Meglio soli che non accompagnati (con finale maniacale).

Sto cercando dei sassolini bianchi. Devono essere proprio di un bianco splendente. Che, pure quando l’acqua del mare avrà smesso di farli luccicare, loro resteranno quasi luminescenti, tanto bianco sarà il loro bianco. Ci vogliono anni di esperienza e uno sguardo attento per trovarli subito. A casa ne ho due vasi di vetro pieni, misti a conchiglie di ogni mare che ha lambito i miei piedi. Cammino lentamente sulla spiaggia. C’è un po’ di vento. Il sole va e viene e sono sola. E’ raro trovare qualcuno in spiaggia la mattina di Natale. Ho apparecchiato la tavola di un colore azzurro e argento, quest’anno. Ho preparato gli antipasti, sistemato le sedie per tutti e messo il vino in tavola. Questa è la tradizione di famiglia. Ogni anno, la tavola l’apparecchio io con le stoviglie in oro zecchino, le posate che pesano ognuna un chilo e i doppi bicchieri che tutti, immancabilmente, confondono nel mescere acqua e vino. Vabbè, ho fatto in fretta. Alle dieci e mezza, dopo essermi lavata, truccata e profumata, ero già fuori di casa. Dovevo uscire. Era come se qualcosa mi stesse soffocando, non so… Ora sono in spiaggia e sto raccogliendo i sassolini da portare a Milano. Questa è una mia tradizione. A Natale e Capodanno, raccolgo sempre qualcosa dal mare e lo porto con me, a Milano. L’ho sempre fatto con Laura. Oggi, sono da sola. E’ la prima volta, da tanti anni. E’ uscita stamattina con il padre. Marco è venuto con noi a festeggiare al mare. Nonostante siamo separati, siamo rispettosi l’uno dell’altro e non mi tange che stia con noi a Natale, anzi, mi fa piacere per lui che, altrimenti… Vabbè, lasciamo perdere, và. Trovo un legnetto bruciato a forma di punto interrogativo. Ecco, mi dico, questo lo devo raccogliere. E’ il segno che cercavo. In realtà, in spiaggia, cerco segni. Per me e per il mio futuro. Io credo ai segni. Un legnetto a forma di punto interrogativo. Questo è il segno. E’ tutto un punto interrogativo, in questa mia vita affannata, ultimamente. Sì, proprio ciò che mi necessitava, da portare a Milano. In un angolo della spiaggia vedo una famiglia con tre bambini, sicuramente stranieri, che approfittano del sole ligure. Belli, che dire… Chissà se litigano, quei due. Sicuramente, sì, ma sono riusciti ad andare oltre, come dico io. Loro sì, altri no. Mi rivedo in camera da letto, più di 10 anni fa. Stavamo litigando. Ricordo cosa gli dissi. Certe cose, sai, le dico a voce bassa, lentamente, quasi centellinando le sillabe. Laura dice che faccio paura quando parlo così. “Un giorno, Marco, ti volterai e non mi troverai più. Un giorno, non mi troverai più e ti chiederai come è potuto succedere. Ricordati che ti avevo avvisato, Marco, perché sarà troppo tardi… Ricordati che te l’avevo detto che sarebbe successo, se tu avessi continuato a fare finta di niente, invece di risolvere il problema.” Una folata di vento gelido mi blocca il respiro e mi fa ritornare qua, ora. Trovo un pezzo di piastrella bianca e porosa. Sembra bella, a prima vista ma, come tante altre cose che sembrano belle a prima vista e poi si rivelano delle emerite merde, bella davvero non è e la ributto a mare. Posso fare a meno della merda, anche se luccica ed è bianca. Stringo il mio legnetto bruciato a forma di punto interrogativo e lo guardo meglio. Chissà da dove viene. Ci sono decine di metri di frange di alghe che si allungano sulla battigia. Il mare… Come, in nome del Signore, si può fare a meno del mare? Anche per quello, io e Marco, non andavamo d’accordo. A me la montagna non diceva più di tanto. A lui, il mare, andava bene solo d’estate. Vabbè. Alzo lo sguardo e li vedo. Lui e Laura che passeggiano a circa duecento metri davanti a me. Ma pensa tu… Lei la distinguo bene. Ieri abbiamo perso ben 4 ore e mezza dalla parrucchiera perché ha voluto farsi i capelli corti corti e di un rosso fiamma che più rosso non si può. Una roba che Pippi Calzelunghe le fa una pippa di traverso. Camminano mano nella mano. Non so perché, ma ho la sensazione che lui si appoggi a lei. Che strano. Mi fermo a guardarli, con il mio legnetto in una mano e i sassolini bianchi dall’altra. Lui gesticola e lei sembra accasciarsi a ridere. Ci vorrebbe poco. Potrei urlare e mi aspetterebbero e potrei continuare con loro il mio cammino. Non so cosa è successo. So solo che non l’ho fatto. Non li ho voluti disturbare. Ho sospirato e ho pensato a questa cosa: “A volte è meglio stare soli che non accompagnati”. Se ci pensi bene, non è un pensiero troppo difficile da comprendere e non vuol dire la stessa cosa, sai? Puoi avere accanto, per anni, mariti, amicizie, amanti, persone, genitori, parenti, conoscenze, figli che proclamano la loro eterna e amorevole vicinanza a te con belle parole, sintetici pensieri oppure silenzi pseudo-profondi che, alla fine delle fiera (e solo quando vorrai vedere le cose in faccia per quello che sono) ti accorgerai che significano unicamente che non sanno che cazzo dire perché sono vuoti dentro e basta. E’ una tragedia, per gente come noi che pensa, parla e scrive come se respirasse, rendersi conto che, davvero, c’è gente che non ha niente da dire perché è vuota dentro. Se è vuota davvero, non lo so. Ad ogni modo, il risultato finale è il vuoto. E’ brutto rendersi conto che chi ami è vuoto dentro. Ti fa pensare di non essere capace di discernere più da persona vuota a persona piena e, purtroppo, ti metti in dubbio alla grande. Tu, con le tue parole. Le parole, sai, sono una bella cosa, finché non viene richiesta l’azione. Purtroppo, è là che succede il bordello. Elsa dice sempre che sono i fatti, quelli che contano. Purtroppo, per quanto mi costi molto farlo, ha davvero ragione. Ora credo solo ai fatti e null’altro. Li osservo proseguire, passo dopo passo, l’uno accanto all’altra, sotto il tiepido sole dicembrino. Ci vorrebbe davvero poco, fosse anche solo per stare un po’ in compagnia. Ma, oramai, mi sono fermata da un po’ di passi e loro si allontanano da me sempre di più. Non so perché, sorrido. Non me ne frega niente di avere compagnia. Ora o domani o ieri. Non me ne frega più niente. Mi basto da sola, fino a quando non ci saranno fatti e fatti veri e solidi. Ho deciso che preferisco stare da sola piuttosto che non accompagnata. Con lui, come con altri, ero “non accompagnata”. L’ho capito ora. Ci sono persone che ti stanno vicine con il corpo, ma non col cuore e l’anima e si giustificano dicendo “io non ti capisco”. Altre dicono che, pur non essendoti vicine con il corpo, ti sono vicine con tutto il cuore e l’anima e, pure là, ti dicono “io non ti capisco” quando gli fai notare che i fatti (anzi, “i non fatti”) dimostrano il contrario. Palle, in entrambi i casi, cara mia. Sono i fatti, quelli che contano. Mi dico che, oramai, ho deciso. Fosse stato un anno fa, quel legnetto l’avrei tenuto come oro splendente e, come lui, anche i sassolini bianchi. E’ stato un attimo. Non so cosa ha fatto la mano. Ho solo visto il legnetto e i sassolini fare un volo tra me e il letto di alghe, giù verso il mare per poi scomparire, senza rumore, tra la spuma delle onde che stavano iniziando ad arrabbiarsi, quasi a pretendere il loro fio; che strana sensazione. Mi sono pulita le mani dai granelli di sabbia e le ho nascoste nelle tasche del piumino. Li ho visti svoltare giù, in fondo alla darsena, sempre mano nella mano. Ho sorriso di nuovo e poi ho detto a bassa voce: “Massì, chissenefotte, và…” Ho continuato a camminare verso il Vittoria lentamente, inalando piano il respiro del mare. Poi, ricordandomi di avere Astra in borsa, mi sono avvicinata a una delle panchine del lungomare e, dopo aver inforcato gli occhiali da presbite (regalo fisiologico del 2012) ho cercato le previsioni per il Toro del 2013. Se ci credo? Sì, ma solo se sono cose belle. 🙂 Conservo gli Astra con le previsioni di tutti gli ultimi anni e, ti dirò, la separazione, il cambio di lavoro e tutto il resto, c’erano. Ad ogni modo, mi accomodo e leggo. Sì, vabbè, mi sta dicendo che il 2013 sarà loffio. Massì, dai, non fa niente; meglio loffio che di merda, no? Sfoglio un po’ e, a un certo punto, vedo un’ombra allungarsi sulle mie gambe. Il pensiero è stato veloce. Ho pensato che avevo freddo alle gambe perché avevo messo la gonna corta e le calze non erano spesse. Almeno a Natale, mi son detta. Alzo lo sguardo e vedo un uomo sulla sessantina, capelli tinti di nero, tutto bardato. “Oh, bellissima, ma cosa ci fai qua tutta sola soletta? Ti posso chiedere una cosa? Hai bisogno di compagnia?” E si avvicina di un passo. Sul lungomare siamo soli, io e lui. Non ricordo chi, forse Pascale Barre, un giorno mi disse che, nelle situazioni peggiori, mostravo un sangue freddo assurdo che spaventerebbe chiunque. Successe, credo, quando mi tagliai la punta del pollice affettando il crudo e, invece di urlare dal dolore, andai a cercare il moncherino tra i formaggi della vetrina. E’ stato un attimo. Ho pensato a quando avevo 15 anni e, litigando con mio fratello che si era rinchiuso nella mia cameretta per stracciarmi i libri per dispetto, diedi una manata alla porta di vetro, la sfondai, passai attraverso la vetrata rotta, andai a menare mio fratello, lo feci scappare perché volevo mettere a posto i libri e, solo dopo aver fatto tutto questo, mi resi conto che avevo il braccio destro squartato fino all’osso e l’unica cosa che dissi fu: “Ora vado alla croce verde e mi faccio portare alla Villa Spinola per mettere i punti”.  Venticinque punti, furono, alla fine. Ecco, stamattina ho tirato via gli occhiali, ho riposto lentamente la rivista in borsa e poi ho chiesto gentilmente, quasi sorridendo: “Prego?”. E lui, “Sei bellissima, lo sai? Volevo solo chiederti una cosa…” Mi sono alzata per andarmene a casa, che sta di fronte al mare, e gli ho detto: “Anche io avrei da chiederti una cosa: perché non vai a fare in culo?” Non capisco come mai, ma c’è rimasto male. 😀 Mi ha seguita e ha ricominciato: “Ma io volevo solo chiederti una cosa…” E io: “E io volevo solo chiederti di andare a fare in culo, maniaco da tre soldi.”  La terza volta, quando mi ha chiesto se volevo un passaggio, gli ho quasi urlato addosso la stessa risposta ed ero pronta a fargli scomparire gli attributi a forza di calci. Quando ha visto che stavo tornando indietro, per farlo, si è dileguato. Quando l’ho raccontato, a tavola, Marco ha detto ridendo: “Teh, ha beccato proprio quella buona, porello…” Ecco, come dicevo? Meglio sola che non accompagnata…

10 pensieri riguardo “Meglio soli che non accompagnati (con finale maniacale).

  1. Quante volte si passa una serata in compagnia di quelle persone, o qualcuno-a, che butteresti alla spazzatura? Tante. Quindi questo tuo momentaneo inalare ossigeno solitario è apprezzabile. Ho il mare a cinquecento metri e faccio spesso cosi, è un toccasana. Riparto all’arrembaggio meglio. Questo periodo però, mostro il mio meraviglioso lato falso, l’attore che ho imparato ad essere da il meglio di se, e la commedia è da oscar. La vita t’insegna tante cose, e gli anni che l’ho vissuta consapevole sono stati una scuola incredibile. A volte però non bisogna essere troppo diretti, si rischia davvero di rimanere soli, e a me questo non va.

    Il Natale è passato.

    Buon fine anno.

    🙂

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    1. A volte, caro Re, non si è diretti, si è solo sinceri… soprattutto con sè stessi. Il riflesso della nostra immagine nelle onde del mare, ci fa vedere meglio. Un caro saluto e buon fine anno anche a te!

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  2. Il Natale è passato, ma credo che gli auguri si possano fare anche in ritardo. Geniale la trovata dei sassolini, portarsi un bel ricordo caldo in un freddo inverno. E comunque, felice anno nuovo.

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  3. Anche io molto spesso preferisco i rigori della solitudine piuttosto che compagnie mediocri e di comodo.Penso che star bene con se stessi sia una grande conquista; propedeutica per stare ancora meglio con gli altri.
    Un abbraccio Rosa.
    Buon anno sereno e ricco di fortunate ispirazioni!
    Elena

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