Pulizia etnica

Da Wikipedia:

Un gruppo etnico o etnia (dal greco ethnos = “popolo”) è una popolazione di esseri umani i cui membri si identificano in un comune ramo genealogico o in una stessa stirpe e differenziandosi dagli altri come un gruppo distinto. Gli individui hanno spesso in comune cultura, lingua, religione, usi, costumi e alcune caratteristiche fisiche (tramandate geneticamente e dovute in parte anche all’adattamento al territorio in cui il gruppo vive).

Ho litigato con un bloggher qualche tempo fa. Più che litigato ho deciso di non frequentare più il suo blog perchè non mi era piaciuto come aveva preso un mio commento su Napoli (la sua e mia città) vista da lontano (Milano, dove lui e io abitiamo). Si rammaricava di averla abbandonata per venire a lavorare al nord (almeno, questo si capiva da quello che diceva). Io? Io ho commentato in maniera cruda che, secondo me, tutti coloro che sono onesti e buoni dentro e lasciano Napoli (o qualsiasi paese della Campania o della Sicilia o della Calabria o della Puglia o simili) dovrebbero poter venire al nord per, diciamo, due o tre anni “senza dolore” stando benissimo e senza dover soffrire del distacco perchè poi dovrebbero poter tornare indietro, dopo che si è fatta pulizia delle mele marce che hanno lasciato là. Dovrebbero poter rimanere qua e vedere quanto è diverso e stare bene qua, solo per un pò, senza rammaricarsi. Dovrebbero poter lasciare là solo i mattoni e gli stronzi e le stronze che profittano, rubano, ingannano, ridono, ingrassano, smerciano, godono e crescono sulla pelle della gente onesta e normale che vuole solo una vita onesta e normale ma che non riesce a farla perchè il potere e i soldi e le conoscenze sono sempre più forti di coloro che non vogliono fare le cose in maniera illegale. Una vera e propria etnìa sono, per me, quelli della camorra, ‘ndrangheta, mafia e via dicendo; una vera etnìa. Il mio commento ha originato astio perchè, nel dirlo, ho utilizzato un’espressione: “pulizia etnica” che lui ha specificato di non voler mai più vedere sul suo blog per le ovvie ragioni che tale espressione dovrebbe richiamare. E perciò, onde evitare casini, ho preferito non andare più su quel blog.

Ora, una settimana dopo essere tornata da Napoli, vorrei tornare su quel blog e dirgli apertamente che sono ancora di più convinta di quello che dicevo. Ho visto tutto e ho parlato con la gente, gli amici, i parenti. Sono stata a Napoli dai miei amici, a Cicciano e a San Martino Valle Caudina dai miei parenti, ho preso la circumvesuviana, la metropolitana e ho camminato per chilometri. Mi sono guardata ogni paesino che attraversavo con il treno, andando da mia zia, lentamente con amore e con disperazione. Ho visto ovunque la stessa cosa e i miei sentimenti non sono cambiati, anzi. Ho vissuto momenti di nostalgia assurda quando sono passata da Via Belvedere e ho visto il mio ex-palazzo. Mentre passeggiavo in Floridiana pensavo che la parte finale della mia vita mi piacerebbe finirla a Napoli, se potessi. Mentre la metropolitana mi riportava alla stazione Garibaldi e la funicolare in piazza Amedeo pensavo che se solo avessi la possibilità di fare il lavoro che faccio qua e se mia figlia avesse almeno 10 anni in più a me non mi fermerebbe nessuno dal tornare a Napoli, nemmeno le belle parole e i pensieri aulici di chi parla parla e poi non fa una mazza. Al mercato ho avuto la tentazione di comprare il pesce per portarlo a casa e cucinarlo, come faceva una volta mia mamma, ma mi sono ricordata che stavo in albergo… 😦 Sentivo la gente parlare e il mio accento è ritornato quello napoletano, in un attimo, come se una chiave fosse stata inserita nella toppa giusta dopo le ennesime prove sbagliate. Mi sono seduta su un gradino, nel silenzio di Via Donizetti e quasi mi è venuto da piangere a guardare il mare. Volevo fare la spesa, volevo tornare a casa a guardare la televisione e incazzarmi perchè i ragazzini con i motorini fanno sempre casino in piazzetta Fuga fino alle 4 di mattina, volevo andare alla Feltrinelli e fare incetta di libri da leggere la sera, volevo andare da Bellavia e prenotare le paste per domenica dopo pranzo, volevo andare da Genovese in via Cimarosa a comprare le mozzarelle da mandare ai miei amici e non da portarmele io a Milano. Volevo tornare là. Volevo vivere là. Volevo rimanere là. Volevo tornare a casa mia a via Nazionale delle Puglie a Casoria o a casa mia a Materdei o ai Camaldoli. Volevo ma non posso. E allora? Allora rimango qua con questo buco nello stomaco perchè, qua dove sono, mi ci hanno portata e io non volevo venirci e lo strazio di lasciare la mia vita, i miei amici, i miei parenti, i miei amori, quando avevo 10 anni, non lo auguro a nessuno; a nessuno e a chi mi dice che non devo dire “pulizia etnica” perchè non gli piace il termine io dico solo una cosa:

1) nel mio blog ce lo scrivo quanto, quando e come mi piace

2) guardati dentro e ditti la verità perchè se non ci fossero “loro” a Napoli tu, qua, non ci staresti e nemmeno io e nemmeno tanti altri milioni di emigrati del mondo perchè “loro” sono un’etnia, che ti piaccia o no.

3) non è poi così brutto accettare la verità, fosse mai che ci cambia la vita in meglio

4) loro sono anche qua, solo che non si vedono? Sarà, ti rispondo io, ma qua si vive decorosamente e una poveretta di 80 anni che prende solo 300€ di pensione al mese non deve pagare 100€ al mese per dei farmaci salvavita, tu mi sai dire perchè?

5) te lo dico io: ce n’è di meno.

10 pensieri riguardo “Pulizia etnica

  1. Solo chi viene strappato alla sua terra sa quanto è dura, quanta nostalgia resta dentro. Condivido il sentimento di amarezza, e lo provo anchio come cittadino Milanese, l’amarezza di chi vede la propria terra straziata da personaggi che poco hanno da spartire con la società civile, poco hanno da spartire con la speranza il futuro e la voglia di vivere di quei bambini circondati da tanta delinquenza. Poco però condivido il termine "pulizia etnica" che mi riporta alla mentre trscorsi storici, neanche troppi lontani, forse ancora troppo recenti, che hanno portata alla morte di molte persone innocenti. Di solito chi subisce la pulizia etnica è il debole l’oppresso chi non può difendersi, nel tuo post si tratterebbe solo di pulire la spazzatura che infesta le strade di Napoli, come quella che infesta tutte le città d’Italia dove delinquenti di ogni genere la fanno da padroni, dove il rispetto per la dignità umana vale meno che un gelato.

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    1. Ciao Birba capisco il tuo punto ma spero che, pur non condividendo il mio, tu possa cercare di allargare la tua visuale “linguistica” e, almeno, di accettare il fatto che le parole possono essere interpretate ed utilizzate per quelle che sono (parole) e non per quello che ci fanno venire in mente proprio perchè tutto, in questo caso, può essere soggettivo e ciò che a me disturba, magari a te no. Non è anche questa una questione di rispetto? Un caro saluto e grazie per essere passato.

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  2. Dopo questa sbottata si dice così dalle mie prti ti sentirai meglio, più rilassata. Ti sono vicino e io ho fatto di peggio, ho fatto scelte importanti e sono tornato dove sono cresciuto. La vita è più faticosa e dura ma non c’è moneta che paga come il guardare e frequentare i monti che mi hanno visto bambino. Auguri.

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  3. Capisco bene cosa intendi per "pulizia etnica" per averlo sentito dire, magari in altri termini, da molti napoletani onesti. Lo capisco anche perchè ho un compagno napoletano ed è stata dura per me dover scegliere, pur amando molto questa città, di non poter vivere lì.Ma non c’è scampo e tu lo sai certamente meglio di me.

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    1. Che gioia leggerti Cleide! 🙂 sono contenta quando commenti sul mio blog! Hai ragione, non c’è scampo, però… :-/ che dolore… vabbè, buona serata e un abbraccio!

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  4. ma come me l’ero persa questo post?
    l’ho sentito mio.
    io sono tornata nella mia città dopo 12 anni e neanche ci speravo più.. è successo e non so come.. stavo in un posto meraviglioso, fra i boschi, sulle dolomiti… ma che nostalgia e quanto sentirsi stranieri, diversi per mentalità e abitudini…

    ma tu non sei lontana da napoli, tu napoli ce l’hai dentro…

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    1. Si possono perdere i post, dai… 🙂 no problem. Ad ogni modo, grazie Ivy, è vero, Napoli ce l’ho dentro e là resterà, per sempre, ovunque io sia. un abbraccio e grazie per essere passata 🙂

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