Aspetterò…

Che poi ci penso, sai… A volte, fingo di te. A volte, ti parlo come se tu fossi ancora qui; come diceva la canzone, ricordi? Anche se, per il resto del mondo, tutto sembra scorrere liscio e sereno, nella sua banale e tragica normalità, io corro, impazzita, verso qualsiasi altra cosa che non sia te, pur di non starci a pensare; pur di non fermarmi, guardarmi indietro e scoprire che quello scrigno mi segue ancora. Che poi, se il tempo me lo dessi, lo sai… Lo aprirei, immaginando, o magari sperando, di trovarci dentro null’altro che ragnatele, polvere, cenere, buio e aria stantia. E, invece, lo so cosa ci troverei. Lo so. Ci troverei qualcosa di assurdo e impossibile. Lo so… Lo sai… Magari, sai cosa ci troverei? Una farfalla. Una farfalla bellissima che aspettava solo di essere liberata per poter volare in alto, più in alto di tutto, verso il sole, insieme alle rondini e ai gabbiani. E così, per tutto il mondo, con questo scorrere “normale”, sembro scorrere normalmente anche io . Quante volte ti ho chiesto se sapevi cosa fosse “normale”? Quante volte ti ho chiesto se sapevi cosa fosse giusto o sbagliato? Quante volte mi hai risposto solo con il silenzio, chiudendo gli occhi e sorridendo tristemente? Non lo so. Non lo so. Non lo so è l’unica risposta. Non so cosa mi è preso questa sera. Ti parlo come fossi ancora qui… Mille cose, avrei da dirti e raccontarti. Mille cose importanti e mille cose altrettanto cretine. Quanto ci vuole da qua alla luna? Quanto ci vuole da qui all’angolo più nascosto del mio cuore? Mille cose… Ma lo sai che il nomignolo con il quale mi chiamava mia nonna l’ho trovato nel dizionario napoletano-italiano che mi regalasti quel Natale di tanti anni fa? Te l’avrei detto. Ti avrei detto: “Oh! Ma lo sai….” Ho letto ieri su Focus che l’8 ottobre ci sarà una tempesta di stelle cadenti. Quante volte sono rimasta a scrutare il cielo di notte, cercandone una. Te l’immagini? Una tempesta di stelle cadenti. L’8 ottobre, dalle 8 di sera in poi, così dice l’articolo. L’8 è il mio numero, lo sai? L’8, messo al contrario, è l’infinito. Già… infinito… Infinito mi sembra il tempo che ho aspettato, che sto aspettando e che aspetterò. Se mi sforzo un po’, posso riuscire a vedermi. Diventerò vecchia, almeno spero. Diventerò vecchia e mi ritroverò, da sola, nella mia poltrona sul terrazzo di casa mia, al mare. Guarderò le onde che si lasciano andare sulla spiaggia libera, finalmente, dalla gente e dai rumori che non sono suoi. E magari, proprio mentre scende giù una pioggerellina leggera e fresca, come piace a me; magari d’autunno. Allora volgerò lo sguardo verso il mare, ad osservare i gabbiani volare felici su, in alto nel cielo, come avresti voluto fare tu. Solo allora, se non sarà successo nulla nel frattempo, potrò aprire il mio scrigno. Solo allora, forse, potrò farlo… Solo allora me lo potrò permettere. Sai, a parte la fiduciosa consapevolezza che mi spinge, dopo così tanto tempo, ad accettare l’ineluttabilità delle cose, ti dirò che saper aspettare non sarà mai uno dei mie punti forti; mai lo è stato. Però, aspetto. Io resto qua e aspetto. Altro non posso fare. Infinito, sembra il tempo che aspetterò… Ma io resto qua e aspetto; altro non so e non posso fare…