Chi sogna, vive…

E’ una fredda mattina di primavera. Una donna scalza cammina attraverso i tavoli della locanda ancora chiusa. Odore di vino e cibo accompagnano i suoi passi stanchi. A terra non ci sono piastrelle, ma solo polvere e terra soffice e argillosa. Afferra due anelli di ferro e tira con forza verso di sè le due ante del portone di legno per far entrare la luce fredda anglosassone. Avanza di qualche passo, oltrepassando il gradino che segna la soglia tra la strada fatta di ciottoli e fango e la locanda, e affonda i piedi nella strada. Freddo e umido l’abbracciano, fedeli e vecchi amici. Prende tra le mani i lembi delle gonne pesanti che le avvolgono le gambe e li fissa alla cintura che le pesa sul ventre. L’aria fresca lambisce le sue cosce bianche e ben tornite. Deve andare a comprare qualcosa. Grosse monete pesano nelle sue tasche. Inizia a camminare, deve fare solo pochi metri per arrivare in bottega. Qualcuno le passa accanto e dice: “Aye, ‘lady” e lei sorride.

Ecco, questo è un sogno che ho fatto almeno 8 anni fa. L’ho scritto sul mio libro dei sogni, ma non l’ho copiato per descriverlo ora perchè è rimasto impresso nella mia mente da allora e mai se ne andrà. La donna sono io e so che ero in Inghilterra e che ero padrona di una locanda. Questo sogno ce l’ho dentro come se fosse parte di me, da quando l’ho sognato. Sicura nel cuore e nell’anima di averlo vissuto veramente. E’ forse per questo che ho sempre avuto dentro questo senso di appartenenza all’Inghilterra? Le sensazioni sotto i miei piedi le sento ancora ora, così come gli odori e i colori di quel sogno che sono ancora vividissimi. Da sempre, ogni notte, vado in un mondo che non è questo. Non so dove sia, ma so che è un altro mondo. Forse fatto di ricordi o di speranze o perfino di altre vite già vissute. Stanotte ho fatto una fatica enorme a capacitarmi di dove ero, quando mi sono svegliata. Ho sognato di essere in un posto diverso. Una casa diversa. Una Rosa diversa, ma sempre Rosa. Mi sono svegliata verso le 5 e pensavo davvero di essere in quest’altra casa con altri figli e un altro marito. E’ stato devastante, a dir poco, perchè ci ho messo un buon 4 minuti prima di capire che ero a Milano, in via Capecelatro e nel mio letto dell’Ikea. E così mi è tornato in mente quel sogno della locandiera. Adoro andare a dormire perchè so che viaggerò per andare in posti molto diversi da qua. Sono quasi sicura che siano posti che esistono davvero. Ci metto due minuti ad addormentarmi, lo sai? Perchè non vedo l’ora di iniziare a viaggiare, sognare, vivere quelle altre vite, belle o brutte che siano. Hai mai pensato a un altro “te” che, sicuramente, in un altro universo sta facendo la vita che non hai fatto qua? Io sì. Io ci credo. Credo che sia così. Le cose che non siamo riusciti a fare qua, le facciamo da altre parti. E i sogni, comunque, non possono sempre e solo essere reminiscenze di questa vita. Centinaia di volte sono stati premonitori, per me. E ne potrei dare prova, ma non lo faccio. Nei sogni ci sono messaggi che ci vengono dati da noi stessi o da altri. Possiamo non crederci, ma ci sono. Tu mi dici che non ricordi i tuoi sogni e che, secondo te, non sogni proprio. Io dico di no. Io dico che non vuoi ricordare. A volte, fatico anche io, sai, per ricordarli, specie se vado di fretta, appena sveglia. Ma, se vuoi, puoi. Basta che tu te lo dica prima di andare a dormire e, se ne hai la possibilità, fatti aiutare da un’ametista… E lo so che mi prenderai per scema, ma… provare per credere.  I sogni sono potenti e alcuni di loro tu li puoi governare, lo sai? Senti questa: da quando avevo 14 anni, fino ai 24, facevo un solo incubo. Ero nel cortile del primo ristorante di mio padre, era notte ed ero da sola. Io odio il buio. Arriva un personaggio alto, vestito con una lunga tunica nera e un cappuccio nero che non riesco a identificare. Si dirige lentamente verso di me, così spaventosamente lentamente e io sono bloccata contro il muro, paralizzata dal terrore. Non so chi è. Distrutta dalla paura cerco di urlare, ma non ci riesco. Mi sveglio solo e sempre un attimo prima che mi ghermisca. E quando lo faccio, piango e tremo dalla paura. Questo, credimi, per anni. Fino a quando, prima dell’ennesimo esame di consecutiva inglese dell’università, faccio questo sogno per almeno tre giorni. Al che, capirai, ero davvero devastata. Così, la notte prima dell’esame, decido che, costi quel che costi, andrò incontro a questo “incappucciato” e gli toglierò il cappuccio e gli sputerò in faccia. 🙂 Ero decisissima, ero fusissima ed ero disperatissima. Prima di chiudere gli occhi recito il mio mantra: “stanotte ti scopro, stanotte ti scopro, stanotte ti scopro”. Lo sogno. Si avvicina a me, io tremo e, invece di indietreggiare, avanzo e, con fare sicuro e insultandolo, gli tiro via il cappuccio. Sai chi era?…. Mia mamma. 😦 Te lo giuro su di me, mai e poi mai avrei pensato… Da allora, mai più sognato e passai pure  l’esame di consecutiva che non ero riuscita a passare per ben 3 volte! Tu cosa sogni? Lo so, lo so… tu non li ricordi i tuoi sogni… o non vuoi ricordarli? 😉

2 pensieri riguardo “Chi sogna, vive…

  1. Oh li voglio ricordare i sogni. Sai che sberle mi giungono dai sogni? Sai quante bugie svelano i sogni? Talvolta scorrono come film di cui tu sei la protagonista e raccontano quello che non vuoi vedere e non vuoi affrontare. Sono amici i sogni:)

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