Caino e Abele

Mentre svito la lampada del bagno, con i 3 led accecanti, per sostituirla con una stile anni ’30 a fazzoletto, che adoro, mi rendo conto che, da un certo punto della mia vita, i fili dell’impianto elettrico hanno cambiato colore. Mamma mi insegnò a fare i collegamenti quando avevo circa 12 anni. Lei è una maga in queste cose. Trapana, avvita, monta, smonta, rompe… Una tosta, è lei; capace di tirarti su in un battibaleno una casetta di legno con avanzi del falegname. I miei fratelli non se lo ricordano, ma io sì. Sono tante le cose che hanno voluto dimenticare, loro. A me va bene ricordare tutto, bello e brutto. E’ grazie a quelle cose che sono la donna di oggi. Non siamo mai andati in vacanza con i nostri genitori; mai… da nessuna parte ma, lei, nella sua incredibile forza e fantasia, ci metteva in una bagnarola piena d’acqua e sale e ci faceva immaginare di essere al mare oppure, raccattava pezzi di legno di tutte le misure e i colori e costruivamo cose; qualsiasi cosa. Io ero brava a fare le seggioline sulle quali, immancabilmente, mi sedevo e sfondavo perchè erano meno grandi delle mie manine… 😀 Lei costruiva i mobiletti… Oppure cuocevamo la pasta cruda nella padella e poi facevamo le collane. Oppure facevamo le caramelle d’orzo nella padella solo con lo zucchero di canna e due gocce d’acqua. Vabbè… Una volta, dicevo, c’erano solo due fili: il blu e il marrone. Ora ce ne sono 3: terra, fase e neutro. Sono verde/giallo (e questo non è ancora cambiato perchè c’è da poco, visto che è la messa a terra), azzurrino chiaro o scuro e grigio o nero o marrone. Pericoloso, a dir poco, questi colori che cambiano tono. Voglio dire, la gente che lo fa per la prima volta, si può confondere, no? Sai i corti circuiti e i capelli ricci?! Vabbè… Odio i led in bagno. Luce troppo fredda. Accarezzo il vetro satinato della lampada che sto per collegare e, pensa un po’ te, mi accorgo che, ora, i rivenditori coprono perfino i fili delle lampade con una garza bianca e pesante che, se tu volessi mai capire dove sta la terra e dove la fase, devi tirarla via con una certa forza. Mah… Chissà perchè l’essere umano tende a complicarsi ‘sta dannata vita. Mi cascano nel lavandino le due minuscole viti che reggono l’impianto e ringrazio il mio angelo custode che mi ha fatto pigiare il tappo. ‘Na figata, poi, questi cacciavite con la punta magnetizzata che, se solo li avvicini di un millimetro, attirano le viti e tu non devi impazzire a stare a prenderle. Questa, sì, che è la cosa da fare: facilitarsela, ‘sta vita, se si può, e facilitarla agli altri al fine di raggiungere un solo stato sentimentale: la serenità. Sì, la serenità. Col cacchio, penso… Mò che mi rendo conto che l’aggancio della lampada è piccolo, altro che serenità. Sgrunt! Momento di pensiero e ragionamento profondo e di “Non fa niente, ce la posso fà” e la soluzione è trovata: lo giro e lo avvito al contrario, tanto non cambia niente. Oooh! 🙂 lo vedi? Ci vuol poco per essere felici! Satie ripete per la terza volta la 1a Gymnopedie (solo quelle ascolto mentre faccio questi lavori…) ripenso alla felicità e ai sentimenti e mi viene in mente Laura. Ieri, a cena, tutto d’un botto, proprio mentre Horatio Caine, che mi attizza da impazzire (ognuno ha i suoi gusti), stava per dire la sua frase d’entrata mi dice: “Mamma, te lo volevo chiedere da un po’: ma da dove vengono i sentimenti?! Voglio dire, lo so che cosa sono e come si descrivono e come si scindono quando si provano (sì, ha detto proprio così… 😦 ), ma da dove vengono? Com’è che uno prova amore e rabbia e odio?” Uhm… Una cosa che non sono riuscita ad insegnare a mia figlia è quella di non fare domande del genere mentre sto mangiando che, credimi, mi si chiude lo stomaco di botto e avanzo tutto. Avanzo tutto perchè lo stress di queste domande (anzi delle risposte che devo dare) mi fa andar via la voglia di mangiare… E vabbè. 😦 Metto da parte i fusilli con speck, funghi, asparagi, panna e grana che avevo preparato con tanto amore e cura e, guardandoli con nostalgia, mi dico che, tanto, li posso congelare. Ci penso un attimo, mentre le sorrido e l’abbraccio con lo sguardo. Da dove vengono i sentimenti? Marò, ma non me la potevi fare 10 anni fa ‘sta domanda che ti avrei risposto semplicemente: “Dal tuo cuoricino, Lalina, mò fai la pappa che dopo ti guardi Braccio di Ferro”?. No… mi sa di no. Mi viene in mente Mary Shelley e il suo Frankestein. Aveva 18 anni (credo) quando scrisse quel bellissimo libro, lo sai? Mi viene in mente Mary che disse una cosa: “Nessun uomo sceglie il male perché è il male, lo confonde solo con la felicità, con il bene che cerca.” Che domanda che mi hai fatto ‘more mio. Che domanda pesante e gravosa. Allora inizio a parlare cercando di capire pure io che cosa sto per dire: “Potrei dirti che sono tutti depositati nel cuore e che, dipendentemente dall’occasione, lui apre un cassetto e ti fa provare sentimenti diversi, ma mi sa che è meglio che ti dica la verità: sono semplicemente frutto di un innesco chimico. Succede una cosa? I tuoi occhi la vedono e mandano l’immagine al tuo cervello che, di ritorno, invia impulsi ai suoi fidi neuroni e, automaticamente, si ottiene il rilascio di una sostanza chimica che origina la sensazione che senti e che identifichi con quella visione. Benessere? Serotonina. Piacere sessuale? Dopamina. Tensione e paura? Adrenalina. E via andare, più o meno così. Mi spiace, niente di fatato o magico. Semplicemente il tuo cervello che fa un bel lavoro di comunicazione. Qualcuno che ti piace ti fa una carezza o ti guarda dolcemente? Il tuo sangue inizia a scorrere più velocemente e arriva prima al cervello che raccoglie le informazioni e rilascia la dopamina e tu sei in estasi.” Mi guarda serena. Non l’ho scioccata. Sapeva che le avrei risposto così e mi fa un’altra domanda: “Hmm, ok, e allora com’è che io provo gioia a vedere o fare una cosa mentre qualcun’altro no? Oppure com’è che qualcuno ci gode a fare del male a qualcuno mentre io no?” 😦 Ricordo distintamente che, una volta, stavo mangiando una carbonara e lei aveva 6 o 7 anni e me la fece andare di traverso facendomi domande sul concepimento e sull’atto sessuale degli umani facendo riferimento a dei piccioni che aveva visto quel giorno. Ora mi rallegro di aver serenamente rinunciato ai fusilli. Almeno li potrò mangiare un’altra volta, no? Ok, andiamoci pesante e con le mie idee: “Lala, potrei dirti che non lo so e che non si è ancora capito ma, e sottolineo ma, avrei una mia teoria in merito e, se ti interessa la puoi sviluppare e cercar di capire da te, altrimenti puoi cercare di fartene una tua senza ascoltare la mia. Sei libera di scegliere. Allora?” Che domanda… 🙂 sorride e annuisce, era questo che voleva, la piccola peste adolescente… 🙂 “Ok, io penso che i diversi modi di provare sentimenti di ognuno siano frutto di esperienze pre e post nascita. Pre perchè si è dotati del patrimonio genetico dei nostri genitori che, in qualche maniera, ci fanno con ciò di cui sono fatti loro e, dunque, ci trasmettono parte delle loro preferenze e delle loro reazioni di fronte agli eventi. Il post nascita è composto per la maggior parte dalle esperienze che i tuoi genitori ti fanno fare e da ciò che ti insegnano e, in parte, da quelle che fai con gli altri esseri umani. In breve, se Hitler era stronzo, non lo era solo perchè gli piaceva, ma gli piaceva perchè il suo cervello gli mandava i messaggi sbagliati e lui confondeva il bene con il male. Da qui la frase di Mary Shelley…. Questo non lo giustifica, ma è bene capire come funziona. Sicuramente, però, avrà pure avuto una madre che gli faceva pensare di essere il più figo e più forte e che poteva comandare tutto e tutti e così, lui ci ha creduto e ha fatto le bastardate che ha fatto. Al contrario, se pensi a Gandhi, sua madre era (e lo so perchè la nonna mi regalò la sua biografia…) una persona molto religiosa e pia. E tu guarda come è uscito fuori suo figlio. Ora, non voglio dire che, come educhi uno, lui esce fuori così, ma io credo fortemente che dipenda tutto da ciò che gli si fa provare e capire quando sono piccoli. Se io t’avessi insegnato che ammazzare di botte la gente è una cosa buona e giusta tu, ora, non inorridiresti a sapere che qualcuno l’ha fatto, ma lo accetteresti come una cosa normale e il sentimento che proveresti sarebbe di accettazione e serenità. In breve: i tuoi sentimenti vengono, per la maggior parte, da quello che ti insegnano i genitori. Il resto è dato dalle esperienze, da quello che vedono i tuoi occhi, dalle papille gustative e olfattive e dai tuoi polpastrelli e da quanto veloce va il tuo sangue e questa è solo una mia teoria. Ok?” Ecco, durante il mio monologo, con inclusa la frase Shelleyiana, lei si è strafogata il piatto di fusilli e ora si sta pure mangiando la pesca. Io? Io no. Sorride, annuisce e dice: “Bene, grazie, era questo che volevo capire, ciao!” E se ne va. Hmm… non so se ridere o piangere perchè, invece, a me è venuta una domanda: ma com’è che poi la stessa madre di due figli riesce a farne uno stronzo e uno no?! Marò 😦 già lo so che non riuscirò a dormire stanotte, perchè tra qualche anno, lei verrà a farmi ‘sta domanda e io non saprò rispondere o almeno… 🙂 la mia teoria ce l’ho, ma la devo ancora sviluppare… ;-). Ritorno con i piedi per terra e ho finito di montare la mia stupenda lampada. Sì, a volte si è felici proprio con poco… 🙂

12 pensieri riguardo “Caino e Abele

  1. Io l’avrei mandata a letto senza cena. O avrei infilato la porta e sarei andata a prendere aria. Ma che si fanno ‘ste domande?;) Pero’ pure tu ti intrippi non male.. Chissà a chi avrà preso’sta ragazzina:)

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  2. Come sono lontani i giorni della speranza,
    i sogni vivevano a grappoli nei nostri giovani cuori,
    volava la mente nello spazio del mondo,
    tutto era e ci sarebbe stato permesso, concesso,
    gl’anni bruciavano nelle nostre palpitante vene,
    l’universo era la a portata di mano, nulla ci sembrava proibito.
    Era il profumo dei giorni felici o il nostro tempo nascente,
    ma il sole, la luna erano luce del viso,
    impavidi, fieri marciavamo tenendo nelle mani e per mano la vita,
    tutto era là a portata di cuore,
    padroni orgogliosi dei nostri destini,
    le tempeste neppure intaccavano il nostro cammino.
    i venti sfidavano i nostri anni innocenti e niente ci metteva paura,
    Lontano è ormai quel tempo irrimediabilmente perduto,
    carico di speranze disilluse e di promesse non mantenute,
    viaggia la mente nel tempo esauriti ,
    bruciati quei giorni dal profumo infinito,
    finisce la storia là in fondo alla via,
    nel mentre la mente si perde in un nostalgico autunno di foglie ingiallite.
    Il tempo, i giorni, il profumo di una primavera smarrita.

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  3. Ciaoi Romala, quella luce al Led è forse scomoda perchè non nasconde il tempo che passa? Vorrei pensare il contrario: nasconde un pizzico di orgoglio…
    – che tolpolona che sonooooooo?!?!?
    I colori dei fili possono cambiare da regione a regione o da mesticheria a mesticheria. I miei sono rossi e marroni, verdi la terra.
    Consiglio stacca tutto e controlla se il contatore gira comunque onde evitare perdite. Ho da mettere due applik sui comodini verresti un pomeriggio a istallarle? Non trovo tempo a questi giorni.

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  4. Ciao Andrea, la luce al led è brutta solo perchè fredda. A me piace la luce calda e non ho paura del tempo che passa (al contrario di altri…) anzi. Nessun orgoglio, solo serena consapevolezza del tempo che scorre. Non sono una topolona; sono solo una e basta; come tante altre. Per le appliques: contatta un elettricista dalle tue parti, guardalo mentre lavora e… fosse mai che impari a installartele tu… 🙂 ciao!

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