Diventerò nonna

Avevo iniziato a scrivere di loro qualche mese fa. Poi, come al solito, tra una cosa e l’altra, me li son persa per strada. Ti dirò, mi ero fermata perché non sapevo che foto scegliere, da mettere sul post. Lui è un cavalier virtuoso che fuma il sigaro toscano, dipinge, ha un simpaticissimo accento pratese, parla solo quando lo ritiene necessario e fa foto bellissime. È un cavalier virtuoso che si chiama Massimiliano e che, grazie alla sua pazienza e alla capacità di rispettare i tempi delle persone è riuscito a scavalcare quell’enorme muro che lei ergeva per paura di farsi male. E’ l’amore che fa cadere questi muri, sai?

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Lei è la mia prima bambina. Lei è quella che mi ha chiamata per prima mamma. Con lei ho imparato a godere delle gioie della vita attraverso gli occhi di una bimba. L’istinto materno che ho da subito provato nei suoi confronti, sebbene avessi solo 10 anni, è stato talmente forte, da ancora prima che nascesse, che quasi mi spaventava. Vedevo il pancione crescere, giorno dopo giorno, e non ci potevo credere. Toccavo con timore il ventre, là dove i suoi piedini andavano a sbattere nei momenti di nervosismo, pensando: “stai sereno, ci sono io”. All’epoca non si poteva sapere il sesso del nascituro e i miei genitori, avendo l’anno prima perso un fratellino, speravano fosse un maschio. Beh, quale fortuita fregatura, la notte del 20 agosto 1975 mamma mi svegliò. “Rosè, sto perdendo le acque, papà mi porta in ospedale. Guarda tu i tuoi fratelli, non so a che ora torniamo.” E così fu che, come una cometa che attraversa il cielo stellato d’estate ogni 100 anni, mentre tutti stanno là con il naso all’insù a guardarla, dopo un parto podalico, errori madornali da parte del personale ospedaliero (che causarono una irreparabile paralisi ostetrica) nella mia vita atterrò il più adorabile degli extra-terrestri: mia sorella Antonietta (in arte Antonella). Non so perché, ma mi vien da piangere. Sarà che sono in pre-mestruo o che la pre-menopausa sta incalzando alla brutta… Tutto il PRE che si mette assieme… 🙂 Vabbè. Era bella in quella incubatrice. Era di una bellezza che non si può descrivere e non lo dico perché era la mia bambina. Sì, era la mia bambina. Ricordo benissimo il n. di ciripà che ho lavato per anni e anni. I Pampers con le pippe varie non esistevano ancora. Si andava a ciripà e mutandine di plastica che lasciavano il segno sulle coscette dei bimbini oppure quelle di spugna che si insozzavano dopo un secondo che le avevi messe su. Ho ancora a casa un ciripà e uno dei pannolini di flanella che usavo per quando le venivano le irritazioni al culetto. Spesso e volentieri confondo Laura con lei e scambio i nomi. Entrambe ci si sono abituate. 😉

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Sento ancora nelle mani i riccioli fini e morbidi dei suoi codini alla Pippi Calzelunghe. Quanta passione ci mettevo nel farli e quanto docile e paziente era lei nel farseli fare. È stata il mio banco di prova della maternità. E non lo è stata solo per un mese o un anno. Lo è stata per 10 anni, uno dietro l’altro, fino a quando non sono partita per Londra e lo è stata anche dopo, quando mi chiamava per capire le crisi di panico pre-matrimoniali e ora, ancora, quando non sa come vedere in modo diverso la vita. Nonostante la lontananza, io sono sempre stata là. E’ stata durissima lasciarla, quando sono andata a Londra. Penso mi abbia odiata, per un po’, ma poi ha capito. Era una questione di vita o di morte interiore, la mia. Già… è stata il mio banco di prova della maternità. Lo è stata così tanto che (e tutti ne ridono ancora) un giorno andai a scuola, al posto dei miei, per i colloqui con i genitori. La sua prof mi prese veramente per sua mamma e io mi incazzai scherzosamente con Anto ma, dentro di me, sapevo che voleva dire che avevo fatto un buon lavoro e anche lei con me. Ero così orgogliosa di lei. Avrei altri milioni di ricordi. Quelli che mi hanno segnata di più, però, sono stati tutti i mercoledì di tanti anni, che la portavo a Villa Spinola per fare la terapia e i mesi passati al Gaslini quando era paralizzata sulla sedia a rotelle perché, oltre a tutte le merdate che le avevano causato al momento del parto, il destino era stato così gentile da regalarle anche l’artrite reumatoide. Le infliggeva, e ancora lo fa :-(, dolori assurdi alle articolazioni e gonfiori zeppi di liquido che doveva essere tirato via con delle siringhe bastardissime. Quei mesi da sole, io e lei, assieme alle altre mamme e bambini mi hanno segnata per sempre. C’erano bimbi che soffrivano delle patologie più sconosciute. La cosa che mi scioccò di più fu vivere nella stessa camera con due di loro e, qualche settimana dopo, sapere che erano morti. Era il tempo di Dallas. Un giorno arrivò una bimba sarda down appassionata di quel telefilm, che ne parlava dalla mattina alla sera, e che ogni sacrosanta mattina, snocciolava un dente come se fosse niente. Fu là che decisi di andare in Africa. Fu là che decisi di darle più di tutto l’amore che potevo. Non solo perché fosse mia sorella ma, credo, perché non potevo fare altro. Era, ed è ancora, una cosa che mi parte, inesorabilmente, dall’angolo più oscuro e, allo stesso tempo, illuminato della mia anima. Quando qualcuno ha bisogno, io sono là. Quando qualcuno ha un problema, non vedo l’ora di risolverglielo e non per gratificarmi o per ottenere favori, ma per sapere che c’è una persona che sta meglio, su questa terra e, se io posso fare qualcosa, perché no? Pensandoci, anche questo ha contribuito alla mia separazione. Il mio esserci sempre, per tutti, a discapito di me stessa, ma non di Laura. Mi spiace, sai, ma non posso proprio farci niente. Non sopporto che la gente stia male. E ora, più che mai, credo profondamente in una cosa: non bisogna necessariamente partorire un essere, per potersi sentir chiamare mamma o per amarlo o aiutarlo nella stessa maniera. Ora, Anto è incinta. Ad Aprile 2012 partorirà. Quando l’ho detto a Sabrina la sua risposta è stata: “Uè, ma allora diventi nonna!” 😀 Non ci avevo pensato… Sì, sarò nonna e non vedo l’ora di essere là, il giorno che questo nuovo extraterrestre, questa nuova lei (perché spero che sia una LEI) aprirà gli occhi, mi guarderà in faccia e io potrò dirle: “benvenuta, bellissima!” 😉

4 pensieri riguardo “Diventerò nonna

  1. Che bello questo post! Nel tuo raccontare si percepisce l’emozione con cui lo fai e ilgrande affetto che ti lega a lei. Mi hai fatto sorridere nel ricordarmi dei "ciripa’". Ho fatto anche io da mamma ad un fratello nato tanti anni dopo di me e quante lavate di ciripà. 🙂 Come te anch’io mi sono allontanata per cercare la mia strada con le consegiuente emotiva per lui che tu cartamente capirai. E chissà, un giorno diventero’ nonna anche io. Un abbraccio 🙂

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