L’angolo dei cuori infranti; ergo: per esperienza…

“Rosa, hai mai sentito parlare delle anime di fiamma gemelle?” Toh, eccone uno che inizia in modo diverso, mi dico, mentre osservo le foglie del gelsomino, così perfettamente ovali, lisce, verdi e cariche di clorofilla. Di solito tutti partono da molto lontano. Iniziano con i “come stai”, le tiritere sul lavoro, la casa e poi… il cuore. Da quello capisci che, invece, è tutto il contrario. Vorrebbero iniziare dal cuore, ma seguono un iter imposto dai tabù e dalle formalità che io non condivido, ma rispetto. E vabbè, pur di aiutarli, li seguo nei discorsi inutili facendo, però, altre cose mentre parlano. Di solito metto l’auricolare e li ascolto mentre curo le mie piante, poi, nel momento più importante, quello che capisco che per loro è importante, mi fermo, mi accomodo nella mia poltrona nell’angolo del terrazzo, osservo le mie adorate piante e inizio ad interagire con loro. Stavolta, questo qua, non mi ha dato nemmeno il tempo di toccare le foglie del gelsomino… 🙂 e vabbè, succede. Sì che le conosco, le anime di fiamma gemelle. C’è tutta una letteratura e una teoria su questa cosa. “Io sono stupito, sai? Non credevo esistesse una cosa del genere, ma ora che l’ho provata personalmente, sulla mia pelle, ci credo, ci credo eccome!” Vabbè, che ci vuoi fare? Succede, mica puoi sapere tutto? La gente, spesso e volentieri, viene da me per parlare d’amore, come se fossi la rubrica dei cuori infranti. Come quelle che relegano nelle ultime pagine delle riviste popolar-singolari. Quella rubrica che tutti dicono di non leggere, ma che tutti, poi, vanno a spulciare di nascosto cercando una risposta ai loro problemi di cuore. Puoi avere tanti problemi, sai, ma alla fine, quello che ci importa di più, nonostante tutto, è l’amore. L’amore per un uomo, una donna, i figli, noi stessi, i nostri animali. L’amore…. Ah, quando mai arriverà quel benedetto giorno in cui ci diremo tutti la verità in faccia e scopriremo di essere ugualissimi e fallacissimi e, dunque, liberi da tutti gli orpelli formali di cui ci siamo caricati anima e cuore in questi secoli? Quanti casini e quante cose brutte si sarebbero evitate. “Ma tu come fai a conoscerle?” Mi verrebbe da chiedergli cosa gliene frega a lui, ma sorrido e gli do’ la certezza che gli serve. Le cose, se te le riportano terzi, di solito tendi a non accettarle come veritiere e fondate, soprattutto queste qua, così delicate e sconosciute e, permettimi di dirlo, spaventevoli. Se, al contrario, te le riporta qualcuno ragionevolmente affidabile, che dice di averle vissute personalmente, allora cambi atteggiamento. Sì che so cosa vuol dire trovare un’anima gemella. La teoria, in poche parole, è quella del simposio di Platone. Zeus e i suoi amici si erano incazzati perché i tre esseri singolarmente perfetti che vivevano sulla terra (donna, uomo e androgino) avevano pensato di scalare l’Olimpo, tanto si sentivano fighi, e gli dèi decisero di dividerli in due per fargli capire che non dovevano sgarrare. Così che, da allora, ogni essere va alla ricerca disperata della propria metà, onde potersi ricongiungere con essa e ritornare perfetto. Mò, sulla perfezione avrei pure dei dubbi, ma credo che tutto il resto sia plausibile. La teoria dell’anima di fiamma gemella si evolve nella misura in cui si afferma che più anime provengono da una stessa fiamma, da una stessa energia. Quell’energia della quale tanto si parla, che tutti avvolge, ma che nessuno riesce a vedere. E’ così che, da una stessa fiamma energetica, nascono più anime che, purtroppo, non restano assieme come unica fiamma quando arrivano sulla terra. Dunque, dal momento della singola nascita terrena, tendono inesorabilmente a cercare le altre parti della stessa fiamma onde potersi sentire complete e perfette. Song stàt schpiecàta? 🙂 A parlarne sembra una cavolata, ma non lo è perché ognuno di noi ha vissuto questa cosa e chi è onesto lo ammetterà senza vergogna. Sì, lo so cosa vuol dire. Lo so perché tanti anni fa avevo trovato un’anima gemella. Una persona con la quale non avevo bisogno di parole. Una persona davanti alla quale non mettevo il mio scudo giornaliero. Una persona che faceva la stessa cosa con me. Lo sai, quando la trovi, credimi. Bizzarra l’affermazione che lessi una volta su un libro, anni dopo, relativamente a come si identificano (tra i tanti segnali) queste anime, nel momento in cui si ritrovano: uniscono il palmo della mano come a trasmettere l’uno all’altra l’energia che manca in modo da completarsi. Anche Shakespeare (descrivendo le anime di fuoco gemelle più famose, Romeo e Giulietta) si dilunga sui loro palmi che si uniscono e che trasmettono l’amore e l’energia, l’uno all’altro. Anche a me successe così: tra tutte le cose che io avrei mai voluto fare, la ricerca della mano di questa persona era praticamente una cosa che successe da subito, senza nemmeno quasi conoscerla. Vabbè, che ci vuoi fare? E’ incuriosito, il soggetto, ora. ” E poi, come è andata a finire?” Oh, darling, come vuoi che sia andata a finire? Che saremmo pure state anime di fuoco gemelle ma, purtroppo, la vita e le sue cose hanno fatto sì che non si potesse nutrire questa fiamma, almeno in questa vita. Ciò che ci resterà dentro è che sappiamo che succede, che è vero e che non è una cavolata. Lo sento rattristarsi. Non era il messaggio che gli volevo convogliare. Desidero che stia bene e che sia felice, quando metterà giù il telefono, dopo aver parlato con me. Lo rassicuro, gli dico che sono felice, almeno, di averla vissuta questa cosa e che non tutto, nella vita, può andare come vogliamo noi. Poi, come sempre in queste occasioni, trovo il mio jolly, che più rassicurante e bello non si può. Conosco personalmente, due anime gemelle che si sono trovate in maniera strana e che vivono un amore stupendo fatto di complicità, di mano nella mano, di sorrisi, di gioie, sostegno, calore, affetto profondo, reciproco rispetto, unione mentale, condivisione di interessi, accettazione delle proprie differenze e dei propri difetti. Sono due persone che adoro perché, ogni sacrosanto giorno, mi danno la prova che ciò che ho detto è vero. Lei si chiama Sanduni e lei si chiama Laura. 😀 Se tu chiedi a una di loro da quanto tempo si conoscono entrambe rispondono: da prima che nascessimo. Il loro modo di dirlo è così schietto, sicuro e sincero che tu non puoi fare che inchinarti e stare zitto. La verità è che è pure vero: io e sua madre frequentavamo lo stesso corso pre-parto e abbiamo partorito nello stesso ospedale, ma non ci conoscevamo e non ci frequentavamo. Un sorriso, magari, per strada, perché, mesi dopo i reciproci parti, ci incrociavamo con i passeggini. Altri mesi dopo, ci ritrovammo entrambe nello stesso nido a iscrivere le nostre figlie che, puta caso, si ritrovarono nella stessa classe. Pure al nido non ci frequentammo, ma loro sì. All’asilo, pure là, ci incontrammo alle iscrizioni e, guarda tu, le nostre figlie si ritrovarono nella stessa classe. Negli anni dell’asilo incominciammo a dirci pure ciao e a chiederci come stavamo. Fu là che Laura e Sandu iniziarono a volersi frequentare e noi obbedimmo. Alle elementari, però, ci arrendemmo all’inevitabile. Vajira (mamma di Sandu e buddista) mi disse che forse era destino perché due anime che si cercano così non è una cosa normale. Figurati chi sono io per dissentire! 😉 E via con le elementari. Mò, se fossero rimaste assieme anche alle medie, mi sarei fatta davvero delle domande grosse e ciò non è successo, grazie a Dio, perché ho già altri problemi 🙂 però… però… Lala e Sandu sono ora più che mai unite e vanno in giro come la fetta di pane con la nutella: una più buona dell’altra. Lala sostiene Sandu nei momenti in cui è in crisi e Sandu le è accanto a farle da spalla, se lei ne ha bisogno. Lala protegge Sandu e Sandu fa lo stesso con lei. Ridono, scherzano, parlano di cose serie, litigano raramente perché il loro non è litigare ma spiegarsi le cose in maniera rispettosa e dignitosa, piangono assieme e si consolano assieme. E’ una percezione che hai quando le vedi assieme. Non so, dovresti guardarle per poter veramente “sentire” questa energia che le circonda. Vengono sicuramente da lontano, lo so, da molto lontano e, grazie a Dio, si sono ritrovate. Sì, vengono da molto lontano, lo so. Lo so come so che, per vivere, il tuo cuore deve continuare a battere anche “dopo”.

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4 pensieri riguardo “L’angolo dei cuori infranti; ergo: per esperienza…

  1. E’ una bella storia di amicizia, pulita e trasparente come come solo i bambini sanno essere. Sono sul blog da qualche anno ma non ricordo di nessun blog che mi abbia mai emozionato come leggere il tuo. Riesci con molta semplicità a trasmettere quello che sei. Una bella persona 🙂

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