Piove… gioie e dolori di una Panda del ’97

A me piace la pioggia, anzi, diciamocelo chiaramente, adoro la pioggia. E non parliamo dei temporali. Quando tuona, sembra che io mi stia ricaricando, come una pila Duracell che ha esaurito la potenza e solo con tuoni, fulmini e pioggia può ritrovare la sua forza. Mah, che cose strane fa la gente… Eppoi, se proprio la vogliamo dire tutta, la pioggia mi dà l’idea della pulizia, di qualcosa che scende dal cielo per pulire quello che sta in terra. Vabbè… Quando ero ragazza, al mare, uscivo con la bicicletta e correvo sul lungomare mentre la pioggia cadeva giù a catinelle. Sì, mi piace la pioggia. Entro in auto pensando che me la farei proprio una bella corsa, ora, giù per via Capecelatro. Ci ripenso… L’età non è più la stessa e la cervicale sicuramente non apprezzerebbe. 😦 Avvio Pandina (come la chiamiamo io e Laura) e mi dirigo verso la tangenziale. Sarà un luogo comune ma, credimi, a Milano (e forse in tutte le altre città) quando piove, gli autisti vanno in palla e sembrano di un imbranato assurdo creando code indescrivibili giù per la circonvallazione o in tangenziale. Io mi fregio di essere una buona guidatrice. Mai fatto incidenti in quasi 30 anni di patente (tò, mò tocco ferro e pure legno, và) e, la pioggia, non mi fa paura. Metto la cassetta nel mangianastri e penso che ‘sto viaggio sarà ‘na bellezza, tra la pioggia e Cheb Kaled che canta Didi. I goccioloni scendono giù che è una bellezza e avvio il tergicristalli automaticamente, mentre il ritmo algerino mi trascina facendomi muovere le dita sul volante a ritmo di musica. Sì… bello… La pioggia si infittisce e io guido velocemente giù per la circonvallazione saettando tra un’auto e l’altra. Il volume al massimo e pure io al massimo. A un certo punto non vedo più una mazza 😦 solo pioggia, pioggia e lo scrosciare della grandine che mi coglie di sorpresa. Non capisco, vabbè la pioggia ma qua sembra di essere sotto la cascata del Niagara! Le auto, davanti a me, sono indistinguibili. Freno perché sono spiazzata e non vorrei entrare nel deretano del suv che ho di fronte. E’ come se avessi un muro di pioggia davanti. Me ne rendo conto poco dopo. Il tergicristalli non va e tutte le auto dietro di me stanno clacsonando di brutto. 😦 Marò… Si è staccato il tergicristalli… Scendo, senza ombrello, e lo vedo, staccato dal resto dell’auto che sta là, sul cofano. Lo rimetto a posto. Rientro, ricomincio a guidare per 100 metri e lui si stacca di nuovo. Urla, clacsonata, frenate, io che scendo, ci metto intorno un pezzettino di fazzoletto di carta per farlo stare a posto e lui và di nuovo. Ricomincio a guidare, fradicia, mentre Concato sta cantando “Guido piano” e mi viene da ridere.. Rido come una scema e decido che il tergicristalli infame non mi fermerà e io riuscirò ad arrivare a destinazione. Si stacca di nuovo. Esco, lo rimetto a posto con un pezzo di sacchetto di plastica, tra gli insulti degli altri fortunati guidatori ai quali il tergicristalli non ha praticato l’alto tradimento nel momento in cui c’era più bisogno di lui e gli faccio il dito. Altri 50 metri e di nuovo la stessa scena. Ormai non ho più speranze. Afflitta entro nel parcheggio del PAM e penso a una soluzione. Una cicca. Un bellissimo chewing gum usato, dovrebbe fare il suo lavoro. 😀 Mastico la cicca alla fragola, la prendo, la metto nell’incavo del tergicristalli che avvolgo con un pezzetto di plastica gialla di un sacchetto dell’Esselunga e stringo con un laccio delle mie Superga oramai fradicie. Altro che Bob Aggiustatutto mi fa un baffo… 🙂 Riparto e funziona!! Marò, sò troppo grande, troppo furba, troppo ‘ntelligggente… troppo cretina… 😦 si stacca di nuovo e ora fa proprio schifo a vederlo, con la cicca che si allunga sul cofano da una parte all’altra… 😦 Marò… Mò mi sò incazzata. Lo rificco dentro con tutto quello che si è portato dietro. Lo piglio a ombrellate per farcelo stare e maledico tutti i morti e stramorti suoi e dei suoi antenati. Hmmm, torno indietro, và. 😦 Quando arrivo da Gino, l’anziano carrozziere che conosce vita, morte e miracoli di Pandina, sono distrutta. Non ho fatto nemmeno 500 metri e sono la cosa più brutta, affranta e incazzata che si possa pensare di poter vedere sotto la pioggia. Gino ride, oh, se ride e mi dice: “Dai, sciùra, mò te lo metto a posto io!” Si? Davvero? “Allora, Gino, se non inchiodi quel maledetto coso con una vite al titanio, io ti stacco la testa a morsi, capito?!” Ride, lui, ride. Io no. Sai cosa ha fatto? Ha bucato l’ugello con un trapano, ci ha ficcato dentro il tergicristalli che ha bucato alla stessa altezza e poi ha avvitato tutto con una vite tostissima. “Sciùra, la sai una cosa? Ora, tutta la tua Panda se ne può cadere a pezzi, ma questo tergicristalli terrà fino alla fine del mondo!” Oh, quanto adoro i meccanici che ti mettono a posto le auto e poi, quando gli dici: “Vabbè, Gino, dai, smettila di fare lo spiritoso, quanto ti devo?” rispondono: “Oh, niente, sciùra, è stato troppo comico vederti così imbarazzata quando ti ho chiesto che ci faceva la cicca là e così incazzata quando ti ho riso in faccia, che nemmeno al cinema, credimi! E ora vatti ad asciugare, và che ti sè ‘no straccio…” Sì, bellissima esperienza… Da consigliare al tuo peggior nemico. Se adoro la pioggia? Mò… Lasciami pensare un attimo…

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