Odissea di un genitore tra i Cosplay

Ha ragione kenny g, i figli saranno pure piezz è core, 🙂 ma, a volte, il cuore te lo portano via con tutta la coratella, come dice mia mamma. I sacrifici che si fanno per loro sono innumerevoli e tutti sappiamo che mai e poi mai potranno essere ripagati, perché è un debito che si trapassa e si eredita, nascendo e procreando, non so se mi spiego. Ieri, alla tele, c’era un telefilm (Cougar town, forse?) dove un figlio litigava con la madre e, alla fine, le diceva con fare sarcastico: “Ecco, mamma, siamo pari, ok?!” Lei, di rimando, risponde con serafica calma: “Caro, noi non saremo mai pari… Vuoi che ti faccia vedere la cicatrice del cesareo?” 😀 Stupendi, questi autori dei telefilm americani! Fatto sta che i miei sacrifici aumentano in maniera esponenziale, di anno in anno. Oggi ho dovuto accompagnarla a un raduno di CosPlay e la cosa mi ha traumatizzato così tanto che non so se reggerò gli anni a venire. CosPlay sta per Costume Play laddove il singolo demente che è un fan sfegatato dei manga (fumetti giapponesi che si leggono al contrario) e delle anime (cartoni animati che traslano i suddetti fumetti in versione televisiva) si riunisce con altri dementi come lui/lei e si abbiglia come il suo personaggio preferito facendo sfoggio del proprio lavoro perché, dicono, un vero CosPlay se lo fa da solo il costume. Mò, mi dirai, cosa vuoi che sia, è una cosa innocente e aggregante. Certo, ti rispondo io, ma provaci tu a trovarti in mezzo a un’orda di personaggi a dir poco inquietanti che si fermano davanti a te con una spada fatta con il polistirolo oppure tirando con la catena al collo un altro come loro e, magari, ti urlano pure cose strane che mai capirai.  Ti dico la verità: pensavo che fosse finita l’era dei travestimenti quando, in quarta elementare, mi disse di non volersi più vestire per carnevale. Anni prima era iniziato il mio martirio. Mai, mai e poi mai si è voluta vestire da “femmina”. Mia mamma ha insistito fino all’ultimo: “Rosè, tu a figlieta gl’ì à fà capì ca ‘na femmena s’adda vestì da femmena, almen à carnevàl!!” Ah, i dolori di una madre che mai vedrà la figlia vestita da Cenerentola, m’ì à credere… 😦 E’ sempre stata Zorro, Cowboy, Pagliaccio, Coccinella e pure il coraggio di essere un Topo, ha avuto! Sempre io glieli ho cuciti, mai comprati. Un anno, le avevo fatto un vestito da principessina e lei che ha fa? Aveva 5 anni e, per darmi soddisfazione l’ha indossato, poi mi ha guardato con quei suoi occhioni dolci e mi ha detto: “Me lo metto fino all’asilo e poi me lo strappo di dosso”. Uè, tanto ha fatto che veramente se l’è strappato di dosso! La maestra era così scioccata perché ci stava così bene, ‘st’infame… 😦 Mò, mi chiedo, come può un essere umano femmina non volersi vestire da principessa quando ha 5 anni e arrivare a 13 pensando di volersi abbigliare come una studentessa giapponese con i capelli rosa che porta in giro un cestino con le uova col guscio color tartan rosso?! Sono allibita. Mi sveglio malvolentieri e già mi prospetto una giornata di M. Lei e Sanduni non stanno più nella pelle e io, sconsolata, sto zitta e ingoio i chilometri da San Siro a Novegro. Sono le dieci e mezza e già fuori, li vedi, con le loro valigie che contengono i tesori cuciti di notte con cartone, polistirolo, tessuti rubati alle nonne e trucchi che li faranno diventare come i loro eroi per un giorno. Ne ho viste di tutte, credimi. Le ho lasciate libere e mi sono seduta su una panchina. Dopo un po’ ero circondata da decine di genitori come me. Non ci siamo detti nulla. Sapevamo quale sarebbe stata la nostra fine: attendere loro che, ogni ora, venivano a dirci che era stupendo, che avevano visto Dragonball o Lamù e che Capitan Harlock faceva proprio schifo (I don’t think so, darling, io ne ero innamorata!!). Evvai con i soldi per comprarsi quel numero speciale di manga o la spilletta dei Sex Pistols con il dito medio e la scritta “Never mind the bollocks”. Che ci azzeccano i Sex Pistols? Ci azzeccano nella misura in cui, in queste fiere, ci trovi tutto ciò che va controtendenza e lei, grazie alle influenze di nicchia del padre musicista, ha deciso che Johnny Rotten è un genio musicale (“da non emulare, mamma, lo so, lo so, non me la menare…”) e lei la mena a me, ogni tre per due, mettendo sul giradischi il vinile originale che Marco le ha regalato di God save the Queen (povere le mie orecchie abituate a Frank Sinatra, Ivano Fossati e Barbra Streisand… 😦 ). Cosa ho visto? Ti dirò che ero così tanto circondata da loro che cercavo la “normalità” e vedo una signora da dietro vestita come me. Mi dico, ok, una serena. Poi lei si gira e, in faccia, ha uno sfregio che va dal mezzo della fronte a sotto il mento. Una cosa così reale che mi ha fatto venire un colp0. L’ho osservata meglio e mi sono chiesta come l’avesse fatto. Vinavil. Semplici e decine di strati di Vinavil che sono poi stati striati di rosso scuro e chiaro. Sì, mi piace osservare e così lo faccio, godendomi inconsciamente la giornata. Li vedo fiondarsi al baracchino che vende il Ramen liofilizzato (zuppa giapponese) e mi chiedo se stasera mangeranno le loro porzioni di carboidrati, vitamine e proteine per ovviare alle porcherie che ci sono in quei bicchieroni di plastica con i vermicelli color sasso. Ah, il Giappone… Il loro amore per questo paese è sconfinato. Lo capisci da come ne parlano. Origlio, sì, origlio e li sento parlare di Romantic Punk, Street Punk, Mystic Punk, Giapporock, Maddalena (porella la su mamma) che oggi è più megaplay che mai, Andrea che ha mollato Elisa che però si è messa con Gianni che non lo vedi? è Pikaciù, quello laggiù. Insomma, mi sa che la cosa mi gusta e allora mi faccio un giro. Molti di loro sono a piedi scalzi perché così sono i loro personaggi e mi chiedo, guardando le loro piante dei piedi nere come il carbone, quanti e quali funghi prenderanno, e se le loro mamme hanno il sapone di marsiglia e la spugnetta di ferro a casa. Un vampiro si mette a litigare con la sua ragazza, proprio vicino a me. Lei lo manda a cagare e lui le chiede scusa. Dura poco, fanno subito pace, ma solo perché lui le dice che è davvero sexy con quel bikini da tigre e le orecchiette da Maga Magò, maddimmite… Ce ne sono molte di ragazze vestite come una lolita dei cartoni animati e ciò mi preoccupa un po’. Penso a Laura e mi dico che, per evitare casini, la prossima volta ci verrà con Marco, và, così la raddrizza lui se si fa venire idee strane in merito al suo, di travestimento. Arrivo davanti al karaoke in giapponese cantato da ragazzi italiani vestiti da diosacosa e là quasi svengo dallo shock. Qualcuno li ferma per fargli una foto e loro, immediatamente, si paralizzano nella posa del loro eroe. Straordinari. Mi passa accanto Capitan Jack Sparrow, versione Rogoredo, e mi rendo conto che non sono solo filo-giapponesi, ma filo-qualsiasi eroe gli venga in mente di essere e tutti accettano tutti. Mi siedo per terra perché non ci sono sedie e li osservo meglio, mentre prendo appunti per questo post. Li guardo meglio, sì. Sai chi sono? Sono i Nerds. Sono i Nerds che si sono ribellati e hanno deciso di essere Nerds forti, tra di loro. Ci sono ragazzi con patologie down, ragazze in carrozzella e una ragazza con una paralisi ostetrica che è osannata dalle sue amiche quando esce dal bagno vestita come una delle Winx. Sì, nel gabinetto, di prima mattina, c’è un casino assurdo di profumi, trucchi, costumi che, quando ci sono entrata, mi sono chiesta dove cacchio fossi finita. La ragazza sorride estatica e le sue amiche la abbracciano forte forte. Sì, credo di essermi sbagliata, non sono dementi, sono ragazzi tostissimi. Un gruppo bolognese di trentenni sale sul palco per fare la passerella e poi si accomodano accanto a me per mangiare il sushi che si sono portati da casa. Esco a fumare una sigaretta e un bellissimo signore, stile Oscar Wilde, sulla quarantina porta a braccetto una dama dell’ottocento che gli racconta: “Stanotte ho fatto un turno assurdo. Tre parti e quattro in travaglio…” Tra di loro non si chiamano col nome di battesimo, ma con quello del loro personaggio. Ecco, in quel momento mi sono venuti in mente i paninari. A me stavano sulle palle in maniera assurda. Mi chiedo che cosa avrei pensato se mia figlia avesse deciso di comprarsi la costosissima e ricercatissima roba di Abercrombie (i paninari di oggi) invece di un manga e mi sa che mi sarei incazzata. Mi sarei incazzata perché mi sono ricordata che io ero una dark moderata e i moncler e i mocassini li avrei bruciati tutti; simbolo, per me, di una generazione che doveva essere accettata solo perché si vestiva figo e costoso e chi non faceva come loro, era solo da biasimare. Ah, quanti “vaffa…” ho detto in quel periodo. Mi passa davanti un improbabile Naruto diciottenne o giù di lì, di circa 100 chili, che si fionda sulla passerella per ballare “Movimento sexy” e quasi mi vien da svenire dalla sorpresa. Non ci posso credere, il coraggio che ha. E’ bellissimo, sfacciato, irriverente e coinvolgente. Il pubblico impazzisce per lui mentre penso che Priscilla, regina del deserto, gli avrebbe proprio fatto un baffo a uno come questo qua. Stupendo. Hanno aspettato tutto il giorno per fare la loro passerella e, magari, essere premiati come CosPlay più simile o più simpatico. Verso sera i peli delle parrucche e le guarnizioni di polistirolo iniziano a perdere il grip (come si dice in italiano?!) e quasi mi spiace per loro. Cerco gente della mia età, magari pure vestita, e vedo un signore sulla cinquantina che si avvicina con l’aria trucida. Marò, fa paura.. Ha una tuta verde, un casco e dei tubi in mano. Mi chiedo quale personaggio voglia rappresentare, magari SuperMario? e, mentre penso questa cosa, lo sento dire: “N’antra vorta che me otturate er cesso, ve ce butto dentro a carci in der culo, mortacci vostri!!” mentre entra nel gabinetto dietro di me. 😀 Hmmm, no.. direi che non era un CosPlay. 😀 Guardo Laura e Sanduni che, ai piedi della passerella, commentano seriamente e si scambiano opinioni. L’anno prossimo, le ho promesso, potrà fare la passerella. Beh, mi si prospettano notti lunghe a cucire la gonna di tartan e cercare la parrucca rosa proprio come vuole lei, su internet. Più li guardo e più li “sento” uniti. Sono pochissimi quelli di loro che fumano. Quasi nessuno beve birra e molti di loro offrono da mangiare a chi se l’è dimenticato o non ha soldi. Sì, mi sa che la farà la passerella l’anno prossimo, và, però ci verrà con suo padre. Pure lui deve godere del piacere di questa avventura nel mondo dei CosPlay (io ho già dato e pure con il cesareo che proprio non aveva da essere….) 😀 A proposito, vuoi vedere le foto che ho fatto? Clicca qua, và… 🙂

3 pensieri riguardo “Odissea di un genitore tra i Cosplay

  1. cos ‘e pazz!!!

    e già, queste femmine che già da piccole vogliono fare i maschietti, mi hai fatto ricordare che la mia amica da piccola voleva fare la pipi in piedi 🙂

    …a me invece mia sorella mi vestiva da femmina, e non a carnevale…voleva una sorellina ed invece si trovò ancora un maschietto, il quarto… mi hanno raccontato che per la delusione pianse per un giorno intero e si trasferì a casa della nonna per un mese in segno di protesta. 🙂

    Sì, è come dici tu, non importa quale bizzarra passione coinvolga questa fortunata gioventù, l’importante è che non si facciano coinvolgere dai malcostumi e dai vizi.

    Che la Bellezza sia sempre il loro riferimento.

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  2. 🙂 pensavo di avervi risposto…
    @albix: ne sono onorata, grazie a te e tua figlia!
    @ kenny: hai ragione, che la bellezza sia sempre il loro riferimento… quella del cuore.

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