Cico, il trans e la signora Nieddu

Avvertimento per i deboli di cuore: questa non è una storia inventata, i riferimenti non sono per niente casuali e i personaggi non sono assolutamente frutto della mia fantasia…. grazie a Dio.. 😉

L’afa della mezzanotte settembrina si addentra con subdola invadenza nelle camere da letto dei primi milanesi appena rientrati dalle vacanze. Il silenzio, a tratti rotto da un miagolio insistente, si inchina con leggiadria davanti alle ultime finestre illuminate. Le piace la notte. Le piace tirare giù le persiane di casa e, nel mentre, osservare i palazzi di fronte scoprendo che qualcun altro, come lei, stenta ad addormentarsi o, magari, sta godendo del piacere della compagnia di amici rimasti per bere il bicchiere della staffa, oppure è in compagnia di un amore ritrovato o di un amore nuovo al quale affidare i propri fragili sogni. Scrolla la testa, stupida romantica… Sorride, passando davanti alla cameretta di sua figlia che, per l’ennesima volta, è riuscita ad aggrovigliare la zanzariera ai piedi del letto. Gliela sistema ed entra in camera sua. Anche questa è felicità, si dice… Hmm, sarebbe completa se quel maledetto gatto la smettesse di miagolare come un pazzo. Riconosce quel miagolio. Vuol dire due cose: o è un gattino perso o una mamma gatta che ha perso i cuccioli. Quel miagolio lo ha sentito tante altre volte. Tutte quelle volte che, da ragazzina, è corsa in strada a raccogliere il malcapitato felino e l’ha portato a casa. E con lui si portava pure zecche, malattie dermatologiche, graffi e le maledizioni di sua madre che si chiedeva che male avesse mai fatto per avere una figlia che raccattava tutto ciò che respirava e che sembrava stesse per tirare le cuoia per portarglielo a casa, rimetterlo a posto e poi, inesorabilmente, lasciarlo andare via, verso nuove avventure. Ah, ognùn tèn a crocia soja, diceva sua madre… 🙂 Si affaccia alla finestra. Anche dall’ultimo piano del palazzo, il lamento del gatto si sente distintamente. Guarda nel buio cercando di capire da dove viene e, in quel momento, vede illuminarsi la finestra del piano terra del palazzo di fronte, che dà direttamente nel suo cortile, oltre la tettoia dei garage condominiali. Il gatto continua a miagolare. Si prospetta una notte per niente rilassante, a dir poco. Riesce a distinguere un movimento nei cespugli e, in quel momento, vede la porta del retro del suo palazzo aprirsi. Una familiare, grassa e lenta sagoma femminile, con una torcia in mano, avanza nel buio. Sente la voce, dal marcato accento sardo, della signora Nieddu (inquilina del quarto piano) dire: “micio… micio… tzzz.. tzzz.. tzzz.. micio.. andi sesi (dove sei)?” Assurdo.. La signora Nieddu è finalmente uscita di casa (erano mesi che non lo faceva) ed è pure in sottana! La luce della torcia squarcia a intermittenza il buio della notte. Alla finestra del piano terra, che si era illuminata pochi minuti prima, appare Jesus in mutandine e reggiseno. Che non è il Gesù che tutti conosciamo, naturalmente. E’ il suo amico trans brasiliano, un po’ fuori di testa, ma più sexy di Marylin Monroe all’apice della carriera. 🙂 Jesus si guarda intorno, aggiusta le coppe del reggiseno, si gira a dire qualcosa in tono allarmato ai suoi coinquilini (e qua, osservando quello che le si propone, decide che può candidamente comprendere le ragioni di Marrazzo…), poi urla verso il nostro cortile: “Scusi, signora… Ha visto il mio Cico? Cicccooo! Ciccccoooo!” Non ci può credere… Ma questi sò pazzi… Il miagolio continua. Lo vede. E’ una questione di secondi. Questi sono i momenti in cui si decide della vita della gente, credimi. Ok, ci si mette pure lei, che cavolo.. “Uè, Jesus! E’ nascosto tra i cespugli sopra i tetti dei garage!” La signora Nieddu punta la torcia verso l’alto. “Oh! Bbuonssera, signora! Lo vede miccaa?” Uh, marò… 😦 mò qua ci arrestano a tutti quanti.. Altre luci si accendono. Il gatto scappa verso il buio pesto dell’angolo della pattumiera, dalla parte della finestra di Jesus, ma non osa fare il salto della siepe. La signora Nieddu illumina l’angolo. E’ in quel momento che Jesus, invece di prepararsi e farsi figo/a per la notte di lavoro, salta fuori dalla finestra, balza sul tetto dei garage e là, l’osservatrice del sesto piano, si accorge che, oltre al reggiseno e alle mutandine, ha pure i tacchi a spillo. E’ un incubo, dimmi che è un incubo. La torcia della signora Nieddu lo segue fino all’angolo. Dall’alto, lei segue il tutto come uno spettatore di un film muto degli anni ’30. Jesus non ce la fa ad acchiapparlo. Il gatto scappa, fiondandosi attraverso il cortile e sfiorando i piedi della signora Nieddu che lo intercetta con la torcia, verso l’angolo di fronte a lei (l’unico libero). Jesus inizia a bestemmiare in portoghese e la signora si avvicina al gatto con i suoi “Tzzz… Tzzz… Tzzz… vvvieni qqquaaaa!” puntandogli la torcia sul muso. In seguito, la spettatrice giurerà che stava guardando la signora Nieddu quando… Lo vede saltare giù dal tetto di uno dei garage, con tutti i tacchi a spillo e ha un drammatico flash… (Eva Kant che scappa dopo una rapina con Diabolik… così si dice: “Marò, ma che spreco…”). L’osserva tirarsi su con quella femminile e ammaliante flemma che solo loro hanno e dirigersi verso la signora Nieddu che, secondo lei, in quel momento darà in escandescenze, e urlerà di paura, ne è sicura. Il pacco si vede, che cavolo, si vede eccome… Marò, qua finisce male. Dovremo chiamare l’ambulanza. Jesus va verso il gatto e fa segno alla signora di levargli la luce di dosso (meno male…). Il gatto gli salta addosso e, non vorrebbe esagerare, le fusa si sentono fino al sesto piano. Jesus lo stringe forte a sé e ringrazia la signora che, a quel punto, sicuramente senza volerlo, gli punta addosso la torcia dicendogli: “ma è sssuo qquesto ggattou?” Oh, my God… La voce cantilenante baritonale fuoriesce dalla bocca truccatissima mentre una mano cerca di non farsi abbagliare: “E certo che è mio, no?! Altrimenti che me ne uscivo a fare fuori dalla finestra in mutandine e reggiseno?!” Ecco, a tutto c’è una spiegazione, checcavolo. La signora Nieddu, ne siamo sicuri, ha sorriso perché si è sentito dal tono sollevato e amichevole dalla sua voce: “Oh, mmeno mmale! Brava ragazza che sei. E ora vai a letto che altrimenti ti raffreddi, eh? E la prossima volta, fai la brava e non lasciare la finestra aperta che i gattini scappano…” Lui ha sorriso. Ha sorriso perché ha capito. “Certo, signora, non si preoccupi. Ora l’accompagno a casa, vuole?” E lei s’è fatta accompagnare…

Surreale. Se non sai il significato della parola surreale, ti prego, ogni volta che cercherai di spiegartelo, tu pensa a un’ottantenne in sottana con una torcia in mano, un trans in mutandine e reggiseno rosa, tacchi a spillo e un gatto in braccio nel mezzo di un cortile milanese in una calda notte d’estate. E, naturalmente, non ti dimenticare di una sannita casuale che osserva il tutto con la bocca spalancata e gli occhi lucidi dalle risate… 😉

2 pensieri riguardo “Cico, il trans e la signora Nieddu

  1. E non sai, Cleide, che l’altra sera l’ho dovuto liberare io scassinando la caldaia del condominio perché ‘sto pirla ci si era tuffato dentro (solo Dio sa come) e non avevo le chiavi e la portinaia non mi ha aperto per paura che fossero i ladri!! 🙂 😀 roba da pazzi!!!

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