I bastoni della vecchiaia

L’altro giorno parlavo con le mie colleghe di bisnonno Benedetto. Se ricordo bene era stato lui ad emigrare in America alla fine dell’800 per fare là il poliziotto e poi tornare a San Martino nella sua vecchiaia. Alla fine, lo vedi, torniamo tutti da dove siamo venuti. In questo io credo. Ho una sua foto. Diciamo che la rubai a mamma, anni fa. Diciamo che mamma pensa ancora di averla persa. E diciamo che l’ho rubata assieme a quella di zio Pasqualino morto a due anni. La foto lo ritrae nella bara. Sì, lo so, lo so… Lascia perdere, ok? Bisnonno Benedetto lo ricordo che ero una bimbina alta più o meno mezzo metro, a casa di nonno Giuseppe. Correvamo, io e mia sorella Concetta, su e giù per il cortile davanti alla casa di campagna di nonno Giuseppe. Lui ci fermò con il bastone e ci disse ridendo: “Venite qua che vi leggo il futuro”. Prese le nostre manine e disse due cose: che io sarei stata fortunata in amore e che Tina sarebbe stata fortunata nel lavoro. Io penso che siamo state fortunate entrambe in entrambe le cose. E’ strano pensare a nonno Giuseppe come il figlio di bisnonno Benedetto. Un nonno, per i nipoti, non è mai stato bambino, no? Eppure, nonno Giuseppe, con i suoi fratelli, è stato il bastone della vecchiaia di bisnonno Benedetto. Oggi sono andata all’Ikea con Marco che mi ha aiutato a comprare un armadio e mi ha fatto da tassista. Bizzarro, in tutti gli  anni che siamo stati sposati, se gli avessi mai chiesto una cosa del genere, mi avrebbe mandato a cagare per direttissima. Oggi, invece, non ha nemmeno bestemmiato per la coda, anzi. E ti devo pure dire che ero calma e serena e abbiamo perfino riso del fatto che è dimagrito così tanto e bene che qualche settimana fa è andato a suonare con il vestito da sposo! 😀 Troppo ridere… Del mio vestito, se ci dovessi provare, la coscia mi andrebbe nel corpino… 🙂 Vabbè, chettelodicoaffare. C’è stato un solo, brevissimo attimo di crisi quando gli ho detto che è stato un incosciente a voler lasciare Laura da sola. Che ha sbagliato a obbligarmi a non avere altri figli. Abbiamo sbagliato e non darle un fratello o una sorella con la quale condividere il peso e la responsabilità della nostra vecchiaia. Vedo amiche, in giro, figlie uniche, che soffrono enormemente per questa cosa. E, del resto, il dolore di non aver avuto tanti figli come desideravo rimarrà per sempre nella mia anima. Ne soffro ancora. E’ stato in quel momento che mi sono rivista con nonno Benedetto e, poi, con te. Vorrei che tu potessi sentire quello che sto dicendo, qua, su questo blog, ora… ma non puoi. Tu e internet… 🙂 rido solo al pensiero.

L’erba alta del viottolo che abbiamo preso, per arrivare alla chiesetta dove ci sarà il battesimo di Anna, ci accarezza le gambe. L’aria è fresca e il sole tiepido ci riscalda mentre camminiamo. Tu, con il tuo gessato, il fazzoletto nel taschino intonato alla cravatta e l’orologio d’oro da mezzo chilo, tra queste casette sgarrupate che si allungano dietro di noi, sembri Al Capone venuto direttamente giù dagli anni ’30. Fumi la tua invincibile sigaretta e cammini lentamente accanto a me, mentre tossisci per l’ennesima volta, grazie al tuo enfisema. Io vestita da gran signora, con la collana d’oro spessa due centimetri che mi regalasti al mio 40° compleanno incedo accanto a te. Ti guardo di sottecchi e cerco di bilanciarmi su ‘sti maledetti tacchi. Tu ci tieni a queste cose. ” ‘A femmena adda fà à femmena, Rosè. Nun t’ò scurdà maje”. Mi guardi compiaciuto. Lo so a che stai pensando, lo sento. Alla fine sei orgoglioso di tutti noi. Alla fine, sei contento di tutti noi. Quattro figli che, in un modo o nell’altro, hanno trovato la loro strada, nonostante tutto. Mica è stato facile. Laura corre davanti a noi. E’ in quel momento che la richiamo: “Lala, aspetta il nonno! Dobbiamo entrare tutti assieme, in chiesa. Il nonno è vecchio, non ha mica le tue gambe da grillo!” Lei si ferma sbuffando. Sento che fai uno strano, lungo respiro. Davanti a noi, ci sono gli altri fratelli con le loro famiglie. Mamma è già in chiesa. Lei non aspetta mai nessuno; e vabbè. Davanti alla chiesa, dall’altra parte della strada, ti dò il braccio. Son brava… Te lo dò facendoti credere che mi debba appoggiare a te mentre, invece, lo faccio per rassicurarmi che tu non inciampi nei tombini che stanno ai bordi dell’asfalto. Qualche passo. E’ là che ti fermi…. e mi fermi. “Rosè, tu ossaje cà uno, quanne è viecchio, fà è penzieri strani.” Siamo fermi in mezzo alla strada. Mi guardo a destra e a sinistra e ti rispondo: “Papà, i pensieri li possiamo fare dall’altra parte della strada che, se ci buttano sotto oggi, invece del battesimo facciamo due funerali?” Tu ridi e dici: “Sì, tu sì accussì…” Mah, chi ti capisce, penso io, e arriviamo sul sagrato. Stanno entrando tutti. Tu li guardi. Io guardo te e cerco di avanzare. Dopo l’ennesimo filo di fumo che volteggia intorno ai tuoi occhi verde mare, mi stringi il braccio per fermarmi e dici: “Rosè, io stèv penzànn cà, fosse maje ca io addivento viecchio e ca nun ci’à faccio chiù, s’io avessa stà cu coccheruno, à casa è coccheruno d’è figli mieje, nun fà male penziero, neh?, ma s’io avessa stà cu coccheruno, io vuless stà cu tè. Ma nun è pecché io penzo cà tu aje bisogno è me, anzi… forse è proprio p’ò cuntrario. ‘Llate teneno o’ marito e à mugliera e vann annànz buòn, ma… nun ò saccio pecché, ma io so che starei bene sulo cu te. E’ capìt? Nun è strana ‘sta cosa?” 🙂 Hmm, io direi di no. Certo, a guardarsi indietro, vedere le liti, gli scazzi, le urla, le minacce, le botte e tutta la storia che ci siamo costruiti, io e te, mai nessuno avrebbe pensato che tu avresti detto qualcosa del genere. Te ne ho mai dette tante. Te ne ho mai fatte tante. E pure tu… Ora, davanti a questa chiesetta di campagna, tu, sereno come un cocomero nella sua cocomeraia in pieno agosto, mi dici ‘sta cosa. E io? Eccomi qua, che, a 50 anni, vengo prenotata come bastone della vecchiaia. Che ti devo dire? Ti sorrido. Accarezzo quella tua guancia che ogni mattina, quando ero bimba, guardavo affascinata mentre la sbarbavi abilmente. Non ti ho mai visto con la barba. Ci tieni tanto a stare apposto, come dici tu. “Ti ringrazio per la stima. Speriamo che succeda più tardi che puoi e poi, nun te preoccupà, onn’Antò, te piglio io, quann stai carènn, ok? Mò entriamo dentro, che siamo rimasti solo noi.”

8 pensieri riguardo “I bastoni della vecchiaia

  1. Rosa non sempre più figli aiutano la vecchiaiaia di chi ci ha generato.
    Sono un esempio vivente che quando c’era da rimboccarsi le meniche si sono squagliati tutti. Complimenti un post stupendo. Buona settimana

    "Mi piace"

    1. Hai ragione, Andrea. vabbè, speriamo che mia figlia non senta il dovere di tenermi. Speriamo solo che io riesca a tenermi in piedi e col cervello a posto fino alla fine, và… 🙂

      "Mi piace"

  2. Dichiari candida:del mio vestito, se ci dovessi provare, la coscia mi andrebbe nel corpino…..
    come faccio a non ridere 🙂 mi diverto molto a leggerti, e non è cattiveria…..
    Elena/Halley

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...