La giusta lezione

Durante il primo periodo di convivenza con Marco, abitavamo in Caterina da Forlì, proprio davanti al Redaelli (ospedale geriatrico). Marco si imbestialiva ogni volta che io, nuda, camminavo davanti alla finestra senza chiuderla. Non lo facevo per farmi vedere. E’ solo che poco me ne poteva e me ne può fregare. Fosse mai che io avessi 5 teste, sei gambe e 14 mani, allora mi farei venire un dubbio. Una volta, per tutte, Marco ebbe la giusta lezione. Per l’ennesima volta, con la finestra socchiusa e io che ero in innocentissime mutandine e canottiera, mi fece una scena isterica. “Pensa tu se, ora, i vecchietti del Redaelli ti vedessero, neh? Che ne dici? Ma non hai proprio nessuna remora! Copriti subito!”. Non mi piace quando mi si danno ordini. Proprio no. Soprattutto da chi proprio non me li dovrebbe dare. Pensavo che l’uomo davanti a me era quello che predicava il naturismo nella sua essenzialità assoluta, quello con il quale avevo barattato il matrimonio in chiesa per le vacanze in un villaggio di nudisti e poi, si faceva venire lo sbocco se io giravo per casa in mutande e canottiera. Diceva che in casa era un’altra cosa; che gli altri ti potevano vedere. Bah… Non ci sto ad elucubrare più di tanto. Ormai la nostra partita l’abbiamo giocata ed è finita pari, direi. Tant’è che a me nessuno dà ordini (a meno che non mi dia lo stipendio a fine mese…). Così, lo guardai, dall’altra parte del letto, con serafica calma. Poi, sempre con la suddetta serafica calma, salii sul letto, che attraversai lentamente, mentre mi tiravo via la canottiera e, con lei, pure il reggiseno. Zompettai giù dall’altra parte del letto e andai davanti alla finestra che aprii del tutto e, mentre il reggiseno volava dietro di me afflosciandosi sulla canottiera, alzai le braccia, che appoggiai lentamente agli stipiti, e urlai: “Evvai! Oggi è Nataleeeee!” e sbattèi a destra e sinistra la mia solida (allora) quinta coppa C. Non credo ci fossero molti degenti del Redaelli ad aspettarmi. Secondo me, avevano altre cose più importanti a cui pensare. Ad ogni modo, là, il mio futuro marito, dovette decidere tra, l’omicidio preterintenzionale buttandomi giù direttamente dal quarto piano, o la risata arrendendosi una volta per tutte. Optò per la seconda. Quella fu una mia scelta. E’ sempre una mia scelta, andare in giro nuda sapendo che qualcuno mi può vedere ed è un mio diritto decidere se chiuderla o no, la finestra. Di solito la chiudo. Non lo faccio quando, semplicemente, me ne dimentico o quando non me ne può fregare di meno (che è praticamente sempre).

Mi vien da ridere quando qualcuno dice: “Ci sono poche cose che mi fanno imbestialire, ma questa qua…. davvero…. patapìm, patapàm, patapùm… etc…”. Che pirlata. Secondo me, ci sono poche cose di base che ci fanno incazzare. Poi, a corredo, ce n’è qualche altro migliaio che, dipendentemente, dal dosaggio ormonale e dallo stress del momento ci fanno uscire di testa di più o di meno. E vale per tutti, to my opinion. Io (e chissà quanti altri come me) non sopporto i voyeurs da strapazzo. Quelli che, pensando che tu non li vedi, ti guardano in casa dal balcone di fronte o controllano quello che fai con mezzi telematici che tu puoi facilmente sgamare o, perfino, chiedono agli altri di te con fare casuale quando, invece, stanno là solo per quello. Nel tempo, ho beccato due muratori che stavano lavorando ad un palazzo di fronte al mio e che sbirciavano in camera da letto mentre mi cambiavo. Non feci molte storie. Il giorno dopo, alla stessa ora, entrai in camera con un grande foglio bianco che copriva il mio corpo e con sopra scritto: “VAFFANCULO”. Non li vidi più.

Ancora, quando allattavo Laura sul terrazzo, notai uno di fronte a me che mi guardava con il canocchiale. Non ci potevo credere. Non potevo credere che qualcuno avesse interesse in qualcosa di talmente asessuato e intoccabile, almeno per me. E questo qua non si era nemmeno accorto che lo vedevo perché si metteva proprio palesemente, due palazzi più in là, a osservarmi con ‘sto canocchiale lungo tre metri! Così, il giorno dopo, proprio mentre allattavo, gli feci il medio così tante volte che mi venne male al dito. Pure lui scomparì immediatamente.

Cosa li accomuna? La vigliaccheria, secondo me. La mancanza assoluta di coraggio. Certo che se uno viene a dirmi: “Senti, va bene se ti guardo senza che tu lo sappia?” io lo mando a cagare e perciò, anche se lo fa vedere, il coraggio, poi non ottiene niente ma, ad ogni modo, non ti vergogni a venire a guardare senza comunicare? Non ti vergogni a guardare da fuori senza vivere? Non ti senti meschino e ladro di sentimenti, di emozioni, di vita? Non ti vergogni a nutrirti, senza il mio permesso, dei miei sentimenti, della mia vita, delle mie emozioni? No, probabilmente no, visto che lo fai comunque e che, forse, non è una vergogna forte abbastanza da farti decidere di vivere la vita per davvero. Già… ci sono diverse vergogne e questa, probabilmente, non ti fa sentire abbastanza meschino. Anche questa è una scelta… Allora, visto che ci siamo, guardati pure questo.

 

7 pensieri riguardo “La giusta lezione

  1. E’ che viviamo talmente stretti che ogni persona non ha più il suo spazio vitale. Comunque, ad oggi, io starei a guardarti, perchè se un giorno dovessi affacciarmi al balcone e il mio sguardo si poggiasse sulla finestra difronte e qui troverei una bella donna che passeggia in mutande e cannottiera (meglio nuda), io sgranerei gli occhi. Non penso di essere un guardone, noto solo quello che è bello. La stessa cosa succede quando vado in giro, e davanti alla mia persona, si staglia colei che ha i leggings, o i fusò, talmente attilati da far vedere quel sedere eccezionale. O ancora quando ci sono quelle belle donne che sparano scollature su quel seno generoso, specialmente in estate. Dovrei girare con una benda ed essere accompagnato da una vecchietta?? No mi dispiace, io ho gli occhi per guardare, e se tu (in senso lato), non desideri essere guardata chiudi la finestra, o ti vesti decentemente da non attirare l’attenzione.

    🙂

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  2. Hmm… forse non mi son spiegata bene, Re. A me non importa di essere guardata. E’ un discorso diverso. Io so cosa può succedere se passo davanti alla finestra mezza vestita o nuda e non me ne frega niente. E’ una mia scelta e, di in quanto tale, ne accetto le conseguenze. A me dà fastidio sapere che c’è qualcuno che viene a cercarmi senza che io lo voglia. Mi fa incazzare chi “cerca di vedermi” pensando che io non lo veda. Mi fa incazzare chi pensa di potermi vedere e guardare a suo piacimento cercandomi proprio, solo ed unicamente per quello. Io non sono una prostituta in vetrina, comprì? 🙂

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  3. Io ho compreso, desideravo litigare un pò per poi fare pace.

    😀 😀 😀 😀

    p.s. io invece lo farei il prostituto in vetrina, ma, primo, il fisico non mi aiuta “pennnniente”, secondo, dal mio balcone (ottavo piano) vedo solo l’Appennino. Peccato!!!!

    🙂

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  4. Premetto che ognuno a casa sua può fare ciò che desidera, e magari, camminare nuda… Se poi, ci sono guardoni di fronte, chi se ne frega. Credo comunque, che ci sia sempre un po’ di esibizionismo nella scelta di intraprendere il naturismo a casa, in spiaggia o altrove. Non è essere prostituta in vetrina, ma semplicemente una persona che non ha bisogno di nascondersi, e va fiera del proprio corpo… (e non è da tutti). Ciao

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  5. Peggio che essere guardata dal guardone di turno, (chi se ne frega) è quando ti accorgi che qualcuno scopre le tue emozioni raccolte in un diario riposto nel cassetto della biancheria intima. Succedeva che mia suocera quando le lasciavo i miei bimbi per raggiungere mio marito navigante,dove andava a mettere le mani con la scusa di riordinare? ovvio,ma nel mio cassetto (e solo quello!)Ho sopportato per un pò,poi stufa,ho preso quel diario e invece di cambiargli posto o nasconderlo ho cominciato a scrivere cosa pensassi del suo frugare nella mia intimità,lasciando un bel segnalibro nella giusta pagina affinchè lei potesse più agevolmente leggere…un pò come quel dito medio al buco della serratura in fondo al tuo post!
    Ciao!

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