Polvere siamo… ma mica tanto.

Ogni sacrosanta mattina mi svegliano alle 6 con i loro gemiti d’amore. Se pure non mettessi la sveglia, i due bastardi coniugati pennuti di bassa lega porta-scabbia e zecche, che vengono puntualmente sul mio balcone a fare il nido e a tubare, mi sveglierebbero comunque. Ogni sacrosanta mattina gli sbatto via rami e foglie ammucchiate il giorno prima in mia assenza. E una mattina sì e una no, prendo lui a bastonate, ma non schiatta, il figlio di piccione cornuto che non è. Come so che è lui? Lo so e basta. E già che gli ho pure buttato via una decina di uova, à ‘sti due malefici; ma mica l’hanno capita che qua, sul mio balcone, non c’è uovo da sbattere o covare. E così, tra una lite e l’altra, per fargli capire che qua comando io, ho praticamente fatto diventare questo balcone del secondo piano una vera e propria selva. You name it, I’ve got it: menta, rose canine, rose a cespuglio, agapanti, orchidee screziate a cespuglio, albero di albicocche, lavanda selvatica, basilico, belle di notte, fresie imboscate tra le orchidee e pure germogli di mandarino… Una selva mica tanto oscura tra le cui fronde la coppia malefica non si può inoltrare, secondo me. E, invece no. Ho pure pensato di mettergli uno spaventapasseri ma loro son piccioni, funziona lo stesso?! 🙂 E stamattina, cercando di infoltire ‘sto mezzobosco nel centro di San Siro, la sorpresa. Erano anni che mi chiedevo quando l’avrei trovata. O, almeno, quando avrei trovato i suoi resti. Ci sono compagni di vita che si dimenticano raramente. Soprattutto i compagni silenziosi, come lei. Un giorno, presa dalla mia frenetica fame di dare amore (rileggi bene e lentamente…) , la feci entrare in casa nostra. Marco se ne innamorò, ma mai lo disse. Laura doveva esserne la proprietaria, ma mai lo fu. Lui gliela rubò. La liberava dalla gabbia piena di tubi e stratosferiche (e pur costose) attività motorie che già avrebbero dovuto stimolarla e renderla felice e le costruiva sentieri che si snodavano tra la cucina e il terrazzo con libri, giornali, cuscini, scarpe e la seguiva, mentre lei correva libera e contenta, come un bimbo impazzito di felicità da una parte all’altra dei 100 metri di casa fino agli agapanto in fiore, lanciando gridolini di stupore e complimenti a lei che, sicuramente, non aveva mai vissuto esperienze simili, nel negozio di animali dove l’avevo comprata. In questo, devo dirlo, fummo la famiglia perfetta. Io pulivo la gabbia e compravo il mangime, lui giocava e si divertiva e la imbottiva di cibi che non erano per lei dicendo che sapeva che lei li apprezzava (grana, kiwi, prosciutto cotto, biscotti…). Mah… Fatto sta che un giorno smise fare la gimkana e Marco si spaventò. E io notai un’escrescenza che le usciva dalle orecchie. Da famiglia perfetta, la portai io dal veterinario. Tumore al cervello. Si meravigliò del fatto che l’avessimo già da 2 anni perché, diceva, di solito durano meno di 6 mesi. “Si vede che la fate felice”, disse. Ci pensai, sai? Una criceta. Almeno una criceta era riuscita ad aprirgli le porte del cuore e a farlo felice facendosi rendere felice da lui. Meno male, per entrambi, pensai. E, per l’ennesima volta, ne ebbi la prova. Rendere felici gli altri, fa felici noi, che lo si voglia oppure no (rileggi bene e lentamente…) E’ una cosa che non si può evitare, se si ama davvero. E’ la dura legge dell’amore. Per questo, se proprio vuoi stare di merda, devi semplicemente non dare amore. Questa è una ricetta sicura al 100%. Non dare amore e starai di merda, che più di merda non si può. Non dare amore e sarai la persona più vuota, triste e depressa del mondo. E’ una scelta? Può darsi; ad ogni modo peggio per te e per tutti quelli come te, se sei uno di loro (e rileggi pure questo bene e lentamente…).

Pallina, così si chiamava, lei sicuramente non sapeva di dare amore, ma lo faceva. A lui ne ha dato più che a me e Laura perché lui gliene dava, inconsciamente certo, ma gliene dava tanto; con le sue attenzioni, le sue coccole, le sue gimkane costruite con le mie scarpe e i miei cuscini che, a volte, gli urlavo addosso a lui e a lei, mentre correvano su e giù per la casa. Per colpa dei maledetti piccioni, l’ho ritrovata. Morì 5 anni fa, dopo lunga, serena e amorevole degenza, curata da me e coccolata dagli altri due. Morì il giorno stesso in cui dovevamo partire, io e Laura, per andare a Napoli. Mentre facevamo colazione capimmo che qualcosa che non andava perché, di solito, si aggrappava alle sbarre per avere un tocco di mela e, invece, era stesa sulla lettiera. Quasi perdemmo il treno per farle il funerale. Laura e Marco lo vollero. Io lo dovetti allestire. Sempre a me i compiti di merda… L’avvolsi in un foglio di carta assorbente perché Marco disse che lei aveva paura del buio e la scatola di sigarette vuote non andava… (maddimmite quante ne ho dovute sopportare…) e la seppellimmo con un bel discorso (sempre fatto da me) nella pianta di agapanto più folta e grande. Tu non sai quante volte, piantando e seminando e smuovendo le piante, mi sono chiesta se mai sarebbe saltata fuori perché, tra le 15 piante di agapanto che avevo, con la vecchiaia sai…., non mi ricordai più dove cacchio l’avevo sotterrata e mi veniva male al pensiero. Insomma, che ne sapevo mai di cosa mi sarebbe saltato fuori? Così, stamattina, ripiantando i germogli di bella di notte, che devono aiutarmi a spaventare i due pennuti bastardi, mi son resa conto che mi serviva della terra. Ne ho presa un po’ dalle orchidee, un po’ dalla menta, un po’ dalla lavanda e poi, disperata, sono andata a pucciare nei residui di un agapanto che avevo appena trapiantato. Come da manuale, vado di brutto con lo spruzzino per rendere umida la terra e ti vedo un sasso… Mah, mi dico, che strano, sembra lo scheletro della testa di una vacca in miniatura come quelli che si vedono nei film americani che raffigurano il deserto del Texas; sai quello che più deserto non si può? Poi, mi arriva lo sbocco… Marò… Annaffio ancora meglio e vedo i suoi dentini che così tante volte hanno affondato nei miei polpastrelli, quando le davo le gocce antidolorifiche oppure quando cercavo di rimuoverle l’escrescenza del tumore dalle orecchie, come mi aveva insegnato il veterinario. Azz, proprio lei. Penso che i preti si sbagliano. Tutta ‘sta menata sulla polvere che siamo e torneremo e alla fine della fiera, mica tanta polvere resta, neh? Anche di una cosina piccola e paffuta come lei, è rimasto qualcosa, su questo pianeta sfigato. Io penso troppo, lo so. Però… Penso che ti ho ritrovata il giorno della liberazione, cara Pallina. E penso che questo è il tuo atto d’amore per me: un messaggio. Penso che hai dato così tanto amore, senza mai pensarci e saperlo. Penso che mai avresti immaginato di essere così importante da avere un post tutto dedicato a te, un giorno. Penso che, con tutto l’amore che ci hai dato, è il minimo. Penso che, davvero, sono gli atti d’amore che contano. Il condividere, vivere, l’amore. Farsi amare è amare. (ma tanto non lo capirai mai…) E’ l’amore incondizionato che fa andare avanti tutto e tutti. E’ l’amore incondizionato e senza remore che ti ha fatto vivere più di tutti i criceti del mondo. E’ stato il tuo farti amare incondizionatamente che ha reso felice Marco e Laura. Me no, perdonami, me no; ma solo perché io odio le gimkane, credimi, non per altro :-). Sei tu, non c’è dubbio. Eri così bella. E mò sei diventata un pezzo di deserto del Texas nel mio balcone-giardino. Beh, sì, sei proprio tu, sì… Ti ho ritrovata, Pallina. Finalmente ti ho trovata e non devo più temere agguati “scheletrici”, tra un travaso di agapanto e uno di rosa. E ora? Che ci faccio con il tuo mini-teschietto da cricetina? Mi viene un’idea… Ci farò un bel ciondolo per Marco, và, che tra meno di un mese è il suo compleanno… 🙂 🙂 🙂

 

 

 

 

 

 

3 pensieri riguardo “Polvere siamo… ma mica tanto.

  1. Bellissimo, anche la mia donna in tenera età ha avuto un criceto, io invece ho i piccioni bastardi, le formiche maledette e un gattino meraviglioso. Con i piccioni sono in guerra (persa), anche con le formiche sono in guerra e in questo momento sto vincendo, invece con i micio è amore.

    🙂

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  2. il tuo racconto è davvero bellissimo. posso immaginare il dolore… e ho riso seppur amaramente sul finale in cui hai sdrammatizzato… eppure mi hai convinto ad adottare i piccioni, scagazzeranno ma almeno sono indipendenti e non ti ci affezioni… si si, se mi viene in mente di adottare un animale faccio la casetta al piccione.

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