Quinta tappa letteraria: Silenzio, parla la Morte

Non pensavo che sarebbe stato così impattante. Devo subito dire il titolo: “La bambina che salvava i libri” di Markus Zusak. Ne ho letti altri, in queste tre settimane di vacanza, ma questo libro merita un post da solo. Ripeto: non pensavo che sarebbe stato così impattante. A volte compri un libro solo per la copertina o per il sunto sul retro che è stato scritto così bene da intrigarti giusto al punto di fartelo comprare. Io, invece, ho scaricato questo libro solo perché mi incuriosiva il titolo. In inglese è “The book thief” e la traduzione in italiano (per l’ennesima volta) si è rivelata una delusione. Doveva essere tradotto letteralmente e, da interprete diplomata, ti assicuro che avrebbe fatto più effetto (almeno per me). Il personaggio principale non salva i libri e il titolo è fuorviante, come minimo, e deludente se ti aspetti una storia di libri che sfuggono a chissà quale persecutore grazie all’intervento intelligente di un bambina. Molto alla lontana, forse, il traduttore poteva avere ragione ma, ripeto, molto alla lontana. Ad ogni modo, a costo di rovinarti la sorpresa iniziale, ti dico di cosa si tratta: la Morte narra del suo “lavoro” durante la seconda guerra mondiale attraverso gli avvenimenti che segnano la vita di una ragazzina tedesca che viene mandata presso una famiglia adottiva poco prima dell’inizio della guerra. Ogni pagina di questo libro è pura poesia. Ogni personaggio è dipinto in maniera così grevemente leggiadra (contrastante, vero?) che non puoi che soffermarti a leggerlo e godertelo lentamente, parola per parola, proprio come, ne sono sicura, era l’intento dell’autore. Mi mancano 30 pagine alla fine e, visto come è l’andazzo, penso che piangerò, all’ultima pagina. Inoltre, è raro che io ricordi frasi dei libri che leggo perché ne leggo troppi, ma ci sono due cose che, nonostante ciò, devono essere scritte su questo post in quanto degne di essere ricordate, immaginando la Morte a parlare:

1) Pagina 410: A volte mi fa morire, il modo in cui la gente muore.

2) Pagina 432: Sarà forse onesto dire che, in tutti gli anni del dominio di Hitler, nessuno servì il Fuhrer lealmente quanto me. Un essere umano non ha un cuore come il mio. Il cuore dell’uomo è una linea, il mio un cerchio. Io, inoltre, ho un’illimitata capacità di essere al posto giusto nel momento giusto. La conseguenza è che negli uomini trovo sempre il meglio e il peggio: vedo la loro bruttezza e la loro bellezza, e mi domando come la medesima cosa possa essere entrambe. Eppure, hanno la sola cosa che invidio: se non altro, gli uomini hanno il buon senso di morire.

È per questo che ho deciso di scrivere la mia personale recensione ora. Perché ad ogni pagina mi dico: “Marò, questo libro lo devo far leggere a Laura. Questo libro lo devo regalare a Natale. Questo libro lo devo comprare di carta perché merita, davvero, di essere guardato, sognato e amato, proprio come faceva Liesel con i suoi”. Voto da 1 a 10? Hmm.. 15 🙂

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...