L’eredità (e la crema di funghi) – parte 1

Il tempo è strano. La gente è strana. Il mondo è strano. La vita, ora lo sappiamo, è la più strana di tutti. Qualche sera fa, a cena, Laura mi ha posto una domanda che io mi pongo da quando posso ricordare di essere capace di pormi domande e che, da allora, continua a terrorizzarmi ogni volta che le permetto di uscire fuori da dove l’ho nascosta accuratamente. Quando anche solo si presenta, come si dice a Napoli, “di spighetto”, la ributto dentro, nel suo cassetto, senza nemmeno pensarci, tanta la preoccupazione che mi dà. Speravo di essere l’unica, in questa casa, ad avere questo problema… “Mamma, ma secondo te, dopo le stelle e dopo la nostra galassia e dopo le altre galassie e dopo tutti gli altri pianeti, cosa c’è? Io non posso figurarmelo e mi sta venendo l’ansia. Non capisco se è giusto dare un confine o no. Però, se non c’è un confine non è bello? Sono belle le cose che non finiscono, soprattutto quelle belle. Ma come facciamo ad avere in testa il concetto di confine e non dare un confine all’universo del quale facciamo parte?” 😦 voglio sparire. Mi assale l’ormai familiare senso di nausea. Disgustata, sposto il mio piatto guardando la mia crema di porcini fatta con tanto amore, dall’inizio alla fine, nella quale sguazzavano felici (fino a pochi istanti prima) i miei crostini ai cipollotti che, pure quelli, non sono stati comprati ma fatti, uno ad uno, con santa e sacra pazienza dalle mie mani frenetiche e desiderose di perdersi in qualcosa di creativo che mi facesse dimenticare tutto il peggio che mi circonda. 😦 Cribbius, e ora che le rispondo?… 😦 L’altro giorno leggevo di una recente scoperta originata da decine di anni di studi: c’è una cosa che si chiama “eredità genetica” che fa sì che si ereditino, oltre ai geni fisiologici, anche quelli psicologici legati a sentimenti particolari non solo dai nostri genitori ma anche dai nostri avi; avi lontani anche centinaia di anni da noi. Ecco, per geni psicologici si intende anche le paure, le fobie, i dolori nascosti, i dubbi, le incertezze, le certezze e le sicurezze così come tutte le altre “..ezze” e gli “…ori” e simili che si nascondono tra le pieghe dell’animo umano da sempre. Le ho detto questa cosa. Mi sembrava di avere iniziato bene. “Sì, mamma, ma che c’entra questo?!” Hmm, c’entra, amore mio… C’entra eccome. ‘Sta domanda che ti stai facendo tu, me la sto facendo io, ancora adesso, da circa 40 anni e non ho risposta. L’unica cosa che ti posso dire è che ti sei beccata, in eredità da me, ‘sto dubbio amletico e io non ci posso fare niente se non giurarti che altre domande dementi non me le pongo. Dunque, se ti ritrovi a pensare ad altre domande simili, vai da papà che, sicuramente, sò tutte sue…”

4 pensieri riguardo “L’eredità (e la crema di funghi) – parte 1

  1. Preferisco la definizione “dubbio amletico”; anche perchè di essere titolare di un dubbio demente non mi andrebbe proprio…l
    Insomma, cara Romala, anche io da sempre mi chiedo che cosa ci sia ai bordi dell’universo; e soffro per non riuscire a trovare una risposta risolutiva; anzi, mi perdo con il pensiero (un po’ come Giacomo Leopardi, di fronte alla siepe che gli occludeva il guardo, nel suo capolavoro poetico), cercando di andare oltre i confini dell’universo; mi sono consolato in gioventù con qualche lettura di divulgazione scientifica e mi è sembrato di aver capito che l’universo, in realtà, è infinito; anche se è proprio il concetto di infinito che “mi spaura il core”; ma se penso a Dio, allora, ho più coraggio di immaginare, se non proprio capire; in altri termini: se non capisco Dio (e non Lo capisco, anche se mi abbandono in Lui), perchè dovrei capire la sua Creazione? Ciao e complimenti alla tua Laura: non è da tutti gli adolescenti porsi simili domande. Albix

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  2. Quello a cui hanno teso i filosofi di tutte le epoche non è certo meno importante oggi: comprendere il senso della vita.

    La serenità ci prepara a porci correttamente di fronte agli mprevisti, ai momenti difficili che possono comunque capitare.

    Un buon rapporto con il nostro IO interiore ci dà un aiuto fondamentale in quel lavoro duro ma spesso anche piacevole che è: VIVERE.

    Una componente imprescindibile della nostra vita è l’ansia: di creare,di immaginare, di formulare, di costruire, dilasciare una traccia di sè.
    Questo tipo di ansia è positiva. E’ la molla che ci spinge verso le imprese più belle e importanti.

    Il deiderio di sentirci vivi, di contare per gli altri ci spinge a dare il meglio di noi stessi. Buona regola è non abbandonarsi troppo ai pensieri negativi. Un atteggiamneto ottimista è deterinante per la buona riuscita .

    Le persone negative non trovano soluzioni e tendono a ingigantire i problemi. Preferiscono lamentarsi, pettegolezzi, pessimismo. Meglio illuminare una sfida piuttosto che rammaricarsi sulle tenebre. Un’ape è piccolo ma produce una delle cose più dolci che esistono.

    Siamo ciò che pensiamo. I pensieri negative generano energia negative che si trasforma in malattia.

    Giuseppe ARena
    http://www.svegliailvulcanocheinte.com

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  3. Ciao sono Dio ( con la maiuscola )
    nessuno ti obbliga
    se ” cerchi ” di capire tutto …
    non t’ammalare .
    chiudi gli occhi riaprili tutto buio spine e freddo che brutto
    chiudi gli occhi riaprili sole caldo fiori ed è tutto bello

    apri e chiudi gli occhi
    non vedere il nero come male, è un colore che non piace alla testa ed all’occhio .

    non siamo più importanti d’una zanzara ( mettilo nella cocuzza)

    pensa alle creme di star o knorr …
    e rispondi : mangia e stai zitta

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    1. 🙂 che figata! Dio che legge il mio blog! 🙂 Ok, senti Dio con la D maiuscola, io a tua nipote glielo dico di stare zitta ma lei continua lo stesso perciò… la prossima volta le dò il tuo numero e le dico di chiamarti che tu, sicuramente, hai la risposta giusta! 😉

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