Nel tunnel dell’amore

Facebook è uno strumento strano; sì, uno strumento di quelli tutti strani, pieni di rotelle, meccanismi, catene e collegamenti che riesci a vedere nella sua globalità, ma non sai da dove vengono e dove vanno a finire. Nessuno lo sa ma, in realtà, Facebook è una inconsapevole e impietosa macchina del tempo. Che cerchi e ritrovi i tuoi amici di un tempo, non è un problema: si sa e si fa. Che qualcuno ritrovi te, dopo anni e anni di silenzio, non è un problema: si sa e si fa. Che tu venga fiondata (unica femmina tra cinque secchioni della tua età) a distanza di 30 anni, all’improvviso, sul tetto di un palazzo di 7 piani, di notte, a guardare la luna con il telescopio, mentre si litiga se sono più impattanti i Dire Straits o i Genesis, è un problema, almeno per me. Oggi Cesare ha postato su Facebook “Tunnel of love” e io, stupidamente, mi son detta: ma pensa tu! Erano secoli che non la sentivo, clicchiamoci sopra! Danno… dolcissimo danno. Come un vortice mi son ritrovata con Giuseppe Annovazzi sul tetto del palazzo dei suoi genitori. Assieme a noi, un telescopio, altri quattro ragazzi della nostra età, panini, coca cola, uno stereo che andava a pile e le cassette dei Genesis e dei Dire Straits che venivano consumate fino all’ultima nota, per ore ed ore. Una ragazza, in un gruppo di nerds, soprattutto se non è un’oca e sa rispondere, fa uno strano effetto. Tutti cercano di compiacerti; di far vedere agli altri che tu preferisci quello che preferiscono loro e non quello degli altri. Insomma, l’approvazione della donna è una medaglia al valore, a volte. Mentre Mark Knopfler chiedeva alla ragazza di fare un giro con lui nel tunnel dell’amore io, che già allora conoscevo bene l’inglese, traducevo i termini slang che loro non capivano e, ad ogni parola strana, si rideva come dei pazzi. Quando la ragazza dava il due di picche a Mark, loro incominciavano a litigare sul beneficio o sul danno dell’entrata di Collins nei Genesis, sulla scelta di abbandono del rock romantico per le nuove sperimentazioni musicali e s’incazzavano davvero! La mamma di Giuseppe mi adorava e mi guardava con aria speranzosa, quando l’andavo a trovare. Giuseppe amava i Dire Straits per il loro stile pulito e distintamente british. Gli altri amavano i Genesis per il coraggio di osare. Io? Le donne fanno scelte di cuore, si sa… Io amavo di Dire Straits perché amavo Giuseppe e credo che lui lo sapesse. Lui era anche irrimediabilmente timido e perciò… niente. Ogni domenica uscivamo assieme. Montecarlo, Sanremo, teatro, cinema, passeggiate sul mare; sempre assieme. Peccato che non siamo mai andati oltre le discussioni sulla musica, sul suo desiderio di diventare astronomo, sul mio di diventare biologa marina (prima di scoprire che soffrivo di mal di mare), sulla gente della nostra classe a liceo e su Arma che stava stretta a entrambi. Quando lui fece il militare, io ero a Londra e ci sostenemmo, nei mesi, per le reciproche sofferenze perché, Arma, per quanto prima ci fosse stata stretta, poi ci mancò da impazzire. Nonostante la nostra storia non sia mai sbocciata è sempre rimasto quel misterioso senso di complicità, perfino nei ricordi. L’ultima volta l’ho visto anni fa e ho ritrovato una luce, sebbene fioca, nei suoi occhi. Sono anni che non lo vedo ma, a volte, ci penso. So che si è sposato, ha avuto due figli e non è diventato astronomo perché ha dovuto portare avanti l’attività di ferramenta dei suoi genitori. Lo ricordo con tantissima tenerezza e un profondo sentimento di ringraziamento perché è stato un compagno stupendo per la mia adolescenza. Spero Laura ne trovi uno simile. Ad ogni modo, non è il ricordo di Giuseppe Annovazzi, che ricordo con grande affetto, che mi ha stupito e mi ha annichilito. È stato il ritrovare dentro di me le emozioni e le sensazioni della ragazza speranzosa, baldanzosa, fiduciosa e tante altre parole che finiscono in “osa” che non pensavo di poter più provare, tanta è la mia stanchezza di vivere. Tra tutte le parole che finiscono in “osa” penso che ascoltare Tunnel of love mi abbia fatto piacevolmente ritornare fiduciosa, fosse anche solo per quei quattro minuti di musica.

14 pensieri riguardo “Nel tunnel dell’amore

  1. Senti R-osa! Non osa-re ridire la mia stanchezza di vivere;una come te che a 18 anni ha ascoltato tunnel of love,oggi è ancora una giovincella che può ancora osa-re,e non pochi minuti, eja !!!;-)
    Un caro saluto

    "Mi piace"

  2. Nell’articolo l’autrice sottolinea come emozioni e speranze dismesse siano amplificate a dismisura da uno strumento social che è all’apice del successo per una configurazione socio-economica che si è venuta a creare nostro malgrado in questo pianeta.
    In parole spicciole stiamo alimentando (io non mi sono mai voluto iscrivere) un meccanismo molto pericoloso che alimenta e distorce le emozioni in modo potenzialmente patologico (narcisismo non solo fisico ma psichico) solo per interessi commerciali delle aziende (una volta c’erano i sondaggi telefonici per questo)
    Qualsiasi bravo sociologo o psicanalista sa gli effetti che questo comporta sul lungo termine; la risposta è che si diventerà sempre meno autentici e soli, le apparenze (ma solo quelle) saranno enfatizzate (visto che trattasi di “libro delle facce”)
    Molti sono cascati nel tranello della “propaganda mascherata” offerta da questo socialnetwork.
    Fateci caso: la maggiorparte delle persone dicono di usare FB solo per lavoro o per sentirsi con i familiari lontani oppure solo con un gruppo selezionato di amici come se dovessero giustificarsi dal suo uso ( il che già di per se indica “l’essere in difetto”) quando invece non è così e molti ricorrono a falsi profili arrivandone a possedere addirittura una decina (con altrettante personalità diverse)
    Chi stiamo diventando? Uno? Nessuno? Centomila?

    Dott. Marconi

    "Mi piace"

    1. Dott. Marconi, non so perché gli altri lo usano. Io continuerò a usarlo fino a quando mi servirà. A cosa mi serve? A restare in contatto con gente che non vedrei o contatterei altrimenti perché non sono in cima alla mia lista delle priorità emotive. Nessuno si giustifica. Se lei chiede a cosa serve e perché ci si iscrive, perchè la gente non dovrebbe dirle la verità? Le fa forse male sapere che la verità è che la gente lo usa per lavoro o per sentirsi con i familiari lontani o solo con un gruppo ristretto? Cosa stiamo diventando? Centomila, spero, davvero. Le miei emozioni dismesse non sono amplificate da FB ma da un puro caso: qualcuno pubblica una canzone che mi riporta indietro di anni. Sarebbe successo anche se l’avessi ascoltata alla radio o se me l’avesse suonata il mio ex marito alla festa dell’Unità, non so se mi spiego. Per chi ha più identità, sinceramente, non mi sembra una novità. C’è gente che ha decine di indirizzi email con diversi indirizzi così come chi crea più account su MSN o Skype. Il problema, mi permetta, non è il social network, ma chi ne fa uso. I maniaci e gli sfruttatori si trovano ovunque, senza doverli andare a cercare. Si iscriva e lo provi, prima di giudicarlo, e poi potrà dirne ciò che ne pensa. Non è certamente la cosa migliore del mondo ma, da qui a demonizzarlo, davvero, ce ne corre…

      "Mi piace"

  3. Che splendido post! Visto il concerto dei Dire Straits a Carrara nel 1981….con Tunnel of Love mi hai fatto fare un baldanzoso salto all’indietro,sulle gradinate dello stadio a ballare, zuppa d’acqua perchè quella sera ne venne giu tanta che il diluvio universale forse cominciò proprio così.Anch’io allora molto più “osa”,ma che bello averli dentro di noi questi ricordi,e che poteri evocativi ha la musica!
    Ciao,e buone feste a te!

    "Mi piace"

  4. Coinvolgente la tua commistione tra rock e ricordi; chissà perchè io situavo i Dire Straits (che amo tantissimo) qualche anno dopo i Genesis (quelli con Peter Gabriel, gli unici e i migliori; gli altri sono un buon gruppo o gli altri Genesis ma non quei Genesis). Forsei Dire Straits li ho conosciuti più tardi; o magari sono contemporanei dei secondi Genesis. Ciao e tanti auguri. Albix

    "Mi piace"

    1. Ciao Albix! Oh, sono sicura che i Dire Straits sono venuti dopo i Genesis ma noi, all’epoca, stavamo scoprendo i generi musicali di tutti i tipi. Pensa che mia figlia è ancora là che deve decidere se sono meglio i Sex Pistols o i suoi Kpop… 😉

      "Mi piace"

  5. Quanti scheletri in quell’armadio?
    Ora ricordi piacevoli, occasioni mancate e cambiato futuro per entrambi, bello leggerti.
    Presto e bene non stanno insieme, una mia coposizione richiede almeno un’ora di accostamenti e equilibri di vede. Un quadro poi va valorizzato non coperto e lì che sta la vera arte del decoralo natalizio….
    Medita bella ragazza.

    "Mi piace"

    1. Nessuno scheletro nel mio armadio, caro Andrea. Le occasioni non le ho mai volute perdere perché non mi piacciono i rimpianti. Per quanto riguarda le composizioni natalizie: ci vorrà pure tempo, ma non troppo perché, poi, si perde troppo tempo a organizzare e poco per goderne i risultati. Un caro saluto.

      "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...