Quarta Tappa Letteraria (le follie di Defoe)

« … ogni qualvolta a un errore di questo tipo segue un ravvedimento sincero, esso è inevitabilmente accompagnato da un sentimento di odio per l’oggetto un tempo amato; e più grande era un tempo l’affetto, più sarà poi grande l’odio e la ripugnanza per l’oggetto amato. »

Ricordavo di averlo letto in inglese, circa 20 anni fa, e il ricordo non era male. Ora, dopo averlo letto in italiano, dirò che è sì un bel libro ma… molto difficile da terminare (700 e più pagine…) e ci ho messo più del solito, per un libro del genere. “Moll Flanders” di Daniel Defoe è la storia di una neonata abbandonata dalla madre, nella metà del 1700 a Londra, perché la sua genitrice, ladra e prostituta incallita, per salvarsi dalla gogna si fa mettere incinta e poi la sbologna agli zingari poiché sarà deportata in America nei campi forzati. Da lì si scatena una vicissitudine di eventi poco belli fino a quando la nostra eroina arriva a 60 anni, si pente del male commesso e viene debitamente premiata dalla provvidenza divina. Mò, se non fosse che adoro quel periodo inglese, avrei mollato il libro alla ventesima pagina. La cosa bella del libro è che Defoe narra in maniera accurata come la gente viveva a quei tempi e, in particolare, come vivesse una pseudo-prostituta. Tutto il libro è intriso di verità nascoste, di considerazioni sulla vita e sui modi di agire della gente che arricchiscono e fanno pensare il lettore coraggioso che non si è fermato davanti ai primi guai della gentil donzella. Da come inizia il libro pensi che questa qua ne abbia commesse di cotte e di crude senza nessuna pietà ma, alla fine, ti rendi conto che ha solo cercato di sopravvivere, come tutti facciamo, nella migliore maniera possibile. Il modo in cui scrive l’autore ricorda molto Robinson Crusoe e, onestamente, ci sono scrittori migliori di lui. Scrivere delle avventure di una prostituta, come fa lui, è risibile, se lo leggi in chiave moderna, e, onestamente, in certi punti non capisco che cosa cercasse di ottenere o dare al lettore con quest’opera. Comunque, come dicevo, nel libro il lettore trova spunti per ragionamenti, anche personali, e per arricchimenti emotivi. La frase che mi ha colpito di più è quella che inizia questo post. Non sto a spiegarla. A ognuno la sua interpretazione. Infine, a meno di 50 pagine dal termine, non vedi l’ora di capire se la impiccano o se si riesce a salvare, per l’ennesima volta, per il rotto della cuffia e, inevitabilmente, ci si chiede se, comportandosi in maniera “sbagliata”, si possa ottenere tutto comunque e farla franca. Ultima nota: mi chiedo se Defoe (così puritano e moralista) abbia fatto bene a farla finire come è finita ‘sta storia perché è tutto un controsenso, ma chi sono io per giudicare? 🙂 Voto: 7 emmmezzo, và!

2 pensieri riguardo “Quarta Tappa Letteraria (le follie di Defoe)

  1. Avevo iniziato a leggerlo in lingua inglese; poi mi sono fermato, forse scoraggiato anche io dalla sua mole (o magari da un tipo di scrittura non molto scorrevole, essendo comunque un libro di alcuni secoli orsono); mi riprometto, in inverno, di provare a rileggerlo, così, giusto perchè non amo lasciare le cose a metà; ciao Albix

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