Minestrone al Barolo

minestrone

“Rò, per favore, stasera mi fai la minestrina di verdure, che fa proprio freddo?”. Ecco, questo resterà uno dei quesiti irrisolti della mia vita. Se vuoi un minestrone, perché me lo chiami minestrina di verdure? A Milano si dice così, replica lui. E vabbè, tiècchete ò minestrone. Lo faccio buono, che più buono non si può. Di un buono che, come mi ha insegnato mia mamma, ci deve stare dentro di tutto e di più, ma sembrare che non ci stia niente di speciale. Una volta fu capace di metterci dentro pure il cardo (che per me è troppo amaro) che aveva trovato per strada andando a portare il cane a fare pipì… 😉 Io? Io ci metto le cose solite, ma mi fregio dell’onore di aver ereditato da mia mamma l’abitudine di metterci dentro le scorze di parmigiano che avanzano, quando non hai più da grattugiare. “Nun se jetta niente, Rosè, arricuòrdatelo”. Beh in questo, almeno, Nord e Sud vanno d’accordo. 😀 Al momento di servirlo ecco che si dividono le tre fazioni: lei lo vuole passato, fino a che diventa una crema, con il filo d’olio d’oliva che io le faccio sempre a forma di cuore e a lei fa tanto piacere; lui così com’è senza niente, ma con due scorze di parmigiano che “son tanto buone, crapino, non so proprio come fai a farle così buone…”, io con tre cucchiaini di pastina perché, che cavolo, le proteine le portano i fagioli e i piselli, vitamine me le danno le verdure ma ho pure bisogno di un po’ di carboidrati, no?! Tutti a tavola, sereni, fino a quando succede il patatrac. 😀 Ogni volta me ne dimentico. Ogni volta sembra che proprio l’ho cancellato dalla mia memoria.

“Crapino, non è che abbiamo un po’ di vino?”

“A fare che, Mà? Tu sei astemio.”

“Uh, Signur! Per il minestrone, no? Non si può mangiare il minestrone senza un po’ di buon vino dentro! Magari del Barbera? Ce l’abbiamo?”

Ah, cavolo… Laura inizia a ridere. Le dò un simpatico scapaccione rimproverandola con lo sguardo. Deve essere una cosa del nord. Io non ho mai visto nessuno mettere il vino nel minestrone, ma lui lo fa da sempre. Una cosa a dir poco strana ma, tant’è che, degustibus non disputandum est, giusto?

“No, guarda, non ci ho pensato. Me ne sono dimenticata. Ho solo del Barolo, ma mi serve per il brasato di domenica. Puoi fare senza, no? Mica non lo mangi senza il vino, dai… o, al limite, mettici il limoncello di mamma… ” e rido.

“No! Io voglio il vino. Il minestrone non sa di niente senza il vino! Dove è la bottiglia del Barolo? E non ti permettere di darmi il Tavernello che usi per cucinare, eh?!”

Ok, abbiamo oltrepassato il limite della decenza. Ho cercato. Lei sa quanto ho cercato di nasconderla, ma lui l’ha trovata. Ha preso il cavatappi; quello grosso con le alette e la farfallina e là la tragedia è esplosa… 😀 Lui non sa aprire le bottiglie di vino. 😀 😀 Non ci è abituato. Io, che bazzico i ristoranti da prima che nascessi e che l’essere barman ce l’ho nel sangue, sorrido furbescamente e ingollo il mio cucchiaio di minestrone lentamente, mentre sbircio lo spettacolo. La bottiglia oppone resistenza. Lui cerca di far entrare il cavatappi nel sughero con uno sforzo sovrumano, senza girare, però… solo spingendo. Che strano…. 😀 Arrossisce dallo sforzo. Bestemmia. Stringe così forte il collo della bottiglia che io e Laura ci allontaniamo per la paura di vederci traforare le pupille dalle schegge del vetro. Oramai è una lotta all’espugnazione del tappo di sughero, tra lui e la bottiglia. Io non mi capacito di come possa pensare che se non gira la farfallina, il cavatappi non entrerà mai nel sughero. Disperato, mi guarda. Si rende conto della situazione assurda e dice, con tono perentorio, porgendomi bottiglia e cavatappi: “Moves e tas…” Vabbè, diciamo che lo spettacolo ce l’ho avuto e me lo son goduta. In tre nanosecondi apro la bottiglia e gliela porgo. Laura non si regge più la pancia dal ridere e io dico: “Forse era meglio il tavernello… quello si apre con la forbice..” “Tas e non dire nulla, pè favor…” Si versa il vino nel piatto di minestrone e vedi il suo sguardo di bambino soddisfatto e felice. Sembra davvero un bambino. Si è trasmutato. Ora capisco. Ora sì. Marò, così felice. Ci vuole poco per far contento un uomo, neh? proprio poco come: riportarlo a quando era bambino e i nonni gli facevano mettere nel minestrone qualche goccia di vino… Sì, ma questo non glielo dico, và… 😉

7 pensieri riguardo “Minestrone al Barolo

  1. Prove culinarie, il cardo soprattutto! Questo tocco d’amaro può sembrare buono, e poi tanto frulli tutto… dunque… Il barolo è una novità anche per me, se il risultato è buono, o almeno può sembrare, tutto è lecito, e poi comunque, ognuno sui propri fornelli può divertirsi a sperimentare abbinamenti come meglio credo, e così che nascono le grandi ricette… Dunque, ricetta da grande chef! Complimenti… Un saluto

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...