L’eredità (e il profumo della nebbia) – parte 2

Non la smetterò mai di dirlo: ci sono cose e casi che non si possono assolutamente e razionalmente analizzare, eviscerare, spiegare, rendicontare. Ci sono questi casi e c’è il “senso di fitting” come lo chiamo io. Ti è mai nata dentro la sensazione che “everything fits”? Everything davvero fits. Ogni cosa quadra. Come se ogni minimo evento o cosa entrasse a far parte di un puzzle infinito. Ogni cosa succede per una ragione e ha una causa e un effetto. Tutto quadra. Tutto, inesorabilmente, magicamente, quadra e noi ne facciamo parte. Hai voglia a dire che tutto è spiegabile razionalmente. Una bella mazza, ti rispondo io. E se poi ci metti che le puoi vedere prima che succedono, allora hai fatto bingo. Ci sono migliaia di situazioni che non ti sai spiegare ma, chissà come mai, le avevi già “viste”. Premonizione, previsioni emotive, momenti che mai avevi vissuto prima ma che, poche ore fa, pochi giorni fa avevi già visto nei tuoi sogni, nei momenti di precario equilibrio psicofisico quando sei “in bilico” tra l’essere e il non essere, sdraiata nel tuo letto, avvolta dai tuoi pensieri e dai tuoi desideri. Ecco, è in quei momenti che mi succede. Avevo visto questo momento. Lo ricordo bene. Sono le 19:00 e fuori è già buio pesto. Entri in cucina per preparare gli spaghetti alle vongole e sfiori inavvertitamente un vaso sulla credenza che cade e si frantuma in mille pezzi davanti ai tuoi piedi. Marco, Laura e tutti gli altri rimangono sempre di M quando vedono la tua reazione in questi momenti. NULLA. Assolutamente nulla. Ti paralizzi per un attimo e ti dici dentro: “ok, fermi tutto. va tutto bene. tutto ok”. Guardi i luccicanti resti di cristallo sparsi ovunque. Il rumore della rottura riecheggia ancora nelle tue orecchie. Sorridi e pensi “ok, pure la sua ora è arrivata”. Non sei una da crisi isteriche per queste occasioni. Non lo sei mai stata. Hmm… A parte quella volta che si sentirono nitidamente delle scosse di terremoto a Milano. Quella volta non ascoltasti il tuo capo che ti intimava di tornare su. Ti alzasti dalla scrivania e dicesti: “Me ne fotto. Io non ci muoio ammazzata in quell’ufficio. Aspetto che passi e poi torno su.” Due ore, 10 sigarette, tre avanti e indietro della strada dopo tornasti su… 🙂 Sì, quasi lo fai apposta a prendere le cose con calma nei momenti di crisi. Laura accorre dicendo: “Che è successo?” Tu, ancora ferma in mezzo là, serena come un pisello nel suo baccello, rispondi: “E’ caduto il gatto nel cesso” e ridi. Lei dice che sei la solita e torna in cameretta. Apri il balcone per prendere la scopa dal terrazzo ed è in quel momento che la vedi. La nebbia. La magica nebbia. A me non fa paura. Forse perché, ogni volta che la vedo, ritorno a Cime Tempestose, uno dei miei preferiti. Alla maniera in cui la descrive. Ricordo le parole di quel libro in inglese, che strano, non scrive mai fog, in tutto il libro, ma sempre mist, misty… Ti dà una sensazione diversa; più dolce, più familiare. ..”there was no moon, and everything beneath lay in misty darkness: not a light gleamed from any house” Già… La nebbia nasconde. La nebbia profuma. Hai mai sentito il profumo della nebbia? Quando abitavo a San Donato Milanese era così spessa che non si vedeva a un passo. Ha un profumo di fresco e pulito. Ti entra nelle narici e ti pervade in maniera assurda. Profuma di vaniglia e di gocce di mare. Un profumo che, se dovesse avere un nome, lo chiamerei “Springalee”… La nebbia protegge. La nebbia riporta al cuore e all’anima ricordi sopiti e paure nascoste. Mi hai detto che ti fa paura; che ti rattrista. Che strano. Io, che l’ho vista nascere dalla tiepida terra irpina, illuminata dalla fioca luce del mattino, mentre andavo a prendere l’acqua con mia nonna, la ricordo con affetto e la vivo come uno spettacolo della natura. L’unione tra freddo e caldo. Una comunione mistica, quasi, di elementi invisibili che le danno origine. Quando guido nella nebbia mi sembra di essere in un luogo fatato. Mi vengono in mente le nebbie di Avalon. Momenti del mio passato. Tutto questo in un attimo e chiudi il balcone. Prendi la scopa e la giri per spruzzarle sopra un po’ di Pronto così, almeno, ti dici che spolveri anche per terra allo stesso tempo e hai fatto due cose assieme. Ti ritorna quella sensazione. Una sensazione di buco nello stomaco. Ci stavi pensando prima che il vaso si rompesse. Pensavi che ti sentivi come quando, alle elementari, avevi rubato un mappamondo, piccolo ma non troppo, dall’ufficio della direzione e lo avevi nascosto sotto il maglione. Oh, il disonore. Oh, la vergogna. Oh, la brutta sensazione di essere stata scoperta. Marò… Non si può descrivere la sensazione. ‘Sto maledetto groppo allo stomaco ce l’hai da giorni interi. Ma cosa mai sarà? Cosa? Perché ti senti così, inadeguata? Perché ti senti “fuori posto”? Possibile mai che sia la luna? Giri la scopa, ci spruzzi sopra lo spray e ti dici: “strano, il Pronto non ha quest’odore…”; guardi cosa hai in mano e ti rendi conto di avere spruzzato mezzo chilo di Raid sulla scopa… 😀 Marò… sai quante zanzare e formiche ammazzo stasera, 19 novembre, sul pavimento della cucina? Vabbè, che te devo dì… E Raid sia. Spazzi, metti via tutto e vai da Laura. Meno male che c’è lei. Ti accomodi sul suo letto mentre lei sta ascoltando la sua musica coreana al pc. “Che fai?” le chiedi. Si volta, ti guarda con aria furba e dice: “Sto asciugando il gatto che è caduto nel cesso…” Touchè… 😀 è proprio figlia mia. Marco dice che ha ereditato l’ironia e la battuta pronta da me… Mah, sarà.. “Senti Là, ma dimmi una cosa… Ma secondo te, perché mi sento come se avessi un groppo nello stomaco da un po’ di giorni? Mi sento inadeguata, sbagliata… non so. Mi sento che mi viene la nausea a svegliarmi… Ma non ho problemi particolari, davvero. Sono proprio spiazzata, ma secondo te, perché?” Lei sorride. Si gira verso il pc e dice: “Mah, non lo so. Io direi che ci si sente così quando si pensa di aver fatto qualcosa che non si doveva fare o quando ci si auto-censura… In pratica, sono i sensi di colpa, no? Io li provo tutti i giorni quando ti dico che ho studiato e poi non è vero… Però oggi ho studiato, ok?” Orcu… senso di colpa? E che ho fatto che non mi voglio dire? Quale regola del mio libro delle leggi personale ho violato? Marò… Ci penso su. Vado in cucina. Accendo il gas. Prendo la padella e ce la fiondo sopra. Olio d’oliva, aglio schiacciato. Scolo le vongole dall’acqua fredda con il sale e ce le butto dentro. Verso mezzo bicchiere di bianco e chiudo con il coperchio. Marò.. Senso di colpa? Prendi gli spaghetti. Metti l’acqua a bollire… Non salare fino a quando non bolle, Rosè… Il senso di colpa, neh? Oh, cribbius! 😦 Corri fuori. Apri la porta. Suoni il campanello di Paolo, il tuo vicino. Fai veloce. Gli dici quello che gli devi dire. Lui acconsente, vi salutate e tu ritorni a togliere le vongole dalla padella, una per una, per vedere se ce n’è qualcuna con la sabbia. All safe, young and tasty clams… 😀 Le rimetti dentro. Pepe, prezzemolo e spegni sotto la padella. Butti gli spaghetti e prendi il telefono. “Marco? Sono io. Senti, scusa per l’altra sera se t’ho trattato male, ma avevo due punti in bocca e mi giravano le palle… Paolo ha detto che va bene, ti viene a mettere a posto internet il prossimo week end, ok? Io? Si, sì, ora va bene. Tu? Davvero? Lezioni di ballo con i tuoi amici? Figo! Beh, allora uno di questi giorni ti vengo a vedere! No, dai, scherzavo! Ok, Mercoledì ti lascio la racchetta di Laura in portineria. Stammi bene, ciao!” Marò… Ok, ok… Tutto a posto. Ok, ok.. Tutti fermi, tutto ok. Marò, il groppo non c’è più e la nebbia e mia figlia sò splendide… Sì, sò splendide. Sono alla finestra, ora. La vedo. E’ ovunque. Sento quasi il suo profumo. Appoggio la fronte sul vetro freddo, chiudo gli occhi e immagino di essere nebbia. La vedo che mi circonda. Everything fits, credimi, ogni cosa, davvero, ha un senso e succede perché deve succedere, SEMPRE.

2 pensieri riguardo “L’eredità (e il profumo della nebbia) – parte 2

  1. A volte provo la sensazione che ogni cosa sia al suo posto (or everything fits, if you like best) dopo essermi riconciliato con Dio, attraverso il Sacramento della Confessione. Un collega un giorno mi disse che la confessione è per un cattolico quello che per un americano della classe media è la seduta psicoanalitica. Interessante, non credi? Naturalmente per me resta un gesto intimo di riconciliazione che indubbiamente assolve e dissolve il senso di colpa per essere stato o per avere fatto ciò che non avresti voluto essere o non avresti dovuto fare. Ci sono arrivato attraverso un percorso lungo, tortuoso e doloroso e nessuno me lo può togliere, se non Dio stesso (o eventualmente la mia presunzione o, il che è lo stesso, la mia stupidità). Ciò non toglie che la riconciliazione rimuova davvero ogni senso di colpa, soprattutto quando senti dentro di te la disponibilità di rimetterti alla volontà divina (che poi è la tua stessa volontà). Ciao e auguri per tutto. Albix

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    1. Ciao Albix, scusa per il ritardo nel rispondere. Sì, sono d’accordo con te: la confessione è come una seduta psicoanalitica. Ed è vero che la riconciliazione (anche solo con sè stessi) rimuove i sensi di colpa. Ultimamente lo sto sperimentando spesso… Grazie per gli auguri che contraccambio. 🙂

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