Come si cambia…

Ho compiuto 46 anni il 12 maggio. Non ho fatto una festa o cose particolari. Ho lavorato fino alle sette di sera e poi ho mangiato una pizza e la torta con Marco e Laura. Marco è rimasto un po’ stupito perché mi ha vista mangiare una pizza diversa da quella che avevo sempre preso, da 15 anni che mi conosceva. La napoletana è sempre stata la mia pizza. Qualche volta, qualcuno era riuscito a farmi mangiare quella con il tonno, ma non era durata molto. Il mese scorso Yasser, il marito della mia amica Anna che sta lentamente e coraggiosamente morendo di tumore, prima di andare a prendere le pizze per noi tre, ché mi avevano invitata a cena, dice: “Prova questa che prendo io, Rosa! Vedrai, ti sorprenderà e ti piacerà, bisogna cambiare, qualche volta nella vita…”.  Beh, il momento non era dei migliori e così, quasi a cercare di esorcizzare il nero che mi circondava circa un mese fa, ho acconsentito. Guardo Anna che sorride. La guardo e penso che ne ha passate una marea. Ero fuori dalla sala operatoria, anni fa, quando le hanno tolto un rene che aveva dovuto soccombere al male estremo. Yasser non era ancora entrato nella sua vita. Ora, pezzo dopo pezzo, anno dopo anno, come una partita a dama, il tumore si sta portando via il suo corpo e lei, tra momenti di disperazione ed altri di menefreghismo assoluto, va avanti e combatte a modo suo. Qualche volta con il reiki, altre con le medicine, altre ancora con la rabbia di chi ha vissuto una vita di dolori e si chiede perché a me. Ogni volta, però, con la speranza e il desiderio di vivere bene quello che si può, finché si può, nonostante tutto. E’ un grande esempio, per me. Ora che ci penso, da quella sera, non so spiegarti bene, è come se in me fosse nata una nuova consapevolezza. Ho avvertito consciamente una forza, in me, della quale non conoscevo l’esistenza. I momenti brutti, ora lo posso dire, ti rafforzano, sai? Tantissimo. O ti distruggono o ti rendono più forte, come se la vita spalmasse un velo in più di protezione sul tuo cuore e sulla tua anima, mentre tenta di danneggiarteli con gli eventi e le situazioni dolorose. Non so se mi sono spiegata. Ad ogni modo, in quel momento, sai, la mia separazione sembrava la cavolata più grande del mondo paragonata al suo dolore e alle sue speranze castrate da un corpo malato e da un destino cieco. Beh, tanto sta, che ho divorato la pizza con pomodoro, mozzarella, rucola, gamberoni e grana! Marò, se lo sapesse mio padre! 😀 Vedo già il titolo sull’Eco della Riviera: Figlia del più grande pizzaiolo della riviera di ponente mangia pizza della nouvelle cuisine suggerita da un egiziano in vena di novità… Eppure, sai, l’ho mangiata davvero di gusto e l’ho apprezzata così tanto che, da allora, non scelgo più la napoletana. Già, si cambia, qualche volta nella vita. Non so se sia per il meglio o no ma so che il mio compleanno è andato bene, anche se eravamo solo in tre. Marco mi ha regalato un CD della Mannoia e la collection di Cento voci femminili. Laura mi ha regalato un cuscino con sopra scritto: “Mamma, sei unica!”. A proposito, questa è da raccontare: domenica scorsa mia mamma mi chiama e dice: “Auguri!” Io penso che, per l’ennesima volta, si è dimenticata quando sono nata perché non si saprà mai se era l’11 o il 12 maggio e le dico: “Mà, guarda che è il 12…” La sento sospirare e dire: “Lo so, strega, oggi è la festa della mamma!” Marò, nel caos totale mi ero dimenticata della festa della mamma e a Laura avevo detto che la festa della mamma coincideva con il mio compleanno (più o meno) così non mi aveva fatto gli auguri e io mi ero dimenticata della mia, di madre! 😀 Vabbè, che ci vuoi fare? E’ la vecchiaia! Sì, a volte si cambia e non ce ne rendiamo nemmeno conto. Mi guardo allo specchio e cerco segni di questo cambiamento, come feci quella notte, che tornai a casa dopo che avevo dato il mio primo bacio al fortunato mortale, milioni di lune fa. Nulla, lo sai? Non vedo nulla. Non so se è perché davvero non sono cambiata o se ho accettato, lentamente, inesorabilmente e con saggia consapevolezza, tutti i cambiamenti della mia vita in modo da assimilarli e renderli “invisibili” ad occhio nudo. La gente mi guarda e dice: “Dio, non hai una ruga.” “Dio, non hai che due o tre capelli bianchi, ma come fai a non farti la tinta?” “Dio, hai sempre lo stesso sguardo.” Non lo so se è vero. Voglio dire, è vero, le rughe sono impercettibili (e io ringrazio solo l’Oil of Olaz 😉 ), i capelli bianchi si contano su due mani (e per quello non so cosa ringraziare, ma non mi fanno paura, anzi). Lo sguardo? Sì, lo ammetto, quello è sempre lo stesso, nonostante il packaging evoluto che lo avvolge. Sì, diciamo che sono evoluta, và… Quando Marco mi ha regalato il CD della Mannoia sono stata davvero contenta. C’è una canzone, in quel CD, che io amo moltissimo. Si intitola: “Dois irmaos” : “Due fratelli” che è anche il nome di una città brasiliana, se non erro e che credo sia il soggetto della canzone. L’ha scritta Chico Buarque, che mi piace molto. Adoro la musica brasiliana e, in modo particolare, la bossa nova e Moraes. Ho un vecchissimo LP di Moraes che si intitola “Per vivere un grande amore” ed è semplicemente sublime. Prima o poi, carico pure quello perché, se un giorno tu me lo dovessi chiedere, l’unico LP del quale penso che ogni canzone sia eccelsa è proprio quello.  Dois Irmaos, nelle parole di Fiorella Mannoia è davvero bella perché sono parole stupende, ma penso che Buarque sappia meglio esprimerla perché è sua. Non ho trovato il video della Mannoia e, allora, ti metto quello di Chico Buarque con le parole della Mannoia e, se non è il tuo compleanno, auguri lo stesso! 😀

Dois Irmaos – (Morro Dois Irmaos)

Fiorella Mannoia

(C.Buarque – C.Buarque/P.Fabrizi)

Dois Irmaos, quando si alza un’altra aurora
e ai tuoi piedi si vanno offrendo gli strumenti
ho imparato a rispettare il tuo rigore
come a diffidar del tuo silenzio

Sento già la pulsazione attraversata
da quel che è stato e che sarà, in un’altra vita
come se la scura roccia dilatata
fosse una vertigine di tempi

E così, come se il ritmo del silenzio
fosse sì, l’insieme ritmico che ho dentro
un incanto di una musica sospesa
sopra una montagna in movimento

É assim como se o ritmo do nada
Fosse, sim, todos os ritmos por dentro
Ou, então, como uma música parada
Sobre uma montanha em movimento.

10 pensieri riguardo “Come si cambia…

  1. Ciao auguri anche se in ritardo di qualche giorno, io ho festeggiato il giorno 6 i 48.
    Mi ha colpito il tuo post perchè passi dal motivare la tua scelta della pizza, ai cambiamenti piccoli o grandi che siano, alla malattia condanna che può esserlo purtoppo la rouletet russa di una neoplasia maligna, con rispetto e un respiro diverso da quelli che di solito si legge o si ascolta.
    Parli della vita della vita reale, quella che oguno di noi vive, non quella del mulino bianco da spot, ma quella fatta di rughe di dimenticanze di date o ricorrenze.
    Di passioni, di musica e cantanti pop.
    Su tutti quel :

    “Prova questa che prendo io, Rosa! Vedrai, ti sorprenderà e ti piacerà, bisogna cambiare, qualche volta nella vita…”.

    Ti inchioda a terra, tutto il resto passa in secondo piano.
    Io ho provato la stessa sensazione quando con una persona cara, anche lui condannato della stessa sorte, quando l’ho rivisto poco tempo prima della fine ha voluto che si bevesse una birra assieme come ai vecchi temp.
    Solo che tutto era differente, ne lui ne io eravamo nella stessa posizione di poter gustare quella birra.
    Ancora oggi qualche volta che mi trovo magari di notte alla tastiera, a bere una birra solitaria, ho la sensazione di non berla veramente da solo e che quella birra da allora ha un significato differente.
    Forse è davvero così ma sono l’ultima persona ad avere quel tipo di certezze.

    A volte ci si domanda: “Perchè proprio a me?”

    Sia nel bene che nel male, non so bene se è proprio così nevcessario e utile trovare la risposta e se veramente ne esiste una?

    Buona serta

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  2. Ciao Romala! Auguroni di buon compleanno! E cento di questi giorni! Senti, l’LP di Moraes è quello dove Toquihno suona divinamente la chitarra? Quello dove c’è Vinicius che recita, prima di cantare: “Sao demas os perigros de esta vida, pramque me pasciao, principaumenti quando madrua xega di repenti i si dexa cum seo como squessida…..ecc.?” Beh se è quello piace da matti anche a me! Questa canzone la cantavo a mia figlia quando aveva le coliche, i primi mesi, e funzionava! Poi le cantavo anche “Little boy” e, raramente dovevo arrivare ad altre di cui non ricordo neppure ilò titolo ma sono scritte nella mia memoria musicale, come i suoni ancestrali della mia terra e certi suoni d’Africa…
    Per quanto riguaRDA il resto, beh, da giovane mi chiedevo anche io perchè dovessimo soffrire così tanto; e perchè morissero i buoni con tanti malvagi che ci sono in circolazione; e tante altre domande… Con la maturità, intuisco, più che capire, che Dio è là, che vede, che presiede, che conosce ma non come come facciamo noi; ha un raziocinio diverso e sconosciuto che agli umani sfugge ed è incomprensibile; almeno per me lo è!
    Ciao e ancora auguri da Albix
    ps A me piace la pizza con fiori di zucca, acciughe, carciofi e bottarga! Ma è troppo pesante da digerire; per cui mi accontento anche di una tonnmo e cipolla ma in realtà dovrei mangiare la Margherita!

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  3. ma auguri, auguri, auguri!!!
    sì… il dolore fa quasi delirare quando ci colpisce… poi lo accetti e ti trascini, e ti rafforzi senza neanche rendertene conto…
    quando ne esci, provata ma più forte e sensibili e ti guardi indietro com’eri.. ben non vorresti più essere quella persona da tanto ti sai cambiata in maturità, forza, sensibilità

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