentele sulle terapie o le domande sui dolori (CHE SI SAPPIA: SONO UGUALI IDENTICI A UN PARTO TRIGEMELLARE “CONTEMPORANEO” NON SO SE MI SPIEGO). Tu chiedimelo e io l’ho fatto. La tisana di erba spaccapietra (un litro al giorno) suggerita da Margherita, i balli da tarantolata per farlo scendere giù suggeriti da Laura. Lo Schoum di Anna. I buscopan del dottore. Le ho provate tutte. Solo dolore, alla fine. 😦 Vivo con una bomba a orologeria piazzata alla fine dell’uretere che non so quando scoppierà perchè non ne vuole sapere di spostarsi nella vescica. Assurdo… Te lo immagini se, martedì prossimo, nel bel mezzo della riunione di ispezione con AstraZeneca, nell’ordine: 1) mi piego in due per la colica urlando (come faccio di solito) in napoletano come una pazza isterica che voglio solo morire in pace 2) svengo per colpa del farmaco che mi abbassa la pressione…?! Ah, quella si che sarebbe una riunione epica… 😦 E vago con il pensiero, vago, vago… L’urologo continua a ciciarare da solo mentre scrive il referto e la terapia, beata gioventù (e pure un bel ragazzino è…). A un certo punto sento la parola ecografia e faccio la faccia del tonno distratto e ottuso che, nuotando nuotando, è arrivato in un allevamento di pesciolini rossi…

“Ecco, lo vede?!” Sono sdraiata sul lettino. L’urologo ha voluto fare un’ecografia d’urgenza. Guardo in alto. Dalla finestra entra la luce mattutina milanese e si vede solo il cielo plumbeo, nonostante si sia al piano terra del San Paolo. Qua, due anni fa, mi hanno tolto la cistifellea.. 😦 vabbè… chevvitadimmerda… 😦 Lui mi fa tirare un pò più giù gli slip e io, sdraiata, ho un dejà vu… La prima ecografia quando ero incinta di Laura. Lui spalma il gel sul mio ventre e poi pigia forte sulla vescica che mi viene da gridare: “Maròòòò io t’uccidooooo!!!!” 😦 😦 ma non lo faccio. Guardo di nuovo attraverso la finestra e respiro profondamente cercando di concentrarmi su altro. “Ecco, lo vede? E’ questo qua, questo piccolino bianco…” Se non fosse che la situazione è davvero seria, mi metterei a ridere. Me lo indica come ci se fosse un bambino nello schermo dell’ecografo. Assurdo. “E’ proprio là alla fine dell’uretere!” Oh, Gawdddd!!! E tutt stù burdèll per dirmi quello che già sapevo? “No, vabbè, io sono fiducioso, signora, davvero. Mi creda. Nessuna colica, mi creda, andrà che non se ne accorge nemmeno..” Ah, beata gioventù… 😦

Così, si inizia quello che mi prospettavo un calvario tra eco che mi dicono la stessa cosa e farmaci che continuo a ingurgitare nell’attesa…

Sabato, 20 novembre

Alle 19 mi dico: vabbè, la prendo prima ‘sta pastiglia, fosse mai che mi rilasso un pò. 10 minuti dopo, arriva una colica. 😦 😦 😦 A’ faccia d’ò cazz… e se non l’avessi presa?!? Sto male, marò quanto sto male. Stavolta inizio a vomitare prima. Stavolta sanguino prima. Stavolta sto malissimo che non so più a che santo votarmi. Marco è andato a suonare. Devo far da mangiare a Laura. Marò, marò, marò… Dio, San Giuseppe Moscati, Marò, aiutatemi voi. Mi accascio davanti ai fornelli. Mi rialzo. Barcollo verso il bollitore per riempire la borsa d’acqua bollente. Decido di non chiamare Anna per farmi fare la puntura di Voltaren, porella, sta male pure lei con la bronchite. Metto su il timer per 10 minuti e dico a Laura di spegnere il fuoco e scolarsi la pasta quando lo sente squillare. Mi dirigo, zigzagando dal dolore, verso la mia camera e schianto sul letto con la borsa sul fianco ansimando come una giovenca che sta per partorire. Dio, Dio, Dio. Questo è dolore. Questo è male. Le fitte, ormai, sono così intense da stordirmi. Piango e sto zitta per non spaventare Laura. Penso ad Anna. Lei ha il tumore. Lei mi ha spiegato come fa con il dolore. Lei lo segue, mi ha detto. Chiude gli occhi e lo segue. Si immagina di viaggiare nel suo corpo e, dolentemente, segue il percorso delle sue fitte, del suo dolore, ogni volta che arriva. Solo così sta bene, nel male infinito e cattivo, mi dice. Dolce Anna… 😦 Allora, lo faccio anche io. Seguo le fitte che, dal rene, si arrotolano giù verso l’intestino, attraverso le mie vene e i miei muscoli. Arrivano all’uretere che sta cercando di espellere quel maledetto calcolo. Sento, nitidamente, le contrazioni dell’uretere. Sono metodiche e puntuali. Ogni 20 secondi. Poi, a un tratto, ogni 10. Marò, l’uretere s’è incazzato!! 😦 Silenzio, attorno a me. Silenzio, dentro di me fino a quando sento come se mi fosse scoppiato dentro un petardino, sai quelli di carnevale? Il timer suona i 10 minuti e a me viene in mente l’immagine di una bottiglia di champagne che si stappa a capodanno. Poi? Poi l’immensa pace. E’ là che ho capito cosa vuol dire “la quiete dopo la tempesta”. Attonita, apro gli occhi e sento gli echi di quel petardino. Giuro che ho sentito come un “fruscìo” di liquidi che lo hanno seguito. Oh, Signore del cielo infinito, quanto sto bene. Sono distrutta, disfatta, annichilita dal dolore ma senza più dolore. Proprio come partorire, lo so, lo posso dire. Ho bagnato il cuscino di lacrime e sudore. Mi alzo e bevo un litro d’acqua tutto d’un sorso. Me ne vado sul divano a vedere Fazio che intervista quel grande di Bocca e quel pirla di Panariello. Aspetto fino a quando la vescica sta per scoppiare. Lo so perchè l’ho fatto. Quando urinerò, LUI, il mefistofelico, uscirà a bomba fuori e la mia uretra non avrà nemmeno il tempo di dire “Uè” che lui sarà già fuori. Oramai lo so che è uscito, ora è vero. Lo sento dentro tutta me stessa. Vado in bagno stringendo i muscoli. Accendo tutte le luci e prendo il contenitore delle urine e… vado. Alla fine, guardo dentro. Nulla. Niente sassolino di 4 mm di diametro. 😦 Niente di ninte. Oddio, non è possibile.. Non è vero. Guardo meglio e vedo una cosa simile a una scheggia di pietra marrone posata là, in fondo. Non sai il sollievo. Non sai nulla. Semplicemente, non sai. Guardalo e basta. 20112010032E ora la mia vita, e quella del mio blog, possono ricominciare!!!

9 pensieri riguardo “Storia di una calcolo e della sua colica espulsiva

  1. Auguri di cuore Romala; mi hai fatto soffrire un poco nel leggerti oggi; ma l’importante è che tu stia bene; ci sono tanti modi per subliminare il dolore: tu ci sei riuscita egregiamente con la scrittura: brava! Certo il dolore resta lo stesso; quel sollievo finale mi ha ricordato quel giorno che estirpai l’unghia incarnita del mio alluce destro; il chirurgo mi voleva operare a tutti i costi; io gli chiesi una possibilità per evitare i ferri; con un ghigno tra sadismo e scherno mi suggerì una tecnica per estirparla dalla carne viva; non dimenticherò mai quel giorno: sudai sangue, ma mi invocai alla Madonna e al mio Santo protettore (Sant’Ignazio da Laconi); gliela feci; con quel sollievo che tu hai provato nel vedere la pietruzza che ti tormentava; adesto basta una cura periodica (che eseguo più per paura che ritorni il male che per reale necessità); è sempre doloroso, ma niente in confronto a quel terribile giorno.
    Ciao Albix

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  2. Ossignur Rooooooooooooomala

    mi hai fatto partorì pure a me
    nel leggerti

    mmamma mia che sofferenza! 😦

    Ecco il corpo del reato…sto fetuso

    Spero di cuore che qst brutta avventura
    sia finita qui ( per te )

    Vado ad asciugarmi la fronte

    dai forza Romala il più è fatto

    Un abbraccio immenso!

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  3. Ciao Romala, finalmente! il dolore è dolore..
    C’è una cosa bella del dolore però (ma è proprio l’unica eh!?): quando si supera 🙂
    bentornata e auguri di riprenderti subito e alla grande
    ciao

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  4. ..piacere!!stessa esperienza..ma con calcolo in uretere di 1,2 mm e 10 mesi di coliche per espellerlo..stavo per innamorarmi dell’urologo!!..dimenticavo..quando ancora non era uscito gia’ se ne era formato un altro..6 mm ed e’ ancora la’.. cerco di non pensarci..ma so che tra un po’ il calvario ricomincera’..poi mi dico che la mia amica Laura sta affrontando un bruttissimo linfoma..e allora..chi se ne frega…in ogni caso,benvenuta nel club!!

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