L’indirizzamento

Stellato Antonio. Così si chiamava. Esistesse un mondo perfetto, tutti gli insegnanti sarebbero come lui; ne sono sicura. Hai voglia di sospirare davanti alla tv, mentre film improbabili su esperienze personali (vagamente reali e forzatamente sentimentali) ti mostrano insegnanti americani o napoletani che combattono contro il sistema e che riescono sempre, alla fine, a far vincere i buoni. Film dove, alla fine, una oculata dissolvenza scenica lascia il posto ai titoli di coda soffermandosi astutamente e velocemente sul triste sorriso del prof. interpretato. Chissà che fine ha fatto e chissà se ha continuato così, a modo suo, a insegnare. Oggi mi sembra di essere tornata al liceo, al primo banco, e lo vedo, davanti a me, con quei suoi capelli lunghi, spiegare, spiegare, spiegare… Questo non è un film. Questo l’ho vissuto io. La settimana scorsa, nella scuola di Laura, ci sono state le interviste per l’indirizzamento al liceo. Hmmm… Indirizzamento, strana parola. In pratica, qualcuno che non conosce mia figlia, che non sa quello che lei prova, quello che lei sa o sente, va là per una mattina, parla, chiede, si informa e poi le dice: “Mah, secondo me dovresti fare il classico”. Laura torna a casa piuttosto incazzata e dice: “Ma che ne sa quello, di cosa voglio fare io?” Ecco, domanda giusta. Dice che loro gliel’hanno chiesto, ma non le hanno dato il tempo di spiegare perché ha deciso di fare Brera. Mi è venuto in mente il mio, di “colloquio”. Andammo a prendere la pagella, io e mamma. Lei era incazzata perché non aveva mai voglia di parlare con i prof. O si vergognava o si era rotta di sentirsi sempre dire: “la ragazza è intelligente, signora, ma non si applica…”. Che pirlata. Quale emerita, inutile, boriosa, lavamani pirlata da dire a un genitore che ha una figlia che è intelligente, ma non si applica. Ma, secondo te, a parte la gente che è malata e veramente non può applicarsi, c’è qualcuno al mondo che è intelligente e SEMPRE, dico, SEMPRE nella sua vita si è applicato?! Perfino Einstein faceva cagare in matematica! Ecco, ora che ti sei dato la risposta, per favore, al prossimo prof che ti dice una cosa del genere, rispondigli che capisci i suoi problemi ma che, magari, non c’è bisogno di trovare una risposta a tutti i comportamenti adolescenziali e che “l’applicazione” non è sempre buon segno, anzi, può voler anche dire cose brutte. Perciò, che non si preoccupi di dirti che tua figlia è intelligente ma non si applica perché va bene così anche a te, che ti applichi quando puoi, come tutti gli altri 5.999.999.999 di esseri umani su questa terra che, se potessero, si applicherebbero solo su quello che gli piace e non quello che per gli altri è doverosamente applicabile. Fosse mai che lo fai felice perché, almeno a un genitore, non dovrà dire una cosa così ovvia. Fine della fiera? La prof di francese, Sig.ra Del Torto, (e se la sputtano non me ne frega niente) consegnò la pagella a mia mamma dicendo: “Signora, io consiglio a sua figlia di proseguire con l’attività familiare e continuare a servire ai tavoli del ristorante dei suoi genitori. Ah! Vorrebbe fare lingue?! Oh, signora mia, assolutamente no! Rosa non è proprio portata per le lingue! No, al massimo, ragioneria!” Bene. Il linguistico mia mamma non me lo fece fare. Mi obbligarono a frequentare le ragionerie (che l’unica cosa interessante che avevano, per me, era che là, in quella ex caserma che ora era una scuola, ci aveva fatto il militare Gianni Morandi). A 19 anni scappai a Londra e là restai fino a 31 anni. Frequentai la scuola interpreti di Milano da esterna e ottenni (non dopo svariati sudori per l’esame finale di consecutiva e una tesi su un libro in americano che parlava della parapsicologia nell’800) il diploma di laurea in interpretariato in inglese. E tutto ciò dopo aver fatto anche un p0′ di esami di tedesco, russo e francese che non portai avanti solo perché non avevo più tempo e non perché non avessi buoni voti. Perché ti parlo di Antonio Stellato? Perché, in quelle ragionerie che vedevo come una prigione, lui riuscì a darci una speranza. Nell’ora d’inglese portava le cassette di Cat Stevens e Bob Dylan; ci dettava i testi delle canzoni e ci chiedeva, senza dizionario, di spiegare cosa pensavamo che quella musica e quelle parole volessero dire. Ci chiedeva che sensazioni ci davano. Ogni parola veniva analizzata, eviscerata, discussa, smontata e rimontata. Oh, le discussioni intorno a “skyscrapers” durarono per settimane! Ci insegnò il metodo “dieci/ten” che ti faceva scompisciare dalle risate ma poi, uscendo dalla classe, avevi imparato più inglese tu ad Arma di Taggia in un’0ra, che un italiano a Cambridge un mese. Lo stesso metodo lo adottai con i miei ragazzi, quando davo ripetizioni e MAI nessuno è stato bocciato. Da allora, la mia vita con le lingue è stata una escalation senza fine. Lavoro con l’inglese, scrivo canzoni in inglese, ho amiche con le quali parlo in francese e inglese così come parlo in italiano. Anzi, a dire la verità, a volte ho problemi con l’italiano, ma MAI con l’inglese o il francese. Stamattina, per caso, mi è capitato alle orecchie “Wild world” di Cat Stevens. Quelle parole che studiammo con lui, mi sono ritornate nel cuore. “Now that I’ve lost everything to you.. But if you wanna leave take good care… But then again a lot of things turn bad out there… oh baby baby it’s a wild world.. I’ll always remember you like a child, girl… I never wanna see you sad girl, don’t be a bad girl…”

E così, ho deciso che era ora di dedicare un post ad Antonio Stellato. Antonio Stellato: prof di inglese che mi ha salvato la vita facendoci conoscere le canzoni di protesta americane. Quante volte la mia chitarra ha suonato Father & Son mentre cantavo con l’enfasi che lui ci infuse, spiegandocela e facendoci quasi piangere per la consapevolezza che qualcuno, là fuori, l’aveva detto chiaramente, come ci sentivamo. Chissà cosa sarebbe successo se non mi avesse fatto innamorare dell’inglese. Chissà dove sarei andata a finire. Chissà cosa sarebbe successo, se lui non fosse entrato nelle nostre vite. Non voglio pensarci. Sono solo felice di essere stata parte di un momento di crescita “particolare”. E poi… mi chiedo: ma ti sembro davvero una che non si applica? 😀 😀 Ma fammi il favòre, và!

13 pensieri riguardo “L’indirizzamento

  1. Cara Romala, lasciami spezzare una lancia a favore dei ragionieri. Per accontentare il mio povero papà che sognava un figlio ragioniere (e per scappare a quello di mia mamma , che voleva fare di me un prete) mi iscrissi alla ragioneria; non è stato poi così male; anche se il mio rimpianto è stato per anni quello di non avere approfondito a dovere le lingue dei nostri padri antichi(il latino e il greco che ho provveduto a studiare, soprattutto la prima delle due, per conto mio, mentre preparavo i miei esami per diventare un futuro insegnante di diritto e un avvocato, come poi sono diventato); il destino ha voluto che andassi ad insegnare proprio a dei futuri ragionieri. Anche io ho dei ragazzi che sono intelligenti ma non si applicano abbastanza; io li chiamo con i genitori, dei talenti sprecati; a volte è colpa di nopi docenti se non si applicano a dovere; dobbiamo essere ad applicarci per primi, dando il buon esempio; naturalmente ci diamo da fare anche con progetti appositi per coinvolgerli maggiormnente nel lavoro scolastico; il teatro è uno degli strumenti che personalmente utilizzo a scuola ed in cui credo. Non è facile oggi insegnare; ma facile non lo è sta<to mai; i ricordi migliori sono quelli dei miei professori in buona fede: quando un docente è in buona fede costituisce per sempre un esempio a futura memoria pper i suoi discenti ed ha lasciatyo una traccia lavorativa positiva nella sua carriera e nel suo viaggio terreno. Ciao Albix

    "Mi piace"

  2. ho ripostato il commento di Albix perché Tiscali ha pensato bene di mettermi tra i fortunati che provano le nuove proprietà della nuova piattaforma WordPress… Beh, iniziamo con questa: NON POSTA IN TEMPO REALE GLI ARTICOLI E QUESTI NON APPAIONO IN BACHECA IN TEMPO REALE. 🙂 FACENDO SI’, NATURALMENTE, CHE I COMMENTI VADANO A FINIRE IN UN LIMBO TELEMATICO (E GRAZIE A DIO CHE ME LI FACCIO MANDARE PER POSTA!)

    @ ALBIX: tu sei un grande come Stellato, ne sono sicura! 🙂 Uno come te che va a un FlashMob… 🙂 Talenti sprecati? Mi piace come definizione! Bella! Ma perché sprecati?

    "Mi piace"

  3. Beh, l’orientamento scolastico è una cosa fra le più difficili Rosa. L’unico orientamento che mi è stato dato alle medie è.. che secondo loro avrei dovuto iscrivermi al classico perchè ero..”una poetessa”. Oggi sorrido, ma mi ci vedresti nei panni di una poetessa? 🙂 nemmeno mi avvicino per sbaglio!
    Scelsi con convinzione degli studi tecnici e non mi sono mai pentita.

    Penso che un pò tutti gli insegnanti siano in buona fede in linea di massima, direi che sono le capacità di cui alcuni difettano.
    C’è poco da fare… è così.
    Un abbraccio e auguri a Laura di scegliere ciò che è meglio per il suo futuro.
    Ciao

    "Mi piace"

  4. @ Elle: sì, sono sicura della loro buona fede e per questo li perdono 😀

    @ Carmen: si vede che non hai studiato francese o inglese… ad ogni modo: dov’è l’errore? 🙂

    "Mi piace"

  5. E’ intelligente ma non si applica. Non so ora, ma tempo fa questo copione era molto in voga. Lo ripetevano come una litania anche a mia madre oltre a consigliare di farmi proseguire in una scuola professionale. Ovviamente non ho seguito il consiglio, ho fatto il liceo classico ed ho continuato con gli studi umanistici. Penso che a volte dovrebbero appplicarsi di piu’ gli insegnati e dire meno minchiate. Mi si perdoni il francesismo. E la tua Laura mi sa che è già bella tosta e critica quanto basta per fare cio’ che sente di fare.:)

    "Mi piace"

    1. hai ragione, Cleide, Laura ha le idee chiare, eccome… 🙂 la sfortuna è che ci sono molti ragazzi, là fuori, che non le hanno così chiare e che, magari, avrebbero solo bisogno di qualche domanda in più e non qualche risposta in più.. vabbè, sono contenta che tu sia riuscita a fare gli studi che desideravi 🙂

      "Mi piace"

  6. Vabbè… L’orientamento, si dovrebbe capire che è un consiglio dato in un preciso momento, e che i ragazzi sono indecisi e non sanno cosa sia una scelta a 12-13 anni, ci si affida al caso. Il mio percorso scolastico è una montagna russa, alti e bassi, momenti di simpatia verso una materia e momento di odio e disgusto. Il mio primo odio irrefrenabile era verso i temi, ma poi, dietro suggerimenti della prof d’italiano in terza media, cambiò tutto, e mi sembrò d’esser cambiato radicalmente, mi piaceva scrivere, e tuttora non esiste cosa che mi regala gioia e felicità come la scrittura. I temi e i raccontini, probabilmente sono un po’ sintetico ma rispetto a qualche anno fa vedo i miglioramenti. E poi ci sono stati anni che studiavo “part-time”, in base alla voglia, e facevo alti e bassi di voti, tra 9 e 4, però alla fine contava la media, e la media del sette mi bastava… Ancora oggi sono altalenante, mi piacciono le nuove esperienze ma noto che le faccio durare veramente poco… Un saluto

    "Mi piace"

  7. Tanto per ” spezzare ” i pianti autunnali milanesi…

    La Signorina Bea, organista della parrocchia, aveva ottant’anni,
    non era mai stata sposata, non era nemmeno mai stata con un uomo e tanto meno baciata.
    La apprezzavano tutti per la sua dolcezza e i modi gentili.
    In un pomeriggio di primavera il parroco andò a farle visita ed ella lo fece accomodare nel suo salotto in stile vittoriano mentre gli preparava una tazza di tè.
    Seduto di fronte al vecchio organo, il giovane prelato notò che sopra vi era posata una ciotola di vetro piena d’acqua. Incredibilmente sulla superficie galleggiava un preservativo. Immaginate la sorpresa e la curiosità del povero prete!
    Poi rientrò nel salotto la padrona di casa con tè e pasticcini e cominciarono a chiacchierare.
    Il parroco per un po’ cercò di reprimere la sua curiosità riguardo la ciotola piena d’acqua e quello che ci galleggiava dentro, ma ben presto non resistette più e chiese: “Signorina Bea, che cos’è quello?” indicando la ciotola.
    “Ah, già,” lei rispose “Non è meraviglioso? Stavo passeggiando in centro lo scorso autunno e ho trovato una scatolina per terra.
    Le istruzioni dicevano di metterlo sull’organo, tenerlo bagnato e avrebbe prevenuto le malattie.
    E sa una cosa? Per tutto l’inverno non ho avuto neanche un raffrredore!!!!

    "Mi piace"

    1. Che pirla che sei, Pè… 🙂 me l’avevi già raccontata… comunque, grazie! 🙂 la terrò per Natale, così la racconto a mamma e vediamo cosa risponde! 😀 😀

      "Mi piace"

  8. Verissimo. Quasi analoga sorte. Io ho avuto il mio amato professor Santelli che insegnava letteratura italiana a Perito aziendale e corrispondente in lingue estere. le lingue le ho imparate dopo all’estero. Oggi, laureata in lettere con varie specializzazioni, faccio la giornalista è ho scritto tre libri, saggi critiche etc.
    Sono stata rimandata tutti gli anni avevo la media del 4 tranne in Italiano. Avrei voluto tanto fare il classico ma “non mi applicavo” secondo qualcuno.

    "Mi piace"

    1. Ciao Letizia! Che bellissima conferma mi hai dato 🙂 alla fine, allora, tutto (nonostante tutti) va a finire come deve e come è giusto che sia. Lode al tuo Prof. Santelli e a te che non hai avuto paura di continuare per la tua strada. Complimenti! 🙂

      "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...