The bare necessities

Se c’è un film che mi fa giusto un pochino cagare, questo è “Il libro della giungla”. Non per il fatto che faccia schifo ma per il fatto che mi ricordo solo un pezzo di ‘sto film che vidi a Londra per la prima volta, con Fabienne, decine di anni fa. Un’ora fa ho detto a Laura (che mi sonnecchiava sulle gambe): “Andiamo a letto, và, che siamo sfatte“. Lei si è fiondata nel suo lettone matrimoniale, felice della mia proposta. Io no. Non ci si riesce mai. Mi viene in mente, mentre mi alzo dal divano, quella barzelletta dell’uomo e la donna che guardano la tele. Lei si alza e dice: “Metto queste calze dei bambini a posto e poi vengo a letto”. Lui annuisce e va in camera. Sulla strada per il fantomatico letto, lei fa tutta una miriade di cose, oltre a mettere via le calze che non ti sto qua a descrivere (ad es. svuotare la lavastoviglie, dare acqua alle piante, preparazione tavolo per colazione, cibo pesci, tirare giù tutte le persiane, riassetto soggiorno, etc… – sì, lo so, te le ho descritte…) che, alla fine, arriva dopo un’ora a letto e lui, assonnato, la rimprovera pure. Mavaffanculo, và. Io questo gli direi. Quella della barzelletta, invece, sorride mesta facendo credere all’audience che lei è più furba di lui; donna inetta e stupida. Vabbè. Anche io, arrivo dopo un’ora in camera da letto e non c’è nessuno che mi aspetta nemmeno per dirmi “vaffanculo”. Magari lo dovrei dire a me stessa, anche solo per farmi compagnia per quel mitico minuto pre-“mòcascodalsonnochestoincomadastamattina”. Indosso la calda e confortevole camicia da notte di flanella e, mentre infilo le calze di lana da letto fatte da mia zia Adelaide, ricordo che solo pochi anni fa, freddo o caldo, inverno o estate, andavo a letto sempre e solo completamente nuda, con le mie tre gocce di Chanel, senza temere nulla e nessuno. Mò, col cacchio… La paura della cervicale, la vecchiaia e tutto il resto, mi fanno sembrare ‘na vecchietta pronta per il Trivulzio. E vabbè. Cerco il cellulare per mettere l’allarme e mi viene in mente il libro della giungla. Ieri un mio collega mi ha rotto, inavvertitamente – dice lui, il telefonino ultramegamoderno che avevo. Marò… Se non ho sclerato è solo perché eravamo tutti in riunione. Tant’è che, sempre ieri sera, dopo aver accertato, come il coroner zoppicante di CSI Las Vegas, la morte definitiva del mio Nokia Express Music Salamadonna, sono andata a scavare nella scatola dei vecchi cellulari e ne ho trovato uno che fa solo telefonate e manda sms senza faccine o stronzate varie; anzi, diciamo che, se proprio gli gira, gli sms li manda solo quando vuole lui e da uno schermo verde/nero tipo “dos di prima battuta”. Insomma, è un carrarmato della Nokia che serve (pensa un po’ tu) semplicemente a comunicare. La sai una cosa? Ho avuto il tempo di pensare, in queste 24 ore. Ho ricordato la canzone di Baloo. Non mi chiedere come mai. Ho pensato che le “bare necessities“, alla fine, sono proprio ed unicamente quelle che vogliamo e che ci servono. Mi è pure venuto in mente che il nuovo Papa (che per caso ho beccato domenica scorsa in tele mentre faceva messa, cercando Paolo Fox e il suo oroscopo) ha raccontato, alle migliaia di persone che lo ascoltavano, una cosa molto personale, con il suo accento spagnoleggiante: “Mia nonna diceva sempre che il sudario non ha le tasche”. Per chi la capisce mica è una cosa da poco, no? Baloo più Papa Francesco più il mio cellulare vecchio come il cucco hanno fatto la loro somma. Alla fine della maledettissima fiera, dimmi tu, che me ne faccio di internet sul cell? Che me ne faccio delle 468 canzoni che avevo? Che me ne faccio delle fotografie che non ho mai stampato? Che me ne faccio dei filmini che mai ho rivisto con Laura o con chi amo? Che me ne faccio delle decine di APP o di giochini o di minchiate varie? Mica sono morta, ieri, quando mi sono resa conto che non le avrei più avute a mia disposizione, no? Beh, in un primo momento sono andata in panico e già sarei corsa al Mediaworld più vicino. Poi ho pensato all’orso del libro della giungla (Baloo) quando canta quella canzone “Bare necessities”. Fabienne e io eravamo deluse dall’amore e dalla vita, in quel periodo, e decidemmo di andare al cinema a vedere quel film MA…. ma con due bottiglie di bianco ghiacciato, due di sidro alle mele ultra alcolico e qualche patatina. Del film non ricordo molto, come dicevo, a parte la canzone che deve essere stata il clou della nostra ciucca stratosferica, sdraiate tra le sedute di legno dell’Hammersmith Cinema. La ricordo bene quella ciucca perché io le prendo bene. Le prendo bene, le ciucche, perché non la smetto di ridere e scherzare e ricordo tutto, ma davvero tutto. In quel momento decidemmo che le sole cose necessarie alla vita di ogni essere umano erano, sono e saranno solo due: l’amore e l’alcool. 🙂 Beh, sulla prima non ho ancora cambiato idea, nonostante tutto… Senza di quello, lo sai, siamo proprio niente. Sulla seconda, in questo momento che sto sorseggiando il mio bel bicchiere di limoncello, potrei cambiare idea solo se ne avessi troppo della prima e, al momento, questa benefica situazione non si è ancora verificata… non so se mi spiego… 😉 Fino ad allora, ogni sera, prima di andare a letto, da sola, con la mia camicia di flanella e le calze da letto di lana di Zia Adelaide, mi manderò puntualmente a fare in culo da sola sorseggiando il limoncello mentre guardo il mio bellissimo, vecchissimo, basilarissimo, essenzialissimo Nokia che serve stupendamente solo per comunicare. A proposito, che sia per voi una Pasqua consci del fatto che tutto ciò che vi serve sono le “bare necessities” e che io, con tutto il cuore, vi auguro di riuscire ad ottenerle, sempre.

10 pensieri riguardo “The bare necessities

  1. Che Baloo sia un grillino ante-litteram? O che si riferisse, senza saperlo, alla decrescita felice? Io ho l’impressione che ci accontenteremmo dell’essenziale solo se fossimo costretti da impellenti necessità a regredire nella scala dei bisogni (e dei relativi beni e servizi necessari a soddisfarli); altrimenti continueremo a perseguire il nostro opulento consumismo, fatto di perfluo e superfluo; (chi è che ha scritto “fermate il mondo, voglio scendere!”?). Ciao e buona Pasqua anche a voi! Albix

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  2. Ciao Albix! 🙂 sì, probabilmente lo è… e probabilmente sapeva già che avremmo apprezzato la decrescita felice. Mi sai che hai ragione, solo i telefoni rotti dai colleghi o l’ineluttabilità delle cose ci faranno capire che l’essenziale è il più importante. Buona Pasqua anche a voi!

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  3. E’ vero, Papa Francesco con quella frase che il sudario non ha le tasche, ha colpito anche me. Bisogna fare un passo indietro, e dedicare il tempo a leggere le fiabe, e non a giocare a ruzzle sullo smartphone. Si perdono gli affetti veri! Buona Pasqua.

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  4. … è sempre un piacere leggerti, davvero! Ma che te lo dico a fare, lo sai già!
    Se imparassimo a liberarci delle cose superflue tenendo solo le cose davvero importanti-e sono poche come tu sottolinei-ci renderemo subito conto che i bisogni spesso ce li inventiamo noi e la libertà sarà meno distante da come la immaginavamo.
    Buona Pasqua a te e i tuoi cari, con affetto Elena.

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  5. La semplicità ,l’essenzialità sono le ricchezze più difficili da conquistare, ed anche se sono sotto i nostri occhi,a portata di mano in ogni momento,non è per niente scontato farle nostre… a meno che non ci sia in un cassetto un vecchio modello di cellulare utile solo per la comunicazione 🙂

    Grazie per questi auguri di bare necessities,con la speranza di non tradirli alla prima tentazione!

    Buona Pasqua!

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