L’uomo della mia vita

Domenica. Al ristorante cinese, a fine pranzo, danno il biscottino della fortuna. Osserva con aria sorniona le amiche che, tra risate e battute spinte, leggono gli enigmatici messaggi cercando di interpretarne il significato. Non è che abbia voglia di aprire il suo. Sono successe mai tante cose, negli ultimi mesi, che proprio non avrebbe voglia di sapere nemmeno se le dice che tra poco deve andare a fare la spesa. L’amica, vicina di desco, la incita a scoprire le recondite sorprese dell’involucro. Con poca voglia e molta violenza sbriciola tra le dita la pallina di pasta liscia che emana uno strano odore dolciastro misto a dado. Srotola con poca grazia e lentamente il rotolino di carta lucida e legge: “L’oracolo dice: stasera incontrerai l’uomo della tua vita.” Sequela di battute, considerazioni sul giro di boa dei 45 anni, auguri e palle varie. Vabbè, forse sarebbe stato meglio se le avesse detto che tra poco doveva fare la spesa. Il pranzo finisce, le amiche si dileguano; ognuna diretta verso il proprio destino, fino al prossimo cinese, magari tra qualche mese… e fa pure rima.

Già, il destino. Passa il pomeriggio a rimuginarci mentre pulisce casa, stira la biancheria, mette da parte le cose dell’estate che, forse, rivivranno di nuovo tra un anno. Mentre affonda i tentacoli del mocio nel secchio d’acqua intrisa di Lisoform al profumo di pino pensa che proprio non gliene frega un’emerita mazza di trovare l’uomo della sua vita dato che, peccato per il biscottino, lei non lo sta proprio cercando. Mette in ordine la camera da letto e infila nella capiente borsa, che l’accompagna ovunque vada, quella gonna che le sta un po’ stretta per quando il giorno dopo, lunedì, dovrà riportarla al negozio chiedendo di sostituirla con una di una taglia in più. Quella sera si ritrova con altri amici in un ristorante messicano. Che tanto aveva fatto per non andarci due volte al ristorante nello stesso giorno, ma non se l’è potuto evitare. Avrebbe preferito rimanere a casa a leggere o ascoltare il Koln Concert di Jarrett 6 o 7 volte di seguito; che ogni volta che l’ascolti ci trovi sempre qualcosa di nuovo. Qualcuno, da qualche parte, una volta le disse che era uno dei migliori 50 momenti della storia del Jazz. Probabilmente.

Al messicano ci sono amici nuovi e vecchi. Gente simpatica che parla di tutto e non si impegola in discorsi impegnativi, soprattutto al ritorno dalle vacanze. Sì, dopotutto è stata una bella idea. Si racconta delle ferie passate e già si pensa a quelle di Natale. La sua mente ritorna al messaggio del biscottino… Guarda i nuovi arrivati. Due coppie sulla settantina che stanno faticando un pochino ad integrarsi alla compagnia; succede. I tavoli sono serviti solo da cameriere. È solo curiosa, fosse mai… Arriva un signore che cerca di vendere rose anche ai tavoli dove c’è un solo cliente. Vabbene tutto, però… Sente gli altri parlare di diete e bellissimi vestiti che non possono più indossare perché ormai hanno un’età (sia loro  che gli abiti adolescenziali conservati per ricordo). Tra battute e considerazioni sul tempo che passa lei inizia a raccontare di questa bellissima gonna che ha comprato ai saldi dell’Upim. Ultima tra le ultime, che le piace immensamente, ma che le sta stretta giusto quel tanto da non poterla mettere. Racconta delle sue peripezie per cercare di infilarla e ci mette dentro pure quando, da ragazzina (moda imperat), si sdraiava sul letto per tirare su la cerniera di quei malefici jeans a zampa di leone e strettissimi alla vita che grazie al loro “cavallo selvaggio”, mai le hanno fatto incazzare la candida albicans così tanto come allora.  La comitiva scoppia a ridere e lei pure. Per chiudere in bellezza, tira fuori la gonna dalla borsa e spiega il problema. È in quel momento che il marito di una delle due coppie nuove dice: “Non è mica un problema, sai? Sono sarto e, se vuoi, te la metto a posto ora. È una questione di attimi..” Ruba letteralmente la gonna dalle sue mani, chiede alla moglie qualcosa e lei gli dà delle forbicine per le unghie. Lesto fatto, disfa due pinces alla velocità della luce mentre lei, esterrefatta, non ha nemmeno il tempo di dire “uè”. Le restituisce la gonna sorridendo: “C’era solo da allargare un po’ la vita, visto? Ora la tua vita è a posto.” Lei ride, oh, se ride. Quasi non riesce a tenersi la pancia dal sollievo e dalle risate. Oh, biscottino biscottino delle mie brame, ma perché non vedi un po’ d’annartela a pijà in der …?! 😀

6 pensieri riguardo “L’uomo della mia vita

  1. Sento che mi tirano i pantaloni in vita oggi, ma so che non è la misura stretta casomai la ribollita che gonfia.
    Si hai ragione un grande dono essere lì almeno una volta nella vita.
    Sono solo pietre, testimoni di una passaggio: una pietra Nazzare, una pietra quella dove era conficcata la croce, una pietra quella del sepolcro.
    Colore nocciola nulla di eccezionale, ma lisce da milioni di mani che le hanno accarezzate.
    Buona settimana

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    1. hmm… vero a tre quarti e mezzo.. dopo il cinese di mezzogiorno, tre pina colada, una massa informe di tortillas piccantissime e due birre la sera, tornata a casa ho iniziato ad avere le allucinazioni e sono diventata il sarto di 70 anni risparmiandomi la fila all’Upim per cambiare la gonna! ;-)… a mali estremi, estremi rimedi! 🙂

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